venerdì 12 luglio 2024

Recensione tetralogia "Chicago Minotaurs Basket", A.A.V.V.


Titolo: Arcturus's Chance

Autore: Claudia Bacci

Serie: Chicago Minotaurs Basket Series Volume 2 - Autoconclusivo Chicago

Editore: Self-publishing

Illustratore: Ella Kintsugi

GenereSports Romance,

Trope: Single Dad, Second Chance at Love, Slow Burn, Found Family, Emotional Scars, Opposites Attract, Redemption

Pagine: 320 (paperback)

Uscita prevista: 19 giugno 2024

Formati: Amazon Kindle, Paperback e Hard Cover


Link d'acquisto: QUI


Serie Chicago Minotaurs Basket:

1 Polaris' Princess

2 Arcturus' Chance

3 Syrius' Gift

4 Antares' Faith



“Poi la vedo. Si è chinata a salutare Maggie e le sta sorridendo, il sorriso più bello che abbia mai visto. Si alza in piedi e mi guarda, resto incantato a fissarla. È di una bellezza particolare che mi mozza il fiato. Il mio cuore inizia a battere terribilmente forte che quasi mi sento mancare. Era da una vita che non provavo queste sensazioni. «Arthur, ti presento mia sorella Kinsley», mi dice Seth.”

QUARTA DI COPERTINA

 

 

Chicago.

Arthur Hale ha votato la sua vita al basket e a sua figlia Maggie.

Kinsley Hellis ha raccolto i cocci della sua adolescenza tormentata e li ha riversati nell'amore per la fotografia rifugiandosi in Messico.

Quando Kinsley raggiunge il fratello Kevin a Chicago e incontra Arthur i loro mondi s'incrinano. Forse per entrambi è giunto il momento di riaprire il cuore alla fiducia e all'amore.



“Lo so, detto così è un po’ brutto, ma non voglio innamorarmi e non voglio che qualcuno si innamori di me… non voglio far soffrire nessuno». «E se fosse troppo tardi?»”


Recensione

Oggi vi parlo del secondo volume di questa tetralogia. Se nella prima abbiamo conosciuto Polaris e Althea, questa volta abbiamo modo di approfondire le storie di Arthur, un ragazzo che da tutto per il basket, ma anche per la figlia Maggie, che non ha avuto una figura materna accanto, se non quella della nonna, che però è appunto la nonna, non la madre; a fare da bilanciere al nostro padre single, abbiamo Kinsley Hellis, sorella di un ragazzo che fa parte della stessa squadra di Arthur, che decide di tornare a Chicago dopo aver passato buona parte della sua vita a Città del Messico. 

Kinsley nasconde qualcosa di doloroso legato alla sua infanzia e a Chicago; è tornata perché il padre è morto, ma è proprio grazie a questo ritorno, che entra nelle vite di Arthur e Maggie, portando una ventata d'aria fresca.

Sia Arthur sia Kinsley sono due anime distrutte da traumi giovanili, uno diverso dall'altro, ma sempre e comunque traumi, che non augurerei a nessuno.

Insieme sapranno lasciarsi andare, facendo del passato doloroso un'esperienza di vita, da portare con sé, per non cadere negli stessi errori; al fianco avranno la squadra dei Minutaurus e persone che li guideranno sempre. 

La presenza di Maggie, bambina di sei anni, ma sveglia quanto, se non più di un adulto, è qualcosa di fresco, qualcosa che servirà a suo padre e a Knsley di superare ogni cosa.



