martedì 20 ottobre 2026

Recensione serie "I Bastardi di Pizzofalcone", Maurizio De Giovanni


Autore: Maurizio De Giovanni
Titolo: Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone

Serie: I Bastardi di Pizzofalcone #10

Prezzo: 13,30  e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie I Bastardi di Pizzofalcone:

1)Il metodo del coccodrillo

2)I Bastardi di Pizzofalcone

3)Buio per i Bastardi di Pizzofalcone

4)Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone

5)Cuccioli per I Bastardi di Pizzofalcone

6)Pane per I Bastardi di Pizzofalcone

7)Souvenir per I Bastardi di Pizzofalcone

8)Vuoto per I Bastardi di Pizzofalcone

9)Nozze per I Bastardi di Pizzofalcone

10)Fiori per I Bastardi di Pizzofalcone

11)Angeli per I Bastardi di Pizzofalcone

12)Pioggia per I Bastardi di Pizzofalcone

13)Figli per i Bastardi di Pizzofalcone



Trama

È una splendida mattina di primavera, la città è illuminata da una luce perfetta, nell’aria l’odore del mare si mescola al profumo del glicine, della ginestra, dell’anemone. Della rosa. Come può venire in mente di uccidere qualcuno in un giorno come questo, in un posto come questo? Savio Niola, proprietario di uno storico chiosco di fiori, è stato ammazzato. Un delitto che sconvolge Pizzofalcone, perché l’anziano era amato da tutti nel quartiere. Lo consideravano una specie di «nonno civico», che non avendo una famiglia propria si prodigava per quelle degli altri. Aiutava i giovani spingendoli a studiare, cercando di tenerli lontani da strade senza ritorno; chiunque si rivolgesse a lui poteva contare su una parola gentile, su un po’ di attenzione, se necessario su un sostegno materiale. Eppure è stato letteralmente massacrato. Chi può avere tanto odio, tanta rabbia in corpo da compiere un gesto simile? Poco tempo prima l’uomo si era esposto contro il racket che taglieggia i commercianti della zona, ma la pista della criminalità organizzata non convince i Bastardi, ancora una volta alle prese con un caso difficile da cui, forse, dipendono le sorti del commissariato. Un commissariato che, per loro, è ormai molto più di un luogo di lavoro. Come per Savio era il suo chiosco.


Recensione

Un bellissimo incipit lungo un capitolo, interamente dedicato alla primavera, dove vengono coinvolti tutti i sensi del lettore, portato a volo d’uccello dall’alto fino a planare tra i vicoli, fino alla piazzetta dove c’è il chiosco di un fioraio, per mostrargli il contrasto stridente tra la languida bellezza della nuova stagione e il sangue, la cattiveria, il delitto. Così il lettore è subito incatenato a questo romanzo, uno dei più affascinanti di Maurizio de Giovanni, dalla prima pagina lirica al finale scandito dal ritmo dell’anafora. Fiori e ancora fiori per ricoprire di colori e di profumo le miserie umane, per parlare, col loro linguaggio, dei dolori e soprattutto dell’amore. Un fiore diverso per ciascuno degli otto protagonisti Bastardi e sono sicura, uno offerto a ogni lettore.

“Rinunciate una meta, se siete a Pizzofalcone in primavera. Diventate sensoriali, andate a vela. Affidatevi alla pelle, alle orecchie, al naso”.

