domenica 17 maggio 2026

La strada di casa - serie tv- raiplay (recensione)

Buongiorno; oggi vi parlo di una serie tv che sto recuperando su raiplay



Titolo: La strada di casa

Paese: Italia

Anno: 2017-2019

Formato: serie tv

Genere: dramma familiare, giallo

Stagioni: 2

Episodi: 24

Durata: 50 min (episodio)

Lingua originale: italiano


Informazioni

La strada di casa è una serie televisiva italiana diretta da Riccardo Donna trasmessa su Rai 1 dal 14 novembre 2017. Dal 17 settembre al 29 ottobre 2019 è andata in onda la seconda stagione.

Trama

La cascina Morra è in festa per la raccolta delle pannocchie destinate al bestiame. Il proprietario dell'azienda, Fausto Morra, è solito fare loschi affari con i fratelli Crespi, ma Paolo Ghilardi, ispettore veterinario della ASL di Torino, si presenta per una visita di controllo a sorpresa. Fausto, stanco delle insistenti richieste di Paolo, chiede aiuto a Ernesto, responsabile ASL che conosce e copre le sue truffe. Dopo che Paolo si allontana con Fausto per cercare sua figlia Viola, che si era allontanata, di lui non esistono più tracce. Il giorno seguente Fausto resta vittima di un incidente ed entra in coma.

Trascorsi cinque anni, Fausto si risveglia dal coma e fa fatica a ricordare non solo gli avvenimenti immediatamente precedenti all'incidente, ma anche fatti e persone che ben conosceva. Inoltre, in questo periodo molte cose sono cambiate: la moglie Gloria ha trasformato la tenuta in una sala ricevimenti e ha trovato in Michele, migliore amico e collaboratore di Fausto, un nuovo amore; il figlio Lorenzo ha abbandonato l'allevamento dei bovini per dedicarsi all'agricoltura biologica, anche se la certificazione tarda ad arrivare; la figlia Milena si è legata al fisioterapista Bashir, il quale potrebbe accettare un'interessante proposta di lavoro in Canada; la figlia Viola frequenta adesso il liceo. A casa trova anche Martino, il figlio che non sapeva di aspettare.



Il risveglio di Fausto provoca degli scossoni non solo in famiglia, dove si era raggiunto un nuovo equilibrio, ma anche fuori. Ernesto, ex dirigente della ASL caduto in disgrazia dopo la scomparsa di Paolo, spera di poter ottenere la riabilitazione con la testimonianza di Fausto; i fratelli Crespi invece approfittano dello stato di amnesia confidando a Fausto di essere lui stesso la mente dei loro loschi affari, in questo modo sperano di evitare ulteriori indagini; Veronica vedova di un suo dipendente spera invece di poter ricominciare la loro relazione clandestina.

Mentre la famiglia fatica a trovare i soldi per evitare il fallimento, Fausto decide di sottoporsi ad alcune sedute della dottoressa Madrigali per cercare di recuperare la memoria e capire cosa è davvero successo la notte in cui è scomparso Paolo e capire se è stato davvero lui a ucciderlo.



Fausto viene arrestato quando ammette di aver ucciso Paolo e di aver compiuto delle truffe per salvare l'azienda. In carcere però si ricorda di aver visto il figlio accanto al corpo del veterinario e che per coprirlo lo ha nascosto nella palude. Il figlio invece gli racconta di aver trovato Paolo già morto e che era scappato pensando fosse il padre l'assassino. Fausto causa di proposito un collasso ottenendo i domiciliari e con l'aiuto di Lorenzo e Irene inizia a cercare le prove contro i Crespi. Il PM Giorgi però scopre che Morra non prendeva le medicine in carcere e così gli revoca i domiciliari, ma lui decide di darsi alla latitanza con l'aiuto di Michele che però, d'accordo fin dall'inizio con i Crespi, lo rinchiude in un bagagliaio e manda l'auto allo sfascia carrozze. Fausto riesce a salvarsi e si rifugia da Baldoni scoprendo che Michele ha ucciso Paolo e che vuole prendersi la cascina insieme ai Crespi e tramite la Agrifond, la finanziaria disposta a rilevare alcune quote dell'azienda a patto che non ci fosse alcun Morra a capo e così Lorenzo aveva scelto proprio Michele come presidente. Baldoni pedinandolo lo fotografa con i suoi complici e con l'amministratore della Agrifond. Così Lorenzo lo ricatta e viene portato in un casolare dove i Crespi vogliono ucciderlo, ma viene salvato da Fausto ed Ernesto. Nella fuga i Crespi vengono stesi da Morra che, rimasto ferito, si fa dire tutta la verità da Michele prima dell'intervento della polizia. Nel finale Lorenzo rilancia il birrificio e Fausto riapre gli occhi in ospedale.