La mia valutazione



Alla prossima

Luce <3



“C’è stato qualcosa tra me e la palla appena l’ho toccata, come una magia, che è rimasta sempre. Forse un giorno tutto questo finirà, ma non dimenticherò mai ogni singola partita che ho giocato, le sensazioni che ho provato, lo sguardo dei miei compagni, i nostri abbracci per festeggiare la vittoria e le nostre battute nello spogliatoio. Siamo diventati una famiglia perché è quello che fa lo sport… crea legami così forti che poi vanno oltre il momento della partita, ti accompagnano nei momenti difficili e in quelli felici, ti fanno sentire speciale e unico, perché fai parte di una squadra speciale, il Chicago Moonstars Basket e Lanmè, Seth, Iman e Albert sono i tuoi compagni.”




giovedì 11 luglio 2024

Recensione tetralogia "Chicago Minotaurs Basket", A.A.V.V.


Titolo: Polaris' Princess

Autore: Ella Kintsugi

Serie: Chicago Minotaurs Basket

Genere: Sport Romance

Trope: Royals, Sports Star Hero, Forbidden, hidden identity, Age Gap, Opposites Attract, suspense.

Pagine: 354

Uscita cartacei 12 giugno 2024

Formati: Kindle, paperback e hardcover

Link d'acquisto: QUI


Serie Chicago Minotaurs Basket:

1 Polaris' Princess

2 Arcturus' Chance

3 Syrius' Gift

4 Antares' Faith


"Eppure, nonostante tutto, ogni canestro avvicina i Moonstars alla vittoria. Polaris guida la squadra con maestria, come un direttore d’orchestra. Come la stella di cui porta il nome per i viandanti.”


 

QUARTA DI COPERTINA

Chicago.

Lanmè A. Duvall è il capitano della squadra di basket NBA della città, i Minotaurs. È triste, arrabbiato perché ha scoperto di recente di avere un fratellastro che il padre gli ha tenuto nascosto per una ventina d'anni.

Sulla sua strada incontra Althea, una principessa di un microstato caraibico che cerca un'esperienza di vita reale e non regale, e scappa dalla sua isola per un'avventura ispirata a un film con Eddie Murphy.

Tra i due ci sono quasi dodici anni di differenza, Althea dovrà fidanzarsi tempo sei mesi con un nobile europeo, non potrebbero essere più diversi. Ma tra regali e reali, nipotine e Nipotini, il loro amore fiorisce comunque e, in qualche modo, una fata madrina con la bacchetta da direttore d'orchestra farà la sua magia.

Il libro è il primo della serie Chicago Minotaurs, 4 romanzi standalone e autoconclusivi ed è così composta:

1 Polaris' Princess

2 Arcturus' Chance

3 Syrius' Gift

4 Antares' Faith


“Lanmè A. Duvall. Il mio nome in creolo significa Stella Polare. Per questo, per tutti, soprattutto per la squadra, sono Polaris. “



Recensione

Oggi vi parlo del primo volume di questa tetralogia, che come scoprirete, originariamente era ben più di quattro romanzi.

Siamo a Chicago (città in cui è ambientata tutta la tetralogia, visto il nome della squadra); protagonisti di questo primo volume sono Polaris (da cui il nome del romanzo) e Althea; il primo è capitano della squadra di basket, i Chicago Minutaurus (da cui il nome della tetralogia); un uomo che da tutto per il basket, fino al giorno in cui nella sua vita, compare Althea. La nostra protagonista è niente meno che una principessa, di un paese parecchio lontano da Chicago, che, stufa delle etichette di corte, e in barba ai genitori, decide di prendersi sei mesi di "vacanza" per esplorare il mondo, prima di finire ingabbiata dentro un matrimonio per convenienza.

Ed ecco che, una volta arrivata a Chicago, Althea, fa richiesta per lavorare nella palestra della sua squadra di basket preferita, che è anche il luogo in cui vedrà per la prima volta Polaris.

Tra i due scatta qualcosa, la vicinanza è inevitabile, ma Polaris non sa la verità e Althea vuole tenerla nascosta per un po', senza avere la minima idea, che il padre di Polaris, che lui detesta con tutta l'anima, per motivi che non vi spiegherò, sarà proprio colui che gli rivelerà la sua vera identità.

