venerdì 12 giugno 2026

Recensione dilogia "The Handmaid's Tale", Margaret Atwood

 


Autrice: Margaret Atwood

Titolo: Il racconto dell'ancella

Prezzo: 19,00  e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


“Noi esistiamo per scopi di procreazione, non siamo concubine, geishe, cortigiane. […] Non dobbiamo avere qualità di intrattenitrici, non è lasciato spazio al risvegliarsi di desideri segreti, nessun allettamento speciale dev’essere concesso da parte loro o nostra, né ci deve essere il più piccolo appiglio per l’amore. Noi siamo dei grembi con due gambe, nient’altro: sacri recipienti, calici ambulanti”.


Trama

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Offred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Gilead: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette Ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c'è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull'intreccio tra sessualità e politica. Quello che l'Ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.


“Ogni mese aspetto il sangue, impaurita, perché se arriva significa incapacità. Sono stata di nuovo incapace di esaudire le attese altrui, che sono divenute mie”.

Recensione

Questo romanzo distopico offre una visione disturbata di una società in cui le donne hanno perso ogni diritto e ogni controllo sul proprio corpo. Ambientato in un futuro non troppo lontano, il libro dipinge un mondo governato da una teocrazia totalitaria, in cui il ruolo delle donne è ridotto a quello di strumenti di procreazione.

L'uso della prima persona, attraverso la voce intima e coinvolgente della protagonista, rende la narrazione fluida e avvincente. Ogni pagina invita a proseguire, portando il lettore a immergersi sempre più nelle dinamiche e nelle emozioni contrastanti della protagonista.

La trama ruota attorno alla figura di Difred, un'"ancella" incaricata di dare un figlio al comandante a cui è assegnata. Tuttavia, al di là della semplicità apparente della storia, emergono temi complessi e universali: il peso del passato, il trauma della perdita di libertà, e la lotta per mantenere la propria umanità in un mondo che cerca di annientarla. Difred non è solo una vittima; è una donna che lotta per sopravvivere e che, nonostante tutto, cerca di mantenere accesa una scintilla di speranza.

Il romanzo esplora temi come il controllo del corpo femminile, il potere della memoria, e la resilienza di fronte all'oppressione. Difred, con i suoi ricordi e i suoi pensieri, diventa simbolo di resistenza e di ribellione silenziosa, un promemoria del valore della libertà e della dignità umana.

"Il racconto dell'ancella" non è solo una storia, ma anche un monito.



La mia valutazione


"Pensate alla situazione in cui si trovavano prima, pensate ai bar di per sole donne, all’indegnità degli appuntamenti a sorpresa. Era il mercato della carne. […] Oppure se avevano un lavoro, dovevano lasciare i figli al doposcuola o affidarli a qualche donna ignorante e brutale, che dovevano pagare loro stesse, sottraendo il denaro alle loro misere buste paga. Il denaro era l’unica misura del valore, per tutte, l’essere madri non dava diritto al rispetto. Non c’è da meravigliarsi quindi che stessero addirittura rinunciando alla maternità. Ora , invece, sono protette, possono adempiere in pace ai loro destini biologici, con pieno sostegno e incoraggiamento. […]".


*-* *-* *-*


Autrice: Margaret Atwood

Titolo: I Testamenti

Prezzo: 19,00  e-book 10,99

Link d'acquisto: QUI


Trama

«Il nostro tempo insieme sta per cominciare, mio lettore. Può darsi che vedrai queste pagine come un fragile scrigno da aprire con la massima cura. Può darsi che le strapperai o le brucerai: con le parole accade spesso».
Hai fra le mani un’arma pericolosa, caricata con i segreti di tre donne di Gilead. Stanno rischiando la vita per te. Per tutti noi.
Prima di entrare nel loro mondo, forse vorrai armarti anche di questi pensieri:
«La conoscenza è potere».
«La Storia non si ripete, ma fa rima con sé stessa».