Recensione

In “La Strada di casa” c’è un tono di giallo-poliziesco, quasi un thriller al tempo stesso realistico e drammatico. Siamo a Torino. La location è quella della cascina Morra, dove il proprietario dell’azienda, Fausto Morra,  interpretato da Alessio Boni, con la sua famiglia, coltiva pannocchie da destinare al suo bestiame. Tutto bene finché un giorno non riceve un controllo a sorpresa di Paolo Ghilardi, ispettore veterinario della ASL di Torino; durante la verifica Ghilardi scopre che un bovino è affetto da tubercolosi. Però non farà in tempo a denunciare il tutto perché verrà trovato morto, ucciso prima di poter parlare. Principale indiziato è proprio, ovviamente, Fausto Morra. Soprattutto quando si risveglia dal coma, dopo cinque anni; perché –nel frattempo- ha un brutto incidente che lo getta in stato comatoso, da cui si riprende. L’indagine che ne nasce per scoprire la verità mobiliterà tutti coloro che ruotano intorno alla cascina, che è il principale interesse in gioco. Ognuno deve chiarire la sua posizione, avere un alibi, è ugualmente indiziato. Anche se tutte le colpe ricadono su Fausto. Un caso poliziesco, ma anche realistico dicevamo; perché, durante il periodo del suo coma, il controllo dell’azienda lo prende il figlio Lorenzo, che -però- adotta un altro tipo di sistema di produzione e di coltivazione, più all’avanguardia, più tecnologico e più “bio”. Dunque un modo per mettere a confronto i due tipi di produzione e coltivazione, molto diffusi e in voga attualmente, e di cui ancora adesso si disquisisce parecchio.