È possibile scrivere una crime story usando toni lirici e contemporaneamente rimanere aderenti alla realtà dei fatti, all’argomento cruento, al genere letterario. È possibile cambiare tonalità e colore da un romanzo all’altro e a seconda del personaggio, andare dal dramma, al melodramma, alla lirica, alla poesia e anzi, all’interno di un solo libro cambiare tonalità nei vari capitoli a seconda del personaggio che sale in scena.
C’è un legame forte tra lo scrittore e i suoi personaggi, da cui si fa condurre nella storia, in cui si immedesima a tal punto da soffrire e gioire con loro, cambiando la sua voce a seconda di quello che accade loro, tante volte quante sono le loro personalità. Credo che l’autenticità dei sentimenti che rappresenta sia una delle ragioni per cui ogni scritto di Maurizio de Giovanni attrae e avviluppa il lettore in una sorta di fascinazione per la sua opera.
Nella serie dei Bastardi assistiamo a un’evoluzione degli otto protagonisti: il lavoro di squadra si sta consolidando, non sono più gli individui sbagliati capitati per caso in un commissariato in fase di chiusura, con ferite profonde difficili da sanare: anche se non sono amici e ognuno continua la sua strada personale, indipendentemente dagli altri, ora nel lavoro formano un’unità, si fidano l’uno dell’altro, ragionano in collettivo, in un brainstorming che risulta molto efficace per risolvere i casi. 
Del resto si sa, il tutto è maggiore della somma delle parti.
La serie dei Bastardi è quindi corale, polifonica, otto voci formano un’orchestra affiatata, accompagnati dal coro e dai suoni di un quartiere che sta nel cuore di una città polifonica: ne risulta un bel  concertato, caratteristico del melodramma che tanta parte ha avuto nella cultura cittadina.
Nell’incontro precedente con Maurizio de Giovanni, in occasione dell’uscita di “Troppo freddo per Settembre” gli avevo chiesto cosa vede sente prova e pensa quando gira per le strade di Napoli , sempre protagonista, non secondaria, dei libri dello scrittore, davvero innamorato della sua città. In “Fiori” ci fa assaporare assieme a lui, come e forse più di sempre, l’atmosfera dei vicoli di quella città dai mille volti, dai mille suoni, dalle mille emozioni: così multiforme da sfuggire a ogni classificazione rigida. 
Un altro tema caro a de Giovanni si sviluppa ampiamente in questo romanzo: l’amore in tante manifestazioni, perché tutti i personaggi di questo romanzo corale sono alle prese con i problemi del cuore, ognuno diverso, sempre doloroso. Si intuisce, da tutti gli scritti, che l’autore conosce bene quello che descrive, sa entrare empaticamente nell’anima di donne e uomini travolti dalle emozioni più forti, perché ha provato sulla sua pelle il dolore e la passione.
La narrazione della storia personale dei protagonisti sembra a volte prendere il sopravvento rispetto alla trama gialla. Si parla di un omicidio perché Eros e Thanatos non sono disgiunti, perché i Bastardi sono una squadra di poliziotti, ma l’indagine va di pari passo col romanzo dei Bastardi e con la storia del quartiere di Pizzofalcone, un villaggio nella città. 
Un fioraio, molto amato in tutto il quartiere, viene massacrato. Un gesto inspiegabile: era un uomo dolce, gentile, una specie di “sindaco morale” e nel suo chiosco, una specie di biblioteca vegetale, non c’erano libri ma tante storie sue e della gente che gliele raccontava. La sua natura è in netto contrasto con la sua morte violenta e ben presto viene accusato un ragazzo albanese, che l’uomo proteggeva, a cui pagava gli studi. 
Il tema del pregiudizio emerge subito: gli dà corpo un personaggio macchietta come Aragona che, come tanti altri, incolpa subito lo straniero. 
Un pregiudizio contro cui combatte anche Alex, per altri motivi: lei che “vive una vita e in corpo ne ha un’altra”.
C’è anche il pregiudizio che emargina gli anziani, considerati inutili, improduttivi, incapaci di amare.
Pregiudizi contro cui combatte la squadra intera: nonostante i loro successi l’idea di chiudere il commissariato pesa ancora, come una spada di Damocle. La poca fiducia dei capi nei loro riguardi spinge la squadra a unirsi sempre più, a fare scudo contro chi vuole distruggerli, sempre nei limiti della legge, perché loro la rappresentano. 
C’è un pregiudizio anche contro il genere giallo, considerato minore: ed è davvero assurdo, perché ci sono scrittori talmente bravi che è ridicolo che la critica abbia difficoltà a perdonarne il successo, e a riconoscerne il valore come narratori completi, come se non fosse sempre il pubblico dei lettori a determinarlo. Quando un romanzo ha visioni ampie e significati profondi non è certo la pastoia di un genere a determinare la qualità. 
Chissà se de Giovanni ci regalerà anche romanzi d’amore senza storie nere? Lui stesso ha annunciato che ha in cantiere un romanzo senza delitti per il 2021. Ma vedranno la luce anche altre storie, di Sara, di Mina e dei Bastardi…tanti libri da non perdere!