Da qui salteranno fuori parecchi altarini, riguardanti sia la famiglia di Polaris, sia quella di Althea, nonché alcuni personaggi secondari, che sono fondamentali in questa storia.

Non posso e non voglio raccontarvi altro; starà a voi scoprire gli altarini delle famiglie, e capire se tra Polaris e Althea, sarà possibile o meno una storia d'amore.

Posso però dire che ho adorato ogni singola frase di questo romanzo e che non vedo l'ora di leggere gli altri, perché sono sicura che ogni coppia sarà stimolante, tanto quanto Polaris e Althea.



La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


“Althea mi fa un effetto strano. Mi suscita sentimenti contrastanti: attrazione, protezione, felicità. Dolore. Anche questo, perché so di non poterla avere come vorrei. Sono un uomo che vive nella finzione, nella menzogna. Non so chi sono. Al di là del giocatore di basket non so chi sia Lanmè A. Duvall. Mi sento di prendere per il culo tutti, per primi i miei compagni di squadra. Sono la fottuta stella polare del nulla. “


mercoledì 10 luglio 2024

WWW....Wednesday #248

 Il WWW Wednesday, è una rubrica settimanale ideata da MizB (Should be Reading) nata per far sapere a voi lettori le mie letture appena concluse, quelle attuali e le prossime!!


 1. What are you currently reading? Che cosa stai leggendo?



Ho concluso "Come vento cucito alla terra" della Tuti su Audible e ho iniziato questo, primo di una tetralogia; vi farò sapere


A casa sto leggendo questo preso in biblioteca

Sto andando avanti anche con La Ruota del Tempo

 2.What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?


Recensione QUI


Recensione QUI


Recensione QUI


Recensione QUI


Recensione online domani


Recensione online venerdì


Recensione online sabato


Recensione online domenica

3. What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?


Appena finisco La libreria sulla collina, a casa leggo questo


Appena finisco La Ruota del Tempo, inizio questo racconto, l'unico che mi manca per concludere la serie sul Commissario Ricciardi


E una volta finito quello, mi dedico a Sevenwaters

Ed eccoci alla fine del 248esimo www...

Voi cosa state leggendo? Cos'avete finito di leggere? E cosa leggerete?

martedì 9 luglio 2024

Recensione fumetti, Zerocalcare

 

Autore: Zerocalcare

Titolo: Dimentica il mio nome

Prezzo: 17,10   e-book 8,99

Link d'acquisto: QUI


Fumetti Zerocalcare:

1)La profezia dell'armadillo

2)Un polpo alla gola

3)Ogni maledetto lunedì su due

4)Dimentica il mio nome

5)L'elenco telefonico degli accolli

6)Macerie prime

6,5)Macerie prime - sei mesi dopo

7)La scuola di pizze in faccia

8)Scheletri

9)Quando muori resta a me

10)Dodici

11)Kobane Calling

12)A Babbo Morto

    13)Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia

14)No sleep till shengal



Trama

Quando l'ultimo pezzo della sua infanzia se ne va, Zerocalcare scopre cose sulla propria famiglia che non aveva mai neanche lontanamente sospettato. Diviso tra il rassicurante torpore dell'innocenza giovanile e l'incapacità di sfuggire al controllo sempre più opprimente della società, dovrà capire da dove viene veramente, prima di rendersi conto di dove sta andando. A metà tra fatti realmente accaduti e invenzione.


