Quando viene acquistato da una giovane coppia, entrerà silenziosamente nelle loro vite assistendo a tutto: amori, tradimenti, risate, litigi, nascite e addii. Immobile, nella sula posizione dignitosamente autoritaria, Gustav diventa il custode di un'intera famiglia e delle sue fragilità, raccontando con ironia e malinconia quanto gli esseri umani siano complicati e meravigliosi.
L’antiquario parlava spesso di me, lo capivo dal movimento delle sue labbra
sottili, dalla piega che gli si formava sulle guance e da quel modo tutto suo di
indicarmi con due dita ossute mentre qualche cliente si avvicinava, ma all’epoca
ignoravo ancora una cosa fondamentale: io esisto soltanto quando qualcuno mi
guarda.
Recensione
Oggi vi recensisco il racconto, breve ma particolare di uno specchio di nome Gustav, che regala parecchie emozioni.
Gustav è uno specchio antico, ma inizialmente lui non sa di esserlo. Non sa cosa sia e non sa perché le persone si comportino come se lui non esistesse, come se non sentissero cosa ha da dire, anche se lui cerca in tutti i modi di parlare con chi si trova davanti.
Gustav scopre anni dopo, nel 1988 cosa è davvero: uno specchio in un negozio di antiquariato gestito da Arturo e Renato.
Poi nel 1995 viene finalmente acquistato da una giovane coppia e la ragazza, Serena, sembra essere un po' più empatica nei confronti dello Specchio, mentre il fidanzato, Luca, invece non lo vuole proprio vedere. E poi c'è Bartolobau, il cagnolino della coppia che sembra in un primo momento studiare Gustav.
Gustav diventa parte integrante della loro casa e delle loro vite; assiste a lanci di piatti, discussioni, risate e chiacchiere... Fino alla nascita di Aurora, la bimba della coppia.
Saranno loro a dare allo specchio il nome Gustav, come se fosse un membro della famiglia.
Il racconto è scorrevole, piacevole come lettura e si legge velocemente, infatti l'ho iniziato e finito in una mattina. Gustav è il narratore, ironico ed emotivo. Non è un oggetto freddo e distaccato, ma diventa il custode e confidente di quella piccola e incasinata famiglia, fragile e reale come tante altre.
Non vi dico le vicende della famiglia, perché dovrete scoprirle da soli, o meglio con Gustav a farvi compagnia.
Mi sono resa conto, leggendo questo racconto, che forse, dovremmo dare più importanza alle cose "antiche", perché in fondo, anche se non parlano, hanno comunque anche loro una certa importanza, non vi pare?
La mia valutazione
Alla prossima
Luce <3
La verità mi fu rivelata durante un lunedì piovoso del 1988.
Renato entrò trasportando qualcosa di grande, avvolto in una coperta lanosa, lo
appoggiò proprio davanti a me e, dopo uno sbuffo rumoroso accompagnato da una
serie di imprecazioni, tolse il telo.
Per la prima volta vidi me stesso.
Cornice di noce scura, un angolo inferiore scheggiato, bordi tondeggianti e una
piccola macchia nera sul vetro, in basso a destra.
Dietro quella superficie identica a me… c’ero io.
Rimasi in silenzio per ore.
Uno specchio. Ero uno specchio, non un cugino indesiderato, non una suocera che
compare senza avvisare, non una presenza tollerata per educazione. Uno specchio.
Il che, devo ammetterlo, spiegava parecchie cose. Soprattutto il motivo per cui
nessuno mi avesse mai preparato un piatto a tavola.





































