Visualizzazione post con etichetta serie Teresa Battaglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta serie Teresa Battaglia. Mostra tutti i post

giovedì 25 aprile 2024

Recensione serie "Teresa Battaglia", Ilaria Tuti


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Madre d'ossa

Serie: Teresa Battaglia #5

Prezzo: 20,90  e-book 11,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Teresa Battaglia:

0,5)La ragazza dagli occhi di carta

1)Fiori sopra l'inferno

2)Ninfa dormiente

3)Luce della notte

4)Figlia della cenere

5)Madre d'ossa


Teresa non guidava da tempo, da quando perdeva pezzi di memoria e non si fidava più di se stessa.

Trama

Il commissario Teresa Battaglia ha perso davvero la sfida più grande di tutte contro la sua memoria? Sembra di sì. È questo che pensano i colleghi e chi le vuole bene. È questo che pensa anche Massimo Marini, che dopo aver ricevuto una chiamata anonima si è precipitato in mezzo alle montagne. Lì, dove un feroce crimine potrebbe essere stato compiuto, trova il cadavere di un ragazzo fra le braccia di Teresa. Massimo sa che quella è una scena del crimine e che il commissario Battaglia non dovrebbe trovarsi lì. Sa che ha compromesso il ritrovamento e alterato gli indizi. Ma forse non è davvero così che stanno le cose…

“«Come stiamo oggi? Il nome lo ricordiamo?»
Lei lo guardò con quell’aria sdegnata che Massimo aveva imparato ad amare. Quella piega all’ingiù delle labbra che si sarebbe portato nel cuore, che all’inizio lo spaventava, e invece poi, conoscendo Teresa, era diventata solo buffa, ma mai glielo avrebbe detto.”


Recensione

Teresa Battaglia è un personaggio che man mano che lo conosci, ti entra nel cuore. Ilaria Tuti è riuscita a creare la figura di una poliziotta, una donna, speciale nelle sue imperfezioni, con i suoi mille difetti, il carattere scorbutico, con cui non è per nulla facile avere a che fare, ma dal cuore immenso, capace di guardare anche nell’anima più nera, in quella dell’assassino più feroce e brutale e di cercare, nel suo sguardo, le motivazioni che lo hanno spinto a gesti così crudeli e inimmaginabili. Ho seguito Teresa in ogni sua indagine, in quel cammino impervio e difficile che è diventata la sua vita a causa della malattia. Lei così solitaria, abituata, o meglio costretta dalla vita, a contare solo su stessa, ora ha bisogno di chiedere, di appoggiarsi, fisicamente ed emotivamente a qualcun altro.

“Per Teresa, ostinarsi a indagare sul mistero che la coinvolgeva significava evitare di tagliare l’ultimo filo che ancora la legava alla propria indole, alla passione per l’investigazione che aveva pervaso la sua intera esistenza. Si era aggrappata a quel lavoro, al suo significato più profondo: il bisogno di credere nella redenzione dell’essere umano oltre ogni possibile speranza. Ora ci si aggrappava per non perdere se stessa”

I sentimenti l’hanno tradita, lasciata in pezzi non solamente metaforici. Si era rintanata nel suo universo, fatto di rapporti solo di lavoro. Ma poi è arrivato lui, il novellino da istruire, tutto abiti impeccabili, rispetto maniacale per le procedure e incapacità di obbedire a una donna: Massimo Marini.

Ma Teresa, da brava indagatrice dell’animo umano, ha capito subito che quella perfezione di superficie celava dolore, un cuore ferito e un bisogno viscerale di essere sostenuto. Lui, il ragazzo bello come il sole, in forma smagliante, ma con il cuore pieno di demoni, si è appoggiato a Teresa, che le sue fragilità le ha sempre tenute nascoste. E da lei è stato salvato. Ora è il momento di ricambiare. Il commissario Battaglia dovrà accettare la mano tesa che Massimo le sta offrendo, perché è arrivato il momento tanto temuto e dovrà affidarsi a lui per rimanere a galla.

