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lunedì 15 luglio 2024

Recensione "Come vento cucito alla terra", Ilaria Tuti

 


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Come vento cucito alla terra

Prezzo: 20,90   e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


La società in cui viviamo non ama il cambiamento, né la diversità, e queste donne possono testimoniarlo. Non è forse il vostro cammino simile al loro? Si chiama emancipazione. Significa affrancarsi da pregiudizi e catene, significa essere liberi.

Trama

DOPO IL GRANDE SUCCESSO DI FIORE DI ROCCIA, UNA NUOVA, POTENTE STORIA DI RISCATTO E DI SPERANZA - Londra, settembre 1914
«Le mie mani non tremano mai. Sono una chirurga, ma alle donne non è consentito operare. Men che meno a me: madre ma non moglie, sono di origine italiana e pago anche il prezzo dell’indecisione della mia terra natia in questa guerra che già miete vite su vite.
Quando una notte ricevo una visita inattesa, comprendo di non rispondere soltanto a me stessa. Il destino di mia figlia, e forse delle ambizioni di tante altre donne, dipende anche da me. Flora e Louisa sono medici, e più di chiunque altro hanno il coraggio e l’immaginazione necessari per spingere il sogno di emancipazione e uguaglianza oltre ogni confine.
L’invito che mi rivolgono è un sortilegio, e come tutti i sortilegi è fatto anche d’ombra. Partire con loro per aprire a Parigi il primo ospedale di guerra interamente gestito da donne è un’impresa folle e necessaria. È per me un’autentica trasformazione, ma ogni trasformazione porta con sé almeno un tradimento. Di noi stessi, di chi ci ama, di cosa siamo chiamati a essere.
A Parigi, lontana dalla mia bambina, osteggiata dal senso comune, spesso respinta con diffidenza dagli stessi soldati che mi impegno a curare, guardo di nuovo le mie mani. Non tremano, ma io, dentro di me, sono vento.»

Questa è la storia dimenticata delle prime donne chirurgo, una manciata di pioniere a cui era preclusa la pratica in sala operatoria, che decisero di aprire in Francia un ospedale di guerra completamente gestito da loro. Ma è anche la storia dei soldati feriti e rimasti invalidi, che varcarono la soglia di quel mondo femminile convinti di non avere speranza e invece vi trovarono un’occasione di riabilitazione e riscatto.
Ci sono vicende incredibili, rimaste nascoste nelle pieghe del tempo. Sono soprattutto storie di donne. Ilaria Tuti riporta alla luce la straordinaria ed epica impresa di due di loro.


Ci hanno chiamato ’nuove donne’. Ora vogliono capire che tipo di ’nuovi uomini’ tentiamo di forgiare qua dentro.»


Recensione

“Come vento cucito alla terra” di Ilaria Tuti è scritto per tutte voi che da sempre lottate per l’emancipazione della donna… ma anche per chi si batte per riconoscere anche all’uomo la libertà di essere se stesso.

Non li sentite i cannoni? Tuonano da anni. Nelle piazze, dalle pagine dei giornali che ci chiamano ‘isteriche’, dagli ospedali psichiatrici in cui continuano a chiudere le più indomite delle nostre sorelle. Non le sentite urlare? Sono grida di guerra. Una guerra di diritti. Qualcuna di noi dovrà pur combatterla. Se non noi – oggi, adesso -, dovranno farlo le nostre figlie domani.”

Sognare Lacrime - Interpretazione - Numeri - Sognipedia.it

Questo perché, se è vero che alle donne spesso viene negata la possibilità di avere gli stessi diritti e privilegi del sesso maschile, altrettanto vero è che, per leggi non scritte, un uomo molto spesso evita di mostrare le sue fragilità per non sembrare debole.

So che potrei sollevare un bel polverone con questo mio pensiero; eppure è questo che mi viene in mente quando vedo lacrime che vorrebbero scorrere su volti barbuti e che spesso non riescono a oltrepassare la soglia degli occhi; quando sento che le parole non vengono dette, non perché non ci siano, ma per paura di ciò che potrebbero suscitare in chi le ascolta.

“Tutti noi eravamo spaventati. È la paura, nella maggior parte dei casi a tenerci in vita. Senza paura il coraggio non esisterebbe per definizione” 

Ma quanta bellezza c’è, quanta forza in quella che molti definiscono debolezza! Ilaria Tuti lo ha messo bene in evidenza in questo romanzo che profuma di sfida. Basandosi su una storia vera, ha intessuto le trame del suo racconto, portando alla luce un lato della guerra che sicuramente non si trova nei testi scolastici. Ad ispirarla è stata la biografia di Ernest Thesiger, l’attore britannico che ha portato negli ospedali militari dell’epoca l’arte del ricamo.