La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


lunedì 19 ottobre 2026

Recensione trilogia "Westbrook Kings", A.A.V.V.


TITOLO: FEARLESS

SERIE: Westbrook Kings Series #2

AUTORE: Monia Sheldy

GENERE: College Sport Romance.

TROPES : Golden Boy x Scholarship Girl, Opposites Attract, He Falls First, College Sport

Romance, Slow Burn, Protective Hero, She Sees the Real Him.

EDITORE: Cocktail Edizioni

DATA PUBBLICAZIONE: 13 Ottobre 2026

PAGINE: 300 ca

COSTO: ebook €3,99 con prezzo lancio € 0,89

Link d'acquisto: QUI


Trilogia Westbrook King:

1)Reckless

2)Fearless

3)Endless


"C'è la cena in forno."

Una cena che non ha preparato lei, ovviamente.

"Grazie, non ho molta fame."

"Devi mangiare qualcosa. Hai bisogno di forze. Devi essere in forma, hai la stagione davanti."

Eccola, la sua più grande paura.

Non la mia salute. La preoccupazione che sia troppo debole per reggere la stagione. Per dare il massimo, per tenere alto lo standard. Il loro, quello che pretendono da me. Altissimo e impossibile da raggiungere, per loro non è mai abbastanza.


Trama

Ryder Vale ha imparato a non sbagliare. Sul parquet è il numero undici degli Hawks, il ragazzo d’oro della Westbrook University.

Fuori dal campo, però, porta un cognome ingombrante e il peso delle aspettative della sua famiglia. Tutti vedono il talento, nessuno sembra accorgersi di quanto gli costi essere sempre all’altezza.

Emery Clark ha una borsa di studio da conservare, un lavoro in biblioteca e obiettivi troppo importanti per perdere il suo tempo dietro ai campioni del campus.

Quando un progetto universitario dedicato agli Hawks la porta a incontrare Ryder, Emery scopre che dietro il golden boy celebrato sugli spalti e sui social c’è un ragazzo molto diverso da quello che tutti credono di conoscere.

E più cerca di mantenere le distanze, più Ryder diventa difficile da ignorare.

Tra loro nasce qualcosa che nessuno dei due aveva previsto.

Avvicinarsi a lui significa entrare nel mondo da cui lei si è sempre tenuta lontana: quello in cui ogni gesto viene osservato e dove il nome Vale apre porte, imponendo un prezzo.

E mentre il suo progetto riporta alla luce la storia di Ethan Carter, l’ex stella degli Hawks scomparsa anni prima, Emery capisce che Ryder sa più di quanto abbia mai raccontato.

Tra verità sepolte, vecchi segreti e una fiducia sempre più fragile, Ryder ed Emery dovranno decidere fino a che punto sono disposti a esporsi l’uno per l’altra.

Perché innamorarsi può essere un rischio.

Ma alcune verità possono distruggere tutto ciò che credevano di conoscere.


I miei occhi non possono fare a meno di soffermarsi su uno di loro.

"Lui è Ryder. Ryder Vale." Nova ha seguito il mio sguardo.

E' accanto agli altri, ma è come se non ci fosse. I ragazzi ridono fra loro, lui no. Le spalle dritte, le mani infilate nelle tasche. Cammina vicino a loro, ma sembra distante. Fisicamente è qui, fuori dal palazzetto, ma non la sua testa. Quella è da un'altra parte.