Recensione

in Dimentica il mio nome la narrazione procede per microepisodi di poche tavole, collegate tra loro in una trama principale che prende il via dalla morte della nonna di origini francesi.
La storia è punteggiata da momenti intensi ed efficaci. Assistiamo alla nascita dell’Armadillo, una delle “voci interiori” di Zerocalcare, a seguito della separazione dei genitori. Comprendiamo la reazione dell’autore al lutto e al dolore, in una naturale evoluzione delle riflessioni lette nell’esordio, La profezia dell’armadillo. Osserviamo la distanza incolmabile che separa una madre e un figlio nell’affrontare la morte di una persona cara. E così via. Sono molti i momenti in cui Zerocalcare sa parlare con chiarezza al lettore, sa coinvolgere emotivamente e mettere in moto quel meccanismo di empatia e di identificazione che lo ha reso celebre. Tra l’altro, sempre con un senso dell’ironia leggero ma pungente, a tratti davvero convincente.

03Eppure, nel suo complesso, Dimentica il mio nome appare un libro debole. 

In primo luogo, l’impostazione della storia è diventata eccessivamente ripetitiva e prevedibile. L’autore ha trovato il suo equilibrio stilistico, ma senza alcuna vera innovazione, quanto piuttosto chiudendosi in un manierismo che tende a irrigidirsi e a fare il verso al proprio stesso stile. Insomma, se in La profezia dell’armadillo, il sorprendente esordio, la struttura è funzionale, oltre che figlia dello sviluppo stesso del libro, la struttura di Dimentica il mio nome rappresenta più una scelta di tipo conservativo o, al peggio, un segno di pigrizia. E l’ultima cosa che vorremmo da un autore del talento di Zerocalcare è che si accomodi in una formula di successo ma sterile.

In secondo luogo, l’autore apre la narrazione autobiografica a uno sviluppo fantastico che non aggiunge nulla alla storia, anzi, risulta alla fine controproducente. Perché diluisce eccessivamente la storia, togliendo ritmo e forza; perché inceppa il processo di identificazione del lettore, tanto da portarlo a qualche alzata di spalle di troppo. Per quanto sia apprezzabile, in questo caso sì, l’abilità nel ricercare nuove forme stilistiche e sollecitazioni in un territorio prima inesplorato o quasi, il tutto si riduce a una deviazione narrativa né intrinsecamente necessaria né efficace sul piano narrativo.

In terzo luogo, Dimentica il mio nome è un libro troppo lungo per la storia che vuole essere raccontata, colpa anche della struttura a microepisodi che lo caratterizza. Quei passaggi da una scena all’altra, quelle costanti aperture ad argomenti altri (parentesi dopo parentesi, come la scena infelice delle macchie sugli occhi) danno alla lettura un vago senso di stanchezza e ripetitività, che toglie forza ai momenti più riusciti. Troppo diluiti, troppo sintetici, troppo inconsistenti.

04

L’autobiografia è un genere difficile. Tra i più complessi in assoluto. Perché richiede l’impertinenza e la presunzione di elevare a senso e a esempio la normalità della vita di tutti noi. Tale esemplificazione funziona se si ha davvero qualcosa da raccontare, altrimenti si rischia di finire per parlarsi addosso. Gli autori di successo che fanno dell’autobiografia la loro forma “canonica” hanno poi un ulteriore rischio: di dover continuare a narrare di sé, a qualunque costo.
Insomma, gli autori oltre che il bisogno di raccontare, hanno anche il bisogno di accumulare esperienze significative. Forse a Zerocalcare serve una pausa più ampia per elaborare nuove esperienze e nuove forme di racconto?

La mia valutazione


Alla prossima
Luce <3


lunedì 8 luglio 2024

Cover reveal "Wicked Crown", Sabrina Pennacchio

Buongiorno, oggi partecipo al cover reveal del nuovo romanzo di Sabrina Pennacchio



Titolo: Wicked Crown - Libro Primo

Data uscita: 22 Luglio 2024

Autore: Sabrina Pennacchio

Formato: E-Book, Cartaceo flessibile e rigido

Editore: Amazon

Collana: Romance/Fantasy

Soundtrack Spotify: [ https://open.spotify.com/playlist/2XAWnoFlqHx5MTa45EPr9k?si=rSF6i2MPRvu1CyrHLudcCw ]


Trama


𝘋𝘶𝘦 𝘙𝘦𝘨𝘯𝘪 𝘪𝘯 𝘭𝘰𝘵𝘵𝘢 𝘥𝘢 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘭𝘪...