“Mi sono imbattuta per caso nella vita di Ernest Thesiger e in particolare nella sua attività di ricamo svolta presso gli ospedali militari durante la Prima guerra mondiale. Ne rimasi folgorata, iniziai a parlare in famiglia e agli amici dei soldati ricamatori. Il mio entusiasmo trovava riscontro nel loro” – Come vento cucito alla terra

I personaggi principali sono due: Cate Hill, una donna col sogno di diventare medico, e Alexander Allan Seymour, ufficiale dell’esercito britannico durante la Prima Guerra Mondiale. Cate lascia la sua bambina per seguire Louisa e Flora e il loro progetto di aprire un ospedale gestito da donne. L’idea è rivoluzionaria e coraggiosa, Cate non riesce a dire di no. Le segue in Francia ed è proprio lì che incontra Alexander, un uomo prima ancora che un soldato, che cerca di salvare i suoi uomini in quella guerra ingiusta che nessuno ha chiesto di combattere. Lotta contro la guerra Alexander, contro le convenzioni, contro sé stesso per poter sopravvivere.

“L’uniforme leggendaria dell’eroe che Caroline sognava non esisteva…Il tempo degli eroi era lontano. Brillava solo dopo secoli, nell’immediato era fosco e sporco, e maleodorante”.

 

Dr. Flora Murray 1869-1923 and Dr. Louisa Garrett Anderson 1873‑1943 | History, Monuments and Memorials of Penn

Che i due si conoscano e si amino è alquanto scontato. Ma la loro storia d’amore, per quanto ben narrata, passa in secondo piano di fronte alla cornice che l’accoglie. Parlandoci di Cate e Alexander, Ilaria Tuti ci racconta la Storia vera e propria. Ci parla delle prime “lady doctors”, donne caparbie e coraggiose che, durante il primo conflitto mondiale, hanno fondato e gestito autonomamente l’Ospedale Militare di Endell Street per curare centinaia di soldati feriti. E ci racconta anche come molti di quei militari, e molti dei soldati dei diversi ospedali del periodo, trovarono ristoro nell’impugnare ago e filo.

“Non avevo una storia, ne avevo due, e immense, quella dei soldati ricamatori e delle lady doctors. Filo di ordito e filo di trama per creare un tessuto che da subito mi ha avvolta con un calore particolare”.

I personaggi sono delineati con grande maestria. Sono un mix di sensibilità e coraggio, fragilità e forza d’animo, immersi in un mondo che non lascia loro la possibilità di essere deboli. Respirano col lettore, non si limitano a recitare la loro parte. È facile trovarsi coinvolti nelle loro emozioni, nelle loro paure e ammirare anche il loro essere umani prima di tutto.

 “Cate si stese accanto a lei e ne percorse il profilo con un dito… non sapeva quanto ancora avrebbe potuto proteggerla dal mondo esterno. Sentiva le avversità crescere attorno a lei come edera velenosa, per confinarla sempre più ai margini di quella città”

Sono descritti con la stessa attenzione sia i personaggi principali che quelli secondari, che sembrano legati insieme dal filo del coraggio, che il vento della distruzione e della diffidenza non riesce a spezzare.

I temi affrontati dalla scrittrice sono talmente tanti che riassumerli in poche righe sarebbe impossibile e ingiusto nei confronti di un romanzo di questo calibro.

Io vi consiglio di leggere “Come vento cucito alla terra” perché vi trasporterà in un’altra epoca, in un mondo fatto di fatti prima ancora che di parole, che riesce a darci un insegnamento da non dimenticare.

Uomo e donna sono nati per respirare insieme, non per calpestarsi; si completano, non si annullano e si arricchiscono non si impoveriscono a vicenda. La libertà dell’uno termina dove inizia quella dell’altro, al di là del sesso. Solo quando si capirà questo si potrà veramente parlare di emancipazione del genere umano. Voi la pensate come me?



La mia valutazione



Alla prossima
Luce <3


Ogni trasformazione portava con sé almeno un tradimento. Di aspettative, di speranze, di promesse, di legami.

domenica 7 luglio 2024

Recensione "Fiore di roccia", Ilaria Tuti

 


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Fiore di roccia

Prezzo: 19,00  e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


"Conosciamo queste montagne più di chiunque altro, le abbiamo salite e scese tante volte. Sapremo proteggerci, se necessario. Del resto sono consapevole: se non rispondiamo noi donne a questo grido d'aiuto, non lo farà nessun altro. Non c'è nessun altro."

 

Trama

«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche chi è rimasto nei villaggi, mille metri più in basso. Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle. Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame. Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riempiono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore. Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione. Risaliamo per ore, nella neve che arriva fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini – diavoli bianchi, li chiamano – ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre ci arrampichiamo con gli  scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i «fiori di roccia». Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l'eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall'inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire. Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.»  Con "Fiore di roccia" Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.



"Mia madre aveva ragione. I libri parlano dell'umanità e all'umanità, in essi uomo e storia si riconoscono e rincorrono, e non importa quanto tempo addietro siano stati scritti. Sono immortali."


Recensione

AGATA!