"Sembra solo... pensieroso."

"Sei impossibile, Emery. Nessuno riferito a Ryder avrebbe questo primo pensiero."


Recensione

Abbiamo conosciuto Kael e Sienna, ora è il turno di Ryder ed Emery.

Ryder Vale è quello sempre impeccabile, quello che non deve sbagliare mai, né a basket, né a scuola, figuriamoci a casa; è il golden boy della scuola, il numero undici; Emery Clarke, invece, è arrivata lì con una borsa di studio, nel frattempo lavora in biblioteca, e ha obiettivi troppo importanti da portare a termine per correre dietro a dei ragazzini che giocano a basket.

Inizio niente male, vero? Peccato che quando Ryder ed Emery si ritrovano affiancati per un progetto scolastico, le cose, che a loro piaccia, o no, sono destinate a cambiare; stando a stretto contatto, Emery scopre che dietro la facciata di ragazzo perfetto, in realtà si nasconde qualcuno che è stanco marcio di dover rispettare le aspettative altrui, soprattutto se sono le aspettative di paparino, ma che sia chiaro: non è che mammina sia tanto diversa, eh? Lei fa quello che vuole il marito, guai a dire al figlio cose come: ti voglio bene, fai del tuo meglio, o anche solo un: come stai? No; nella famiglia Vale, tutto dev'essere perfetto, non si può sbagliare di una virgola e la parola affetto sembra tabù; tutto il contrario della famiglia Clark, che almeno le cose insieme le fa e si capisce che tengono alla loro figlia.

Ed esattamente come nel primo volume, anche qui, c'è l'ombra del segreto di sette anni prima; Emery ne viene a conoscenza ed esattamente come Sienna, più scava, più capisce che Ethan, per Ryder, Kael e Malik è ben più di un idolo; le cose si complicheranno, come capita spesso, ma riusciranno Ryder ed Emery a rimanere uniti, anche quando il pericolo sembra essere alle spalle? Ma poi, siamo sicuri lo sia davvero, o nonostante qualcosa si sia risolto, c'è comunque qualcosa di ancora nascosto nell'ombra?

Il finale mi ha spiazzata; adesso le domande che mi pongo sono solo due:

1)Quando esce il volume su Malik?? e soprattutto: 2)che fine ha fatto Ethan??'

Se non avete ancora letto questa serie, ve la consiglio nel modo più assoluto, perché ne resterete affascinati e non vi staccherete dalle pagine finché non ci arriverete in fondo.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


Prima che possa cadere, una mano si chiude sul bordo del faldone, l'altra mi sfiora il gomito per impedirmi di sbilanciarmi. Lo slancio mi porta contro di lui e la mia spalla sfiora il suo petto.

Resto immobile, e anche lui.

Le sue dita sono ancora strette intorno al mio braccio. Avverto il calore del suo palmo attraverso la stoffa e il suo respiro sfiorarmi i capelli. E' così vicino che il profumo pulito del suo dopobarba mi riempie i sensi.

domenica 18 ottobre 2026

Recensione trilogia "Westbrook King", A.A.V.V.


TITOLO: RECKLESS

SERIE: Westbrook Kings Series #1

AUTORE: Alessia Giuliano

GENERE: College Sport Romance.

TROPES: Basketball Player for Student Journalist, Forced Proximity, Opposites Attract,

He Falls First, Hidden Secrets, Mystery &amp; Suspense, Emotional Scars

EDITORE: Cocktail Edizioni

DATA PUBBLICAZIONE: 02 Ottobre 2026

PAGINE: 350 ca

COSTO: ebook €3,99 con prezzo lancio € 0,89

Link d'acquisto: QUI

Trilogia Westbrook King:

1)Reckless

2)Fearless

3)?


Trama

Kael Donovan è il playmaker degli Hawks, uno dei Kings.

Freddo, razionale, irraggiungibile, abituato a controllare il gioco dentro e fuori dal campo.