Mirath è diversa da tutti gli abitanti del Regno del Sole: la sua pelle non è ambrata, i capelli non sono color dell'oro e non ha il marchio Regale delle fate sul corpo. Per questo la vita al Palazzo del Sole non è mai stata facile, lasciata sola nei meandri della Corte e costretta a farsi vedere solo se necessario. Tutto però può cambiare al raggiungimento della maggiore età, durante la cerimonia che la aiuterà a manifestare la sua reale forma e i suoi veri poteri.


𝘋𝘶𝘦 𝘢𝘯𝘪𝘮𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦𝘳𝘰 𝘥𝘰𝘷𝘶𝘵𝘰 𝘮𝘢𝘪 𝘪𝘯𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘳𝘴𝘪...


Kor è rimasto prigioniero per secoli, privato dei suoi poteri e di tutto ciò che aveva, anela soltanto la vendetta verso coloro che gli hanno distrutto la vita, giocando col suo destino.

Con il loro incontro, la ruota del destino ricomincia a girare, portando il Regno del Sole e il Regno della Luna in un antico caos, dal quale sarà impossibile tornare indietro.


Biografia autrice

Sabrina Pennacchio nasce a Napoli, il 10 febbraio del 1991. Dopo essersi buttata nel mondo del lavoro della beauty care, dedica tutto il suo tempo libero alla sua passione per la scrittura e alla gestione del suo blog letterario.

Nel 2018 si aggiudica il premio della critica letteraria con la prima edizione di Wanted che ora è nelle vostre mani in una nuova edizione con contenuti extra e del tutto rinnovata.

Nel 2019 pubblica Dark and Light - Amore Impossibile -, primo capitolo di una saga Urban Fantasy di tre romanzi, il quale resta primo nella classifica bestsellers Amazon per sedici mesi consecutivi.

Nel 2020 pubblica The Devil and The Lady, considerato il libro più bello dell'anno, e Una storia d’inverno, che diventa la favola orientale preferita di più di 500 lettori in sole poche settimane.

Negli anni successivi svariate sono le sue pubblicazioni e i suoi continui successi la portano nell'ottobre del 2022 a raggiungere un grande obiettivo: uno dei suoi romanzi arriva all'estero in lingua inglese.


Scopri i suoi attuali e prossimi romanzi su Amazon.

domenica 7 luglio 2024

Recensione "Fiore di roccia", Ilaria Tuti

 


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Fiore di roccia

Prezzo: 19,00  e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


"Conosciamo queste montagne più di chiunque altro, le abbiamo salite e scese tante volte. Sapremo proteggerci, se necessario. Del resto sono consapevole: se non rispondiamo noi donne a questo grido d'aiuto, non lo farà nessun altro. Non c'è nessun altro."

 

Trama

«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche chi è rimasto nei villaggi, mille metri più in basso. Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle. Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame. Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riempiono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore. Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione. Risaliamo per ore, nella neve che arriva fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini – diavoli bianchi, li chiamano – ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre ci arrampichiamo con gli  scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i «fiori di roccia». Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l'eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall'inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire. Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.»  Con "Fiore di roccia" Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.



"Mia madre aveva ragione. I libri parlano dell'umanità e all'umanità, in essi uomo e storia si riconoscono e rincorrono, e non importa quanto tempo addietro siano stati scritti. Sono immortali."


Recensione

AGATA!