Recensione

Per chi non lo sapesse, nel primo libro Atwood immaginava che un regime teocratico totalitario chiamato Gilead rovesciasse il legittimo governo degli Stati Uniti, imponendo una società fondamentalista in cui le donne, soprattutto quelle fertili, erano private di ogni diritto civile, finendo per diventare le ubbidienti Mogli dei Comandanti del regime, le custodi dell'ortodossia morale comune (le Zie) o ancora dei corpi da usare a piacimento per garantire le riproduzione degli alti ranghi (le Ancelle), data la crisi di natalità che aveva colpito il paese. L'autrice faceva raccontare la sua storia a Offred, una di queste ancelle che grazie alla sua forza d'animo riesce probabilmente, nel finale aperto del libro, a trovare rifugio nel Canada libero (è anche al centro della serie tv, dove le dà il volto Elisabeth Moss).

I testamenti è ambientato 15 anni dopo queste vicende e torna a raccontare di Gilead coinvolgendo voci vecchie e nuove. Solamente questo era dato sapere fino all'uscita del nuovo romanzo, la cui trama è stata tenuta sotto il più stretto riserbo, alimentando in questo modo una curiosità già altissima (e fuori dalle librerie nelle ore precedenti l'uscita si sono formate code notevoli, a conferma del fenomeno). Atwood è stata anche ospite del Festivaletteratura di Mantova appena conclusosi e, pur attenta a non rivelare dettagli preziosi, ha ribadito il tema centrale della sua nuova fatica, come sempre il potere: "Nel mio libro ho riportato soltanto quello che credevo queste persone pensassero di chi ha il potere, e di solito ad averlo sono suprematisti bianchi o integralisti religiosi che usano la religione come facciata per poi fare altro", il che risulta ovviamente in un monito: "L’unico messaggio possibile verso queste persone è: non li votate, non lasciate che salgano al potere".

L'autrice torna appunto a Gilead e lo fa con un espediente particolare (se proprio non volete sapere nulla della trama, passate al paragrafo successivo): se prima il punto di vista era quello di Offred, ora si spezza in tre voci distinte che in vari momenti della storia ci consegnano altrettante testimonianze sulla crisi sotterranea ma irreversibile che sembra percorrere il regime. Una di queste è quella di zia Lydia, l'irreprensibile e crudele Zia che abbiamo ben conosciuto nel primo libro e nella serie, che svela qui un volto umano e inedito, seppur sempre spietato e determinato; poi ci sono Agnes, una bimba cresciuta nel pieno dei rituali malati di Gilead, e infine Daisy, che vive in Canada e osserva da lontano quella realtà malata ma sarà costretta all'improvviso a entrarne nel cuore. I destini delle tre, su cui aleggia il mito della bimba scomparsa Baby Nicole, s'intrecceranno in uno schema intrigante che tenterà appunto di mettere a repentaglio l'ordine precostituito delle cose. (Fine spoiler).

Atwood ci rigetta dunque nelle atmosfere cupe e stranamente familiari di Gilead, una società che nonostante gli scricchiolii continua a esercitare il suo potere oppressivo sulle donne: "Eravamo fiori preziosi da custodire nelle serre, perché qualcuno avrebbe potuto tenderci un agguato, strappare i petali e rubare il tesoro, ci avrebbe squarciate e calpestate, uno di quegli uomini famelici che potevano appostarsi a ogni angolo" è la giustificazione inculcata a una delle protagoniste da una macchina della propaganda senza vergogna, che in realtà teme solo le pericolosità delle fanciulle che alleva: "Una donna ribelle era ancora peggio di un uomo ribelle, perché i ribelli diventavano traditori, mentre le ribelli diventavano adultere". Proprio su questo nodo l'autrice costruisce un libro che, pur muovendosi su aspettative prevedibili, ci dà ulteriore conto dell'importanza della storia che ha congegnato.

Sia Il racconto dell'ancella sia questo I testamenti, infatti, non sono solo narrazioni fantasiose su una delle tante facce apocalittiche che il nostro mondo potrebbe assumere. D'altronde la stessa Atwood scrive che "uno degli assiomi del romanzo" in questi due casi per lei è "non ammettere eventi che non avessero un precedente nella storia dell'umanità": la prevaricazione sistematica della donna, il timore della sua imprevedibilità, la costruzione di sistemi politici ma anche di senso che ne sminuiscano costantemente la figura e le potenzialità non sono altro che un humus universalmente diffuso che la scrittrice, negli anni Ottanta così come oggi (quasi il mondo si fosse cristallizzato), non ha fatto altro che sublimare.