Questo è il nome gridato che mi ha fatta sussultare durante tutto l’ascolto coinvolgente di Fiore di roccia di Ilaria Tuti, letto e interpretato magistralmente da Angela Ricciardi. Il nome della protagonista risuona nella mente come il frastuono della rupe che sembra spaccarsi, faticando tra le raffiche di vento freddo che si fa largo.
Il Pal Piccolo, Pal nella lingua di Timau e una delle isole linguistiche tedesche del Friuli, si staglia maestoso, ripido e privo di alberi e arbusti, tra le pagine del romanzo. Cima secondaria delle Alpi, la montagna è incastonata tra l’Italia e l’Austria (in località Timau di Paluzza, Udine, Carnia), prigioniera del grigio purulento della tempesta e del cielo che piange violenza. Siamo tra il 1915 e il 1917. L’altura è disseminata di trincee e baraccamenti di italiani contro gli austro-ungarici. Bisogna difendere gli argini della patria, seppur con il rischio di divellere e tranciare abitudini e tradizioni.
L’esercito regio ha arruolato l’intera popolazione: giovani e meno giovani devono essere pronti a condividere gli stessi sacrifici e patemi. Eppure una voce continua a urlare il nome di una, due, tre e molte altre. Una fila ordinata di donne strette nello scialle, calzate di fatica e spasimo, salgono ogni notte i sentieri del Pal Piccolo, arrivando anche a 1000 metri di dislivello, per raggiungere gli uomini al fronte, e portare loro ciò che serve per resistere. Le gerle, che arrivano anche a pesare 40 kg, cariche di armi, biancheria pulita e quel poco cibo che è possibile recuperare, si trasformano in corpo e volontà. Agata, Viola, Lucia sono solo alcune delle donne che si prendono cura del futuro, nonostante i seni doloranti per non aver fatto in tempo ad allattare i loro bambini affamati, nonostante le famiglie da accudire e i campi da coltivare. “Siete donne, non vi è richiesto capire le esigenze della guerra”, dice un soldato con disprezzo e sufficienza. “Le donne servono dove sono”, dice decisa Agata, protagonista e narratrice in Fiore di roccia.
Quella che Ilaria Tuti ci racconta, è una storia sconosciuta di 2000 donne, contadine, cacciatrici, madri e mogli di Timau, che come Artemisia di Alicarnasso scelsero di fare ciò che era necessario, poiché in guerra, tra alleati, deve esserci fiducia, rispetto e fedeltà. Le portatrici, è così che le avevano riconosciute gli stessi soldati che un tempo avevano anche solo pensato di denigrarle. Loro erano un battaglione, erano la base della resistenza degli uomini in prima linea. Le portatrici carniche furono considerate un vero e proprio reparto, guadagnandosi il rispetto di tutti gli alpini.
La scrittrice si muove con rispetto e attenzione tra i respiri mortali della creatura montuosa del Pal Piccolo, lì dove uomini e donne hanno trovato la forza, l’umanità, l’aiuto reciproco, l’amore e la morte. Prosa e poesia danzano strette nel ricordo di quel limbo innevato macchiato dal sangue di giovani chiamati a combattere per l’onore e per la nazione. 
Fiore di roccia è la forza che non si sa di avere, e la tenacia e la necessità di tenersi in vita.
Fiore di roccia è l’interrogativo sulla sostanza dei sentimenti umani. È la diffidenza che si insinua nell’anima, e allo stesso tempo, l’annichilimento del risentimento. È la scoperta della ferocia, della lotta alla sopravvivenza e del tradimento dettato dal bisogno di sentirsi umani.
AGATA!
Le donne con le gerle sono lo strato di peluria lanosa del fiore alpino, che non permette al dolore di traspirare. Loro sono il bianconeve del fiore di roccia, che si riscaldano con la fatica della salita, e danzano sulla morte per richiamare la vita.
Non c’è tempo per piangere i caduti. Non fermatevi!


La mia valutazione

Alla prossima
Luce <3


"C'è un'espressione felice che racconta la tenacia di questa stella alpina: noi la chiamiamo "fiore di roccia"". Il capitano Colman annuisce. "E' questo che siete. Fiori aggrappati con tenacia a questa montagna. Aggrappati al bisogno di tenerci in vita."


giovedì 25 aprile 2024

Recensione serie "Teresa Battaglia", Ilaria Tuti


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Madre d'ossa

Serie: Teresa Battaglia #5

Prezzo: 20,90  e-book 11,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Teresa Battaglia:

0,5)La ragazza dagli occhi di carta

1)Fiori sopra l'inferno

2)Ninfa dormiente

3)Luce della notte

4)Figlia della cenere

5)Madre d'ossa


Teresa non guidava da tempo, da quando perdeva pezzi di memoria e non si fidava più di se stessa.

Trama

Il commissario Teresa Battaglia ha perso davvero la sfida più grande di tutte contro la sua memoria? Sembra di sì. È questo che pensano i colleghi e chi le vuole bene. È questo che pensa anche Massimo Marini, che dopo aver ricevuto una chiamata anonima si è precipitato in mezzo alle montagne. Lì, dove un feroce crimine potrebbe essere stato compiuto, trova il cadavere di un ragazzo fra le braccia di Teresa. Massimo sa che quella è una scena del crimine e che il commissario Battaglia non dovrebbe trovarsi lì. Sa che ha compromesso il ritrovamento e alterato gli indizi. Ma forse non è davvero così che stanno le cose…

“«Come stiamo oggi? Il nome lo ricordiamo?»
Lei lo guardò con quell’aria sdegnata che Massimo aveva imparato ad amare. Quella piega all’ingiù delle labbra che si sarebbe portato nel cuore, che all’inizio lo spaventava, e invece poi, conoscendo Teresa, era diventata solo buffa, ma mai glielo avrebbe detto.”