Alla Westbrook University detta il ritmo, domina il parquet e non permette a nessuno di avvicinarsi per scoprire che cosa si nasconde dietro la sua perfezione.

Sienna Monroe, studia giornalismo e scrive per il Westbrook Chronicle. È ostinata, diffidente e ha già imparato sulla propria pelle quanto possa essere devastante inseguire la verità a ogni costo.

Diffida degli atleti e, soprattutto, sa bene quanto possa essere pericoloso un atleta protetto dal potere del campus.

Kael rappresenta tutto ciò che Sienna ha deciso di evitare.

Lei, invece, è la domanda alla quale lui non può permettersi di rispondere.

Tra scontri, provocazioni e un’attrazione sempre più difficile da ignorare, le certezze di entrambi iniziano a crollare. Ma qualcuno osserva i Kings nell’ombra, conosce il loro passato, il segreto che li tiene uniti, e quando comincia a rivolgere la propria attenzione verso Sienna, Kael dovrà capire fin dove è disposto a spingersi per proteggerla.

Lei cerca la verità.

Lui farebbe qualunque cosa per tenerla nascosta.

Innamorarsi non faceva parte del piano, perdere tutto potrebbe esserne la conseguenza.




Recensione

Oggi vi recensisco il primo volume di una serie, scritto da Alessia Giuliano; protagonisti sono Kael, giocatore di basket, e Sienna, studentessa di giornalismo.

Kael è il primo di tre amici di cui sentiamo parlare; gli altri due si chiamano Ryder e Malik: insieme formano i Kings, la squadra di basket più famosa della scuola, ma hanno anche un'altra cosa in comune, ossia un segreto che risale a sette anni prima, su cui hanno basato la loro fama.

Kael è l'emblema del controllo: a lezione, sul campo, praticamente ovunque; questo finché a scuola non arriva Sienna, con le sue domande mirate a conoscere la verità, una verità scomoda, che Kael non vuole far trapelare.

Perché Sienna vede oltre, vede le crepe che Kael, Malik e Ryder cercano disperatamente di tenere insieme, con poco successo vista la bravura di Sienna.

Lui ha un segreto da nascondere, lei viene da un passato che l'ha segnata; e se le due cose fossero collegate? Unire le forze per riuscire a dire la verità, sembra essere l'unica scelta disponibile per Kael e Sienna, soprattutto quando dal nulla, appare qualcuno, che si nasconde dietro un nome falso, determinato a distruggere sicuramente i Kings, forse anche Sienna.

Alessia è riuscita, come sempre, a creare una storia che tiene incollati alle pagine, ha mixato perfettamente sport, amicizia, amore e famiglia, ma non quella che ti ha generato, piuttosto quella che ti scegli, perché Kael, Ryder e Malik non condividono solo la passione per il basket ma anche quel segreto di cui vi accennavo all'inizio, che rischia di mandare in frantumo le loro vite e la loro carriera di atleti del basket.

Ecco perché Kael è determinato a tenere Sienna lontano da tutto: la vuole proteggere, ma vuole proteggere anche se stesso e i suoi amici.

Ma come capita spesso, Sienna non è una ragazza indifesa, anzi, è piuttosto determinata a scoprire la verità e vuole aiutare i ragazzi a scoprire tutto; pian piano scoprirà che con Kael può fare ciò che prima non poteva: lasciarsi andare e soprattutto fidarsi di lui e di se stessa.

Ho già pronto il secondo volume della serie e mi ci tuffo subito; voi invece, cosa aspettate a entrare nella vita dei Westbrook King??


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


Il nostro campetto è su una lingua di cemento consumato dal sale, poco sopra la strada che corre lungo l'oceano. Da una parte ci sono le reti da pesca, le barche ormeggiate, l'odore di gasolio e alghe. Dall'altra, le case di legno di Harbor Falls, con le verande bianche, le biciclette lasciate sui prati e le finestre illuminate prima ancora che faccia buio. E poi più su, su una collinetta la villa dei genitori di Ry.

