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sabato 17 ottobre 2026

La Valle dell'Eden - miniserie tv - Netflix (recensione)

Buongiorno; oggi vi parlo della nuova miniserie Netflix, tratta dal romanzo "La valle dell'Eden"



Titolo: La Valle dell'Eden
Anno: 2026
Paese: Stati Uniti d'America
Stagioni: 1
Episodi: 7
Durata: 60 min (episodio)
Lingua originale: inglese


Trama

All'inizio del Novecento una donna fieramente indipendente divide due fratelli, dando vita a una saga che attraversa due generazioni.


Recensione

La Valle dell'Eden è una serie sontuosa. Le scenografie, i costumi, la fotografia, i paesaggi neozelandesi utilizzati per ricreare la California e l'America di fine Ottocento compongono un mondo visivamente ricchissimo, quasi sospeso tra il grande cinema classico americano e una sensibilità più contemporanea. Non è semplice decorazione: La valle dell'Eden ha bisogno di quella dimensione spettacolare perché Steinbeck racconta una vicenda familiare che vuole essere contemporaneamente qualcosa di molto più grande, quasi una nuova Genesi.

E infatti la serie parte da lì: da Caino e Abele, dalla colpa, dalla rivalità tra fratelli, dal rapporto complicato tra padri e figli e dalla possibilità, o meno, che gli esseri umani siano condannati dalla propria natura.

La serie comincia molto prima che Cal e Aron Trask vengano al mondo.

Zoe Kazan ci porta nel Connecticut della seconda metà dell'Ottocento, dove i fratellastri Adam e Charles crescono sotto l'autorità di Cyrus Trask, un padre severo che ha trasformato la propria esperienza nella Guerra Civile in una disciplina familiare.
Adam è mite, idealista, ingenuamente buono, Charles è più ruvido, istintivo, tormentato da quella stessa fame di riconoscimento paterno che alimenta la loro rivalità.


"Quello tra fratelli è stato l'unico amore che abbiano conosciuto", come Cathy racconterà, ma è un rapporto sempre basato su un equilibrio precario. Su cui si impone Cathy Ames, una donna giovane e misteriosa che si presenta alla porta dei Trask apparentemente in fin di vita.

Adam se ne innamora immediatamente, vedendo in lei tutto ciò che desidera, Charles intuisce fin da subito quell'oscurità che li porterà alla rovina. Da quel momento la storia si sposta verso la California, nella Salinas Valley, dove Adam immagina di poter finalmente costruire il suo Eden familiare.


È qui che entrano in scena Samuel Hamilton, interpretato da un ottimo Ciarán Hinds, e soprattutto Lee, il domestico cinese che Hoon Lee trasforma progressivamente in uno dei personaggi centrali della serie.
Adam e Cathy avranno due figli, i gemelli Caleb e Aron, e la storia comincerà a ripetersi: la rivalità tra i due ragazzi diventa la nuova incarnazione del conflitto tra Caino e Abele, mentre il passato dei loro genitori continua a pesare sul loro presente.

Zoe Kazan segue sostanzialmente l'architettura del romanzo, ma non può conservarne tutta l'ampiezza. La famiglia Hamilton, così importante nella costruzione autobiografica e storica di Steinbeck, viene ridotta a una presenza molto più marginale e quasi sempre fuori scena.
Alcune digressioni scompaiono e altri personaggi vengono compressi o eliminati. Al contrario, la serie sceglie di dare un peso enorme alla Cathy di Florence Pugh (qui anche produttrice esecutiva), dedicandole intere porzioni della narrazione e ricostruendo anche il suo passato prima dell'incontro con i Trask (eliminando però il racconto fondamentale dei suoi 10 anni).

È una scelta che rende il racconto più compatto e permette di seguire con maggiore attenzione la donna che diventerà il motore di gran parte delle tragedie della famiglia, ma ha anche un effetto collaterale: la vastità del romanzo rimane inevitabilmente fuori campo. Sette episodi non possono concedersi lo stesso lusso.



I salti temporali sono quindi inevitabili e, in alcuni momenti, anche piuttosto bruschi. La serie riesce a collegare le diverse generazioni, ma non sempre riesce a far percepire pienamente il tempo che passa tra loro. Alcuni passaggi sembrano più funzionali alla necessità di arrivare al capitolo successivo che frutto di una vera continuità narrativa.