Però il tema centrale non è questo esclusivamente del sistema produttivo. E la serie non è neppure meramente un giallo. Ci sono due connotazioni su cui si muove. Una è quella che riprende un po’ quella del film (in cui compare sempre Alessio Boni): “Di padre in figlia”, in cui (a Bassano del Grappa, in luogo di Torino) lui lasciava in eredità il ‘birrificio’ di famiglia alla figlia maggiore (Maria Teresa Franza, Cristiana Capotondi), delle tre avute dalla moglie (Franca Franza, Stefania Rocca). Diverse le analogie. In “Di padre in figlia” è Giovanni Franza, uomo rude e non molto benvisto per i suoi modi burberi e per le sue ambizioni prive di scrupoli. Tanto da litigare con il socio e amico Enrico Sartori (Denis Fasolo), estremamente onesto e che voleva adottare un altro modo di produrre birra, più artigianale ma più genuino; ma Giovanni gli ruberà la sua idea, che brevetterà. In “La strada di casa”, il divario tra i due sistemi di produzione compare lo stesso, anche se è rappresentato grazie alla presenza del figlio Lorenzo. Però c’è un contrasto tra soci dato da Fausto e dall’amico Michele (Thomas Trabacchi). Al posto di Franca Franza (Stefania Rocca) c’è la moglie Gloria (Lucrezia Lante Della Rovere) che, tra l’altro, ha un ruolo preponderante in quanto tradirà (durante il coma) il marito proprio con Michele. E poi ci sono le figlie; da una parte (in “Di padre in figlia”) avevamo Maria Teresa (come detto, Cristiana Capotondi) –diligente, seria, equilibrata, posata, che ama studiare e che si occuperà di riprende in mano il birrificio di famiglia- ed Elena (la minore, Matilde Gioli) -più effervescente e incosciente, che si metterà nei guai-. In “La strada di casa” abbiamo: Milena Morra (Benedetta Cimatti) e Viola Morra (Sabrina Martina). La prima rinuncerà a studiare medicina e a partire con il fidanzato (il fisioterapista Bashir, Alberto Boubakar Malanchino) per il Canada, per stare vicino al padre -come farà un po’ Maria Teresa in “Di padre in figlia”, che si riavvicinerà al padre dopo una dura lite e diverbio-. La seconda si metterà nei guai come Elena in “Di padre in figlia” (che rimane incinta), subendo una violenza dal suo professore: il professor Riccardi (Marco Cocci). E poi ci sono i figli maschi ultimogeniti. In “Di padre in figlia”, Giovanni Franza voleva un figlio maschio in eredità cui lasciare il birrificio. Finalmente lo avrà perché nasceranno due gemelli (un maschio, che chiamerà Antonio come suo padre, e una femmina, a cui daranno il nome di Elena); sarà proprio la nascita di questo figlio maschio il motore di tutto, poiché avrà tutte le attenzioni di Giovanni e le sorelle (soprattutto Maria Teresa) si sentiranno ferite, trascurate e ignorate. In “La strada di casa”, invece, la monetina da dieci lire ritrovata dal piccolo Martino Morra (Andrea Lobello) salverà il padre, permettendogli di fuggire dalla macchina in cui lo avevano rinchiuso (riuscendo ad aprire il portabagagli dove era stato messo). In più c’è una relazione sentimentale che unisce in modo particolare due protagonisti. In “Di padre in figlia” erano Maria Teresa e il figlio del socio del padre (Enrico Sartori), ovvero Riccardo Sartori; lei ne è da sempre innamorata, ma il ragazzo è attratto anche dalla sorella Elena, che rimarrà incinta non si sa se di lui o del figlio del sindaco Filippo Biasolin (Domenico Diele). In “La strada di casa”, Lorenzo Morra è fidanzato con Irene Ghilardi (Silvia Mazzieri), sorella di quel Paolo Ghilardi (l’ispettore della Asl trovato morto). E sarà lei con Lorenzo, come Maria Teresa e Riccardo, che cercheranno di fare chiarezza e rimettere in piedi i pezzi del puzzle della ditta o cascina. Non sarà facile, perché ognuno ha i suoi segreti e vi sono molti tradimenti. Se Gloria tradisce il marito con Michele, anche lui prima la tradiva con la moglie di un suo ex dipendente morto: Veronica (Christiane Filangieri), come -del resto- molto tradiva la moglie Franca, Giovanni Franza. E poi c’è chi, come l’agente Voegel de “La ragazza nella nebbia” (interpretato da Toni Servillo), indaga come un poliziotto – per lui è un caso di vita o di morte-: Ernesto Baldoni (Sergio Rubini), ex dirigente della Asl. A loro si unirà il redivivo Fausto Morra, che vuole scoprire la verità ad ogni costo, facendone una questione di principio.

Se “la strada di casa” riprende i filoni tracciati da “Di padre in figlia” (fiction per la regia di Riccardo Milani), aggiunge un connotato nuovo. Innanzitutto si muove su due presupposti di fondo: “non si costruisce niente con i segreti”. Dunque se si vuole scoprire la verità, devono cadere tutte le maschere e ognuno non deve più mentire, non devono esserci più segreti, ma sincerità; perché -in mezzo ai molteplici tradimenti- per tornare ad avere fiducia l’uno nell’altro occorre parlarsi con chiarezza e trasparenza. Infatti tutto potrà cambiare quando padre e figlio si parlano e si confessano reciprocamente le loro posizioni, scoprendosi entrambi innocenti e allora -da quel momento- potranno procedere insieme alla ricerca della verità e della giustizia. E poi che “la vera vergogna è nascondersi”, ossia non riconoscere le proprie colpe, non confessare liberamente e apertamente, sinceramente, gli errori commessi e gli sbagli fatti. Fausto Morra diventerà un esempio per la figlia Viola quando dichiarerà dove ha peccato; così come lei denuncerà la violenza subita, senza più vergogna (e infatti la frase è pronunciata proprio da Viola).




