Autrice: Margaret Atwood
Titolo: Il racconto dell'ancella
Prezzo: 19,00 e-book 9,99
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“Noi esistiamo per scopi di procreazione, non siamo concubine, geishe, cortigiane. […] Non dobbiamo avere qualità di intrattenitrici, non è lasciato spazio al risvegliarsi di desideri segreti, nessun allettamento speciale dev’essere concesso da parte loro o nostra, né ci deve essere il più piccolo appiglio per l’amore. Noi siamo dei grembi con due gambe, nient’altro: sacri recipienti, calici ambulanti”.
Trama
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Offred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Gilead: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette Ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c'è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull'intreccio tra sessualità e politica. Quello che l'Ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.
“Ogni mese aspetto il sangue, impaurita, perché se arriva significa incapacità. Sono stata di nuovo incapace di esaudire le attese altrui, che sono divenute mie”.
Recensione
Questo romanzo distopico offre una visione disturbata di una società in cui le donne hanno perso ogni diritto e ogni controllo sul proprio corpo. Ambientato in un futuro non troppo lontano, il libro dipinge un mondo governato da una teocrazia totalitaria, in cui il ruolo delle donne è ridotto a quello di strumenti di procreazione.
L'uso della prima persona, attraverso la voce intima e coinvolgente della protagonista, rende la narrazione fluida e avvincente. Ogni pagina invita a proseguire, portando il lettore a immergersi sempre più nelle dinamiche e nelle emozioni contrastanti della protagonista.
La trama ruota attorno alla figura di Difred, un'"ancella" incaricata di dare un figlio al comandante a cui è assegnata. Tuttavia, al di là della semplicità apparente della storia, emergono temi complessi e universali: il peso del passato, il trauma della perdita di libertà, e la lotta per mantenere la propria umanità in un mondo che cerca di annientarla. Difred non è solo una vittima; è una donna che lotta per sopravvivere e che, nonostante tutto, cerca di mantenere accesa una scintilla di speranza.
Il romanzo esplora temi come il controllo del corpo femminile, il potere della memoria, e la resilienza di fronte all'oppressione. Difred, con i suoi ricordi e i suoi pensieri, diventa simbolo di resistenza e di ribellione silenziosa, un promemoria del valore della libertà e della dignità umana.
"Il racconto dell'ancella" non è solo una storia, ma anche un monito.
La mia valutazione
"Pensate alla situazione in cui si trovavano prima, pensate ai bar di per sole donne, all’indegnità degli appuntamenti a sorpresa. Era il mercato della carne. […] Oppure se avevano un lavoro, dovevano lasciare i figli al doposcuola o affidarli a qualche donna ignorante e brutale, che dovevano pagare loro stesse, sottraendo il denaro alle loro misere buste paga. Il denaro era l’unica misura del valore, per tutte, l’essere madri non dava diritto al rispetto. Non c’è da meravigliarsi quindi che stessero addirittura rinunciando alla maternità. Ora , invece, sono protette, possono adempiere in pace ai loro destini biologici, con pieno sostegno e incoraggiamento. […]".
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Autrice: Margaret Atwood
Titolo: I Testamenti
Prezzo: 19,00 e-book 10,99
Link d'acquisto: QUI
Trama
Recensione
Per chi non lo sapesse, nel primo libro Atwood immaginava che un regime teocratico totalitario chiamato Gilead rovesciasse il legittimo governo degli Stati Uniti, imponendo una società fondamentalista in cui le donne, soprattutto quelle fertili, erano private di ogni diritto civile, finendo per diventare le ubbidienti Mogli dei Comandanti del regime, le custodi dell'ortodossia morale comune (le Zie) o ancora dei corpi da usare a piacimento per garantire le riproduzione degli alti ranghi (le Ancelle), data la crisi di natalità che aveva colpito il paese. L'autrice faceva raccontare la sua storia a Offred, una di queste ancelle che grazie alla sua forza d'animo riesce probabilmente, nel finale aperto del libro, a trovare rifugio nel Canada libero (è anche al centro della serie tv, dove le dà il volto Elisabeth Moss).
I testamenti è ambientato 15 anni dopo queste vicende e torna a raccontare di Gilead coinvolgendo voci vecchie e nuove. Solamente questo era dato sapere fino all'uscita del nuovo romanzo, la cui trama è stata tenuta sotto il più stretto riserbo, alimentando in questo modo una curiosità già altissima (e fuori dalle librerie nelle ore precedenti l'uscita si sono formate code notevoli, a conferma del fenomeno). Atwood è stata anche ospite del Festivaletteratura di Mantova appena conclusosi e, pur attenta a non rivelare dettagli preziosi, ha ribadito il tema centrale della sua nuova fatica, come sempre il potere: "Nel mio libro ho riportato soltanto quello che credevo queste persone pensassero di chi ha il potere, e di solito ad averlo sono suprematisti bianchi o integralisti religiosi che usano la religione come facciata per poi fare altro", il che risulta ovviamente in un monito: "L’unico messaggio possibile verso queste persone è: non li votate, non lasciate che salgano al potere".