“Massimo avrebbe voluto sparire e portare Teresa con sé. Avrebbe voluto difenderla a costo delle prospettive di carriera, della credibilità e del decoro che ancora sentiva di avere. Avrebbe voluto, ma la malattia maledetta che le stava divorando fin troppo in fretta la mente sembrava correre sempre una manciata di passi davanti a lui. Si nascondeva per bene nelle pieghe di un’apparente normalità, per riapparire quando meno Massimo se lo aspettava e prendersi platealmente la scena” 

Massimo riceve una chiamata sul suo cellulare personale. Quello che si trova davanti, quando arriva sul Lago di Cornino, cinto da boschi dai colori autunnali, tra rocce aguzze e crepacci, è uno scenario che non avrebbe mai voluto vedere. Un cadavere, un ragazzo e, accanto a lui, c’è la donna che gli ha insegnato tutto, a cui deve tutto.

“Teresa Battaglia voltò la testa con lentezza e lo guardò. Aveva le guance sporche di sangue. In ginocchio, teneva il corpo del ragazzo morto tra le braccia. Sembrò cercare di porgerglielo”

Teresa è spaventata, confusa, e Massimo è pronto a mettere da parte etica, legge, tutto, pur di proteggerla. Lei è la sua priorità, ed è disposto a manipolare prove, a nascondere dettagli, notizie pur di impedire che Teresa venga accusata di qualcosa. Perché lei non sa cosa ci fa lì, come ci è arrivata e perché ha il sangue di quel ragazzo sulle mani.

Tra le indagini per scoprire cosa è accaduto a quel ragazzo non ancora ventenne che, poche ore prima di essere trovato morto,  si era congedato dal mondo con un video su tik tok, e l’Alzheimer di Teresa, che la sta facendo precipitare in un abisso fatto di disperazione e paure, ci troviamo immersi in una storia carica di pathos e dal ritmo serrato.

Con rituali antichi, che affondano le radici nella storia di un territorio affascinante e misterioso, seguiamo le indagini tra le suggestive strade friulane. Da Udine a Cividale, fino al Ponte del diavolo, misterioso e suggestivo e che sarà scenario di avvenimenti estremamente importanti per la storia.

Tra misteri atavici, la natura come bellezza o oscurità che cela pericoli, morte, e trappole che mettono a rischio la vita di Massimo, Teresa e dell’inseparabile e fedele squadra di colleghi e amici, che sono pronti a tutto pur di proteggere il commissario Battaglia, ma, soprattutto, la loro Teresa.

Commovente e struggente assistere alle fragilità di una donna che ha fatto della forza e l’indipendenza il suo  credo. Vederla insicura, terrorizzata, ma anche tenera e affettuosa come mai lo era stata prima, è estremamente doloroso e toccante. La parte investigativa è molto ben articolata. Come sempre, Ilaria Tuti sa coinvolgere il lettore nell’intrico delle indagini, che sono molto più che una ricerca di prove o indizi; sono soprattutto lo scandagliare l’animo di vittime e carnefici, rendendoli reali, fatti di anime e sentimenti, cattiveria e crudeltà, sofferenza e solitudine, rimpianto per le vite soffocate dal male e per quelle perse nel labirinto della violenza.

Non so se questa sarà l’ultima indagine di Teresa Battaglia, ma lei resterà sempre una donna di grande carisma, ma anche fragile, dolce e protettiva con chi ama, nonostante lo neghi, sempre, per quel pudore che la caratterizza.

La scrittura è poetica, suggestiva, carica di sentimento e amore per il territorio in cui si muovono i personaggi; ma anche molto avvincente e appassionata, ricca di particolari storici che arricchiscono e impreziosiscono quello che non è solamente un thriller, ma una storia che arriva al cuore.


La mia valutazione

Alla prossima

Luce <3


"La Madre d’ ossa aprì gli occhi, li spalancò nella luce che tagliava di traverso l’ombra. Sgranchì le membra e il dolore percosse le vertebre. Le avevano insegnato che il dolore era vita. Stese le braccia e le gambe, del colore del gesso. Incurvò la schiena fino a gettare indietro la testa. L’ addome gonfio si tese. Il suo corpo gemeva come canne al vento. Era una musica di tendini. Lei ricordò luoghi lontani, memorie remote. Sollevò una mano, e poi l’altra, e scoccò una freccia immaginaria che un giorno del passato aveva realmente sibilato nel cielo terso. Le sue mani erano forti, brandivano il comando, portavano il vessillo.