Ma a tutto questo si aggiunge un’ultima nota aggiuntiva diversa che dà la serie tv (rispetto agli altri prodotti cinematografici citati). Con il fatto che Fausto Morra si risveglierà dal coma dopo cinque anni, si sollevano molti interrogativi. La perdita di memoria può far dimenticare tutto o vi sono cose che rimangono indelebili? Con la perdita di memoria, mutano anche i propri sentimenti? La perdita di memoria cancella anche l’onestà e l’integrità morale di una persona? Se l’assenza per coma cambia gli eventi, è azzerato tutto, si deve ripartire da zero o c’è sempre qualcosa, un appiglio da cui ricominciare? Il coma e la perdita di memoria, cambiano solo gli eventi o pure le persone con la loro identità e moralità, oppure queste rimangono eterne e sempre le stesse immutate e immutabilmente? Fausto deve recuperare la memoria con l’aiuto della psicanalista: la dottoressa Madrigali (Magdalena Grochowska), però c’è una scena che gli si ripresenta sempre davanti agli occhi e che deve cercare di ricostruire in toto. Allora vuol dire che la verità è immortale e non potrà mai essere cancellata, perché prima o poi verrà comunque a galla e si scoprirà? Possibile ricostruire un rapporto dopo un’assenza così lunga come quella sua di cinque per il coma? Di certo anche questo pone scelte etiche e morali. Ci si deve occupare esclusivamente del malato in coma o si è legittimati a ricostruirsi una vita (come fa Gloria)? Un po’ a richiamare le scelte aziendali: per il bene della cascina (che rappresenta però anche un po’ un bene di famiglia, una tradizione antica, le proprie origini), è giusto scendere a compromessi e corrompere anche o fare affari loschi? Giusto usare tecnologie più avanzate che aumentano la produzione, o bisogna sempre mantenere una linea produttiva più artigianale, ma più ridotta? Si devono fare sacrifici e rinunciare alla propria strada per salvaguardare questa proprietà che è un bene e un affare di famiglia (come fa Milena Morra)? In poche parole, come fare a trovare la propria strada? O meglio: la strada di casa? Cioè il proprio senso di identità e di appartenenza, un posto in cui riconoscersi. Dove tutto non è come sembra, come fare a riconoscere chi è sincero e chi no, di chi ci si può fidare e di chi no? Quando e quanto si deve essere sinceri? Si può mantenere un segreto a fin di bene, per proteggere una persona cui si tiene? Oppure mentire e dire una bugia è sempre negativo? Un po’ il segreto che distrugge, logora, dilania Lorenzo Morra (nei confronti di Irene Ghilardi).



La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3



La famiglia è andata avanti, tra nuovi e vecchi amori, ma il mistero di quella scomparsa resta e gli indizi sembrano puntare proprio contro di lui. Ad aiutarlo a scagionarsi, il veterinario Ernesto Baldoni, interpretato da quel Sergio Rubini che ora è anche su Rai2. La prima stagione si è risolta con la scoperta che l’assassino era stato Michele, migliore amico di Fausto e ora compagno della moglie. Attorno, un complotto di un consorzio rivale e di alcuni loschi figuri in affari con Morra, decisi a toglierlo di mezzo. Intrigante, intricata ma di successo: l’ultimo episodio ebbe un enorme share del 23% e oltre 5 milioni e mezzo di spettatori.

sabato 16 maggio 2026

Roberta Valente - notaio in Sorrento - serie tv - raiplay (recensione)

Buon pomeriggio; oggi vi parlo di una serie tv italiana, che ho recuperato su raiplay


Titolo: Roberta Valente - notaio in Sorrento

Paese: Italia

Anno: 2026

Formato: serie tv

Genere: commedia drammatica, giallo

Stagioni: 1

Episodi: 8

Durata: 50 min (episodio)

Lingua originale: italiano


Informazioni

Roberta Valente - Notaio in Sorrento è una serie televisiva italiana diretta da Vincenzo Pirozzi, trasmessa in prima visione assoluta su Rai 1 dal 12 aprile al 10 maggio 2026.

Trama

Roberta Valente è una giovane e brillante notaia che, dopo aver superato il rigoroso concorso notarile, decide di tornare a Sorrento, sua città d'origine. Caratterizzata da un'indole metodica, perfezionista e da un costante bisogno di controllo, Roberta vede la propria professione come uno strumento per dare ordine e certezza alla realtà, un'esigenza nata dal trauma infantile della perdita prematura dei genitori.

Mentre è impegnata a stabilizzare la propria carriera e a organizzare il matrimonio con Stefano, il fidanzato storico, l'equilibrio meticolosamente costruito dalla protagonista inizia a vacillare. Il ritorno nei luoghi dell'infanzia e l'incontro con nuovi casi professionali la spingono a confrontarsi con una realtà sociale e umana molto più imprevedibile di quanto le norme giuridiche suggeriscano.

Parallelamente all'attività lavorativa, Roberta entra in possesso di alcune informazioni riguardanti il suo passato familiare. Queste scoperte mettono in discussione le sue poche certezze, costringendola ad affrontare "fantasmi" mai del tutto risolti e a mettere alla prova la tenuta delle sue relazioni personali.



