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sabato 3 gennaio 2026

Vostro Onore - miniserie tv- raiplay (recensione)

Buongiorno, come state? Oggi vi parlo di una miniserie italiana del 2022, che ho recuperato di recente



Titolo: Vostro Onore

Paese: Italia

Anno: 2022

Formato: miniserie tv

Genere: giudiziario, thriller, poliziesco, noir

Puntate: 8

Durata: 55 min (episodio)

Lingua originale: italiano




Informazioni

Vostro onore è una miniserie televisiva italiana trasmessa in prima serata su Rai 1 dal 28 febbraio al 21 marzo 2022. È diretta da Alessandro Casale, prodotta da Rai Fiction in collaborazione con Indiana Production ed ha come protagonista Stefano Accorsi. Vostro onore è l’adattamento della serie televisiva israeliana Kvodo (2017). Da Kvodo è tratta anche la serie televisiva statunitense Your Honor.



Trama

Vittorio Pagani è un giudice milanese noto e rispettato per la sua onorabilità. La recente scomparsa della moglie Linda, morta suicida, ha lasciato un segno doloroso nella sua vita e ha complicato il suo già difficile rapporto con il figlio neomaggiorenne Matteo, che vive con la nonna materna Anita. Vittorio sarà costretto a fare una scelta quando il ragazzo, alla guida della vecchia auto della mamma, investirà un giovane membro di una famiglia criminale, i Silva. I Silva sono una vecchia conoscenza del giudice: infatti, quando era PM, è stato proprio lui a sciogliere l'organizzazione e ad arrestare il capoclan. Quindi sa bene che, se questi scoprissero chi ha causato l'incidente, non esiterebbero a vendicarsi e ad uccidere Matteo. Ecco perché lo stimato giudice decide di infrangere la "legge", della cui integrità è sempre stato paladino. A condizionare le vicende di padre e figlio i colleghi del primo, tra cui gli amici Salvatore e Ludovica, e i compagni del secondo, tra cui la fidanzata Chiara e la neo-arrivata Camilla (tra l'altro figlia di Paolo Danti, membro delle ricerche poliziesche).



Recensione

La Rai guarda al di fuori dei nostri confini. Lo sta facendo con successo nella collaborazione con HBO per L'amica geniale, continua a farlo con due nuove produzioni che prendono spunto dall'estero per due novità della rete ammiraglia Rai. Una è Noi, in arrivo a breve, l'altra è la serie di cui vi parliamo in questa recensione di Vostro onore, che adatta l'originale israeliana Kvodo, che aveva già ispirato Your Honor di Showtime, la serie con Bryan Cranston che abbiamo visto su Sky. Nella versione di Rai Fiction e Indiana, in onda dal 28 febbraio per quatto prime serate, è Stefano Accorsi a vestire i panni del giudice protagonista e guidare un cast di cui fanno parte anche Matteo Oscar Giuggioli, Barbara Ronchi, Remo Girone, Francesco Colella e Camilla Semino Favore.

Vittorio Pagani è un giudice che aspira al ruolo di Presidente del Tribunale di Milano, noto e rispettato per la sua integrità e per aver smantellato l'organizzazione criminale che faceva capo alla famiglia Silva, arrestandone il capoclan. Ma è anche un uomo la cui vita è stata segnata dal dolore, per la recente scomparsa della moglie, che ha contribuito a rendere più complesso anche il rapporto con il figlio Matteo. Due aspetti della sua esistenza che si trovano a convergere quando il figlio si trova coinvolto in un incidente e causa la morte di un giovane esponente proprio della famiglia Silva, costringendo Pagani a fare una scelta difficile: andare contro le proprie convinzioni e infrangere la legge per proteggere il figlio, dando il via a un percorso sempre più cupo che fa emergere il suo lato più oscuro.