La Madre d’ossa strisciò sulla pietra, saggiò l’aria sulla punta della lingua, annusò il cambiamento arrivare: vibrava nascosto nel moto del pianeta, ma i suoi sensi lo sapevano comprendere.

Si acquattò guardinga, eccitata.

Presto sarebbero cominciate le litanie, i racconti di tutto ciò che era stato.

Intinse le setole nel colore e scrisse :

Sono nata per vivere per sempre. “

martedì 23 aprile 2024

Recensione serie "Teresa Battaglia", Ilaria Tuti

 

Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Figlia della cenere

Serie: Teresa Battaglia #4

Prezzo: 12,35 e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Teresa Battaglia:

0,5)La ragazza dagli occhi di carta

1)Fiori sopra l'inferno

2)Ninfa dormiente

3)Luce della notte

4)Figlia della cenere

5)Madre d'ossa

Era cresciuto, Massimo, mentre lei si rifaceva piccola e fragile.

Trama 

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me. È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare. Eppure, nessun sollievo mi è concesso. Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero. Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità. Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.» Dopo "Fiori sopra l’inferno" e "Ninfa Dormiente", torna il commissario Teresa Battaglia in una storia intrisa di spietatezza e compassione, di crudeltà e lealtà, di menzogna e gentilezza. L’indagine più pericolosa per Teresa, il caso che segna la fine di un’epoca.


Ci sono cose delle persone che amiamo a cui non dovremmo mai avere accesso.
L'essere umano è fatto più di mistero che di materia trasparente
e quella proporzione fa parte della sua natura più intima.

Recensione

Non è stata facile la vita di Teresa Battaglia: il commissario è una donna ferita, e le sue cicatrici sono segni profondi, cacciati dentro, nell’oscurità di un vuoto che le è rimasto, nel ventre e nel cuore.

Le sue sofferenze l’hanno resa più forte, nel tempo, ma l’abisso sa trovare appigli per conquistare terreno. Teresa Battaglia ha fatto dei suoi tormenti una risorsa, la capacità di comprendere le storie altrui, sentirle dentro, accettando la verità più faticosa, che siamo tutti vittime e carnefici, e che dietro ogni mostro si nasconde un dolore.

La mente è il suo terreno di caccia: riesce a ricostruire esistenze, a interpretare le aberrazioni peggiori dando loro un significato, una narrazione, trovandone le radici. È fermamente convinta che anche nel cuore del peggiore Caino resti qualcosa da salvare. Il suo è il potere di chi ascolta.

Teresa è una cacciatrice di anime in caduta libera, precipitate: in Figlia della cenere  scende nell’oscurità del male, nel luogo più profondo e cupo del suo stesso Inferno, per ritrovare la luce. E lo fa come solo lei sa fare, senza misure di sicurezza, senza prudenza, proprio accanto all’uomo che aveva catturato ventisette anni prima, Giacomo Mainardi, quello che conosce tutti i suoi segreti, capace di visioni d’estasi e di orrori.

Per Teresa è giunto il tempo di ricostruire la propria storia: agganciare ricordi, incontrando i vuoti che l’hanno segnata e resa la donna che è oggi, la non madre, la comandante risorta. Mentre la foschia della dimenticanza avanza impietosa, segnando il suo destino, Teresa affronta la bestia più feroce, per salvarla e salvarsi.

“«Tu mi hai sempre capito, per questo sei riuscita a fermarmi.»
Teresa si sentì addolorata per lui. C’era tutta una vita, in quella frase. La sua, quella di Giacomo. Esistenze che si erano incrociate, scontrate, in parte dissolte al contatto l’una con l’altra. In parte, rafforzate”.

Giacomo ha trovato una preda perfetta per i suoi macabri rituali, ha seminato indizi e tessere per un ritratto da ricostruire, un dialogo a distanza con Teresa, un gioco perverso ma inaspettatamente carico di amore, che conduce il commissario all’origine del male e della sua verità. È un’archeologia del dolore che calca solchi antichi, alla ricerca di resti dimenticati, delle vibrazioni che solo chi ha sofferto può riconoscere.