Ma questo è il nostro posto.

Non è bello come i campi che si vedono in televisione. Non ha spalti, non ha parquet, non ha luci potenti né tabelloni elettronici. Ha due canestri, una riga del tiro libero ridisegnata mille volte con la vernice, una rete che cade a pezzi e il vento che cambia la traiettoria della palla a ogni tiro.

Ma è qui che abbiamo imparato tutto.

sabato 17 ottobre 2026

La Valle dell'Eden - miniserie tv - Netflix (recensione)

Buongiorno; oggi vi parlo della nuova miniserie Netflix, tratta dal romanzo "La valle dell'Eden"



Titolo: La Valle dell'Eden
Anno: 2026
Paese: Stati Uniti d'America
Stagioni: 1
Episodi: 7
Durata: 60 min (episodio)
Lingua originale: inglese


Trama

All'inizio del Novecento una donna fieramente indipendente divide due fratelli, dando vita a una saga che attraversa due generazioni.


Recensione

La Valle dell'Eden è una serie sontuosa. Le scenografie, i costumi, la fotografia, i paesaggi neozelandesi utilizzati per ricreare la California e l'America di fine Ottocento compongono un mondo visivamente ricchissimo, quasi sospeso tra il grande cinema classico americano e una sensibilità più contemporanea. Non è semplice decorazione: La valle dell'Eden ha bisogno di quella dimensione spettacolare perché Steinbeck racconta una vicenda familiare che vuole essere contemporaneamente qualcosa di molto più grande, quasi una nuova Genesi.

E infatti la serie parte da lì: da Caino e Abele, dalla colpa, dalla rivalità tra fratelli, dal rapporto complicato tra padri e figli e dalla possibilità, o meno, che gli esseri umani siano condannati dalla propria natura.

La serie comincia molto prima che Cal e Aron Trask vengano al mondo.

Zoe Kazan ci porta nel Connecticut della seconda metà dell'Ottocento, dove i fratellastri Adam e Charles crescono sotto l'autorità di Cyrus Trask, un padre severo che ha trasformato la propria esperienza nella Guerra Civile in una disciplina familiare.
Adam è mite, idealista, ingenuamente buono, Charles è più ruvido, istintivo, tormentato da quella stessa fame di riconoscimento paterno che alimenta la loro rivalità.


"Quello tra fratelli è stato l'unico amore che abbiano conosciuto", come Cathy racconterà, ma è un rapporto sempre basato su un equilibrio precario. Su cui si impone Cathy Ames, una donna giovane e misteriosa che si presenta alla porta dei Trask apparentemente in fin di vita.

Adam se ne innamora immediatamente, vedendo in lei tutto ciò che desidera, Charles intuisce fin da subito quell'oscurità che li porterà alla rovina. Da quel momento la storia si sposta verso la California, nella Salinas Valley, dove Adam immagina di poter finalmente costruire il suo Eden familiare.


È qui che entrano in scena Samuel Hamilton, interpretato da un ottimo Ciarán Hinds, e soprattutto Lee, il domestico cinese che Hoon Lee trasforma progressivamente in uno dei personaggi centrali della serie.
Adam e Cathy avranno due figli, i gemelli Caleb e Aron, e la storia comincerà a ripetersi: la rivalità tra i due ragazzi diventa la nuova incarnazione del conflitto tra Caino e Abele, mentre il passato dei loro genitori continua a pesare sul loro presente.

Zoe Kazan segue sostanzialmente l'architettura del romanzo, ma non può conservarne tutta l'ampiezza. La famiglia Hamilton, così importante nella costruzione autobiografica e storica di Steinbeck, viene ridotta a una presenza molto più marginale e quasi sempre fuori scena.
Alcune digressioni scompaiono e altri personaggi vengono compressi o eliminati. Al contrario, la serie sceglie di dare un peso enorme alla Cathy di Florence Pugh (qui anche produttrice esecutiva), dedicandole intere porzioni della narrazione e ricostruendo anche il suo passato prima dell'incontro con i Trask (eliminando però il racconto fondamentale dei suoi 10 anni).