Leggere questo romanzo oggi ci dà dunque l'idea che poco sia cambiato e che quei pericoli esasperati tre decenni fa siano ancora lì, anzi più concreti che mai. In questo secondo capitolo Atwood è ancora più fulminante nel mostrarci come Gilead sia uno specchio deformato eppure vicinissimo alla nostra realtà, basta solo pensare all'elenco delle motivazioni che hanno portato alla sua fondazione: "Il fiasco dell'economia, la disoccupazione, il tasso di natalità in declino. La gente era spaventata. Poi iniziò ad arrabbiarsi. L'assenza di soluzioni praticabili. La ricerca di un capo espiatorio". Parole che risuonano di angoscia e familiarità, tanto più che la vicenda non è solamente femminile (come molti potrebbero troppo facilmente etichettarla). Fra le righe scorrono, seppur in modo indiretto e traslato, le tragedie dei vari ultimi del mondo, fra cui quelli dei migranti: "Non avevo considerato cosa significasse lasciare un luogo conosciuto, perdere tutto e viaggiare verso l'ignoto. Doveva essere come sprofondare nel buio, tranne forse per il barlume di speranza che ti aveva permesso di correre il rischio", riflette un altro personaggio che vive un'esperienza simile.

Ne I testamenti Atwood dunque compie un'operazione essenziale per la digestione dei moti più subdoli della nostra società. Lo fa con una lingua sempre limpidissima e cambi di registro spesso impercettibili e impregnati a volte di un'amara e tagliente **ironia **(il linguaggio è forse l'arma più micidiale qui, tanto che il divieto dell'alfabetizzazione è il vero cardine dell'oppressione). È vero che il tutto pare incastonato in un meccanismo narrativo dagli ingranaggi fin troppo evidenti (a far chiarezza sulle voci narranti ogni capitolo è accompagnato da un'icona diversa, ad esempio) e ci si chiede anche quanto questa opera letteraria possa essa letta a prescindere dalla sua controparte seriale (e alla prospettiva di un sequel), ma in ogni caso la sua lezione è potentissima.

I sistemi oppressivi che tentano di ridurre le donne al loro corpo sminuito, incatenato e mortificato ("il corpo di una donna adulta era una grossa trappola esplosiva") non saranno mai completamente al sicuro, perché di quelle stesse donne sottovalutano intelletto, determinazione e ardore. Ridotte all'ombra queste figure femminili tessono assieme i propri destini e lavorano in modo surrettizio per scardinare un regime puritano e autoritario. Anche questa è una delle fulminanti profezie di Margaret Atwood che si spera incontrino presto la realtà.


La mia valutazione


Alla prosisma

Luce <3

giovedì 11 giugno 2026

Recensione "Memorie di una Geisha", Arthur Golden


Autore: Arthur Golden
Titolo: Memorie di una Geisha
Prezzo: 13,30
Link d'acquisto: QUI



Trama


Un clamoroso caso letterario internazionale
La commossa rievocazione di un mondo scomparso
Uno straordinario ritratto femminile dalla voce indimenticabile

Circondate da un'aura di mistero, le geishe hanno sempre esercitato sugli occidentali un'attrazione quasi irresistibile. Ma chi sono in realtà queste donne? A tutte le domande che queste figure leggendarie suscitano, Arthur Golden ha risposto con un romanzo, profondamente documentato, che conserva l'immediatezza e l'emozione di una storia vera. Che cosa significa essere una geisha lo apprendiamo così dalla voce di Sayuri che ci racconta la sua storia: l'infanzia, il rapimento, l'addestramento, la disciplina - tutte le vicende che, sullo sfondo del Giappone del '900, l'hanno condotta a diventare la geisha più famosa e ricercata.