Sono percorsi sotterranei, sconosciuti, che nascondono storie e simbologie: calpestando mosaici antichi, facendo affiorare ombre dalla terra nera, il cammino di Teresa ha la solennità del passato e la forza di una gnosi, di un’esplorazione che ricongiunge all’origine.

“Era scesa dentro la storia di quel ragazzo, era arrivata così in fondo che nel buio poteva sentire il cuore di lui battere. Poteva quasi vederlo, carne e sangue che si agitavano per sopravvivere, per portare laggiù un respiro vitale”.

Le voci di chi le consiglia cautela finiscono inascoltate, perché Teresa sa solo farsi inghiottire dalle indagini e dalle persone, è così che vive e lavora: il corpo che scricchiola, la mente che si offusca, la cicatrice della mancanza che fa male, ma il cuore pulsa sempre forte, e continua ad ascoltare.

“Non farti inghiottire dalla sua storia. Da lui”. Sopraffatta dal peso della vita trascorsa, Teresa sa che solo con il fango sono stati costruiti i cancelli del paradiso, che la sofferenza umana è intrisa di peccato, e che essere vittoriosi sulla morte significa accettarla tutta, Luciferi di un Paradiso Perduto, anime cadute ma non sconfitte, capaci di redenzione.

Dalle spoglie di Aquileia, la sotterranea, la nascosta, Teresa ricompone il suo mosaico di dolore, riempie i suoi vuoti, e intanto accoglie quelli altrui, ristabilisce pienezza. Ci sono le imperfezioni di una famiglia atipica, ma non meno salda, quella che la sua squadra crea attorno a lei, a fare cordone, a riordinare i ricordi, etichettando, preparando tutto per lei, per dopo. Ognuno con le sue mancanze, i suoi sensi di colpa, i suoi segreti.

E poi Massimo: con lui la non madre può scoprire una dimensione nuova, quella che, più di tutte, è capace di salvare. Quello tra Massimo e Teresa è un rapporto protettivo, dove l’accudimento si sta spostando dalla madre al figlio, come si fa crescendo, invertendo i ruoli, ricostruendo equilibri, aggrappati uno all’altra, con commozione e con l’ironia di sempre.

«Non sarà sola, Teresa. Non sarà sola.»
Il corpo di lei fu scosso da un leggero sussulto. Ancora una risata.
«Chiamami commissario, stronzetto.»

Con Figlia della cenere Ilaria Tuti regala a Teresa Battaglia una nuova indagine che è al tempo stesso un’impegnativa storia di redenzione, senza mai perdere quel sentimento ruvido che la tiene profondamente ancorata alla sua terra, alla solidità dell’origine: la si sente in ogni pagina, la si respira, limacciosa e verdeggiante, una terra odorosa e selvaggia macchiata da acacie in fiore, una Natura primitiva, una Madre di inaudita forza e bellezza.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


Il passato di Teresa era una tomba e non doveva essere aperta.

domenica 21 aprile 2024

Recensione serie "Teresa Battaglia", Ilaria Tuti

 


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Luce della notte

Serie: Teresa Battaglia #3

Prezzo: 4,75 e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Teresa Battaglia:

0,5)La ragazza dagli occhi di carta

1)Fiori sopra l'inferno

2)Ninfa dormiente

3)Luce della notte

4)Figlia della cenere

5)Madre d'ossa

« È solo esperienza, Marini. Tanta esperienza. Alla fine lo senti, resta attaccato alle storie per decenni, l'odore che emette. »

« Che emette chi? »
«Non chi, che cosa. Il male. »

Trama
Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell’albero l’ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo. Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura di un faticosissimo e pericoloso caso e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, nonostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un’indagine folle e insensata. Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico… E di terribile.


«Non c'è nulla tra questi alberi, lo sa meglio di me, eppure il bisogno di tornare da quella bambina e dirle che ha ragione è più forte di ogni logica. Sente il bisogno di accontentarla. Sbaglio?».