Recensione

E' arrivata Roberta Valente – Notaio in Sorrento e ci spiazza. Sì, perché la nuova serie di Rai 1 sotto diversi punti di vista può dirsi molto audace, peccato che questo non basti a farla funzionare davvero (e questa è la cattiva notizia).

Innanzitutto, da che mondo è mondo si tenta di far sì che il pubblico empatizzi con i protagonisti e invece questa Roberta è talmente odiosa e insopportabile da fare impressione: rigida, indisponente, altezzosa e presuntuosa, fuori moda e fuori tempo, sembra la sorellastra cattiva delle fiabe. Maria Vera Ratti la interpreta anche bene, ma ancora una volta le hanno affibbiato un ruolo spigoloso che non la lascia sbocciare.

Poi, colpisce la decisione libera e concreta degli autori di chiamarla “notaio” e non “notaia”, come il politicamente corretto vorrebbe di questi tempi, in modo spesso del tutto forzato.

Assodata la scelta di osare con una protagonista fuori da ogni schema, ci sarebbe da apprezzare anche il tentativo di raccontare un mondo apparentemente noioso e serioso come quello notarile in modo leggero e comico, se non fosse che si finisce per scivolare nel teatro macchiettistico.

Emblema di ciò è il fidanzato stupidotto di Roberta, interpretato da un Alessio Lapice tutto faccette sgomente e sorrisetti tirati: è talmente puerile, nonché vittima di lei tutta concentrata su se stessa e sui propri progetti, da scatenare quasi compassione quando normalmente lo avremmo detestato. Sullo stesso tono i colleghi dello studio notarile.

La sceneggiatura è quella che si definisce “telefonata”: tutto viene compreso prima che accada, quando non direttamente spiattellato annullando ogni speranza di pathos. Per esempio, mostrare subito che Leda (Flavia Gatti) possiede la collanina del padre di Roberta, quando ancora il pubblico non sa nemmeno chi sia la ragazza – ripresa più volte mentre balla in modo sensuale e ammiccante perché fa scena – fa capire immediatamente che tra le due c’è un legame e brucia l’attesa.

Tuttavia, la trama c’è, bisogna vedere come evolverà. E c’è anche un po’ di Capri in questa Sorrento, non solo per le affinità tra le due splendide località campane, quanto perché si sentono gli echi lontani della serie Rai che vent’anni fa appassionò il pubblico tra misteri, pescatori, nuovi amori e segreti di famiglia. Ma, appunto, sono solo echi.



La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3



venerdì 15 maggio 2026

Recensione "Il ballo", Irene Nemirovsky

 


Autrice: Irene Nemirovsky
Titolo: Il ballo
Prezzo: 9,50  e-book 4,99
Link d'acquisto: QUI


Trama

"Il ballo" ha la perfezione esemplare di un piccolo classico, poiché riesce a mescolare, pur nella sua brevità, i temi più ardui: la rivalità madre-figlia, l’ipocrisia sociale, le goffe vertigini della ricchezza improvvisata, le vendette smisurate dell’adolescenza – che passano, in questo caso eccezionale, dall’immaginazione alla realtà. Perché è proprio una vendetta, quella della quattordicenne Antoinette nei confronti della madre: non premeditata, e per questo ancora più terribile. In poche pagine folgoranti, con la sua scrittura scarna ed essenziale, Irène Némirovsky condensa, senza nulla celare della sua bruciante crudeltà, un dramma di amore respinto, di risentimento e di ambizione. Nel 1929, quando Némirovsky pubblica "David Golder", il suo primo romanzo (a cui l’anno dopo seguirà "Il ballo"), la critica manifesta tutta la sua sbalordita ammirazione di fronte a questa giovane donna elegante e mondana, appartenente a una ricca famiglia di émigré russi di origine ebrea, che si rivela una brillante scrittrice. Per tutti gli anni Trenta Irène Némirovsky continuerà a pubblicare con immutato successo. Nel dopoguerra, tuttavia, sulla sua opera cala il silenzio. Solo a partire dall’autunno del 2004 la critica, ma soprattutto i lettori, hanno cominciato a restituire a Irène Némirovsky il posto che le spetta fra i più grandi, e i più amati, narratori del Novecento.