È il compromesso principale di questa versione de "La Valle dell'Eden". Eppure, proprio nelle scelte che compie per rendere possibile questa riduzione, la serie trova parte della propria identità.

E poi c'è Cathy. Qui Zoe Kazan non si limita a scegliere cosa tagliare. Sceglie di discutere con l'autore. Nel romanzo Cathy Ames è una figura radicale, quasi metafisica. Steinbeck la presenta come una donna malvagia fin dall'inizio, priva di empatia e di senso di colpa, una creatura che osserva gli altri con freddezza e che utilizza le debolezze altrui per ottenere ciò che vuole. Non è particolarmente interessato a trovare una spiegazione psicologica alla sua malvagità. Cathy è, in un certo senso, il male.

È una scelta narrativa impossibile da accettare, per Zoe Kazan. La sua Cathy, una straordinaria Florence Pugh, ha un passato traumatico che permette di leggere il personaggio in maniera diversa. La violenza subita durante l'infanzia, il rapporto con il padre e l'ambiente nel quale cresce diventano elementi attraverso i quali la serie suggerisce una possibile origine traumatica della donna che Cathy diventerà. Significa spiegarla, ma anche, in parte, assolverla.

Nelle pagine di Steinbeck la natura luciferina di Cathy non ha una spiegazione, è l'elemento perturbante della storia. La serie invece compie un'operazione molto contemporanea: cerca il trauma all'origine del mostro, trasformando progressivamente Cathy da incarnazione del male a personaggio che può essere letto anche come vittima delle circostanze.

È una scelta interessante, ma anche in qualche modo ingiusta nei confronti del materiale originale. La scelta di sfumare il personaggio di Florence Pugh pare aggiungere possibilità di lettura ma, nella pratica, è anche una semplificazione perché elimina dal racconto gli estremi di quella linea morale: il male e il bene, in termini assoluti.

La valle dell'Eden parla continuamente di libertà e di possibilità di scelta. Il concetto fondamentale è quello di "timshel", il "tu puoi" attraverso il quale Steinbeck interpreta la storia di Caino: l'essere umano non è necessariamente condannato dalla propria natura, può scegliere cosa fare di sé.

Nel romanzo Cathy è proprio l'eccezione più inquietante a questa idea. È il personaggio che sembra essere stato escluso dalla possibilità di redenzione. Zoe Kazan prova invece a riportarla dentro quella stessa possibilità. È come se volesse dire che anche Cathy, prima di diventare il mostro di Steinbeck, è stata una persona sulla quale il mondo ha esercitato la propria violenza.

È una lettura legittima. Ma modifica profondamente il personaggio. E soprattutto elimina qualcosa della sua misteriosa e bruciante cattiveria: spiegandoci perché è diventata oscura, la serie edulcora l'orrore del romanzo.

Se questa scelta di adattamento può lasciare qualche perplessità, Florence Pugh impedisce che Cathy perda la sua forza. La sua è una performance notevole perché non la intende come una semplice vittima che si trasforma in carnefice. Al contrario, conserva nel personaggio una freddezza, un'intelligenza e una capacità di manipolazione che continuano a renderla profondamente inquietante.

Cathy sa osservare, sa capire cosa gli altri vogliono sentirsi dire, sa diventare esattamente la persona che gli altri si aspettano di vedere. E Pugh è superba in entrambe le versioni: quando Cathy aggiunge il colore e la menzogna di una persona che esiste solo nella sua recita, quando elimina ogni sorriso, ogni pianto e ogni espressione nei rari momenti in cui Cathy racconta, forse, la verità.

Dolce, vulnerabile, seducente o terrificante cambiando apparentemente pochissimo. L'espressività di Florence Pugh è particolarmente adatta a un personaggio che vive di maschere. E la serie le concede molto spazio, tanto che La valle dell'Eden è veramente a fuoco solo quando la sua Cathy è sullo schermo.


