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giovedì 15 marzo 2018

Segnalazione "Vita di paese", Maria Caterina Basile

Buongiorno e bentornati con la segnalazione di un nuovo romanzo di cui mi è stata chiesta la recensione, che provvederò a fare appena finirò il romanzo, anche se lo leggerò appena possibile.





Titolo: “Vita di paese”
Autore: Maria Caterina Basile
Casa Editrice: Nulla Die
Collana: Lego Parva Res
Genere: romanzo di formazione
Pagine: 74
Anno di pubblicazione: 2017
Prezzo: 10,00 euro
Formato: libro
ISBN: 9788869151163






Trama

È possibile fare ritorno in una terra-miraggio, rimasta nell'attesa di un futuro che pare non compiersi mai e trovare finalmente se stessi? Damiano Pellegrino, trentacinquenne simbolo di una generazione in viaggio, ci prova, affrontando e vincendo una difficile sfida.


Sinossi:

    Vita di paese racconta la storia di Damiano Pellegrino, trentacinquenne che, dopo diciassette anni passati a lavorare come barista in Svizzera, ritorna nella sua terra, il Salento.
    Si tratta di una decisione improvvisa, motivata da una crisi profonda alla quale egli vuol porre fine una volta per tutte. Stanco di vivere nell’incessante rimorso di non essere stato al fianco del padre la mattina che quest’ultimo era stato colto da un infarto, Damiano si mette al volante e torna al suo paese, Miraggio.
    Una volta a casa, si rende conto che l’unico ad essere cambiato è lui; ossessionato dal senso di colpa, aveva scelto di escludere dalla sua vita familiari e amici. Inoltre, il lavoro che aveva condotto esclusivamente di notte, non aveva fatto altro che spianargli la strada all’isolamento. Si era dunque chiuso in se stesso, vedendo nel suo modo di essere la causa della sciagura che si era abbattuta sulla sua famiglia.
    La mattina che il padre era morto, infatti, Damiano si era rifiutato di aiutarlo nel lavoro in campagna ed aveva preferito andarsene in giro con gli amici. Del resto, era stato un ragazzo particolarmente irrequieto, poco ligio al dovere, al contrario dei suoi fratelli, Salvatore e Cosimo. Le uniche attività che riuscivano a domarlo erano la lettura e la scrittura, ma non erano bastate a fargli mettere la testa a posto.
    La prima persona che incontra a Miraggio è proprio il suo professore di italiano alle medie, don Carlo Brigante, il quale lo aveva sempre spronato a continuare gli studi ed a scrivere. Damiano è sorpreso nel constatare che l’uomo non solo non ha smesso di credere in lui, ma addirittura si aspetta ancora che scriva il libro della sua vita.
    Damiano sente che una forza misteriosa vuole portarlo a liberarsi dal rimorso che lo ha condannato alla fuga dalla terra natia e da se stesso. Pur tentando di continuare a vivere in completo isolamento, dormendo di giorno e vagando nella notte in preda a sconnessi soliloqui, pian piano non può fare a meno di cedere all’umanità semplice delle persone che lo circondano. Inizia a frequentare il bar del paese e si accorge che le sue pene e i suoi tormenti non sono diversi da quelli di nessuno; quando affronta la crisi più forte, rivivere il giorno della morte del padre, la mamma gli resta accanto e lo avvia alla guarigione.


    Damiano comincia a guardare se stesso con occhi nuovi: quelli pieni di pietà e misericordia di chi lo circonda. Nei pochi mesi passati al paese è travolto da un vortice continuo di riflessioni sull’esistenza: il cambiamento, tutto interiore, è inevitabile. Seguendo il consiglio del professor Brigante, ritorna a scrivere e sceglie di occuparsi della terra del padre, la stessa in cui, diciassette anni prima, aveva avuto origine il suo rimorso.


Estratto:


[…] Sono passato davanti alla sala giochi, l’unica del paese: un piccolo gruppo di adolescenti era fermo a discutere davanti all’entrata. Li ho guardati coi miei occhi di trentacinquenne. Non sono poi così diverso da loro, mi sono detto. Ho messo i sogni da parte, ma solo per poco. Sono tornato a prenderli.  Ci sono stagioni in cui anche gli alberi mettono da parte i loro sogni. Ma ve ne sono altre in cui sui loro rami sbocciano fiori carichi di illusioni. E che colori, che magnifici colori!
     Un irrefrenabile desiderio di mettere i miei pensieri su carta si è impossessato di me. Ho ripreso a camminare. Un’anziana donna si avviava verso casa: portava annodato al collo un fazzoletto, come mia nonna. Aveva ragione il professore: sospesi tra passato e presente, non ci è lecito condividere con i nostri pari la nostalgia per un mondo antico mai posseduto, eppure tanto agognato. Siamo pochi, siamo quelli che restano al Sud, tra vecchi e bambini. Tra certezze antiche e una realtà nuova, luccicante e spesso puzzolente: siamo a metà, spezzati, divisi tra desiderio di appartenenza e un futuro che ci sfugge dalle mani. Ci si aspetta, da noi, l’innovazione o magari l’invenzione di nuove tradizioni. Un mondo nuovo. Ma siamo un corpo frammentato, inerte, che attende di essere ricomposto con pazienza, amore, pietà.
    Una volta a casa, mi sono chiuso in camera mia. Dovevo fare ordine sulla scrivania, liberarla per mettermi a sedere e scrivere, facendo ordine anche tra i pensieri. Parole! Le parole delle poesie sono intime, personali, sono solo per noi stessi; diversa è la prosa, che tende la mano a lettori sicuri di sé. Il lettore di poesia è un naufrago, i versi ch’egli ama il fradicio pezzo di legno al quale si aggrappa, forse inutilmente, nella fioca speranza di restare in vita.
    Pupille dilatate dalla solitudine.
    Dovevo, in qualche modo, far sì di bastare nuovamente a me stesso: penna, primo foglio. Qualche parola in fila. Cancellature grossolane. Secondo foglio. Altre parole. Altre cancellature.
    Ah, era inutile cercare di iniziare qualcosa di nuovo, qualcosa di puro: eccola là, la macchia d’inchiostro, eccoli là, i due fogli stracciati e accartocciati. E la rabbia, quanta rabbia! di restare inchiodato a quel tedio, mentre la libertà se ne andava a farsi un giro col vento facendosi beffe di me. Un inizio, una strada che conducesse in un luogo sicuro: questo chiedevo. Non sentieri tortuosi e spine che non portano da nessuna parte. Ecco che le palpebre si richiudevano, gonfie e stanche. Il peso degli errori e della superbia e l’impotenza – maledetta impotenza! – mi schiacciavano l’anima, mi addormentavano il cuore. E, intanto, la vita fuori continuava a scorrere, noncurante dei miei piedi fermi. Le parole le avevo perdute tutte, tutte. E la povertà aveva un sapore amaro.
    Sono rimasto seduto a frugare nel tiretto dei ricordi, nella speranza di trovarvi fogli di poesie e racconti e potermi così mettere in piedi sulla sedia, brandendoli da vincitore. Li ho trovati. Ma è da sconfitto che sono rimasto a sedere e del vinto ho assunto la posa, lasciando cadere i fogli per terra e coprendomi il volto con le mani, soffocando i singhiozzi del male che avanzava e che non mi lasciava scelta, scorrendo inesorabile come un fiume impietoso che tutto travolge e tutto annienta.
    Fare pace col tempo. Fare pace col tempo. Pazientare.
    Ho preso in mano un quaderno a caso. Sulla copertina campeggiava una scritta in stampatello: “Viva Berardo Viola”. L’ho aperto. Sotto il titolo “Riflessioni notturne, 07/03/1998”, c’era scritto: “Dobbiamo stare attenti a non salire troppo in alto sulle nostre fragili scale sociali: la guerra tra poveri ci farà cadere tutti, tutti.  Più alta sarà la nostra meta, più profondo il burrone di miseria spirituale nel quale cadremo. Perché una sola è la bandiera a cui noi meridionali dobbiamo prestare giuramento: quella dello Spirito. La bandiera di una terra senza confini, che ci ricordi ciò che siamo, che ci rammenti di non provare a schiacciare gli ultimi come se fossimo giganti: siamo formiche, piccoli laboriosi pacifici insetti, piccoli insetti neri con la schiena piegata sotto il sole cocente. Le nostre mani non devono far altro che spezzare il pane in segno di pace, i nostri piedi devono restare ancorati alla terra: guai se salissero anche un solo gradino! Sarebbe la fine del nostro piccolo mondo d’incanto”.
    Più avanti, datato 01/07/1998, un appunto scritto dopo una lite con i miei fratelli: “Mai dare per scontato nemmeno il più semplice scambio di parole: anche nel saluto più banale c’è una benedizione profonda.
    Le parole rassicuranti dell’amato, la madre di tre figli che stende i panni di prima mattina.
    Il compratore d’olio usato passa per le strade – ‘L’olio forte, chi tiene la murga!’ – e raccoglie i resti di fritture; in quell’oro vegetale echeggiano le risate, i pianti, gli schiamazzi, le urla, la rabbia e l’amore delle famiglie meridionali riunite a tavola.
    I passi dell’amato al di là della porta: la donna sospira e attende.
    Attendevo il ritorno della poesia, della riflessione, della solitudine, del ripiegamento su me stesso che un giorno sarà eterno. La poesia preannuncia l’Aldilà, l’eterno stato di beatitudine e benessere al-di-là del mondo visibile.
    ‘Meloni, pesche, peperoni’: l’ambulante diffonde la sua voce per il paese. Le donne accorrono dagli usci, comprano frutta e verdura, si scambiano saluti e confidenze.
    Meridione, io ti abbraccio e ti benedico: perché tu non fai lo stesso con me, perché?”.
    Dio, avevo sempre preso tutto così seriamente! Ma la vita è il riso sguaiato di un bambino, niente di più. È un attimo, una folgore.
    Nel rileggere quegli appunti di adolescente, d’un tratto si è fatto strada nel mio cuore il perdono; che stessi iniziando a guadarmi con gli occhi di Don Carlo e a scorgere in me l’innocenza d’un bambino?
    Se solo avessi dato meno peso alle parole, se solo avessi sentito meno! Ma la storia, lo ripeteva sempre il professore, non si fa con i “se” e con i “ma”. Pazienza! Mi sarei contentato del presente e avrei provato ad amarmi di un amore leggero e lucente. Era necessario prendere una pausa dall’eccessivo rigore con cui avevo trattato me stesso e concedermi una carezza.
    Poesie e pensieri notturni avrebbero ripreso vita. Poi, chissà. Forse sarebbe venuto il libro che il professor Brigante aspettava da lungo tempo.
    Il quaderno aveva ancora un paio fogli bianchi. Ho ripreso in mano la penna e mi sono messo a scrivere: “La felicità sta tutta nelle piccole cose, in questo paesino che benedico.
    Il passato, la rabbia hanno un sapore amaro: è bene che io perdoni me stesso settanta volte sette.
    Il mio cuore, imparo a conoscerlo ogni giorno di più; è fragile, sì, ma pieno di misericordia.
    Pietà: a me stesso chiedo pietà. Giudice supremo dei miei errori, ho espiato le mie colpe.
    Stare sulla difensiva, sempre, non mi ha portato da nessuna parte. Ho creato una corazza fittizia, uno scudo fittizio.
    È col passato che devo fare i conti, è al presente che devo dare un’opportunità, a quel bambino che abita ancora nel mio corpo di trentacinquenne.
    Io credo che ogni cosa accada per una ragione: le strade che percorriamo per tutta una vita alla fine s’incontrano. Sarà il Fato o Dio stesso a darci una lezione, chi può saperlo.
    I significati che scopriamo vivendo vanno messi al sicuro, perché la mediocrità, l’avarizia, la brama di materia non possano intaccarne la bellezza.
    La felicità sta nelle piccole cose, in questo paesino che benedico. E se qualche volta l’ho maledetto e ti ho maledetta, terra mia, io mi perdono. Settanta volte sette.
Damiano Pellegrino, Miraggio, 25/07/2015”.