Recensione

Chiara è una bambina di nove anni affetta da Xeroderma pigmentoso, una malattia che le impedisce di esporsi alla luce. Chiara ha fatto un sogno. Ma si è trattato davvero di un sogno? Da qui parte questa storia: dalla voglia di Teresa Battaglia di credere fortemente alle parole di Chiara.
Accanto a lei, sin dall'inizio, il fido Marini.
Un racconto che, in sostanza, ci narra la tratta di essere umani, le difficoltà nell'attraversare i confini tra la Slovenia e l'Italia, negli anni Novanta; quelle persone in fuga, disperate, disposte a tutto pur di fuggire dalla loro terra straziata.

Questo è il tema conduttore di questa storia. Un tema che, purtroppo, viene liquidato in fretta, velocemente, in modo superficiale, con un finale all'acqua di rose che sa di buonismo, ma che appare tutto fuorché verosimile.
A questo si aggiungano una ventina di pagine di digressione, uno "sviare" lo sguardo del lettore che non trova alcuna giustificazione nell'economia della trama, se non un voler allungare un brodo già di per sé abbastanza insapore.
Così come ingiustificabili sono le visite di Teresa ad Andreas (vedasi primo romanzo per capire di chi si tratti); o, almeno, lo sono, anche in questo caso, nel conto della storia. Forse sono un toccasana per l'anima di Teresa, ma questo non ci è dato saperlo.

Quindi in sostanza, Luce della notte NON E' il terzo romanzo della serie, ma va collocato tra Fiori sopra l'inferno e Ninfa dormiente; lo sapevo prima di ascoltarlo? Assolutamente no!
Mi è piaciuto ciò che ho letto? No.
Mi è mancato ciò a cui la Tuti mi ha abituata: una trama paragonabile a un cielo stellato, a una preziosa stoffa intessuta di ricami elaborati.
Ho ritrovato, a tratti, la scrittura delicata e coinvolgente di Ilaria, ma, allo stesso tempo, mi è parso che fosse proprio lei la grande assente di questo racconto.

Un errore ci può stare, ma la casa editrice avrebbe dovuto avvisare di questa cosa; a questo punto, aspetto il ritorno di Teresa Battaglia e Massimo Marini, sperando, stavolta, di ritrovarli lì dove li avevo salutati in Ninfa dormiente.

La mia valutazione
Alla prossima
Luce <3



Quel che non viene portato alla luce del sole rimane nascosto, è invisibile, impalpabile come i sogni della bambina, ma non meno concreto: «sono qui perché se c'è qualcosa che non può ingannare è la paura».

sabato 20 aprile 2024

Recensione serie "Teresa Battaglia", Ilaria Tuti


Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Ninfa dormiente

Serie: Teresa Battaglia #2

Prezzo: 13,30  e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Teresa Battaglia:

0,5)La ragazza dagli occhi di carta

1)Fiori sopra l'inferno

2)Ninfa dormiente

3)Luce della notte

4)Figlia della cenere

5)Madre d'ossa


La luna era di sangue, quella notte. Era sorta da dietro la cima del Canin in un alone purpureo ed evanescente. Un cattivo presagio, secondo la moglie del taglialegna. Non era stato l’unico. Qualche giorno prima, una capra aveva partorito un cucciolo nero come la pece e con un solo occhio, che aveva morso la madre prima ancora di imparare a respirare. Il taglialegna aveva fatto benedire la stalla e riservato al cucciolo più cure che agli altri animali, perché la saggezza popolare lo consigliava: accendi una candela per Dio e due per il Diavolo, si diceva. Il male bisognava temerlo, ma all’occorrenza anche ingraziarselo.

Trama

Li chiamano «cold case», e sono gli unici di cui posso occuparmi, ormai. Casi freddi, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d’improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma. Ma ciò che ho di fronte è qualcosa di più cupo e più complicato di quanto mi aspettavo. Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce, nelle valli più profonde, nel folto del bosco che rinasce a primavera. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno. E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l’inferno, ogni giorno l’inferno mi abita e mi divora. Perché c’è qualcosa che, poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l’ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa.


Il tempo vale, fugge, cela.Il tempo nasconde sempre qualcosa.Un segreto, un ricordo, una promessa mai mantenuta, il dolore. Si stende sui pensieri e sui sentimenti, languido li ricopre della bruma amabile dell’oblio, mentre li divora senza nemmeno che il loro padrone se ne accorga.Il tempo cela, anche i delitti.Sepolta sotto anni, decenni, di vita brulicante, la morte appare meno mostruosa, non fa paura. Scolora, si spoglia di emozione e viene infine dimenticata, e con essa le sue vittime.