Recensione

Memorie di una geisha è la storia di Sayuri, narrata in prima persona dalla protagonista, ormai anziana e ritirata a vita privata a New York. La vecchia geisha ripercorre tutta la sua vita, sin da quando, piccolissima, venne venduta dalla sua famiglia insieme a sua sorella Satsu. Sayuri, che all’epoca si chiamava Chiyo, ha maggior fortuna della sorella: grazie ai suoi occhi azzurri – una rarità, nel popolo giapponese – e al bel viso viene destinata a un’okiya, una casa di geishe, mentre la sorella finisce in un ben più triste bordello.

Le due ragazze progettano di fuggire insieme, ma ad avere fortuna stavolta è Satsu: mentre lei scappa, Chiyo viene scoperta, punita e condannata a interrompere il suo addestramento come geisha e a rimanere per sempre una serva.

La cosa non turba particolarmente la ragazzina: ad angosciarla è soltanto aver perso per sempre anche la sorella, l’ultimo membro della famiglia che le era rimasto.
Ma la situazione è destinata a cambiare quando, durante una commissione, incontra un uomo dall’aria distinta che vedendola piangere si ferma per consolarla.

"L’uomo che si era rivolto a me in quella strada aveva lo stesso tipo di volto largo, sereno. Inoltre le sue fattezze erano così lisce e calme da farmi pensare che lui sarebbe rimasto lì, in silenzio, finché io non fossi stata più infelice. Doveva avere all’incirca quarantacinque anni, con i capelli brizzolati pettinati all’indietro. Ma non riuscii più a guardarlo. Mi era sembrato così elegante che ero arrossita e avevo distolto gli occhi."

Di fianco a lui c’erano, da un lato, due uomini più giovani e, dall’altro, una geisha.

Sentii quest’ultima dirgli a voce bassa: «È soltanto una domestica! Probabilmente ha picchiato l’alluce mentre correva a fare una commissione. Sono sicura che qualcuno verrà tra breve ad aiutarla».

«Vorrei avere la tua stessa fiducia negli esseri umani, Izuko–san», replicò l’uomo.

«Lo spettacolo comincerà fra un attimo. Ascolti, presidente, non credo che lei debba sprecare altro tempo…»

Mentre facevo le commissioni a Gion, mi era capitato spesso di sentire la gente rivolgersi ad alcuni uomini chiamandoli «capi dipartimento» o anche, qualche volta, «vice presidente».

[…]

«Vuoi forse dirmi che stare qui ad aiutarla è una perdita di tempo?» chiese il Presidente alla geisha.

«Oh, no», replicò lei. «È che di tempo non ne abbiamo proprio. Rischiamo già adesso di arrivare in ritardo per la prima scena.»

[…]

«Ecco… sei una splendida ragazza che non deve vergognarsi di niente al mondo», disse. «Eppure non osi guardarmi. Qualcuno ti ha trattato con cattiveria… o forse è stata la vita ad essere crudele con te.»

«Non so, signore», replicai, benché, naturalmente, lo sapessi benissimo.

«Nessuno di noi trova su questa terra tanta bontà come desidererebbe», continuò, stringendo un attimo gli occhi come per dirmi che avrei dovuto meditare seriamente sulle sue parole.

Avrei desiderato più di ogni altra cosa al mondo rivedere ancora una volta la pelle liscia del suo volto, la sua ampia fronte, le palpebre simili a guaine di marmo sui suoi occhi gentili; ma fra noi si apriva un abisso sociale. Alla fine feci lampeggiare in alto il mio sguardo, pur arrossendo e distogliendolo così in fretta che lui forse non se ne rese neppure conto. Ma come posso descrivere ciò che vidi in quell’attimo? Mi stava guardando nello stesso modo in cui un musicista fissa il proprio strumento un istante prima di cominciare a suonarlo, con affetto e padronanza.

Prima di andarsene il Presidente le fa dono di alcune monete avvolte in un fazzoletto. Desolata per il congedo, la piccola comincia a pensare freneticamente e a riconsiderare la sua condizione.