Autrice:

    Maria Caterina Basile è nata a Taranto nel 1981. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università del Salento. È autrice di Timothy Leary. La religione della coscienza dalla rivoluzione psichedelica ai rave (Alpes Italia, Roma, 2012).
    Sue liriche sono apparse sulle antologie Quando ritorna la stagione aprica (Centro Giovani Casalotti, Artemide Editrice, Roma, 1999), Il Federiciano 2010 (Aletti Editore, Villalba di Guidonia, 2010); sulla rivista Gradiva, International Journal of Italian Poetry (Stony Brook, NY, 2011); sul blog Thema (http://thematico.blogspot.it/, 2012); nei libri Sotto l’Albero delle Mele Vol. 2, Parole in fuga – volume 9, L’indice delle esistenze – Le Diversità,  Il Federiciano Libro Indaco, (Aletti Editore, Villalba di Guidonia, 2013), L’indice delle esistenze – L’Italia, L’indice delle esistenze – I Ricordi (Aletti Editore, Villalba di Guidonia, 2014). Nel 2006 ha ricevuto il Diploma Honoris Causa dal “Centro Divulgazione Arte e Poesia Ignazio Privitera”.
    Attualmente vive in provincia di Lecce.

   




A presto

Luce <3


giovedì 11 gennaio 2018

Segnalazione "L'imperatrice della Tredicesima Terra", Ilaria Vecchietti

Buongiorno lettori e ben ritrovati; oggi sul blog la segnalazione di un romanzo.


 Titolo: L'Imperatrice della Tredicesima Terra
 Autrice: Ilaria vecchietti
Genere: romanzo fantasy
Editore: Aletti Editore
Prezzo cartaceo: € 16

Prezzo eBook:  4,99







Trama
Sono trascorsi mille anni dalla scomparsa di Asteria, l’Imperatrice della Tredicesima Terra, mandata dalle Antiche Divinità delle Stelle per fermare la guerra millenaria che flagellava il Mondo Conosciuto.
In quei lunghissimi secoli le Terre Libere hanno portato avanti una debole resistenza alla sete di potere e di dominio del loro comune nemico… e sarà proprio in quel periodo che una ragazza, senza memoria del suo passato e della sua identità, verrà salvata dalla sua strana prigione. Sul suo corpo dodici diversi simboli che sembrerebbero rappresentare le Antiche Divinità delle Stelle.
Messa al corrente della situazione attuale, inizierà un lungo viaggio (e non solo nei dodici regni, ma anche nel tempo) alla ricerca di se stessa e del suo posto nel mondo.
Inoltre sarà incaricata dal Tramite della Fonte di Luce di ritrovare Asteria… l’unica che potrà salvare nuovamente il Mondo Conosciuto.