Questo è il nome gridato che mi ha fatta sussultare durante tutto l’ascolto coinvolgente di Fiore di roccia di Ilaria Tuti, letto e interpretato magistralmente da Angela Ricciardi. Il nome della protagonista risuona nella mente come il frastuono della rupe che sembra spaccarsi, faticando tra le raffiche di vento freddo che si fa largo.
Il Pal Piccolo, Pal nella lingua di Timau e una delle isole linguistiche tedesche del Friuli, si staglia maestoso, ripido e privo di alberi e arbusti, tra le pagine del romanzo. Cima secondaria delle Alpi, la montagna è incastonata tra l’Italia e l’Austria (in località Timau di Paluzza, Udine, Carnia), prigioniera del grigio purulento della tempesta e del cielo che piange violenza. Siamo tra il 1915 e il 1917. L’altura è disseminata di trincee e baraccamenti di italiani contro gli austro-ungarici. Bisogna difendere gli argini della patria, seppur con il rischio di divellere e tranciare abitudini e tradizioni.
L’esercito regio ha arruolato l’intera popolazione: giovani e meno giovani devono essere pronti a condividere gli stessi sacrifici e patemi. Eppure una voce continua a urlare il nome di una, due, tre e molte altre. Una fila ordinata di donne strette nello scialle, calzate di fatica e spasimo, salgono ogni notte i sentieri del Pal Piccolo, arrivando anche a 1000 metri di dislivello, per raggiungere gli uomini al fronte, e portare loro ciò che serve per resistere. Le gerle, che arrivano anche a pesare 40 kg, cariche di armi, biancheria pulita e quel poco cibo che è possibile recuperare, si trasformano in corpo e volontà. Agata, Viola, Lucia sono solo alcune delle donne che si prendono cura del futuro, nonostante i seni doloranti per non aver fatto in tempo ad allattare i loro bambini affamati, nonostante le famiglie da accudire e i campi da coltivare. “Siete donne, non vi è richiesto capire le esigenze della guerra”, dice un soldato con disprezzo e sufficienza. “Le donne servono dove sono”, dice decisa Agata, protagonista e narratrice in Fiore di roccia.
Quella che Ilaria Tuti ci racconta, è una storia sconosciuta di 2000 donne, contadine, cacciatrici, madri e mogli di Timau, che come Artemisia di Alicarnasso scelsero di fare ciò che era necessario, poiché in guerra, tra alleati, deve esserci fiducia, rispetto e fedeltà. Le portatrici, è così che le avevano riconosciute gli stessi soldati che un tempo avevano anche solo pensato di denigrarle. Loro erano un battaglione, erano la base della resistenza degli uomini in prima linea. Le portatrici carniche furono considerate un vero e proprio reparto, guadagnandosi il rispetto di tutti gli alpini.
La scrittrice si muove con rispetto e attenzione tra i respiri mortali della creatura montuosa del Pal Piccolo, lì dove uomini e donne hanno trovato la forza, l’umanità, l’aiuto reciproco, l’amore e la morte. Prosa e poesia danzano strette nel ricordo di quel limbo innevato macchiato dal sangue di giovani chiamati a combattere per l’onore e per la nazione. 
Fiore di roccia è la forza che non si sa di avere, e la tenacia e la necessità di tenersi in vita.
Fiore di roccia è l’interrogativo sulla sostanza dei sentimenti umani. È la diffidenza che si insinua nell’anima, e allo stesso tempo, l’annichilimento del risentimento. È la scoperta della ferocia, della lotta alla sopravvivenza e del tradimento dettato dal bisogno di sentirsi umani.
AGATA!
Le donne con le gerle sono lo strato di peluria lanosa del fiore alpino, che non permette al dolore di traspirare. Loro sono il bianconeve del fiore di roccia, che si riscaldano con la fatica della salita, e danzano sulla morte per richiamare la vita.
Non c’è tempo per piangere i caduti. Non fermatevi!