Bugia dopo bugia, una prova inquinata dopo l'altra, il giudice Pagani costruisce una barriera protettiva attorno alla colpa del figlio Matteo e detta, quindi, i tempi del racconto di Vostro onore. Per questo il personaggio di Stefano Accorsi non può che essere il cuore pulsante della serie, pur ricca di personaggi che gli ruotano attorno. Il principale è il figlio Matteo interpretato da Matteo Oscar Giuggioli, un raccato fragile e vulnerabile almeno in apparenza, che si trova coinvolto in qualcosa più grande di lui, ma uguale importanza hanno l'ex tirocinante di Pagani Ludovica Renda (Cammina Semino Favro), a cui il giudice affida la difesa di Nino Grava, e il ragazzo stesso (Riccardo Vicardi) e Salvatore Berto (Leonardo Capuano), che si trovano coinvolti negli intrighi del giudice, o l'ispettrice Sara Vichi, che segue le indagini sull'incidente.

Sono solo alcune delle figure che si trovano a ruotare, più o meno direttamente e senza controllo, intorno alle scelte e decisioni di Pagani, con relazioni interpersonali che si sviluppano e mutano man mano che la storia precipita e cresce, come una valanga che rischia di travolgere molte delle figure che vi si trovano invischiati. Una gamma di personaggi in cui hanno meno spazio rispetto all'adattamento americano, almeno nei primi episodi visti in anteprima, i membri della famiglia del ragazzo vittima dell'incidente, che sposta maggiormente l'attenzione sul giudice e le sue ragioni.



Per questo motivo resta presente e vivo il dilemma morale alla base della storia di Vostro onore, quel "non è facile essere giusti" che si interroga su cosa spinga qualcuno a infrangere la legge piuttosto che rispettarla, ma risulta semplificato e meno ricco di sfumature: nel fluire in modo naturale in quella domanda così complessa e difficile da capire dall'esterno su cosa sia disposto a fare un padre per proteggere il proprio figlio, risente nello spazio inferiore dato alla controparte nell'economia del racconto. Non ci sembra un difetto o una mancanza nella scrittura, ma una conseguenza naturale del diverso contesto in cui la storia si muovo e soprattutto si sviluppa rispetto all'altro noto adattamento di Kvodo, sia in termini di ambientazione che di pubblico di riferimento.

Rai 1 non è Showtime e siamo consapevoli della banalità che stiamo affermando. Ma è necessario ribadirlo perché questo ha delle ovvio ripercussioni nel modo in cui la storia viene confezionata e presentata. Vostro Onore e Your Honor partono dalla medesima fonte, ma sono due adattamenti diversi che ci sembra anche superfluo confrontare, concentrandoci su quello che ci sembra l'aspetto fondamentale: la storia della serie Rai, così come è costruita e presentata, funziona e mantiene la sua efficacia?


A conti fatti sì: i presupposti da cui parte la storia e lo sviluppo che ne consegue hanno senso nell'economia del racconto, al netto di qualche
difetto in quanto a equilibrio nei tempi narrativi, e nella costruzione dei personaggi coinvolti che ci troveremo a seguire nell'arco della stagione, a cominciare dal Vittorio Pagani di Stefano Accorsi che sa trasmettere l'inquietudine e la sofferenza di un professionista integerrimo che deve fare i conti con le esigenze emotive del padre.



La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3



domenica 31 ottobre 2021

Belgravia -miniserie tv (recensione)

 Buonasera, il 6/10 ho iniziato questa miniserie da una stagione e 6 episodi e l'ho finita (più per questioni di tempo) il 21/10



Titolo: Belgravia

Paese: Regno Unito, Stati Uniti d'America

Anno: 2020

Formato: miniserie tv

Genere: drammatico, in costume

Puntate: 6

Durata: 60 min (puntata)

Lingua originale: inglese




Informazioni

Belgravia è una miniserie televisiva anglo-statunitense, ambientata nel XIX secolo e basata sull'omonimo romanzo del 2016 di Julian Fellowes, chiamati entrambi Belgravia, un ricco quartiere di Londra. La miniserie, una co-produzione tra Carnival Films e l'emittente via cavo statunitense Epix, è adattata da Fellowes e riunisce la squadra dietro a Downton Abbey con Gareth Neame e Nigel Marchant come produttori esecutivi insieme a Liz Trubridge e Fellowes. Belgravia è diretta da John Alexander e prodotta da Colin Wratten.