Estratto
Molto tempo fa nel Mondo Conosciuto ogni popolo era in guerra con un altro. I nani erano in lite con gli elfi, i folletti con le fate, i draghi con i ciclopi. Tra i vari regni non si conosceva né la calma, né la pace. La guerra, gli scontri, le battaglie erano all’ordine del giorno e ormai erano diventati parte della vita delle varie creature che abitavano quella terra magica.
I sovrani e i generali degli eserciti non riuscivano a firmare nessun trattato di pace o di tregua. La guerra era la sola vita che regnava nel Mondo Conosciuto. L’odio e il risentimento erano gli unici insegnamenti che si tramandavano di generazione in generazione. Dopo secoli di guerra non si conosceva neppure chi avesse incominciato tutto questo e neanche il perché.
Il Mondo Conosciuto era diventato un inferno. Morte e devastazioni erano i soli paesaggi che si intravedevano, i cadaveri non si contavano neanche più e nessun regno sembrava avere il sopravvento sull’altro. Se un regno perdeva terreno, il giorno dopo lo riguadagnava immediatamente. Le forze belliche dei dodici regni erano sempre in perfetto equilibrio.
Tuttavia questo iniziò a cambiare con la morte del cosiddetto Dio Malvagio, Seth, sovrano del Regno del Sole, la terra degli uomini.
Alla morte di Seth fu incoronato Vortigern, il figlio bastardo del re. Egli, conosciuto soprattutto per la sua grande fama di guerriero impavido, crudele e privo d’ogni scrupolo, si trovava sul fronte nord a combattere nel Regno dei Minerali, la terra dei nani, ma non appena ebbe ricevuto la notizia della scomparsa prematura del padre tornò nella capitale, Solaria.
Una volta concluso il rito funebre si aprì il dibattito per la successione del regno: Vortigern non era l’unico figlio del re e neanche il primogenito.
Seth aveva un altro figlio, Woland, il primogenito, avuto dal suo primo matrimonio. Pochi anni dopo la nascita del figlio la regina si ammalò e, mentre era inferme a letto giorno e notte, il re intraprese una relazione extraconiugale con una delle dame di compagnia della regina, dalla quale nacque Vortigern. Solo dopo la morte della consorte Seth sposò quella donna, madre del suo secondo figlio, il quale ricevette anch’egli il titolo di principe sebbene nato fuori dal matrimonio.
Tecnicamente Vortigern, essendo il secondogenito, senza una dichiarazione esplicita o un testamento da parte del padre, non era destinato ad essere incoronato re, ma gli Anziani, cioè i consiglieri di corte e i nobili fedeli al vecchio re, si riunirono in segreto, decretando che Woland non era adatto a diventare il nuovo re. Woland era inferiore a suo fratello, sia per quanto riguardava la forza fisica e sia per quella mentale. Era considerato un debole, un inetto e il regno degli uomini non poteva permettersi di avere un sovrano senza spina dorsale, soprattutto con in corso una guerra aperta su tutti i fronti. Al Regno del Sole occorreva un re forte, deciso. Uno che sapesse incutere terrore a tutti, un guerriero fatto e finito. Uno che conoscesse l’arte della guerra, le strategie. Uno che potesse portare gli uomini alla vittoria e alla supremazia su tutte le altre razze, perché era solo a questo che gli uomini bramavano: al potere.
Tutto ciò fece prendere agli Anziani una difficile decisione. Falsificarono il testamento di Seth, decretando che, per volere del vecchio sovrano, Vortigern fosse eletto re al posto del fratello.
«Testamento? Quale testamento? Non sapevo che mio padre avesse fatto testamento!» erano state le sole parole di Woland quando gli Anziani avevano proclamato le ultime volontà di Seth davanti all’intera corte.
«Non voleva che nessuno lo sapesse, neppure voi altezza reale» avevano risposto senza un attimo di esitazione.
Woland non aggiunse altro e accettò il volere del padre, ma tutti, compreso il suo fratellastro, avevano notato il suo forte disappunto.
Nessuno aveva minimamente pensato che volesse con tanto ardore la corona, così cominciarono a circolare anche strane voci. Si diceva che il sovrano fosse stato assassinato dal figlio primogenito, poiché morto senza una spiegazione plausibile, a cui nemmeno i medici di corte sapevano spiegarsi.
Il nuovo re non diede peso a quelle dicerie maligne che calunniavano solamente il buon nome del fratello. Non riteneva minimamente vero che fosse stato Woland ad uccidere il loro stesso padre. Voleva troppo bene al fratello per crederci. Così diede ordine che quei pettegolezzi finissero. Chi fosse stato colto a parlarne ancora sarebbe stato condannato all’esilio.
Quelle voci smisero di circolare, ma il mistero sulla morte sospetta del vecchio re rimaneva ancora un enigma irrisolto…

Qualche mese dopo l’incoronazione, Vortigern scelse Marisol, la figlia di uno dei conti più in vista del regno, come sua sposa.
Intanto la guerra continuava aspramente, tuttavia qualcosa iniziò a cambiare. L’esercito degli uomini cominciò ad avanzare nei diversi regni nemici senza però mai arretrare. Il dominio dell’uomo si stava estendendo sulle altre terre.
L’idea degli Anziani si rivelò alla fine brillante ed efficiente. Anni e anni di esperienza diretta sul campo di battaglia si scoprirono fondamentali per Vortigern, per coordinare gli eserciti e portare il Regno del Sole alla vittoria definitiva.
Col passare del tempo le linee dei fronti nemici arretravano sempre di più all’interno del proprio territorio, permettendo così l’avanzata dell’esercito degli uomini. Il Regno del Sole continuava ad allargarsi giorno dopo giorno, occupando nuovi territori, nuovi villaggi, ma i soldati non si dimostrarono clementi con i nemici arresi, neppure con donne, bambini o vecchi che non partecipavano agli attacchi. Gli uomini, guidati dal Buio, facevano terra bruciata ovunque arrivassero, uccidendo chiunque incontrassero.
Di questo passo il destino del Mondo Conosciuto era segnato. La popolazione dell’uomo sarebbe diventata la razza dominante del mondo, portando all’estinzione tutte le altre creature esistenti...
...così qualcuno dall’alto dei cieli decise di intervenire, mandando nuovamente Luce per sconfiggere il Buio.
Le Stelle erano stanche di osservare tutti quegli orrori senza poter far nulla per impedire tutto ciò. Inoltre loro conoscevano la verità del passato e gli esiti nefasti del futuro.
Dovevano agire al più presto e fu così che durante una notte decisero di usare tutti i loro poteri stellari, concentrandoli sul Regno del Sole, precisamente a Solaria, proprio sopra il castello reale. Un grande fascio di luce argentea proveniente dal cielo illuminò l’intero palazzo per qualche minuto. Poi la luce, come era apparsa, si dissolse nel nulla.
I soldati di guardia diedero l’allarme pensando che fosse l’opera di qualche attacco nemico, ma nessuno capì quello che era successo, compreso lo stesso re.
Non avendo spiegazioni lo strano episodio finì accantonato nel dimenticatoio, ma le Stelle, in quei pochi minuti, avevano compiuto la loro missione. I regni del Mondo Conosciuto sarebbero stati riuniti e i loro abitanti salvati dall’oscurità. Bisognava solo avere ancora molta pazienza perché sarebbero passati un po’ di anni prima di vedere quel mondo unito, ma le Stelle confidavano che le altre creature avrebbero resistito all’avanzata degli uomini, fino a quando sarebbe servito, fino a quando sarebbe giunto quel giorno. Fino a quando Luce sarebbe tornata…