Recensione

Antoinette Kampf è la figlia di due parvenu arricchiti, da poco entrati a far parte della società parigina. Desiderosi di far subito colpo sull’alta borghesia, il signor e la signora Kampf decidono di organizzare un ballo al quale hanno intenzione di invitare tutta la gente che conta. La figlia, esclusa dal grande evento perché ancora troppo piccola, si vendica dell’atteggiamento poco affettuoso della madre nei suoi confronti e degli intrighi amorosi della governante, gettando nella Senna tutti gli inviti.

Il ballo è un libro breve ma molto godibile, la lettura è stata abbastanza veloce, perché innanzitutto, la trama era avvincente e coinvolgente; in secondo luogo, i capitoli erano sei ed assai brevi. Irène Nèmirovsky in questa storia ci narra della famiglia Kampf e del loro desiderio di farsi accettare dalla società attraverso un ballo, simbolo di riscatto e di lusso. La signora Kampf è una donna che proviene da un contesto semplice e povero che spera nell’amore profondo e nell’essere desiderata ed ammirata. Ella ha paura d’invecchiare e di perdere le sue possibilità di avere successo, vedendo sfiorita la sua vita, dall’altro canto, vedendo come la figlia si avvicini ad una vita di successi. Ciò si evince ancor di più nell’epilogo dopo l’esito del ballo, i ruoli madre-figlia si ribalteranno e solo in quel momento la donna comprenderà che l’unica persona che può donarle amore è Antoinette.

Antoinette è una bambina che viene seguita nel suo percorso educativo da un’insegnante privata che le insegna le discipline e le buone maniere ma agli occhi della madre appare sempre come una bambina sporca e ineducata. Ella ne soffre di questo disamore, perché vorrebbe essere accettata dalla madre e ricevere amore e attenzioni; inoltre, quando si presenta l’occasione di un ballo, ella desidera partecipare ma la madre la fa fuori. Questo, perché ella vede nella figlia una rivale, una giovane in età di marito e questo rende lei automaticamente un’anziana. Antoinette, dall’altro canto, vuole essere ammirata e ricercare l’amore, essendo in età di debutto. In queste pagine la Nèmirovsky dona spazio non solo alla dicotomia fra ricchezza e povertà, in quanto i protagonisti cercano di elevarsi dal loro status quo e inoltre, si dà vigore anche al connubio fra giovinezza e vecchiaia. Il ballo, comunque, è un libro che va letto ed è adatto per questa stagione invernale. Per conoscere l’autrice si può partire benissimo da questo libro per un approccio poco impegnativo.

La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3

giovedì 14 maggio 2026

Cover reveal "Di cera e carne", Penelope White


Buongiorno; oggi partecipo al cover reveal del nuovo romanzo di Penelope White


 Titolo: Di Cera e Carne

Genere: Thriller Psicologico

Autore: Penelope White

Editore: Self publishing

Formato: Ebook e Cartaceo (GRATIS su KU)

Pagine: 477

Prezzo eBook: 2.99 euro – PREZZO LANCIO 0.99 per i primi 3 giorni

Prezzo cartaceo: da definire

Data pubblicazione: 21 maggio 2026


Sinossi

Nel COFS non ti insegnano a sparare meglio, ma a proseguire quando gli altri si fermano, in

operazioni senza nome, senza firma, senza ritorno.

Così Cristina ha imparato a funzionare senza sentire. Addestrata a sopravvivere, non ad amare.

Ma Nathaniel, un bambino bulgaro strappato a un traffico di minori, incrina quell’addestramento.

Contro ogni protocollo, lo salva, lo porta via con sé e lo cresce come un figlio.

Ora Nathaniel è scomparso.

Ciò che resta sono solo frammenti che non combaciano: storie che si smentiscono e sparizioni che, in

un modo o nell’altro, riportano sempre allo stesso punto.

Cristina si lancia in una caccia solitaria, in bilico tra la memoria da soldato che la rende letale e la

ferita di una madre che la rende vulnerabile.

E più si avvicina, più diventa difficile capire cosa sta inseguendo davvero.

Un thriller psicologico teso e disturbante, dove l’amore materno diventa ossessione. Una ricerca che

scava nel passato, fino a mettere in dubbio ciò che si credeva di aver salvato.