Recensione

“Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia”. Durante l'audiolettura mi pareva quasi di averla al fianco, una come Teresa Battaglia non si dimentica, fidatevi di me.

Ilaria Tuti è cresciuta come autrice e si nota di capitolo in capitolo, merito probabilmente di una solidissima base fatta di ricerche e testimonianze dirette, che costituisce le fondamenta della trama di “Ninfa dormiente“. Una trama che parte da un quadro, da un mistero antico che affonda le radici in una guerra che continua a lasciarci increduli, fino ad arrivare al cuore del Male, quello con la M maiuscola, mosso da ragioni ancestrali.

Una trama che si arricchisce capitolo dopo capitolo e che si intreccia alle vicende personali di Teresa Battaglia e di Massimo Marini.

La parte più difficile, nel raccontarvi di un romanzo stupendo, dove tutto si incastra alla perfezione e ogni cosa finisce per prendere il suo posto, è il non poter parlare praticamente di niente. Cancelli e riscrivi per paura di farti scappare un dettaglio che potrebbe rovinare la lettura del libro, anche se sai che è impossibile dato che “Ninfa dormiente” è davvero stupendo…

Il talento di Ilaria Tuti sta nel prendere un evento, un fatto, e descriverlo con parole talmente forti da dubitare che qualcun altro lo abbia fatto prima di lei. Ci sono parecchi punti che mi hanno fatta crollare: tutti i confronti tra Teresa e Massimo sono, in “Ninfa dormiente“, di una forza emotiva incredibile.

Mi è sembrato di essere lì mentre si scambiavano l’ennesimo sguardo di intesa o qualche battuta al vetriolo; mi sono quasi sentita inopportuna mentre si aprivano, raccontandosi come non avevano mai fatto nemmeno con se stessi; mi sono commossa quando le loro fragilità stavano per farli crollare e si sono salvati un attimo primo del buio.

Il loro rapporto cresce, si modifica, serve a tratti ad alleggerire la tensione, ma anche a regalare al lettore pagine molto intense. Sono loro che riescono sempre a mettersi sulle tracce del Male, con caparbietà e arroganza; sono loro i peggiori giudici delle proprie azioni, i peggiori consiglieri. Sono loro che non avrebbero dubbi in caso di “scelta”, sono lo specchio dell’altro, in un continuo gioco di rimandi e di completamento. Mi sono piaciuti tutti i loro discorsi, ma questo è quello che mi è rimasto impresso:

Massimo le porse una caramella. Teresa la accettò guardandolo stupita, mentre lui scartava la sua.
“Fanculo il controllo” le disse.
“Fanculo il controllo”.

Ovviamente tra loro due qualche passo in avanti viene fatto, ma c’è ancora dell’altro che non è stato del tutto chiarito, o quantomeno, discusso. Entrambi in “Ninfa dormiente” devono fare i conti con il proprio passato per affrontare il futuro, ma è Teresa ad avere il presente più difficile. Un presente che le mangia i ricordi, le toglie le parole di bocca e le lascia continui dubbi. Gli stessi che vengono al lettore nelle ultimissime pagine del libro, che allo stesso tempo rappresentano un appiglio per il prossimo romanzo, che sto già ascoltando.

Il talento narrativo di Ilaria Tuti in questo suo secondo romanzo si declina anche nelle descrizioni delle ambientazioni, così vivide da risultare vibranti. C’è sempre un particolare su cui l’autrice attarda il suo sguardo, per poi riempirlo di senso e caricarlo di suggestioni. È impossibile non lasciarsi coinvolgere o non sentirsi avvolti. Anche in “Ninfa dormiente” il bosco assume tutta la simbologia di cui è piena la letteratura, mescolando nascita e morte, luce e buio, in un gioco che non è più di opposti, ma di rimandi, e per questo “circolare”.