Trama

Belgravia inizia al ballo della duchessa di Richmond (nella notte tra il 15 e il 16 giugno 1815), che si tenne a Bruxelles per il duca di Wellington alla vigilia della battaglia di Quatre-Bras, due giorni prima della battaglia di Waterloo.




Recensione

La storia ha inizio Il 15 giugno 1815, alla vigilia della battaglia di Quatre Bras e pochi giorni prima della disfatta napoleonica a Waterloo, anno in cui si tenne a Bruxelles un ballo passato alla storia come uno dei più sfolgoranti dell’epoca: partecipano tutte le famiglie inglesi all’epoca in trasferta in Belgio e tutti i generali britannici che difendono la città da un’eventuale invasione francese: poco prima dell’alba, l’atmosfera festosa viene interrotta quando il duca di Wellington e i suoi uomini vengono costretti a correre al fronte dopo la notizia di un’avanzata delle truppe di Napoleone, e molti di loro non faranno mai ritorno. È da questo paradossale e originalissimo momento storico che prende spunto Belgravia, la miniserie realizzata da Julian Fellowes, già creatore di Downton Abbey.


In effetti questa nuova produzione sembra la copia di Downton Abbey, se solo quest’ultima fosse stata ambientata, non nei primi decenni del Novecento ma un secolo prima: il focus è ancora una volta sulla vita pubblica e privata della nobiltà londinese, nella quale però si affacciano i primi innesti di una ricchissima borghesia mercantile che cerca di salire di rango; allo stesso modo si vedono le complicità ma anche gli screzi fra i ceti privilegiati e i loro servitori, i quali (a differenza del racconto ambientato cent’anni dopo) sono per lo più frustrati e maggiormente inclini al tradimento. Conflitti di classe, amori impossibili, etichette asfissianti e intrighi fra il politico e l’economico vanno a comporre una trama che avvince la curiosità dello spettatore anche se a volte sembra andare tutto a rallentatore (soprattutto da metà stagione in avanti)

belgravia

Mentre in Downton Abbey, le vicissitudini private dei personaggi erano intrecciate agli smottamenti sociali dell’epoca, qui ci ritroviamo in un microcosmo chiuso che fa tremenda fatica ad aprirsi all’estero. Tutto parte proprio in quel famoso ballo, in cui viene invitata – unica fra i non nobili – la famiglia Trenchard: la giovane Sofia, figlia del mercante James, arricchitosi facendo da fornitore all’armata di Wellington, sfida le convenzioni innamorandosi di lord Edmund Bellasis, rampollo di una famiglia aristocratica e dalle intenzioni forse non così specchiate; il destino per entrambi i giovani sarà infausto ma 26 anni dopo le conseguenze del loro incontro continuano a rendere tese le relazioni fra i Trenchard e i Bellasis, al cui centro si ritroverà il bello e promettente Charles Pope, giovane la cui ascendenza misteriosa metterà a soqquadro un già complesso mosaico fatto di pettegolezzi, debiti, eredità e mancate promesse di matrimonio.


In principio risulta davvero complicato ricostruire i rapporti che regolano i vari personaggi e soprattutto adeguarsi alla rigidità delle norme sociali dell’epoca.La narrazione però, diventerà avvincente e i continui colpi di scena contribuiscono a una trama che rende movimentato anche il più scontato degli andamenti. Gran parte del fascino, al di là di costumi e ambientazioni sempre filologicamente impeccabili, è dato da un cast di grandissimi attori (da Tom Wilkinson a Harriet Walter e Tamsin Greig), perfetti nell’interpretare la quintessenza dell’aristocrazia londinese. A fare loro da sfondo il quartiere di Belgravia, l’area residenziale più alla moda nella Londra della prima metà dell’Ottocento, dove come detto, si incontravano nuovi e vecchi ricchi e in cui, secondo questa storia, anche lo stesso James Trenchard aveva fatto ottimi investimenti immobiliari. Belgravia riesce a esercitare un fascino magnetico che, superati certi fastidi classisti, travalica spazio e tempo.