L’opera contiene tematiche e scene di natura violenta e psicologicamente intensa che potrebbero

risultare disturbanti per alcuni lettori. Si consiglia la lettura a un pubblico adulto.

mercoledì 13 maggio 2026

WWW.... Wednesday #311

  Il WWW Wednesday, è una rubrica settimanale ideata da MizB (Should be Reading) nata per far sapere a voi lettori le mie letture appena concluse, quelle attuali e le prossime!!

 1. What are you currently reading? Che cosa stai leggendo?


Su audible continua l'audiolettura di HP 6

Sto leggendo il libro di un'autrice su richiesta, che ho quasi finito; me ne deve arrivare un altro da un'altra autrice, ma ci penserò poi

 2.What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?


Recensione QUI


Recensione online domani

3. What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?



Stesse prossime letture della settimana scorsa; prima o poi riuscirò a leggerli

Questo è il www 311 e voi cosa state leggendo? Cos'avete letto? Cosa leggerete?

martedì 12 maggio 2026

Recensione "Delitti a Fleat House", Lucinda Riley

 


Autrice: Lucinda Riley

Titolo: Delitti a Fleat House

Prezzo: 13,30  e-book 7,99

Link d'acquisto: QUI


Trama

L'improvvisa morte di Charlie Cavendish, nell'austero dormitorio di Fleat House, è un evento scioccante che il preside è subito propenso a liquidare come un tragico incidente. Ma la polizia non può escludere che si tratti di un crimine e il caso richiede il ritorno in servizio dell'ispettore Jazmine "Jazz" Hunter.

Jazz ha le sue ragioni per aver abbandonato la carriera nella polizia di Londra e accetta con riluttanza di occuparsi dell'indagine come favore al suo vecchio capo. Quando uno dei professori viene trovato morto e poco dopo un alunno scompare, è chiaro che la vicenda sia molto più complicata di quanto potesse sembrare all'inizio. Intrighi familiari, tradimenti e vendette: sono tanti i segreti racchiusi nelle mura di Fleat House e alcuni attendono di venire alla luce da tempo.




Recensione

Si tratta di un thriller nel quale, più che in altri romanzi scritti da Lucinda Riley (tra i quali si annovera la Saga delle Sette Sorelle) si esalta maggiormente la sua straordinaria capacità di ordire trame appassionanti. Nell’intento iniziale, c’era forse anche l’intenzione di dare avvio a una nuova serie gialla avente come protagonista Jazmine Hunter.

Jazz è un’ex ispettrice di Scotland Yard che ha lasciato il suo posto di lavoro per ritirarsi nel North Norfolk, in un cottage affacciato sulle paludi e sul Mare del Nord. Ha divorziato da poco da Patrick, suo ex collega, che non solo l’ha tradita alla luce del sole ma non si è fatto scrupoli a scalzarla nel corso di un’indagine assumendosi tutti i meriti e la visibilità.

Per questo Jazz è profondamente amareggiata e vuole dedicarsi alla pittura, la sua grande passione, alla quale non ha mai potuto dare il giusto ruolo nella vita.

Ma il crimine non accetta soste, e la morte di un giovane studente in un istituto poco distante dalla sua nuova residenza fa si che  il suo ex superiore Norton, la vada a cercare nel posto sperduto dove si è ritirata per convincerla a tornare in campo.

Affiancata dal detective Miles e sostenuta dal padre, pastore anglicano reso invalido nel corso di un’aggressione ma primo sostenitore delle doti investigative e l’approccio riflessivo e deduttivo alle indagini della figlia; l’affascinante ispettrice si muoverà nell’universo del collegio, teatro della morte del giovane Charlie e scoprirà i segreti che ogni attore, protagonista della tragedia, sta nascondendo nel suo armadio.

Con un assassino in giro che non esiterà a colpire nuovamente, dovrà vedersela anche con l’inattesa ricomparsa dell’ex marito che rischierà di contaminare le sue capacità deduttive.

Non voglio dire più niente della trama, solamente esprimere il mio assoluto gradimento del romanzo che, come ho accennato all’inizio, esalta le doti della Riley come costruttrice si storie efficaci, animate da personaggi dalla spiccata personalità e carattere. Il tutto srotolato in ambientazioni interessanti e d’impatto, senza indulgere troppo nel fenomenale.

Un thriller intricato e imperdibile in cui tutte le doti umane e la sensibilità dell’autrice vengono esaltate.

Non lasciatevelo scappare.


La mia valutazione



Alla prossima
Luce <3