Recensione

Teresa Battaglia è un personaggio che man mano che lo conosci, ti entra nel cuore. Ilaria Tuti è riuscita a creare la figura di una poliziotta, una donna, speciale nelle sue imperfezioni, con i suoi mille difetti, il carattere scorbutico, con cui non è per nulla facile avere a che fare, ma dal cuore immenso, capace di guardare anche nell’anima più nera, in quella dell’assassino più feroce e brutale e di cercare, nel suo sguardo, le motivazioni che lo hanno spinto a gesti così crudeli e inimmaginabili. Ho seguito Teresa in ogni sua indagine, in quel cammino impervio e difficile che è diventata la sua vita a causa della malattia. Lei così solitaria, abituata, o meglio costretta dalla vita, a contare solo su stessa, ora ha bisogno di chiedere, di appoggiarsi, fisicamente ed emotivamente a qualcun altro.

“Per Teresa, ostinarsi a indagare sul mistero che la coinvolgeva significava evitare di tagliare l’ultimo filo che ancora la legava alla propria indole, alla passione per l’investigazione che aveva pervaso la sua intera esistenza. Si era aggrappata a quel lavoro, al suo significato più profondo: il bisogno di credere nella redenzione dell’essere umano oltre ogni possibile speranza. Ora ci si aggrappava per non perdere se stessa”

I sentimenti l’hanno tradita, lasciata in pezzi non solamente metaforici. Si era rintanata nel suo universo, fatto di rapporti solo di lavoro. Ma poi è arrivato lui, il novellino da istruire, tutto abiti impeccabili, rispetto maniacale per le procedure e incapacità di obbedire a una donna: Massimo Marini.

Ma Teresa, da brava indagatrice dell’animo umano, ha capito subito che quella perfezione di superficie celava dolore, un cuore ferito e un bisogno viscerale di essere sostenuto. Lui, il ragazzo bello come il sole, in forma smagliante, ma con il cuore pieno di demoni, si è appoggiato a Teresa, che le sue fragilità le ha sempre tenute nascoste. E da lei è stato salvato. Ora è il momento di ricambiare. Il commissario Battaglia dovrà accettare la mano tesa che Massimo le sta offrendo, perché è arrivato il momento tanto temuto e dovrà affidarsi a lui per rimanere a galla.

“Massimo avrebbe voluto sparire e portare Teresa con sé. Avrebbe voluto difenderla a costo delle prospettive di carriera, della credibilità e del decoro che ancora sentiva di avere. Avrebbe voluto, ma la malattia maledetta che le stava divorando fin troppo in fretta la mente sembrava correre sempre una manciata di passi davanti a lui. Si nascondeva per bene nelle pieghe di un’apparente normalità, per riapparire quando meno Massimo se lo aspettava e prendersi platealmente la scena” 

Massimo riceve una chiamata sul suo cellulare personale. Quello che si trova davanti, quando arriva sul Lago di Cornino, cinto da boschi dai colori autunnali, tra rocce aguzze e crepacci, è uno scenario che non avrebbe mai voluto vedere. Un cadavere, un ragazzo e, accanto a lui, c’è la donna che gli ha insegnato tutto, a cui deve tutto.

“Teresa Battaglia voltò la testa con lentezza e lo guardò. Aveva le guance sporche di sangue. In ginocchio, teneva il corpo del ragazzo morto tra le braccia. Sembrò cercare di porgerglielo”

Teresa è spaventata, confusa, e Massimo è pronto a mettere da parte etica, legge, tutto, pur di proteggerla. Lei è la sua priorità, ed è disposto a manipolare prove, a nascondere dettagli, notizie pur di impedire che Teresa venga accusata di qualcosa. Perché lei non sa cosa ci fa lì, come ci è arrivata e perché ha il sangue di quel ragazzo sulle mani.

Tra le indagini per scoprire cosa è accaduto a quel ragazzo non ancora ventenne che, poche ore prima di essere trovato morto,  si era congedato dal mondo con un video su tik tok, e l’Alzheimer di Teresa, che la sta facendo precipitare in un abisso fatto di disperazione e paure, ci troviamo immersi in una storia carica di pathos e dal ritmo serrato.

Con rituali antichi, che affondano le radici nella storia di un territorio affascinante e misterioso, seguiamo le indagini tra le suggestive strade friulane. Da Udine a Cividale, fino al Ponte del diavolo, misterioso e suggestivo e che sarà scenario di avvenimenti estremamente importanti per la storia.

Tra misteri atavici, la natura come bellezza o oscurità che cela pericoli, morte, e trappole che mettono a rischio la vita di Massimo, Teresa e dell’inseparabile e fedele squadra di colleghi e amici, che sono pronti a tutto pur di proteggere il commissario Battaglia, ma, soprattutto, la loro Teresa.