L'autrice torna appunto a Gilead e lo fa con un espediente particolare (se proprio non volete sapere nulla della trama, passate al paragrafo successivo): se prima il punto di vista era quello di Offred, ora si spezza in tre voci distinte che in vari momenti della storia ci consegnano altrettante testimonianze sulla crisi sotterranea ma irreversibile che sembra percorrere il regime. Una di queste è quella di zia Lydia, l'irreprensibile e crudele Zia che abbiamo ben conosciuto nel primo libro e nella serie, che svela qui un volto umano e inedito, seppur sempre spietato e determinato; poi ci sono Agnes, una bimba cresciuta nel pieno dei rituali malati di Gilead, e infine Daisy, che vive in Canada e osserva da lontano quella realtà malata ma sarà costretta all'improvviso a entrarne nel cuore. I destini delle tre, su cui aleggia il mito della bimba scomparsa Baby Nicole, s'intrecceranno in uno schema intrigante che tenterà appunto di mettere a repentaglio l'ordine precostituito delle cose. (Fine spoiler).
Atwood ci rigetta dunque nelle atmosfere cupe e stranamente familiari di Gilead, una società che nonostante gli scricchiolii continua a esercitare il suo potere oppressivo sulle donne: "Eravamo fiori preziosi da custodire nelle serre, perché qualcuno avrebbe potuto tenderci un agguato, strappare i petali e rubare il tesoro, ci avrebbe squarciate e calpestate, uno di quegli uomini famelici che potevano appostarsi a ogni angolo" è la giustificazione inculcata a una delle protagoniste da una macchina della propaganda senza vergogna, che in realtà teme solo le pericolosità delle fanciulle che alleva: "Una donna ribelle era ancora peggio di un uomo ribelle, perché i ribelli diventavano traditori, mentre le ribelli diventavano adultere". Proprio su questo nodo l'autrice costruisce un libro che, pur muovendosi su aspettative prevedibili, ci dà ulteriore conto dell'importanza della storia che ha congegnato.
Sia Il racconto dell'ancella sia questo I testamenti, infatti, non sono solo narrazioni fantasiose su una delle tante facce apocalittiche che il nostro mondo potrebbe assumere. D'altronde la stessa Atwood scrive che "uno degli assiomi del romanzo" in questi due casi per lei è "non ammettere eventi che non avessero un precedente nella storia dell'umanità": la prevaricazione sistematica della donna, il timore della sua imprevedibilità, la costruzione di sistemi politici ma anche di senso che ne sminuiscano costantemente la figura e le potenzialità non sono altro che un humus universalmente diffuso che la scrittrice, negli anni Ottanta così come oggi (quasi il mondo si fosse cristallizzato), non ha fatto altro che sublimare.
Leggere questo romanzo oggi ci dà dunque l'idea che poco sia cambiato e che quei pericoli esasperati tre decenni fa siano ancora lì, anzi più concreti che mai. In questo secondo capitolo Atwood è ancora più fulminante nel mostrarci come Gilead sia uno specchio deformato eppure vicinissimo alla nostra realtà, basta solo pensare all'elenco delle motivazioni che hanno portato alla sua fondazione: "Il fiasco dell'economia, la disoccupazione, il tasso di natalità in declino. La gente era spaventata. Poi iniziò ad arrabbiarsi. L'assenza di soluzioni praticabili. La ricerca di un capo espiatorio". Parole che risuonano di angoscia e familiarità, tanto più che la vicenda non è solamente femminile (come molti potrebbero troppo facilmente etichettarla). Fra le righe scorrono, seppur in modo indiretto e traslato, le tragedie dei vari ultimi del mondo, fra cui quelli dei migranti: "Non avevo considerato cosa significasse lasciare un luogo conosciuto, perdere tutto e viaggiare verso l'ignoto. Doveva essere come sprofondare nel buio, tranne forse per il barlume di speranza che ti aveva permesso di correre il rischio", riflette un altro personaggio che vive un'esperienza simile.
Ne I testamenti Atwood dunque compie un'operazione essenziale per la digestione dei moti più subdoli della nostra società. Lo fa con una lingua sempre limpidissima e cambi di registro spesso impercettibili e impregnati a volte di un'amara e tagliente **ironia **(il linguaggio è forse l'arma più micidiale qui, tanto che il divieto dell'alfabetizzazione è il vero cardine dell'oppressione). È vero che il tutto pare incastonato in un meccanismo narrativo dagli ingranaggi fin troppo evidenti (a far chiarezza sulle voci narranti ogni capitolo è accompagnato da un'icona diversa, ad esempio) e ci si chiede anche quanto questa opera letteraria possa essa letta a prescindere dalla sua controparte seriale (e alla prospettiva di un sequel), ma in ogni caso la sua lezione è potentissima.
I sistemi oppressivi che tentano di ridurre le donne al loro corpo sminuito, incatenato e mortificato ("il corpo di una donna adulta era una grossa trappola esplosiva") non saranno mai completamente al sicuro, perché di quelle stesse donne sottovalutano intelletto, determinazione e ardore. Ridotte all'ombra queste figure femminili tessono assieme i propri destini e lavorano in modo surrettizio per scardinare un regime puritano e autoritario. Anche questa è una delle fulminanti profezie di Margaret Atwood che si spera incontrino presto la realtà.
La mia valutazione
Luce <3