La mia valutazione

Alla prossima
Luce <3


"C'è un'espressione felice che racconta la tenacia di questa stella alpina: noi la chiamiamo "fiore di roccia"". Il capitano Colman annuisce. "E' questo che siete. Fiori aggrappati con tenacia a questa montagna. Aggrappati al bisogno di tenerci in vita."


sabato 6 luglio 2024

Sherlock - serie tv - Netflix (recensione)

Buongiorno, oggi vi parlo della serie tv Sherlock, la trovate su Netflix



Titolo: Sherlock

Paese: Regno Unito

Anno: 2010-2017

Formato: serie tv

Genere: giallo, poliziesco, commedia drammatica

Stagioni: 4

Episodi: 12 (+ 1 speciale)

Durata: 85-90 min (episodio)

Lingua originale: inglese




Informazioni

Sherlock è una serie televisiva britannica del 2010, liberamente tratta dalle opere di Sir Arthur Conan Doyle, creata da Steven Moffat e Mark Gatiss e interpretata da Benedict Cumberbatch (Sherlock Holmes) e Martin Freeman (John Watson).




Trama

La serie è un libero adattamento dei romanzi e dei racconti di Sir Arthur Conan Doyle e vede come protagonista il detective Sherlock Holmes, affiancato dal suo futuro assistente, il dottor John Watson. Le avventure dei due si svolgono però nella Londra odierna, e non in quella presentata da Doyle. Watson è un reduce della guerra in Afghanistan e deve ancora ritrovare il suo posto nella società. Quando un amico gli suggerisce di trovarsi un coinquilino con cui dividere le spese di un appartamento, si ritrova a vivere con l'eccentrico Holmes, che col passare degli anni diventerà suo compagno di avventure. Sono state realizzate quattro stagioni, ognuna delle quali composta da tre episodi, oltre ad un mini episodio e ad un episodio speciale.



Recensione

La particolarità di questa serie tv è che è ambientata nella Londra odierna, ai giorni nostri e non quella presentata da Doyle nei suoi scritti. Conosciamo Watson, reduce della guerra in Afghanistan, che fa fatica a ritrovare il suo posto nella società. Un giorno un suo amico gli suggerisce di trovarsi un coinquilino e di dividere le spese di un appartamento insieme a lui.

Dopo aver seguito il suo consiglio, Watson conosce l’eccentrico Sherlock Holmes, che di professione fa il detective privato. I due all’inizio faranno fatica, ma con il tempo diventeranno grandi amici. Un’altra interessante particolarità di questa serie sono gli episodi: sono state realizzate quattro stagioni – ancora spero in una quinta – composte da soli tre episodi, della durata di un’ora e mezza.

Parliamoci chiaro, ormai siamo amici: l’idea di rendere Sherlock Holmes un detective privato e moderno, nella Londra dei giorni nostri, è geniale. Ciascun episodio della serie rasenta quasi la perfezione. Forse questa serie con me vince facilmente e a mani basse perché è la mia preferita ma se è riuscita a battere qualsiasi serie coreana, ci sarà un motivo.

La trama è ovviamente un elemento molto interessante poiché è ispirata ai romanzi e i racconti del detective creato da Doyle. Tutti gli episodi, compreso lo speciale L’abominevole sposasono una rivisitazione moderna di questi scritti. Ciò che salta subito all’occhio è, appunto, l’elemento moderno.

Il nostro detective utilizza la tecnologia che tutti noi conosciamo: ha un blog su internet (che però non ha molto successo, almeno non prima dell’arrivo di Watson), manda e riceve SMS e utilizza il sistema GPS, utile per risolvere i suoi strani crimini.

Lo vediamo discutere con suo fratello Mycroft attraverso il cellulare, ricevere messaggi poco professionali da Miss Irene Adler e tartassare letteralmente di messaggi il suo povero amico Watson. In fin dei conti, però, fa solo ciò che ha scritto Doyle: utilizza tutto ciò che ha a sua disposizione per risolvere un caso.

Ad un certo punto, lui e Watson, diventano addirittura dei fenomeni del web.