Commovente e struggente assistere alle fragilità di una donna che ha fatto della forza e l’indipendenza il suo  credo. Vederla insicura, terrorizzata, ma anche tenera e affettuosa come mai lo era stata prima, è estremamente doloroso e toccante. La parte investigativa è molto ben articolata. Come sempre, Ilaria Tuti sa coinvolgere il lettore nell’intrico delle indagini, che sono molto più che una ricerca di prove o indizi; sono soprattutto lo scandagliare l’animo di vittime e carnefici, rendendoli reali, fatti di anime e sentimenti, cattiveria e crudeltà, sofferenza e solitudine, rimpianto per le vite soffocate dal male e per quelle perse nel labirinto della violenza.

Non so se questa sarà l’ultima indagine di Teresa Battaglia, ma lei resterà sempre una donna di grande carisma, ma anche fragile, dolce e protettiva con chi ama, nonostante lo neghi, sempre, per quel pudore che la caratterizza.

La scrittura è poetica, suggestiva, carica di sentimento e amore per il territorio in cui si muovono i personaggi; ma anche molto avvincente e appassionata, ricca di particolari storici che arricchiscono e impreziosiscono quello che non è solamente un thriller, ma una storia che arriva al cuore.


La mia valutazione

Alla prossima

Luce <3


"La Madre d’ ossa aprì gli occhi, li spalancò nella luce che tagliava di traverso l’ombra. Sgranchì le membra e il dolore percosse le vertebre. Le avevano insegnato che il dolore era vita. Stese le braccia e le gambe, del colore del gesso. Incurvò la schiena fino a gettare indietro la testa. L’ addome gonfio si tese. Il suo corpo gemeva come canne al vento. Era una musica di tendini. Lei ricordò luoghi lontani, memorie remote. Sollevò una mano, e poi l’altra, e scoccò una freccia immaginaria che un giorno del passato aveva realmente sibilato nel cielo terso. Le sue mani erano forti, brandivano il comando, portavano il vessillo.

La Madre d’ossa strisciò sulla pietra, saggiò l’aria sulla punta della lingua, annusò il cambiamento arrivare: vibrava nascosto nel moto del pianeta, ma i suoi sensi lo sapevano comprendere.

Si acquattò guardinga, eccitata.

Presto sarebbero cominciate le litanie, i racconti di tutto ciò che era stato.

Intinse le setole nel colore e scrisse :

Sono nata per vivere per sempre. “

martedì 23 aprile 2024

Recensione serie "Teresa Battaglia", Ilaria Tuti

 

Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Figlia della cenere

Serie: Teresa Battaglia #4

Prezzo: 12,35 e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Teresa Battaglia:

0,5)La ragazza dagli occhi di carta

1)Fiori sopra l'inferno

2)Ninfa dormiente

3)Luce della notte

4)Figlia della cenere

5)Madre d'ossa

Era cresciuto, Massimo, mentre lei si rifaceva piccola e fragile.

Trama 

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me. È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare. Eppure, nessun sollievo mi è concesso. Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero. Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità. Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.» Dopo "Fiori sopra l’inferno" e "Ninfa Dormiente", torna il commissario Teresa Battaglia in una storia intrisa di spietatezza e compassione, di crudeltà e lealtà, di menzogna e gentilezza. L’indagine più pericolosa per Teresa, il caso che segna la fine di un’epoca.


Ci sono cose delle persone che amiamo a cui non dovremmo mai avere accesso.
L'essere umano è fatto più di mistero che di materia trasparente
e quella proporzione fa parte della sua natura più intima.

Recensione

Non è stata facile la vita di Teresa Battaglia: il commissario è una donna ferita, e le sue cicatrici sono segni profondi, cacciati dentro, nell’oscurità di un vuoto che le è rimasto, nel ventre e nel cuore.

Le sue sofferenze l’hanno resa più forte, nel tempo, ma l’abisso sa trovare appigli per conquistare terreno. Teresa Battaglia ha fatto dei suoi tormenti una risorsa, la capacità di comprendere le storie altrui, sentirle dentro, accettando la verità più faticosa, che siamo tutti vittime e carnefici, e che dietro ogni mostro si nasconde un dolore.

La mente è il suo terreno di caccia: riesce a ricostruire esistenze, a interpretare le aberrazioni peggiori dando loro un significato, una narrazione, trovandone le radici. È fermamente convinta che anche nel cuore del peggiore Caino resti qualcosa da salvare. Il suo è il potere di chi ascolta.

Teresa è una cacciatrice di anime in caduta libera, precipitate: in Figlia della cenere  scende nell’oscurità del male, nel luogo più profondo e cupo del suo stesso Inferno, per ritrovare la luce. E lo fa come solo lei sa fare, senza misure di sicurezza, senza prudenza, proprio accanto all’uomo che aveva catturato ventisette anni prima, Giacomo Mainardi, quello che conosce tutti i suoi segreti, capace di visioni d’estasi e di orrori.