Qualche mese dopo si sparse la notizia che presto Re Vortigern avrebbe avuto un erede.
Tutto il regno e tutta la corte erano in fermento ogni giorno sempre di più all’avvicinarsi della data del lieto evento...
...ed una notte, una notte dove le Stelle sembravano brillare molto di più rispetto alle altre volte, la regina iniziò a gridare per il dolore. I medici di corte accorsero nelle sue stanze per aiutarla nel parto e, dopo qualche ora, diede alla luce una bellissima bambina, ma non appena chiunque la vedeva rimaneva a bocca aperta per lo stupore, forse anche per paura. Perfino gli stessi sovrani non sapevano cosa dire o come comportarsi.
La bambina non assomigliava per niente ai suoi genitori. Il re e la regina avevano la pelle, gli occhi e i capelli neri come il carbone, invece la piccolina aveva la pelle bianca come il latte, gli occhi di un azzurro così chiaro che a fatica si distingueva la fine dell’iride, i capelli erano biondissimi, talmente chiari che sembravano addirittura bianchi.
Ad un certo punto sembrava perfino che la bambina iniziasse a brillare. Emetteva una candida luce bianca argentea, come la luce delle Stelle. Quel bagliore divenne sempre più forte, fino ad illuminare tutta la stanza, accecando gli occhi dei presenti.
Tra lo stupore di tutti piano piano quella luce brillante svanì. La bambina aprì gli occhi come se nulla fosse accaduto… e successe un evento ancora più strano. Sul suo corpicino iniziarono a formarsi strani simboli di colore diverso: sulla fronte rosso ( ^ ), al centro delle spalle verde ( _ ), sulla gola azzurro ( ` ), sulla mano destra rosa ( a), sul petto, all’altezza del cuore, arancione ( b ), sulla pancia marrone ( c ), sull’avambraccio sinistro blu ( d ), sulla base della schiena nero ( e ), sulla coscia destra giallo ( f ), sul ginocchio sinistro grigio ( g ), sulla caviglia destra viola ( h ) e sul piede sinistro indaco ( i ).
Nessuno sapeva cosa dire. La stanza era sprofondata in un silenzio innaturale, quasi spettrale.
«È opera del maligno!» dichiarò Woland rompendo il silenzio ed alzando immediatamente un brusio di voci che parlottavano tra di loro. «Dobbiamo ucciderla se non vogliamo che la sciagura si abbatti su di noi!».
«NOOO!!!» urlò la regina Marisol stringendosi la figlia al petto, nel mentre il re si sedette accanto alla consorte, indeciso sul da farsi.
«Aspettate vostra maestà!» interruppe uno degli Anziani, Tiresia, il più vecchio e saggio dei consiglieri. «Io riconosco quei segni! Non sono segni del male, sono i simboli del cielo!».
«Del cielo?» ripeté il sovrano come se fosse soprapensiero, come se stesse pensando ad altro. Un antico ricordo della sua gioventù gli passò per la mente.
«Sì maestà. Sono i segni delle Costellazioni. Delle Antiche Divinità delle Stelle. La storia antica racconta che il nostro mondo venne creato dalla polvere delle Stelle. Si diceva inoltre che ogni Costellazione avesse un guardiano che vegliava su una parte del Mondo Conosciuto. Sono sicuro che la bambina è stata mandata dalle Stelle».
«Che stupidaggini sono mai queste! Da quando le Stelle hanno una propria volontà?» interruppe Woland infastidito da quella spiegazione.
«Da sempre. Dall’inizio dei tempi».
«Idiozie! Avrai letto solo una favola per bambini».
«È la storia antica, la storia dei nostri antenati, la nostra storia e la bambina ne è la prova vivente!».
«Fratello non vorrai mica dare retta a questo vecchio pazzo?» domandò Woland a Vortigern accostandosi a lui.
Il sovrano si alzò e camminò fino ad affacciarsi alla finestra. Posò le mani sul davanzale e guardò il cielo, fissando le Stelle. «Se è opera del volere del cielo questa bambina, che il cielo mi dia un segno, altrimenti la rigetterò nell’Inferno da cui è sbucata fuori!» espresse in tono solenne e rude come era solito dare gli ordini al suo esercito.
Tutti rimasero in silenzio per qualche minuto, mentre il sovrano continuava a scrutare il cielo, senza che accadesse nulla.
Vortigern sospirò, poi si voltò e guardando la sua regina disse: «Il destino di questa creatura è stato decretato dal cielo».
La regina iniziò a piangere stringendosi la piccola tra le braccia, senza trovare le parole per opporsi alla decisione del suo consorte.
«Guardie!» urlò il re, ma appena chiamò i suoi soldati, appostati fuori dalle stanze reali, le sentinelle all’esterno, sugli alti bastioni del castello, iniziarono a suonare i corni per dare l’allarme.
Il re ritornò a guardare fuori dalla finestra e vide migliaia e migliaia di Stelle cadenti in tutto il cielo.
«Oh santi Dei» bisbigliò Tiresia inginocchiandosi a terra, dopo che anche lui aveva visto quello che stava accadendo nel cielo. «È il segno che avete richiesto mio sire. La bambina è stata mandata dal cielo. Se la ucciderete le Stelle non saranno indulgenti con voi».
Vortigern andò verso il letto e prese la bambina tra le sue mani, l’alzò in alto e disse: «Questa è mia figlia. Il suo nome sarà Asteria, la Stella splendente. Principessa del Regno del Sole, erede al trono e futura imperatrice del Mondo Conosciuto».
Intanto la pioggia di Stelle cadenti cessò e il cielo ritornò limpido, sereno, senza neanche una nube.
Tutti furono entusiasti della nascita della piccola Asteria. Questo lieto evento diede anche nuove forze ai soldati del Regno del Sole, che continuavano la loro razzia nei regni circostanti. L’intero popolo degli uomini festeggiò la piccola principessa... tutti... tranne un nemico inaspettato, che iniziò a tramare nell’ombra contro il futuro di Asteria e contro il trono stesso di Vortigern…