Un’altra cosa che salta subito all’occhio, sono messaggi e note che compaiono ogni tanto sullo schermo. Quando il nostro detective è alle prese con l’analizzare la vittima di turno o una persona appena incontrata, vediamo il suo intenso sguardo e delle informazioni comparire sullo schermo.

Età, segni particolari, lavoro e cose simili: questa scelta grafica, stilistica, ci permette di entrare a contatto con ciò che sta accadendo. Ci sentiamo quasi più vicini al protagonista e vediamo le cose – o almeno ci proviamo – dal suo punto di vista.

Benedict Cumberbatch ha un modo di rendere suo il personaggio di Holmes, che fa quasi paura.

Ci troviamo davanti a un detective sociopatico, facilmente irritabile, così fastidioso che a volte lo avrei picchiato io stessa, a volte infantile ma un genio di prima categoria. Questa è probabilmente l’interpretazione migliore di Cumberbatch, che riesce a rendere Sherlock Holmes il detective e l’amico, se così si può dire, di cui tutti abbiamo bisogno sullo schermo.

Nessuno, al di fuori di Benedict, avrebbe potuto interpretare questo personaggio. L’attore riesce a rendersi terribilmente fastidioso con le sue risposte secche e il suo comportamento superiore. Inoltre guai a chiunque lo interrompa mentre si trova nel suo Palazzo Mentale. Si rende così molesto ma, allo stesso tempo, non possiamo fare a meno di adorarlo.

La sua attenzione ai dettagli, il suo sorriso psicopatico ogni volta che Lestrade gli dice che c’è un caso da risolvere e il suo modo molto particolare di dimostrare affetto a John Watson e altre persone che gli sono vicine.

In realtà ogni personaggio in Sherlock è caratterizzato alla perfezione e riesce a rendersi memorabileunico. Nonostante ciò mi sento in dovere di citare la nemesi del nostro amato detective: sto parlando di James Moriarty, interpretato da un altro grande attore, Andrew Scott.

Abbiamo davanti un altro pazzo psicopatico, con un carattere imprevedibile e istrionico ma anche lui, come il suo rivale, è un genio – oserei dire, genio del male. È intelligente, spigliato e astuto. Non a caso è il nemico numero uno del nostro detective.

Anche in questo caso, succede questo: lo odiamo, vorremmo picchiarlo in certi momenti ma non possiamo fare a meno di adorarlo. Le sue battute improvvise, il suo senso dell’umorismo e soprattutto la sua adorata suoneria del cellulare. Se siete curiosi di sapere qual è, guardate il primo episodio della seconda stagione: non ve ne pentirete.

Credo che questa serie tv abbia il cast migliore di tutti i tempi. Ogni personaggio, ogni interpretazione, è superba, ineguagliabile. Ogni volta che riguardo la serie, rimango stupita come se fosse la prima volta: è tutto così assurdo e affascinante allo stesso tempo.

Sherlock è una serie completaunica e quasi perfetta – dico quasi perché nulla a questo mondo lo è, ma la serie di Moffat e Gatiss ci si avvicina molto. Prodotti simili credo capitino una volta ogni mille anni (si fa per dire).

Dalla trama rivisitata e re-interpretata in alcuni punti, l’accento British che sembra una dolce melodia ai personaggi veri, umani e una colonna sonora impeccabile, questa è la serie che tutti dovrebbero vedere.

Ogni elemento in questa serie funziona alla perfezione, ogni tassello è stato messo al punto giusto e si incastra divinamente con il resto. La genialità che si nasconde dietro a ogni conversazione, frecciatina di Sherlock a suo fratello Mycroft e alla trama in generale, è solo da ammirare.

Il modo in cui poi sono stati caratterizzati e portati in vita i casi che il nostro detective risolve, ogni minimo dettaglio: incredibile.

Umorismo, tensione, battute imprevedibili, genialità e molto altro sono presenti in questa serie.


La mia valutazione

Alla prossima

Luce <3