Per Teresa è giunto il tempo di ricostruire la propria storia: agganciare ricordi, incontrando i vuoti che l’hanno segnata e resa la donna che è oggi, la non madre, la comandante risorta. Mentre la foschia della dimenticanza avanza impietosa, segnando il suo destino, Teresa affronta la bestia più feroce, per salvarla e salvarsi.

“«Tu mi hai sempre capito, per questo sei riuscita a fermarmi.»
Teresa si sentì addolorata per lui. C’era tutta una vita, in quella frase. La sua, quella di Giacomo. Esistenze che si erano incrociate, scontrate, in parte dissolte al contatto l’una con l’altra. In parte, rafforzate”.

Giacomo ha trovato una preda perfetta per i suoi macabri rituali, ha seminato indizi e tessere per un ritratto da ricostruire, un dialogo a distanza con Teresa, un gioco perverso ma inaspettatamente carico di amore, che conduce il commissario all’origine del male e della sua verità. È un’archeologia del dolore che calca solchi antichi, alla ricerca di resti dimenticati, delle vibrazioni che solo chi ha sofferto può riconoscere.

Sono percorsi sotterranei, sconosciuti, che nascondono storie e simbologie: calpestando mosaici antichi, facendo affiorare ombre dalla terra nera, il cammino di Teresa ha la solennità del passato e la forza di una gnosi, di un’esplorazione che ricongiunge all’origine.

“Era scesa dentro la storia di quel ragazzo, era arrivata così in fondo che nel buio poteva sentire il cuore di lui battere. Poteva quasi vederlo, carne e sangue che si agitavano per sopravvivere, per portare laggiù un respiro vitale”.

Le voci di chi le consiglia cautela finiscono inascoltate, perché Teresa sa solo farsi inghiottire dalle indagini e dalle persone, è così che vive e lavora: il corpo che scricchiola, la mente che si offusca, la cicatrice della mancanza che fa male, ma il cuore pulsa sempre forte, e continua ad ascoltare.

“Non farti inghiottire dalla sua storia. Da lui”. Sopraffatta dal peso della vita trascorsa, Teresa sa che solo con il fango sono stati costruiti i cancelli del paradiso, che la sofferenza umana è intrisa di peccato, e che essere vittoriosi sulla morte significa accettarla tutta, Luciferi di un Paradiso Perduto, anime cadute ma non sconfitte, capaci di redenzione.

Dalle spoglie di Aquileia, la sotterranea, la nascosta, Teresa ricompone il suo mosaico di dolore, riempie i suoi vuoti, e intanto accoglie quelli altrui, ristabilisce pienezza. Ci sono le imperfezioni di una famiglia atipica, ma non meno salda, quella che la sua squadra crea attorno a lei, a fare cordone, a riordinare i ricordi, etichettando, preparando tutto per lei, per dopo. Ognuno con le sue mancanze, i suoi sensi di colpa, i suoi segreti.

E poi Massimo: con lui la non madre può scoprire una dimensione nuova, quella che, più di tutte, è capace di salvare. Quello tra Massimo e Teresa è un rapporto protettivo, dove l’accudimento si sta spostando dalla madre al figlio, come si fa crescendo, invertendo i ruoli, ricostruendo equilibri, aggrappati uno all’altra, con commozione e con l’ironia di sempre.

«Non sarà sola, Teresa. Non sarà sola.»
Il corpo di lei fu scosso da un leggero sussulto. Ancora una risata.
«Chiamami commissario, stronzetto.»

Con Figlia della cenere Ilaria Tuti regala a Teresa Battaglia una nuova indagine che è al tempo stesso un’impegnativa storia di redenzione, senza mai perdere quel sentimento ruvido che la tiene profondamente ancorata alla sua terra, alla solidità dell’origine: la si sente in ogni pagina, la si respira, limacciosa e verdeggiante, una terra odorosa e selvaggia macchiata da acacie in fiore, una Natura primitiva, una Madre di inaudita forza e bellezza.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


Il passato di Teresa era una tomba e non doveva essere aperta.

domenica 21 aprile 2024

Recensione serie "Teresa Battaglia", Ilaria Tuti

 


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Luce della notte

Serie: Teresa Battaglia #3

Prezzo: 4,75 e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Teresa Battaglia:

0,5)La ragazza dagli occhi di carta

1)Fiori sopra l'inferno

2)Ninfa dormiente

3)Luce della notte

4)Figlia della cenere

5)Madre d'ossa

« È solo esperienza, Marini. Tanta esperienza. Alla fine lo senti, resta attaccato alle storie per decenni, l'odore che emette. »

« Che emette chi? »
«Non chi, che cosa. Il male. »

Trama
Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell’albero l’ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo. Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura di un faticosissimo e pericoloso caso e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, nonostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un’indagine folle e insensata. Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico… E di terribile.


«Non c'è nulla tra questi alberi, lo sa meglio di me, eppure il bisogno di tornare da quella bambina e dirle che ha ragione è più forte di ogni logica. Sente il bisogno di accontentarla. Sbaglio?».