Mi resi conto di un particolare che avevo sempre trascurato: il punto non era diventare una geisha, ma esserlo. Diventare una geisha… non si poteva certo definirlo uno scopo nella vita; ma esserlo…

Riuscii a vederlo come un importante passo verso qualcos’altro. Se non mi ero sbagliata sull’età del Presidente, non doveva avere più di quarantacinque anni. Molte geishe erano diventate famose già a venti e la stessa Izuko non doveva averne più di venticinque. Io ero ancora una ragazzina, neanche dodicenne… ma dopo altri otto anni sarei stata sulla ventina.


Quell’uomo e la sua gentilezza fanno scattare qualcosa in Chiyo, che cambia idea sul suo futuro e sui suoi desideri, e corre immediatamente al tempio più vicino per fare un’offerta agli dei.


Gettai nella scatola delle offerte le monete (che da sole sarebbero bastate a garantirmi la fuga da Gion) e annunciai agli dèi la mia presenza battendo tre volte le mani e inchinandomi. Tenendo gli occhi ermeticamente chiusi e le mani giunte, li pregai di permettermi di diventare una geisha. Avrei sofferto le pene dell’addestramento e sopportato qualsiasi dura fatica pur di avere la possibilità di attrarre di nuovo l’attenzione di un uomo come il Presidente.


E gli dèi dimostrano la loro benevolenza quando, qualche mese dopo, si presenterà al suo okiya Mameha, una geisha famosissima e molto apprezzata (nonché rivale di Hatsumomo, geisha di punta dell’okiya di Chiyo). Mameha viene a chiedere di prendere la bambina come sua apprendista; una cosa inaudita, dato che con la sua fama avrebbe potuto scegliere qualsiasi ragazza volesse.

Ricomincia così la formazione di Chiyo, che affronterà anni e difficoltà
a dir poco durissimi.

Il libro, in sé, è bellissimo: scorre con una facilità estrema, ha una prosa ricca, poetica, mai noiosa; ha anche l’indiscusso merito di aver fatto conoscere un mondo chiuso e nascosto al popolo occidentale – anche se le numerose licenze poetiche ed inesattezze che il caro Arthur Golden ha infilato spacciandole per realtà dei fatti (facendo oltretutto passare velatamente il messaggio che le geishe siano prostitute) hanno fatto incazzare una delle geishe che l’autore aveva intervistato per il suo romanzo.

Chiyo sarà guidata per tutta la vita unicamente dal desiderio, dalla vera e propria smania, di rivedere e di avere nella sua vita il Presidente, il quale sarà sì presente, ma marginalmente.

L’ossessione di Sayuri non è buona, non è sana – e infatti porta la ragazza a compiere gesti disperati – ma dopo essere stata venduta dalla sua stessa famiglia è comprensibile che si innamori di un uomo che le ha mostrato tanta disinteressata gentilezza. Tuttavia, la sua intera esistenza sarà guidata e plasmata esclusivamente dall’idea di poter stare con lui.
Sayuri è consapevole che sarà pressoché impossibile, partendo anche solo dal fatto che lei è una geisha, e perciò un’intrattenitrice, e il Presidente è sposato, e non potrebbe mai lasciare la moglie – ricordiamo che il libro è ambientato grossomodo tra gli anni ’20 e ’70.

E il Presidente, in tutto ciò:

da qui vi avviso che ci sono spoiler

Al momento del loro primo incontro Chiyo ha undici anni, mentre il Presidente ne ha quarantacinque.

Trentaquattro anni di differenza, e se la cosa è trascurabile parlando dell’infatuazione della ragazzina – tralasciando per un attimo il fatto che da infatuazione si trasformerà in unico obiettivo di vita – diventa molto più difficile dimenticare questo “particolare” quando viene svelato che l’interesse è ricambiato sin dal primo momento: è stato infatti il Presidente a incaricare Mameha di cercare quella ragazzina dagli occhi azzurri che tanto lo aveva colpito e a chiederle di prenderla sotto la sua ala.

«Presidente», risposi, «in tutti questi anni mi sono chiesta se lei sapeva che ero io la ragazzina a cui aveva rivolto la parola.

Quel pomeriggio, quando stava per andare ad assistere alla rappresentazione di Shibaraku, lei mi diede questo suo fazzoletto.