La mia valutazione
Alla prossima

Luce <3

martedì 16 febbraio 2021

La regina degli scacchi - miniserie tv Netflix (recensione)

 Buongiorno e bentornati sul blog con la recensione di una serie in onda su Netflix



Titolo originale: The Queen's Gambit

Titolo: La regina degli scacchi

Paese: Stati Uniti d'America

Anno: 2020

Formato: miniserie tv

Genere: drammatico

Puntate: 7

Durata: 46-68 min (puntata)

Lingua originale: inglese


Informazioni

La regina degli scacchi (The Queen's Gambit) è una miniserie televisiva drammatica statunitense creata da Scott Frank e Allan Scott, distribuita in streaming il 23 ottobre 2020 su Netflix. La serie è basata sull'omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis. Il titolo originale della miniserie, come quello del romanzo, si riferisce al gambetto di donna, un'apertura scacchistica.

La serie esplora la vita di una bambina prodigio degli scacchiorfana, di nome Beth Harmon, seguendo le sue vicissitudini dall'età di otto ai ventidue anni, mentre lotta contro la dipendenza da alcol e psicofarmaci nel tentativo di diventare grande maestro di scacchi.



Trama

La serie inizia ambientata negli anni '50, in un orfanotrofio femminile, dove Beth, bambina di otto anni, incontra Jolene, una ragazza vivace e amichevole di qualche anno più grande; Helen Deardorff è la donna che gestisce l'orfanotrofio e il signor Shaibel, custode dell'orfanotrofio, impartisce a Beth le sue prime lezioni di scacchi. Come era comune negli anni '50, l'orfanotrofio distribuisce quotidianamente pillole tranquillanti alle ragazze, il che si trasforma in una dipendenza per Beth.

Pochi anni dopo, Beth viene adottata da Alma Wheatley e suo marito, che vengono da Lexington, Kentucky. Nella sua nuova casa, Beth decide di iniziare a partecipare a tornei di scacchi. Vince molte partite venendo notata da altri e sviluppa amicizie con diverse persone, tra cui Harry Beltik, Benny Watts e Townes. Lungo la strada, mentre continua a vincere partite e diventa più famosa, diventa anche più dipendente da farmaci e alcol, e inizia a perdere il controllo della sua vita.

Tuttavia alla fine sconfigge il campione del mondo di scacchi russo, Vasily Borgov, a Mosca, in una partita spettacolare, in cui lei effettivamente gioca un gambetto di donna. Il suo trionfo ha vari livelli simbolici: un giocatore di scacchi statunitense sconfigge un grande maestro russo; una donna molto giovane sconfigge un uomo più anziano; una donna si impone in un ambiente dominato dagli uomini.



Recensione


Buongiorno e bentornati sul blog con la recensione della miniserie "La regina degli scacchi", titolo originale. The Queen's Gambit, tradotto: gambetto di donna, una celebre apertura nel gioco degli scacchi. Beth Harmon è, prima una bambina rimasta orfana a otto anni, che in orfanatrofio comincia a imparare a giocare a scacchi, ma che pian piano, diventa anche dipendente dai tranquillanti, poi è un'adolescente che alterna la dipendenza dei tranquillanti (che secondo lei, tra l'altro, la aiutano a vedere la scacchiera sul soffitto) a quella dell'alcoll,  e donna, che vince tutte le partite di scacchi a cui partecipa, tutto per diventare Maestro di Scacchi.


Anya Taylor-Joy ha creato un personaggio solido, vivido e reale, dando vita a una giovane donna dalla corazza dura che si è dovuta costruire dopo un passato difficile: dopo la prematura morte della madre, Beth viene portata infatti in un orfanotrofio per sole bambine e qui cresciuta tra rigide regole e medicinali che le creano una forte dipendenza. In questo nuovo e difficile ambiente saranno poche le cose le daranno conforto: tra queste l’amica Jolene e la scoperta, a piccoli passi, di un gioco che la appassiona come nient’altro è riuscito a fare: gli scacchi. A insegnarle le prime mosse è il burbero signor Schaibel, che ben presto si rende conto di avere di fronte un vero e proprio prodigio.

