domenica 17 aprile 2022

Jane the Virgin - serie tv (recensione)

 Buongiorno, oggi vi parlo di una serie tv che trovate su Netflix



Titolo: Jane the Virgin

Paese: Stati Uniti d'America

Anno: 2014-2019

Formato: serie tv

Genere: commedia drammatica, commedia romantica

Stagioni: 5

Episodi: 100

Durata: 40-43 min (episodio)

Lingua originale: inglese, spagnolo


Informazioni

Jane the Virgin è una serie televisiva commedio-drammatica e romantica statunitense trasmessa dal 13 ottobre 2014 su The CW. Si basa sulla telenovela venezuelana Juana la virgen creata da Perla Farías, ed è una parodia dei temi e delle vicende generalmente trattati nelle telenovelas latino-americane.

Il 2 aprile 2018, The CW ha rinnovato la serie per una quinta e ultima stagione, che è andata in onda nel 2019. 




Trama

Jane Gloriana Villanueva è una giovane ventitreenne con il sogno di diventare una scrittrice, frequenta il college felicemente fidanzata, da due anni, con Michael Cordero, giovane e ambizioso detective di Miami. Tra le cose che più contano nella sua vita, oltre al suo dettagliato piano di vita futura, ci sono sua madre, Xiomara, rimasta incinta appena sedicenne, e sua nonna Alba, fortemente credente e molto legata ai dogmi cristiani e che, da quando Jane compie tredici anni, la mette in guardia circa le conseguenze del sesso prematrimoniale.



Jane incorpora questi moniti in maniera così profonda da arrivare ai suoi ventitré anni ancora immacolata. Tuttavia, durante un normale controllo ginecologico, la dottoressa Luisa Solano, in condizioni di stress per aver trovato suo marito a letto con un'altra, attua erroneamente su Jane un'inseminazione artificiale utilizzando l'unica provetta superstite dello sperma di Rafael Solano, suo fratello, conservato dallo stesso dopo aver scoperto un cancro. Dopo qualche settimana Jane si scopre incinta e, tra lo stupore e le confusioni iniziali che coinvolgono tutta la famiglia e le persone vicine a lei, decide di portare avanti la gravidanza e dare al legittimo padre il figlio una volta nato. Da qui inizia la trama propria delle telenovelas narrata, nella versione italiana, da Massimo Lopez che ha il ruolo di narratore onnisciente con uno spiccato lato comico.



Recensione


Jane the Virgin riesce ad essere contemporaneamente una serie di qualità e non negare la propria natura, che è quella di una telenovela la cui premessa narrativa è assurda e inverosimile, proprio come i twist narrativi che ne caratterizzano la trama. La premessa, infatti, è quella di un’immacolata concezione: Jane Gloriana Villanueva, felicemente fidanzata con Michael e cameriera in un hotel (ma aspirante scrittrice di romanzi d’amore) durante un controllo ginecologico viene inseminata artificialmente per errore con il seme di Rafael, il ricco proprietario dell’albergo per cui lavora. Il problema è che Jane è vergine e ha deciso di rimanerlo fino al matrimonio, sia per tenere fede alla promessa fatta alla sua religiosissima nonna, sia perché segnata dall’esperienza della madre, rimasta incinta di lei da adolescente. 


Questo paradossale incipit dà l’imprinting narrativo allo show, che per cinque stagioni racconta con un ben dosato mix di ritmo, realismo magico e momenti comici le vicende della famiglia Villanueva e soprattutto di Jane, che come in ogni telenovela che si rispetti è il perno di un triangolo amoroso formato dall’affidabile fidanzato Michael e dal seduttore Rafael. Jane the Virgin non ha paura di piacere e neppure di utilizzare tutte le forme retoriche del suo genere di appartenenza, come le morti improvvise, i tradimenti, le resurrezioni e i cambi di identità, ma li usa per costruire una narrazione innovativa e autoriflessiva, con tanto di voce fuori campo dall’accento sudamericano che sottolinea ogni evento, caricandolo di uno humor metanarrativo irresistibile. 


La serie, creata da Jennie Snyder Urman, ritrae con una prospettiva innovativa tre generazioni di donne (Jane, la madre Xiomara e la nonna Alba) e il loro tentativo di rivendicare un posto nel mondo, inserendole all’interno della cornice pop e colorata di Miami ma senza perdere mai di vista la narrazione emotivamente coinvolgente del mondo latinx negli Stati Uniti, legato alle discriminazioni razziali e alle difficoltà economiche ma anche al modo in cui la cultura latinoamericana, fondendosi con quella statunitense, produce l'insieme di identità, tradizioni, abitudini e linguaggi messo in scena dalla serie. Le sceneggiatrici della serie costruiscono un racconto che ribalta gli stereotipi e invece di affidarsi ciecamente ai meccanismi del colpo di scena tipici delle telenovele aggiungono progressivamente sostanza a ogni personaggio, rivelando personalità complesse, sfaccettate e impossibili da incasellare in categorie prestabilite. Jane the Virgin delinea per la sua protagonista un percorso di formazione fortemente realistico che ne mette in scena la crescita sia come madre single e ispanica negli Stati Uniti, sia come giovane scrittrice che deve imparare a gestire il proprio talento e a fronteggiare fallimenti e sconfitte inaspettate.

L’attenzione alla diversità dello show è la conseguenza della varietà di voci presenti al suo interno, perché a differenza di tante serie realizzate da uomini considerati all’unanimità dei geni, che si sono affermati con il mito dell’autore e spesso convinti di essere autosufficienti dal punto di vista creativo, l’autrice di Jane the Virgin Jennie Snyder Urman ha avuto l’intelligenza di costruire una squadra inclusiva e piena di punti di vista differenti. 

La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3





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