Mi regalò anche una moneta…»

«Vuoi forse dire… che, anche quando eri soltanto un’apprendista, sapevi che io ero l’uomo che ti aveva parlato?»

«Ho riconosciuto il Presidente nel momento stesso in cui l’ho rivisto, al torneo di sumo. A voler essere sincera, mi stupisco profondamente che il Presidente si sia ricordato di me.»

[…]

Si interruppe un attimo, poi: «Ti sei mai chiesta perché Mameha è diventata la tua sorella maggiore?» mi domandò. «Mameha?» esclamai. «Non capisco. Che cosa ha a che fare Mameha con tutto questo?»

«Davvero non lo sai?»

«Sapere che cosa, Presidente?»

«Sayuri, fui io a chiedere a Mameha di prenderti sotto le sue ali. Le dissi che avevo incontrato una stupenda ragazzina, con un paio di affascinanti occhi grigi, e le chiesi di aiutarti, se mai avesse avuto modo di conoscerti. Le dissi che avrei coperto le eventuali spese. E, soltanto pochi mesi dopo, lei ti trovò. Da ciò che mi ha raccontato nel corso degli anni, certamente non saresti mai diventata una geisha senza il suo aiuto.»

Per quanto il momento sia meravigliosamente romantico e lo si sia atteso per tutto il dannato romanzo – il mio ebook reader dice che siamo al 95% del libro – dopo un po’ subentra la sottile consapevolezza che la cosa non è poi così normale, e il desiderio di puntare un ditino giudicante contro il simpatico Presidente – che però, alla fine, se lo tiene nel kimono per quarant’anni non la sfiora mai con un dito.
L’amore tra i due esiste, è forte, trascende un’intera esistenza; ma è tutto meno che un amore sano.

La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3

mercoledì 10 giugno 2026

Recensione "Libera - storia di Anna", Alessandra Ziniti

 


Autrice: Alessandra Ziniti

Titolo: Libera storia di Anna

Prezzo: 16,15   e-book 11,99

Link d'acquisto: QUI


"Se un giorno entrerà un killer nella mia camera da letto, ricordati che a mandarmelo è stata sicuramente mia madre"


Trama

Anna è una donna in fuga, e il suo vero nome non lo sapremo mai. Da oltre un decennio lotta per sfuggire alla sua famiglia, che occupa i vertici della criminalità calabrese e non le perdona la sua scelta di libertà. Dopo l’assassinio del marito – una «lupara bianca» – Anna è rimasta sola con le sue due figlie, decisa a proteggerle da un destino già scritto. Senza segreti da rivelare, lo Stato non può offrirle
protezione; per lei, legalmente, il cambio di identità non è possibile e la sua libertà rimane appesa a un filo. Questa è la storia straordinaria di una donna che ha rischiato tutto per conquistarsi un futuro diverso: per quattro volte l’hanno trovata, per quattro volte lei e le sue figlie hanno dovuto abbandonare ogni cosa e ricominciare da capo. Ogni giorno è una battaglia, ma in don Luigi Ciotti e nella rete di «Libera» Anna ha trovato un’ancora di salvezza. È stata proprio la volontà di sostenerla nella sua ricerca di una nuova vita ad aver aperto la strada allo sviluppo del programma «Liberi di scegliere», che oggi offre sostegno a donne e minori in fuga dalle famiglie mafiose. Grazie a questo fondamentale supporto, oggi la figlia maggiore di Anna studia per diventare giudice penale minorile e difendere giovani con storie simili alla sua.
Un racconto di coraggio, resistenza e libertà: la testimonianza unica di un mondo incredibile e sconosciuto, svelato per la prima volta.
Persone come Anna, secondo la legge, non hanno nulla da offrire allo Stato per guadagnarsi la sua protezione. La loro, sottolinea don Ciotti, è però una testimonianza fondamentale: «Anche se non incide sul piano giudiziario, è preziosissima su quello simbolico: dà un esempio, traccia una strada, può seminare dubbi fecondi nei contesti dove avviene. Crea uno strappo dentro il tessuto compatto della subcultura mafiosa».