Questo per Beth sarà solo l’inizio di un lungo e tortuoso percorso che la vedrà sempre più dipendente dagli scacchi (e non solo): troverà dapprima supporto nella sua nuova madre adottiva, Alma, con la quale comincierà a viaggiare il mondo per sfidare i più grandi degli scacchi; e in un secondo momento troverà appoggio e complicità in quelli che dapprima erano stati i suoi avversari, Harry Beltink e Benny Watts. Tutto questo con un unico scopo: diventare grande maestro degli scacchi.


Anya Taylor-Joy non solo riesce a creare un personaggio credibile e a regalare un’impeccabile performance: ciò che rimane allo spettatore è molto più di questo. La storia de “La Regina degli scacchi” è la storia di una donna che si fa strada in un mondo interamente dominato da uomini, uomini che in un primo momento non avrebbero mai creduto che una ragazzina potesse essere al loro pari, e che si ritrovano ben presto ad essere battuti e – passatemi il termine – umiliati.

Le figure maschili e femminili vengono messe a confronto affrontando temi che oramai sono antichi come il mondo: a partire forse dallo stesso padre adottivo di Beth, un uomo piccolo che non ha mai veramente apprezzato la moglie e che riversa nel matrimonio tutta la sua frustrazione – ma non solo. La nostra Beth, proprio come una pedina, si muove in un mondo fatto di soli uomini, pedine anch’esse che si muovono solo allo scopo di “mangiarla”, scartarla e passare avanti. E in un primo momento Beth si muove sulla scacchiera con mosse incerte, dominando le partite a volte, sbagliando in altre, e in questo caso incolpando solo se stessa.

Proprio come accade nella mossa degli scacchi da cui prende il nome la serie, “il gambetto di donna” è una strategia che Beth si ritrova a usare sia nella vita che sulla scacchiera, che la vede piano piano e inesorabilmente prendere sempre più spazio e dominare uno sport non solamente complicato ma considerato per definizione appartenente agli uomini. Il tutto mentre combatte contro dipendenze non indifferenti che dapprima hanno segnato inesorabilmente la sua infanzia e che si porterà dietro anche da adulta.


Sette puntate, di un'ora l'una, che vi lasciano con il fiato sospeso e che vedrete in pochi giorni; possono sembrare lente, ma la cosa è, per ovvie ragioni, voluta, perché negli scacchi, ogni mossa è fondamentale, e non si può fare in fretta, bisogna andare lenti, studiare bene le proprie mosse, così come quelle degli avversari.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3




domenica 1 novembre 2020

Sanditon - miniserie tv (recensione)

 Buongiorno e bentornati sul blog con la recensione di una miniserie tv, tratta dall'ultimo romanzo, rimasto ahimè incompiuto, di Jane Austen



Titolo: Sanditon

Paese: Regno Unito

Anno: 2019

Formato: serie tv

Genere: drammatico, in costume, sentimentale

Stagioni: 1

Episodi: 8

Durata: 60 min (episodio)

Lingua originale: inglese


Informazioni

Sanditon è una serie televisiva britannica creata da Andrew Davies. È basata sull'omonimo romanzo incompiuto di Jane Austen. È stata trasmessa dal 25 agosto al 13 ottobre 2019 su ITV nel Regno Unito e dal 12 gennaio 2020 su PBS negli Stati Uniti.

In Italia, la serie va in onda dal 18 settembre 2020 su La EFFE.

A causa della natura incompleta del romanzo (Austen completò solo undici capitoli), il materiale originale è stato utilizzato per le prime puntate, in seguito Davies usò lo sviluppo dei personaggi per completare la storia.

Nel dicembre 2019, ITV ha annunciato la cancellazione della serie, che non proseguirà con una seconda stagione.



Trama

Ambientata durante l'età della reggenza, la storia segue una giovane eroina innocente, Charlotte Heywood, mentre percorre la nuova località di villeggiatura marina di Sanditon.




Recensione


Buongiorno, nei giorni scorsi ho finito questa miniserie, che mi ha lasciato con l'amaro in bocca a causa del finale.. Ma vediamo di andare con ordine; Sanditon, come peraltro è scritto nelle info, parte dai primi 11 capitoli del romanzo omonimo, ma che ahimé, è rimasto incompiuto, quindi di fatto, il ROMANZO in sè, non esiste.