Ultimo appunto per un nuovo personaggio, Blanca. Promossa a pieni voti, sono certa che anche lei ha una storia da raccontare (compare troppo poco), ma non voglio metterle fretta. Ormai è entrata in famiglia, Teresa Battaglia sarà lì per lei quando ne avrà bisogno.

E noi con lei. Chi se la può perdere la sua prossima indagine?


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3

«I poliziotti devono fare irruzione in una casa per arrestare un criminale’» lesse. «’L’unica informazione di cui dispongono è il suo nome: Adamo. Quando entrano, trovano un meccanico, un pompiere, un medico e un idraulico che giocano a carte. Arrestano senza esitazione il meccanico. Perché?’»Marini la guardò come se fosse pazza. «Se voleva spaventarmi, ci è riuscita» disse.Teresa doveva concentrarsi sul rebus per richiudere il buco nero nella sua testa che sembrava volerla consegnare all’oblio assieme ai ricordi. Calma il respiro. Diventa più metodica. Vinci il vuoto. Artigliò il braccio di Marini. «Ahia!»
«Perché?» lo incoraggiò, ed era come spronare se stessa. «Perché vanno subito da lui?»
Marini alzò gli occhi al cielo. «Non lo so! Avranno avuto qualche altro indizio.»
«Nessun indizio. Nessuna informazione che non ti abbia dato.»
Lui sbuffò. «Aveva una X stampata sulla fronte?» ironizzò. Teresa mollò la presa, fece qualche passo. Rifletté, poi, con un sorriso di sollievo, lo guardò. «Sì, aveva proprio una X stampata in faccia. Precisamente, XY.»
«Sta vaneggiando, se ne rende conto?»
Teresa scoppiò a ridere.

venerdì 19 aprile 2024

Recensione serie "Teresa Battaglia", Ilaria Tuti

 

Autrice: Ilaria Tuti

Titolo: Fiori sopra l'inferno

Serie: Teresa Battaglia #1

Prezzo: 16,05  e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Teresa Battaglia:

0,5)La ragazza dagli occhi di carta

1)Fiori sopra l'inferno

2)Ninfa dormiente

3)Luce della notte

4)Figlia della cenere

5)Madre d'ossa

"Teresa fissò il crocifisso che gli pendeva al collo.
Evitò di dirgli che gli assassini erano figli del suo Dio tanto quanto i santi, e venivano alla luce ovunque, anche a Traveni"


Trama

«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa.
Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine.
Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»

Questo non è soltanto l’esordio di una scrittrice di grandissimo talento.
Non è soltanto un thriller dal ritmo implacabile e dall’ambientazione suggestiva.
Questo è il debutto di una protagonista indimenticabile per la sua straordinaria umanità, il suo spirito indomito, la sua rabbia e la sua tenerezza.


La paura, spesso,fa la differenza tra vivere e morire. Salva.


Recensione

Poco fuori Travenì, sul limitare della foresta millenaria sovrastata da cime innevate e pareti rocciose a strapiombo, viene ritrovato il cadavere di un uomo, completamente nudo e privato degli occhi, gli organi di senso che hanno il compito di scoprire il mondo, osservarlo e misurarlo. Con i suoi vestiti è stato realizzato uno spaventapasseri che, a qualche metro di distanza, si gode la scena del ritrovamento. Uno spettacolo macabro e raccapricciante con cui dovrà fare i conti il sessantenne commissario Teresa Battaglia, una ferocia che non è destinata a fermarsi ma che si ripercuoterà in tutta la sua brutalità anche sulle vittime che seguiranno. Non un normale caso di omicidio, ma frutto della psicosi di un assassino, un killer che non lascia tracce, che sa come muoversi in quel posto reso candido dalla copiosa quantità di neve che ricopre ogni cosa come un vello.

Ho iniziato a leggere questa saga, DOPO aver visto la serie tv (recensione QUI). 
La Tuti ci regala una storia interessante, ben scritta e strutturata, incalzante il giusto con un ritmo e uno stile narrativo scandito da pause che comunque non invalidano in alcun modo la lettura in generale: il lettore ha bisogno di quelle interruzioni per metabolizzare e riflettere sui vari tasselli che vengono disseminati, durante il corso della narrazione, con sapiente maestria.
La scia di omicidi e sparizioni si dipana nel presente ma affonda le proprie radici nel passato, un passato che viene introdotto grazie a capitoli che, a partire dal 1978, ci raccontano di una Scuola, sospesa tra le vette aguzze e le acque di un lago, una costruzione sbagliata, fuori luogo, carica di segreti, ammantata di mistero, frutto del capriccio di una nobiltà non disposta ad accettare i limiti. Un luogo che richiede devozione, devozione che presuppone ed implica una qualche rinuncia.