Il coniglio di pezza di Franci, la Winx di Giuliana. I pattini, i pattini prima di ogni

altra cosa. Scatolone 15, quello della stanza delle bambine. Ogni oggetto è un

pezzo di vita. Anna non intendeva lasciarsene dietro neanche uno, a costo di

rischiare qualcosa in più per quel trasloco di cui nessuno doveva accorgersi. Anche

se, a dirla tutta, proprio lei l’aveva detto a un sacco di gente, persino a sua madre.

Quella che aveva scelto di stare dall’altra parte, che l’aveva ignorata, ferita, tradita.

Quella che la chiamava «la pazza». E adesso «la pazza» sorrideva a denti stretti, gli

occhi a ricacciare indietro inutili lacrime, mentre ad alta voce coinvolgeva le sue

bambine negli ultimi preparativi di un viaggio senza ritorno.


Recensione

Oggi ho deciso di parlarvi di questo libro, di cui ho sentito parlare dalla stessa autrice, quando sono andata a fare un mini concerto alle scuole medie Cavour a Modena,  con il gruppo corale e strumentale, di cui faccio parte ormai da 9 mesi e mezzo (a settembre sarò dentro da 1 anno).

Ci sono storie che andrebbero lette a scuola; "Libera - storia di Anna" è tra queste: siamo in Italia, dove Anna, nome fittizio per questioni di sicurezza, nel 2025 decide di raccontare la sua storia ad Alessandra Ziniti, che l'ha conosciuta grazie all'associazione "Libera", una delle associazioni che aiutano donne come Anna, ad uscire dalla criminalità organizzata.

Scopriamo così che Anna è nata e cresciuta in Calabria, da una famiglia mafiosa, in cui lei, una volta adolescente, comincia a sentirsi "di troppo"; quando torna a casa da scuola, dopo aver visto un film che tratta proprio di mafia.. Inutile dire che, quando ad Anna scappa detto che l'ha visto, la famiglia non la prende affatto bene e le dice che i cattivi sono quelli che le hanno fatto vedere il film, non loro, la sua famiglia.

Quando poi, Anna si ritrova sposata con Nino, anche lui di famiglia mafiosa, le cose sembrano migliorare, questo finché un giorno, Nino non sparisce, lasciando sola Anna con le figlie Francesca e Giuliana (i nomi, ovviamente sono fittizi, non sono quelli reali); da qui Anna capisce che forse, chi lo ha ammazzato, è stata proprio la sua stessa famiglia e così, per non restare in quel mondo malato, Anna decide di scappare, con la complicità di don Luigi Ciotti, ma sarà una vita in fuga per quindici anni; le figlie sono costrette a dare nomi falsi a scuola, dalle elementari fino alle superiori.

E Francesca è quella che alla fine, una volta iniziata l'università, non ce la fa più, e dice la verità al ragazzo con cui ha deciso di stare; un ragazzo che per fortuna l'accetta per come è, anche adesso che lei sta per laurearsi in giurisprudenza per diventare magistrato, cosa che ha sempre voluto fare, come ha detto alla madre, quando se ne è resa conto.

C'è anche un fratello, avuto da un compagno che non è il padre delle ragazze, da cui però Anna si è separata.

Come ho detto, questa è una storia di resilienza, lotta per la libertà, una libertà conquistata con fatica e dolore, che dovrebbe essere letta da tutti.



La mia valutazione



Alla prossima

Luce <3


A ridarle la carica, qualche giorno dopo, erano state poche, agghiaccianti parole pronunciate dalla sua primogenita. Francesca aveva solo cinque anni, ma sembrava aver capito tutto. E, d’altra parte, Anna aveva scelto da subito la strada della verità. Alle sue figlie, seppur piccole, aveva spiegato che papà era morto, che i nonni erano cattivi e volevano allontanarle da lei, e che però stessero tranquille, che la mamma le avrebbe sempre tenute al sicuro. Tuttavia, un pomeriggio, avvicinandosi al divano dove lei stava svogliatamente sfogliando una rivista, Francesca le aveva detto: 

«Mamma, se mi lancio dal balcone e muoio, lo rivedo papà?». Le si era gelato il sangue, non era stata capace di dire una sola parola. L’aveva solo abbracciata forte forte.