Questa è la storia di Charlotte Heywood, una ragazza di campagna, che si ritrova a Sanditon, per un colpo di fortuna, dovuto a un incidente in carrozza, grazie al quale Charlotte incontra i coniugi Parker; Charlotte si ritrova così in un mondo diversissimo dal suo, in tutto e per tutto. Rimane talmente abbagliata, che decide di rimanere per un po' in quella cittadina, la stessa in cui, incontra anche Sidney Parker, fratello di Tom.


Ho adorato Charlotte. Con una semplicità disarmante, lei si fa voler bene da tutti in poco tempo. Si rende indispensabile per i Parker con la sue idee innovative, adorata dai bambini, dai costruttori e da Miss Georgiana Lamb - una giovane donna di colore e ricca erediteria - e anche da Mrs Denham che con i suoi modi spicci e sbrigativi impersona l'arcigna signora ricca che però ragiona benissimo e mette tutti al tappeto con poche parole. Ogni personaggio racconta una storia ed è stato interessante scoprirlo puntata dopo puntata.
Persino Sidney dopo l'iniziale titubanza, comincia a capire che quella ragazza così diversa dalle altre sia speciale e che la sua presenza sia preziosa per ognuno di loro.
Sidney è un gentiluomo inarito nel cuore, perennemente impegnato in affari a Londra, con il cuore spezzato da una disavventura amorosa non intende aprire i suoi sentimenti a nessuno. Con Charlotte si comporta in modo sgarbato in più di un'occasione e poi ecco che l'uomo tutto d'un pezzo cambia radicalmente. I modi gentili, diretti e dolci di Charlotte lo conquistano a tal punto che sembra che per loro ci sia il lieto fine dietro l'angolo.

Momenti insieme a volte rubati valgono più di intere ore a parlare, è chiaro che Sidney sia cambiato perchè non è più lo stesso uomo che era all'inizio e questo totale cambiamento lo deve soltanto a lei: la donna che lo ha stregato.
Cosa frena allora la felicità di questa nuova e adorabile coppia?
L'impulsività di Tom, la leggerezza con cui prende le cose e la poca responsabilità saranno un fattore importante per il loro lieto fine e sebbene Sidney si comporti da fratello modello, la felicità della giovane coppia sarà messa altamente a rischio.
Ho apprezzato tantissimo il cambiamento di Sidney, ha capito i suoi errori e ha cercato di rimediare a tutti i suoi sbagli solo che alla fine... beh ve l'ho detto, la fine è un colpo a cuore e se ci ripenso non voglio quasi crederci che è tutto finito così, è profondamente ingiusto.

Intorno alla loro storia ruotano anche personaggi che man mano acquistano sempre maggiore importanza per la storia, la famiglia Parker si estende anche a una sorella ipocodriaca e a un altro fratello che si lascia contagiare dalla paura di ammalarsi. Una coppia che porta risate in momenti seri stemperando l'attenzione da argomenti più delicati.
La falsa innocente Clara e l'odioso Edward e poi ci sono Lord Babington ed Esther Denham che nonostante l'inizio poco convincente ho trovato davvero carini insieme.
Gli attori Rose Williams Theo James, rispettivamente di Charlotte e Sidney, li ho trovati perfetti nei loro ruoli, ma trovo che tutta l'ambientazione abbia regalato un tocco di diversità all'intera storia.
La voglia di far diventare Sanditon un posto nuovo e meraviglioso è la colonna portatante della vicenda, il progetto di Tom per quanto svolto con troppa leggerezza è davvero bello perchè ci mostra come a volte anche nei piccoli posti c'è la vera bellezza, basta solo vederla.


Charlotte ci insegna che anche le persone che non appartengono a un ceto sociale elevato possono contribuire a rendere le cose migliori. Il suo supporto in alcuni casi è fondamentale, lei è senza dubbio un'eroina moderna da cui prendere esempio.
E anche Sidney alla fine ci fa capire che tutti, con impegno e perseveranza, possiamo cambiare se lo vogliamo davvero.



La mia valutazione


Alla prossima


Luce <3