Gli anni passarono e Asteria cresceva bella, forte ed intelligente, ma tutti notavano che era diversa dagl’altri bambini della sua età. Gli Anziani avevano spiegato che ella possedeva la conoscenza millenaria delle Stelle, anche se non se ne rendeva conto.
Intanto l’esercito degli uomini aveva occupato quasi tre quarti delle terre del Mondo Conosciuto. La guerra era giunta pressoché al termine e la vittoria sembrava vicinissima, ma la morte improvvisa del re Vortigern mise tutto il regno in scompiglio. Soldati, corte e lo stesso popolo si sentirono persi alla morte del loro amato sovrano.
Un grande dibattito si aprì tra gli Anziani.
«E ora?».
«Asteria ha solo dodici anni. Non può ancora salire al trono».
«È vero! È troppo giovane».
«E la regina Marisol non può prendere in mano le redini del regno, è ancora troppo affranta. Non è in grado di regnare».
Alla fine il consiglio degli Anziani arrivò ad una decisione unanime, anche se a malavoglia. Asteria sarebbe diventata regina al compimento di diciott’anni. Fino ad allora Woland, essendo fratello del re deceduto, avrebbe preso la reggenza del regno.
Solo una persona fu contenta di quella decisione: Woland. Ora il regno di suo fratello era tutto suo!
Così la vita e la guerra ripresero, ma Woland non si dimostrò all’altezza del fratello, anche se l’esercito avanzava nei territori nemici. Woland sembrava un uomo saggio, propenso al bene per il suo popolo e alla giustizia, ma solo dopo essere stato nominato reggente rivelò la sua vera natura. Era meschino, spregevole, violento, tutto ciò che non era stato Vortigern. Iniziò anche ad estromettere gli Anziani, i consiglieri e i nobili dalla corte. Solo lui doveva avere il potere assoluto!

Dopo due anni di reggenza Asteria un giorno si presentò ad un consiglio di guerra, dove era presente tutta la corte, i nobili e i generali. Tra lo stupore di tutti la giovane adolescente dichiarò di voler salire al trono.
L’intera corte cercò di dissuaderla per via della sua giovane età, ma la ragazza era cocciuta e testarda proprio come il padre e non si fece mettere i piedi in testa da nessuno, neppure dallo stesso zio, anzi, lo accusò davanti a tutti di affamare il suo popolo e di speculare sulla guerra.
Nessuno osò più protestare. Asteria salì al trono a soli quattordici anni.
Il giorno dopo l’incoronazione fece immediatamente convocare, al suo castello, i sovrani e i nobili di tutte le altre terre del Mondo Conosciuto.
I re e le regine delle terre sconfitte e conquistate si presentarono al suo cospetto rassegnati a porgerle obbedienza. Invece i reali delle terre dove ancora si combatteva, ma a cui ormai restava ben poco tempo prima della disfatta totale, si presentarono con tutto il loro esercito, temendo che fosse una trappola.
Asteria accolse i sovrani stranieri nel giardino reale per permettere anche ai draghi e ai ciclopi di partecipare alla convocazione. Le sue parole colsero di sorpresa tutti i presenti, sia i regnanti nemici, sia i suoi stessi sudditi. «Non voglio il potere che mio padre, suo padre prima di lui e l’intera stirpe reale degli uomini hanno conquistato su di voi, sui vostri regni e sui vostri popoli. È un potere acquisito solamente con la guerra e con il sangue di milioni di innocenti. La guerra tra le nostre diverse razze è durata anche fin troppo per quanto mi riguarda. Ora è il tempo che venga la pace e la calma. È il tempo che le nostre razze imparino a vivere e a cooperare anche con chi non appartiene alla propria stirpe. È il tempo che ognuno di noi metta da parte i pregiudizi che si hanno sulle altre creature per poter creare un mondo migliore. Un mondo dove possa regnare l’unione dei nostri regni e l’armonia tra i nostri popoli. È il tempo che inizi una nuova era».
In seguito dettò le sue condizioni. I dodici regni sarebbero tornati liberi e ripristinati i confini naturali. Ogni terra doveva cedere parte del suo territorio, e l’unione di queste avrebbe formato la Tredicesima Terra, dove al centro sarebbe stato costruito un castello. Il Grande Castello della Tredicesima Terra sarebbe diventato la sede della Consulta delle Terre, un organo composto in parti uguali dai regnanti del Mondo Conosciuto e da delegati scelti direttamente dalla popolazione di ogni regno. La Consulta delle Terre avrebbe deliberato sulle questioni riguardanti la politica comune del Mondo Conosciuto. Infine dichiarò decaduti tutti i sovrani in carica in quel momento, compresa se stessa, affinché ciascun popolo potesse votare i propri governanti.
Anche se non immediatamente, la giovane ragazza seppe convincere tutti quanti e così dopo secoli e secoli di guerra continua arrivò la tanta attesa e sospirata pace, sancita da un trattato firmato da tutti i regnanti.
Da quel giorno ogni regno si rimboccò le maniche e il Mondo Conosciuto iniziò la ricostruzione di ciò che era andato perso durante i vari assedi e battaglie. Infine incominciò anche la costruzione del Grande Castello.
Un anno dopo la firma del trattato di pace il Mondo Conosciuto sembrava rinato. In più si tenne il primo congresso della Consulta delle Terre, dove durante i vari dibattiti i delegati decisero di proclamare Asteria Imperatrice della Tredicesima Terra.
La sera stessa Asteria uscì dalle sue stanze ed iniziò a camminare nei giardini lussureggianti che circondavano il palazzo. Poi si fermò, alzò gli occhi al cielo e guardò le Stelle. In seguito anche lei cominciò a brillare di quella luce argentea che la caratterizzava. La luce si fece sempre più forte ed accecante, fino a che un fascio di quella luminosità si proiettò verso il cielo. Dopodiché esplose, formando dodici raggi di luce che si diramarono in dodici diverse direzioni e svanirono all’orizzonte.
«Le Stelle hanno scelto i loro predestinati» rispose solamente quando le chiesero cosa avesse fatto.
E fu così che la mattina seguente dodici creature, una per ogni razza, si svegliarono con un simbolo delle Costellazioni sul proprio corpo, gli stessi simboli che portava lei.
Per gli uomini: il simbolo rosso di Aries, l’Ariete ( ^ ). Per i nani: il simbolo verde di Taurus, il Toro ( _ ). Per i folletti: il simbolo azzurro di Gemini, i Gemelli ( ` ). Per le fate: il simbolo rosa di Cancer, il CLancro ( a ). Per i draghi: il simbolo arancione di Leo, il Leone ( b ). Per i maghi: il simbolo marrone di Virgo, la Vergine ( c ). Per i ciclopi: il simbolo blu di Libra, la Bilancia ( d ). Per le ninfe: il simbolo nero di Scorpius, lo Scorpione ( e ). Per i centauri: il simbolo giallo di Sagittarium, il Sagittario ( f ). Per gli elfi: il simbolo grigio di Capricornus, il Capricorno ( g ). Per i fauni: il simbolo viola di Aquarius, l’Aquario ( h). Per le sirene: il simbolo indaco di Pisces, i Pesci ( i ).
Queste creature, prescelte direttamente dalle Stelle, furono chiamate e condotte al cospetto di Asteria nella Tredicesima Terra. Ella li accolse e spiegò che erano i Guardiani dei regni del Mondo Conosciuto, che avrebbero dovuto proteggerlo fino alla morte. Le Stelle non solo li avevano scelti, ma li avevano dotati anche di grandi poteri. Questi prescelti diventarono i Cavalieri delle Terre.
In seguito Asteria li aiutò a trovare gli antichi tempi dei primi Guardiani sparsi nel mondo tra i vari regni. Nei tempi i cavalieri recuperarono le sacre armature stellate racchiuse in pietre preziose.
Con il passare del tempo finalmente tutte le razze impararono ad andare d’accordo fra di loro ed a rispettarsi a vicenda. La guerra ormai era solo più un piccolo ricordo che stava sbiadendo…