È una scelta che rende il racconto più compatto e permette di seguire con maggiore attenzione la donna che diventerà il motore di gran parte delle tragedie della famiglia, ma ha anche un effetto collaterale: la vastità del romanzo rimane inevitabilmente fuori campo. Sette episodi non possono concedersi lo stesso lusso.



I salti temporali sono quindi inevitabili e, in alcuni momenti, anche piuttosto bruschi. La serie riesce a collegare le diverse generazioni, ma non sempre riesce a far percepire pienamente il tempo che passa tra loro. Alcuni passaggi sembrano più funzionali alla necessità di arrivare al capitolo successivo che frutto di una vera continuità narrativa.

È il compromesso principale di questa versione de "La Valle dell'Eden". Eppure, proprio nelle scelte che compie per rendere possibile questa riduzione, la serie trova parte della propria identità.

E poi c'è Cathy. Qui Zoe Kazan non si limita a scegliere cosa tagliare. Sceglie di discutere con l'autore. Nel romanzo Cathy Ames è una figura radicale, quasi metafisica. Steinbeck la presenta come una donna malvagia fin dall'inizio, priva di empatia e di senso di colpa, una creatura che osserva gli altri con freddezza e che utilizza le debolezze altrui per ottenere ciò che vuole. Non è particolarmente interessato a trovare una spiegazione psicologica alla sua malvagità. Cathy è, in un certo senso, il male.

È una scelta narrativa impossibile da accettare, per Zoe Kazan. La sua Cathy, una straordinaria Florence Pugh, ha un passato traumatico che permette di leggere il personaggio in maniera diversa. La violenza subita durante l'infanzia, il rapporto con il padre e l'ambiente nel quale cresce diventano elementi attraverso i quali la serie suggerisce una possibile origine traumatica della donna che Cathy diventerà. Significa spiegarla, ma anche, in parte, assolverla.

Nelle pagine di Steinbeck la natura luciferina di Cathy non ha una spiegazione, è l'elemento perturbante della storia. La serie invece compie un'operazione molto contemporanea: cerca il trauma all'origine del mostro, trasformando progressivamente Cathy da incarnazione del male a personaggio che può essere letto anche come vittima delle circostanze.

È una scelta interessante, ma anche in qualche modo ingiusta nei confronti del materiale originale. La scelta di sfumare il personaggio di Florence Pugh pare aggiungere possibilità di lettura ma, nella pratica, è anche una semplificazione perché elimina dal racconto gli estremi di quella linea morale: il male e il bene, in termini assoluti.

La valle dell'Eden parla continuamente di libertà e di possibilità di scelta. Il concetto fondamentale è quello di "timshel", il "tu puoi" attraverso il quale Steinbeck interpreta la storia di Caino: l'essere umano non è necessariamente condannato dalla propria natura, può scegliere cosa fare di sé.

Nel romanzo Cathy è proprio l'eccezione più inquietante a questa idea. È il personaggio che sembra essere stato escluso dalla possibilità di redenzione. Zoe Kazan prova invece a riportarla dentro quella stessa possibilità. È come se volesse dire che anche Cathy, prima di diventare il mostro di Steinbeck, è stata una persona sulla quale il mondo ha esercitato la propria violenza.

È una lettura legittima. Ma modifica profondamente il personaggio. E soprattutto elimina qualcosa della sua misteriosa e bruciante cattiveria: spiegandoci perché è diventata oscura, la serie edulcora l'orrore del romanzo.

Se questa scelta di adattamento può lasciare qualche perplessità, Florence Pugh impedisce che Cathy perda la sua forza. La sua è una performance notevole perché non la intende come una semplice vittima che si trasforma in carnefice. Al contrario, conserva nel personaggio una freddezza, un'intelligenza e una capacità di manipolazione che continuano a renderla profondamente inquietante.