Recensione

Chiara è una bambina di nove anni affetta da Xeroderma pigmentoso, una malattia che le impedisce di esporsi alla luce. Chiara ha fatto un sogno. Ma si è trattato davvero di un sogno? Da qui parte questa storia: dalla voglia di Teresa Battaglia di credere fortemente alle parole di Chiara.
Accanto a lei, sin dall'inizio, il fido Marini.
Un racconto che, in sostanza, ci narra la tratta di essere umani, le difficoltà nell'attraversare i confini tra la Slovenia e l'Italia, negli anni Novanta; quelle persone in fuga, disperate, disposte a tutto pur di fuggire dalla loro terra straziata.

Questo è il tema conduttore di questa storia. Un tema che, purtroppo, viene liquidato in fretta, velocemente, in modo superficiale, con un finale all'acqua di rose che sa di buonismo, ma che appare tutto fuorché verosimile.
A questo si aggiungano una ventina di pagine di digressione, uno "sviare" lo sguardo del lettore che non trova alcuna giustificazione nell'economia della trama, se non un voler allungare un brodo già di per sé abbastanza insapore.
Così come ingiustificabili sono le visite di Teresa ad Andreas (vedasi primo romanzo per capire di chi si tratti); o, almeno, lo sono, anche in questo caso, nel conto della storia. Forse sono un toccasana per l'anima di Teresa, ma questo non ci è dato saperlo.

Quindi in sostanza, Luce della notte NON E' il terzo romanzo della serie, ma va collocato tra Fiori sopra l'inferno e Ninfa dormiente; lo sapevo prima di ascoltarlo? Assolutamente no!
Mi è piaciuto ciò che ho letto? No.
Mi è mancato ciò a cui la Tuti mi ha abituata: una trama paragonabile a un cielo stellato, a una preziosa stoffa intessuta di ricami elaborati.
Ho ritrovato, a tratti, la scrittura delicata e coinvolgente di Ilaria, ma, allo stesso tempo, mi è parso che fosse proprio lei la grande assente di questo racconto.

Un errore ci può stare, ma la casa editrice avrebbe dovuto avvisare di questa cosa; a questo punto, aspetto il ritorno di Teresa Battaglia e Massimo Marini, sperando, stavolta, di ritrovarli lì dove li avevo salutati in Ninfa dormiente.

La mia valutazione
Alla prossima
Luce <3



Quel che non viene portato alla luce del sole rimane nascosto, è invisibile, impalpabile come i sogni della bambina, ma non meno concreto: «sono qui perché se c'è qualcosa che non può ingannare è la paura».

sabato 20 aprile 2024

Recensione serie "Teresa Battaglia", Ilaria Tuti


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Ninfa dormiente

Serie: Teresa Battaglia #2

Prezzo: 13,30  e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Teresa Battaglia:

0,5)La ragazza dagli occhi di carta

1)Fiori sopra l'inferno

2)Ninfa dormiente

3)Luce della notte

4)Figlia della cenere

5)Madre d'ossa


La luna era di sangue, quella notte. Era sorta da dietro la cima del Canin in un alone purpureo ed evanescente. Un cattivo presagio, secondo la moglie del taglialegna. Non era stato l’unico. Qualche giorno prima, una capra aveva partorito un cucciolo nero come la pece e con un solo occhio, che aveva morso la madre prima ancora di imparare a respirare. Il taglialegna aveva fatto benedire la stalla e riservato al cucciolo più cure che agli altri animali, perché la saggezza popolare lo consigliava: accendi una candela per Dio e due per il Diavolo, si diceva. Il male bisognava temerlo, ma all’occorrenza anche ingraziarselo.

Trama

Li chiamano «cold case», e sono gli unici di cui posso occuparmi, ormai. Casi freddi, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d’improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma. Ma ciò che ho di fronte è qualcosa di più cupo e più complicato di quanto mi aspettavo. Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce, nelle valli più profonde, nel folto del bosco che rinasce a primavera. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno. E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l’inferno, ogni giorno l’inferno mi abita e mi divora. Perché c’è qualcosa che, poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l’ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa.


Il tempo vale, fugge, cela.Il tempo nasconde sempre qualcosa.Un segreto, un ricordo, una promessa mai mantenuta, il dolore. Si stende sui pensieri e sui sentimenti, languido li ricopre della bruma amabile dell’oblio, mentre li divora senza nemmeno che il loro padrone se ne accorga.Il tempo cela, anche i delitti.Sepolta sotto anni, decenni, di vita brulicante, la morte appare meno mostruosa, non fa paura. Scolora, si spoglia di emozione e viene infine dimenticata, e con essa le sue vittime.

Recensione

“Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia”. Durante l'audiolettura mi pareva quasi di averla al fianco, una come Teresa Battaglia non si dimentica, fidatevi di me.

Ilaria Tuti è cresciuta come autrice e si nota di capitolo in capitolo, merito probabilmente di una solidissima base fatta di ricerche e testimonianze dirette, che costituisce le fondamenta della trama di “Ninfa dormiente“. Una trama che parte da un quadro, da un mistero antico che affonda le radici in una guerra che continua a lasciarci increduli, fino ad arrivare al cuore del Male, quello con la M maiuscola, mosso da ragioni ancestrali.