Per quasi dieci anni la pace regnò su tutto il Mondo Conosciuto, ma poi un giorno Asteria scomparve misteriosamente e da quel dì quella terra magica ripiombò nel caos più totale.
Un nuovo nemico giunse dall’Immenso Deserto. Si diceva che fosse un Dio risalito direttamente dall’Inferno per conquistare il Mondo Conosciuto.
I dodici regni entrarono nuovamente in guerra, ma stavolta assieme, uniti sotto la stessa bandiera per contrastare il potere del Dio nemico, ma egli sembrava invulnerabile.
I Cavalieri delle Terre combatterono contro il nemico usando tutti i loro poteri, ma fu del tutto inutile poiché il Dio Oscuro creò altrettanti dodici cavalieri, tutti con un’armatura nera scintillante invulnerabile. Ad uno ad uno i Cavalieri delle Terre morirono sotto i loro letali colpi.
Il nemico delle terre libere iniziò a conquistare l’intero Mondo Conosciuto, terra dopo terra, popolazione dopo popolazione.
Alcuni si sottomisero immediatamente al volere del Dio Oscuro non avendo forze o grandi eserciti per contrastarlo, ma altri opposero resistenza e morirono combattendo. Altri ancora confidarono nel ritorno di Asteria, ma la giovane Imperatrice della Tredicesima Terra non si fece più vedere. C’è chi diceva che fosse morta, altri che fosse scappata nelle Terre Selvagge per paura di affrontare il Dio Oscuro.
Nessuno seppe mai la verità sulla sua scomparsa e con il passare del tempo la sua storia divenne leggenda, poi un mito, poi una fiaba per bambini ed infine venne dimenticata quasi completamente.





Autrice

Ilaria Vecchietti è nata il 19 Agosto 1988 in provincia di Vercelli.
Diploma di Ragioniere e Perito Commerciale, Laurea in Scienze dell’Amministrazione e Consulenza del Lavoro con una tesi in Diritto Penale del Lavoro.
Grazie a sua mamma è cresciuta in mezzo ai libri. Fin da piccola, quando le raccontava le fiabe, ha fatto in modo che si appassionasse alla lettura. Legge diversi generi, ma il suo preferito è il fantasy.
Ha scoperto per caso che le piace anche scrivere.
Il suo romanzo d’esordio è L’Imperatrice della Tredicesima Terra (2016), edito Aletti Editori.
L’Isola dei Demoni è il suo secondo romanzo.
Da giugno 2016 ha aperto anche un blog letterario dal nome Buona lettura, dove pubblica principalmente recensioni dei libri che legge, ma non solo, segnala le nuove uscite sia da parte di case editrici e sia di autori esordienti autopubblicati.
Il 24 luglio 2017 in collaborazione con Claudia Piano (autrice di molti romanzi, fra cui spicca Armonia Saga) e altri autori, ha pubblicato una raccolta di racconti fantasy facente parte del mondo di Armonia Saga, dal titolo Un giorno ad Armonia, (il suo racconto si intitola: La Sinfonia Incatenante) scaricabile gratuitamente su Amazon.