Cathy sa osservare, sa capire cosa gli altri vogliono sentirsi dire, sa diventare esattamente la persona che gli altri si aspettano di vedere. E Pugh è superba in entrambe le versioni: quando Cathy aggiunge il colore e la menzogna di una persona che esiste solo nella sua recita, quando elimina ogni sorriso, ogni pianto e ogni espressione nei rari momenti in cui Cathy racconta, forse, la verità.

Dolce, vulnerabile, seducente o terrificante cambiando apparentemente pochissimo. L'espressività di Florence Pugh è particolarmente adatta a un personaggio che vive di maschere. E la serie le concede molto spazio, tanto che La valle dell'Eden è veramente a fuoco solo quando la sua Cathy è sullo schermo.


La vera rivelazione, però, è Hoon Lee. Il suo Lee era già uno dei personaggi più interessanti del romanzo e la serie sceglie intelligentemente di valorizzarlo. Non è soltanto il domestico della famiglia Trask, ma una figura fondamentale per comprendere la storia, un uomo costretto a costruirsi una maschera per sopravvivere agli stereotipi degli altri e che finisce per diventare il vero custode morale della famiglia.

Le sue scene sono tra le migliori dell'intera serie, soprattutto quando il racconto si allontana dal melodramma e torna alle domande centrali di Steinbeck: quanto siamo liberi? Quanto possiamo scegliere? Quanto del nostro destino appartiene a noi e quanto alle persone che ci hanno preceduto?

È significativo che uno dei momenti più importanti della serie non sia una grande scena romantica o una tragedia familiare, ma una conversazione sulla parola ebraica timshel. È lì che La valle dell'Eden di Zoe Kazan si riavvicina al cuore del romanzo.


Florence Pugh e Hoon Lee sono certamente le punte di diamante di un cast che riesce a splendere anche nei piccoli ruoli. Mike Faist dà a Charles una presenza inquieta e imprevedibile sicuramente più lontana da quella più "rozza" del romanzo. Ciarán Hinds porta con il suo Samuel Hamilton una vitalità che serve a controbilanciare la cupezza di Adam, Martha Plimpton, nel ruolo di Faye, sfrutta al massimo uno spazio relativamente piccolo, regalando alla serie una delle sue parentesi più umoristiche e malinconiche.

Si complica la vita invece Christopher Abbott, portando in scena un Adam Trask volutamente dimesso, depresso, quasi incapace di reagire alla propria vita, con un'interpretazione che rimane spesso monocorde.

La valle dell’Eden di Netflix non è John Steinbeck, e non prova a esserlo. È una rilettura ambiziosa e spesso riuscita, capace di restituire alla storia dei Trask quella dimensione familiare e universale che una trasposizione cinematografica non poteva contenere.
Il suo unico vero punto debole è anche la scelta più coraggiosa: una Cathy Ames più umana, meno assoluta e meno radicalmente malefica di quella del romanzo. È una modifica che può dividere, ma non cancella i meriti di un adattamento che trova in Florence Pugh e Hoon Lee due interpreti straordinari, e in una messa in scena sontuosa la forza necessaria per sostenere una storia così grande. Con qualche limite strutturale, La valle dell’Eden rimane un adattamento ricco, intelligente e visivamente magnifico: non restituisce tutto Steinbeck, ma ne conserva abbastanza da ricordarci perché quel romanzo continui a essere un classico difficile da afferrare e da dimenticare.


Cosa mi ha convinto: La resa visiva e scenografica; le interpretazioni di Florence Pugh e Hoon Lee, che danno profondità e forza ai due personaggi più riusciti e la capacità di restituire la dimensione corale e generazionale del romanzo.

Cosa invece NON mi ha convinta: i salti temporali e alcuni raccordi narrativi; la reinterpretazione di Cathy, "umanizzata" attraverso il trauma ma meno radicale e inquietante rispetto al personaggio originale.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3