Una trama che si arricchisce capitolo dopo capitolo e che si intreccia alle vicende personali di Teresa Battaglia e di Massimo Marini.

La parte più difficile, nel raccontarvi di un romanzo stupendo, dove tutto si incastra alla perfezione e ogni cosa finisce per prendere il suo posto, è il non poter parlare praticamente di niente. Cancelli e riscrivi per paura di farti scappare un dettaglio che potrebbe rovinare la lettura del libro, anche se sai che è impossibile dato che “Ninfa dormiente” è davvero stupendo…

Il talento di Ilaria Tuti sta nel prendere un evento, un fatto, e descriverlo con parole talmente forti da dubitare che qualcun altro lo abbia fatto prima di lei. Ci sono parecchi punti che mi hanno fatta crollare: tutti i confronti tra Teresa e Massimo sono, in “Ninfa dormiente“, di una forza emotiva incredibile.

Mi è sembrato di essere lì mentre si scambiavano l’ennesimo sguardo di intesa o qualche battuta al vetriolo; mi sono quasi sentita inopportuna mentre si aprivano, raccontandosi come non avevano mai fatto nemmeno con se stessi; mi sono commossa quando le loro fragilità stavano per farli crollare e si sono salvati un attimo primo del buio.

Il loro rapporto cresce, si modifica, serve a tratti ad alleggerire la tensione, ma anche a regalare al lettore pagine molto intense. Sono loro che riescono sempre a mettersi sulle tracce del Male, con caparbietà e arroganza; sono loro i peggiori giudici delle proprie azioni, i peggiori consiglieri. Sono loro che non avrebbero dubbi in caso di “scelta”, sono lo specchio dell’altro, in un continuo gioco di rimandi e di completamento. Mi sono piaciuti tutti i loro discorsi, ma questo è quello che mi è rimasto impresso:

Massimo le porse una caramella. Teresa la accettò guardandolo stupita, mentre lui scartava la sua.
“Fanculo il controllo” le disse.
“Fanculo il controllo”.

Ovviamente tra loro due qualche passo in avanti viene fatto, ma c’è ancora dell’altro che non è stato del tutto chiarito, o quantomeno, discusso. Entrambi in “Ninfa dormiente” devono fare i conti con il proprio passato per affrontare il futuro, ma è Teresa ad avere il presente più difficile. Un presente che le mangia i ricordi, le toglie le parole di bocca e le lascia continui dubbi. Gli stessi che vengono al lettore nelle ultimissime pagine del libro, che allo stesso tempo rappresentano un appiglio per il prossimo romanzo, che sto già ascoltando.

Il talento narrativo di Ilaria Tuti in questo suo secondo romanzo si declina anche nelle descrizioni delle ambientazioni, così vivide da risultare vibranti. C’è sempre un particolare su cui l’autrice attarda il suo sguardo, per poi riempirlo di senso e caricarlo di suggestioni. È impossibile non lasciarsi coinvolgere o non sentirsi avvolti. Anche in “Ninfa dormiente” il bosco assume tutta la simbologia di cui è piena la letteratura, mescolando nascita e morte, luce e buio, in un gioco che non è più di opposti, ma di rimandi, e per questo “circolare”.

Ultimo appunto per un nuovo personaggio, Blanca. Promossa a pieni voti, sono certa che anche lei ha una storia da raccontare (compare troppo poco), ma non voglio metterle fretta. Ormai è entrata in famiglia, Teresa Battaglia sarà lì per lei quando ne avrà bisogno.

E noi con lei. Chi se la può perdere la sua prossima indagine?


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3

«I poliziotti devono fare irruzione in una casa per arrestare un criminale’» lesse. «’L’unica informazione di cui dispongono è il suo nome: Adamo. Quando entrano, trovano un meccanico, un pompiere, un medico e un idraulico che giocano a carte. Arrestano senza esitazione il meccanico. Perché?’»Marini la guardò come se fosse pazza. «Se voleva spaventarmi, ci è riuscita» disse.Teresa doveva concentrarsi sul rebus per richiudere il buco nero nella sua testa che sembrava volerla consegnare all’oblio assieme ai ricordi. Calma il respiro. Diventa più metodica. Vinci il vuoto. Artigliò il braccio di Marini. «Ahia!»
«Perché?» lo incoraggiò, ed era come spronare se stessa. «Perché vanno subito da lui?»
Marini alzò gli occhi al cielo. «Non lo so! Avranno avuto qualche altro indizio.»
«Nessun indizio. Nessuna informazione che non ti abbia dato.»
Lui sbuffò. «Aveva una X stampata sulla fronte?» ironizzò. Teresa mollò la presa, fece qualche passo. Rifletté, poi, con un sorriso di sollievo, lo guardò. «Sì, aveva proprio una X stampata in faccia. Precisamente, XY.»
«Sta vaneggiando, se ne rende conto?»
Teresa scoppiò a ridere.