CONTATTI:
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A presto

Luce <3

sabato 23 dicembre 2017

Segnalazione "L'isola dei demoni", Ilaria Vecchietti

Buongiorno lettori e ben ritrovati; oggi sul blog la segnalazione di un nuovo romanzo di Self Pushing con Amazon.



 Titolo: L'isola dei demoni
 Autrice: Ilaria vecchietti
Genere: romanzo fantasy
Editore: Self Publishing con Amazon

Prezzo cartaceo: € 12

Prezzo eBook:  2,99

Data d'uscita: 17 novembre 2017

Link d'acquisto: https://www.amazon.it/LIsola-dei-Demoni-Ilaria-Vecchietti/dp/1973114321/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1513852437&sr=1-1&keywords=l%27isola+dei+demoni





Trama

Credete nel destino?
È immutabile o si può cambiare?
Qualunque sia la vostra opinione, sappiate che i destini di un giovane orfano, di una ragazza in cerca di vendetta, del figlio del sovrano del regno, di una principessa esiliata e di un guerriero potentissimo, si intrecciano tra loro e alla profezia più terrificante di Isola.
Riusciranno insieme a svelare i misteri, a portare alla luce la verità e a riconoscere gli amici dai nemici?
E soprattutto sapranno compiere la profezia, salvando il loro mondo e loro stessi?





Estratto

Antefatto
Io, Nyxo, affinché non si commettano in futuro gli stessi errori che hanno portato al sangue e al presente in cui vivo, voglio iniziare a scrivere questo Grimorio, che sarà tramandato e protetto dalla mia famiglia in tutte le generazioni a venire. Ognuno dei miei discendenti lo arricchirà come meglio crede, aggiungendovi nuove pagine. Prima di narrarvi della mia nascita, della nomina a sovrano di questa gelida terra dell’alto nord di Isola o di qualsiasi altro evento del tempo che fu, voglio trascrivere qui, nero su bianco, la Prima Visione avuta giorni fa, narratami direttamente dalla bocca della Grande Madre.

- Solamente la Portatrice figlia della famiglia che non esiste, nata nel giorno che non esiste durante la notte senza luna, sarà la salvatrice di Isola.
Dal Giorno dell’Epurazione sarà costretta a scappare e a nascondersi dagli occhi umani, dimenticando il suo nome e la sua ascendenza. Da reietta vivrà per anni nell’ombra senza nessuna identità, con la sola compagnia della natura, degli animali e dei Demoni, soprattutto quelli del suo passato. Osservando semplicemente la vita che la circonderà completerà il suo addestramento da Guerriero, diventando forse la più potente e temibile di tutta la sua intera stirpe.
Dopo anni tutti la crederanno morta, eppure lei continuerà a osservare gli umani ignari della sua presenza, proseguendo a vivere nella natura incontaminata con la sensazione dentro di sé di dover aspettare qualcosa di indefinito, ma di vitale importanza, tuttavia senza comprendere di cosa si tratti.
Nonostante i gravi torti che saranno fatti alla sua famiglia, costringendola a una vita solitaria e in continuo pericolo, il suo cuore e il suo animo saranno liberi da ogni pensiero vendicativo e funesto. La sua consapevolezza del passato, del presente e del futuro andrà ben oltre a quella di qualunque altro individuo.
Sebbene conoscerà i principi del bene e del male, il suo equilibrio interiore vacillerà nel momento in cui la verità sul passato verrà finalmente svelata al mondo intero, accendendo la fiamma del rancore che la brucerà piano piano dall’interno. Il nome della sua casata sarà riabilitato e tutti invocheranno il suo perdono, ciò nonostante sarà anche il tempo in cui varcherà la soglia delle tenebre maligne. Il suo cuore si tingerà di odio e risentimento che la porteranno a rinnegare ogni cosa, perfino se stessa, abbracciando consapevolmente il male.
I ruoli si invertiranno: i buoni diventeranno i cattivi e i cattivi diventeranno i buoni, ma la realtà andrà oltre.
Fortunatamente l’amore la condurrà nuovamente alla luce benigna e alla verità!
Quando avrà compreso le leggi dell’Universo, grazie anche all’aiuto dell’amore e dell’amicizia, ella avrà la forza e la conoscenza necessaria per affrontare il suo destino: sconfiggere definitivamente il Demone Primordiale nel giorno che non è giorno.






Autrice

Ilaria Vecchietti è nata il 19 Agosto 1988 in provincia di Vercelli.
Diploma di Ragioniere e Perito Commerciale, Laurea in Scienze dell’Amministrazione e Consulenza del Lavoro con una tesi in Diritto Penale del Lavoro.
Grazie a sua mamma è cresciuta in mezzo ai libri. Fin da piccola, quando le raccontava le fiabe, ha fatto in modo che si appassionasse alla lettura. Legge diversi generi, ma il suo preferito è il fantasy.
Ha scoperto per caso che le piace anche scrivere.
Il suo romanzo d’esordio è L’Imperatrice della Tredicesima Terra (2016), edito Aletti Editori.
L’Isola dei Demoni è il suo secondo romanzo.
Da giugno 2016 ha aperto anche un blog letterario dal nome Buona lettura, dove pubblica principalmente recensioni dei libri che legge, ma non solo, segnala le nuove uscite sia da parte di case editrici e sia di autori esordienti autopubblicati.
Il 24 luglio 2017 in collaborazione con Claudia Piano (autrice di molti romanzi, fra cui spicca Armonia Saga) e altri autori, ha pubblicato una raccolta di racconti fantasy facente parte del mondo di Armonia Saga, dal titolo Un giorno ad Armonia, (il suo racconto si intitola: La Sinfonia Incatenante) scaricabile gratuitamente su Amazon.

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Luce <3