Eppure, accanto alla ferocia e alla brutalità, la Tuti è in grado di raccontare con estrema delicatezza le emozioni umane e per farlo si serve di un commissario, una donna, Teresa Battaglia.
Con un cognome che calza a pennello con il personaggio e che lascia intendere anzitempo al lettore di che pasta sia fatta, Teresa appare, ad una prima occhiata, burbera ma fortemente empatica, razionale e al contempo istintiva. Attenta osservatrice e sicuramente avvezza al clima che circonda lei e la sua squadra, ha sviluppato la capacità di riuscire, con pochi dettagli, a fare un quadro completo ed abbastanza preciso e veritiero circa l'assassino, le sue abitudini e il suo vissuto. Tuttavia il caso che dovrà affrontare risulterà ben più complesso e articolato perché la porterà a combattere battaglie personali con il proprio presente ma, soprattutto, con il proprio passato, conducendola laddove non si era mai spinta, a superare i limiti fisici e psichici.

Sul suo personaggio l'autrice ha compiuto un lavoro eccellente facendola emergere rispetto agli stereotipi che caratterizzano figure femminili del suo calibro e rendendola interessante agli occhi del lettore. Ne risulta una personalità complessa, volitiva. Custode di un segreto, Teresa, ormai sessantenne, è scesa a patti con la solitudine, coinquilina discreta che ha imparato ad assorbire, giorno per giorno, a piccole dosi, proprio come si fa con i veleni, in modo da rendere la propria anima invulnerabile ai suoi attacchi. Aiutata dal tempo a liberarsi della tristezza, compagna silente per gran parte della sua vita, Teresa ha imparato a gestire il dolore, un fardello necessario da trascinarsi dietro per non rinunciare ai ricordi. Eppure, costretta a diventare la guardiana di se stessa, con l'avanzare dell'età che non perdona, si ritroverà a fare i conti con il suo incubo peggiore: dipendere da qualcun altro perché incapace di provvedere a se stessa e agli scherzi della memoria. Ed è a questo punto che emergeranno la sua forza e la sua determinazione, la voglia irrefrenabile, nonostante tutto, di lanciare il proprio corpo alla ricerca di tracce, di usare ogni energia rimasta per portare a termine il proprio lavoro.
Ad ostacolarla una comunità chiusa e bigotta, poco collaborativa e che tende a proteggere il gruppo e il suo equilibrio in quanto tale piuttosto che il singolo individuo.



Scrivere un buon thriller non è semplice ma, al suo esordio, la Tuti dimostra di avere tutte le carte in regola per centrare il bersaglio: una grande padronanza della materia ed una maturità stilistica che le permettono di mantenere alta l'attenzione del lettore e di far trasparire quel senso di umanità che caratterizza il romanzo nella sua interezza. Umanità che si riflette anche nella visione e nella comprensione del male e di quel killer che, da carnefice, si trasforma in vittima. Complici di tutto ciò una protagonista impareggiabile, ed una cornice paesaggistica descritta in maniera talmente attenta e dettagliata da far sentire il lettore completamente coinvolto e avvolto da un'atmosfera cupa in cui è la natura a farla da padrona. Tutte queste caratteristiche rendono il romanzo estremamente godibile, una lettura davvero interessante per gli amanti del genere e proprio per questo motivo estremamente consigliata!


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


C'era qualcosa di iniquo tuffarsi nella quotidianità, quando il corpo straziato di un'altro essere umano veniva chiuso tra pareti d'acciaio dentro un obitorio.
la gente muore ogni giorno, ricordò a se stessa Teresa.
Era vita sotto altra forma. Esserne testimone, però, era scomodo. Significa godere dei propri respiri quando qualcun'altro piangeva chi aveva cessato di esalarli.
Ineluttabile e crudele: umano.