La vera rivelazione, però, è Hoon Lee. Il suo Lee era già uno dei personaggi più interessanti del romanzo e la serie sceglie intelligentemente di valorizzarlo. Non è soltanto il domestico della famiglia Trask, ma una figura fondamentale per comprendere la storia, un uomo costretto a costruirsi una maschera per sopravvivere agli stereotipi degli altri e che finisce per diventare il vero custode morale della famiglia.

Le sue scene sono tra le migliori dell'intera serie, soprattutto quando il racconto si allontana dal melodramma e torna alle domande centrali di Steinbeck: quanto siamo liberi? Quanto possiamo scegliere? Quanto del nostro destino appartiene a noi e quanto alle persone che ci hanno preceduto?

È significativo che uno dei momenti più importanti della serie non sia una grande scena romantica o una tragedia familiare, ma una conversazione sulla parola ebraica timshel. È lì che La valle dell'Eden di Zoe Kazan si riavvicina al cuore del romanzo.


Florence Pugh e Hoon Lee sono certamente le punte di diamante di un cast che riesce a splendere anche nei piccoli ruoli. Mike Faist dà a Charles una presenza inquieta e imprevedibile sicuramente più lontana da quella più "rozza" del romanzo. Ciarán Hinds porta con il suo Samuel Hamilton una vitalità che serve a controbilanciare la cupezza di Adam, Martha Plimpton, nel ruolo di Faye, sfrutta al massimo uno spazio relativamente piccolo, regalando alla serie una delle sue parentesi più umoristiche e malinconiche.

Si complica la vita invece Christopher Abbott, portando in scena un Adam Trask volutamente dimesso, depresso, quasi incapace di reagire alla propria vita, con un'interpretazione che rimane spesso monocorde.

La valle dell’Eden di Netflix non è John Steinbeck, e non prova a esserlo. È una rilettura ambiziosa e spesso riuscita, capace di restituire alla storia dei Trask quella dimensione familiare e universale che una trasposizione cinematografica non poteva contenere.
Il suo unico vero punto debole è anche la scelta più coraggiosa: una Cathy Ames più umana, meno assoluta e meno radicalmente malefica di quella del romanzo. È una modifica che può dividere, ma non cancella i meriti di un adattamento che trova in Florence Pugh e Hoon Lee due interpreti straordinari, e in una messa in scena sontuosa la forza necessaria per sostenere una storia così grande. Con qualche limite strutturale, La valle dell’Eden rimane un adattamento ricco, intelligente e visivamente magnifico: non restituisce tutto Steinbeck, ma ne conserva abbastanza da ricordarci perché quel romanzo continui a essere un classico difficile da afferrare e da dimenticare.


Cosa mi ha convinto: La resa visiva e scenografica; le interpretazioni di Florence Pugh e Hoon Lee, che danno profondità e forza ai due personaggi più riusciti e la capacità di restituire la dimensione corale e generazionale del romanzo.

Cosa invece NON mi ha convinta: i salti temporali e alcuni raccordi narrativi; la reinterpretazione di Cathy, "umanizzata" attraverso il trauma ma meno radicale e inquietante rispetto al personaggio originale.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3

venerdì 7 luglio 2023

Recensione "La valle dell'eden", John Steinbeck

 


Autore: John Steinbeck
Titolo: La valle dell'eden
Prezzo: cartaceo 15,00  e-book 9,99
Link d'acquisto: QUI

Che libertà gli uomini e le donn potrebbero avere, se non fossero continuamente ingannati e intrappolati e schiavizzati e torturati dalla loro sessualità! L'unico inconveniente di tale libertà è che senza di essa uno non sarebbe un essere umano. Sarebbe un mostro.


Trama
Nel paese di Nod, a est de] giardino dell'Eden, dove la progenie di Caino andò a vivere secondo la leggenda biblica e che nel romanzo di John Steinbeck corrisponde simbolicamente alla valle percorsa dal fiume Salinas nella California settentrionale, si intrecciano le storie di due famiglie, gli Hamilton e i Trask. Protagonisti della saga, che va dalla Guerra civile alla Prima guerra mondiale, da una parte il vecchio Samuel Hamilton, immigrato dall'Irlanda; e, dall'altra, Cyrus Trask insieme ai figli Adam e Charles, e ai nipoti Aron e Caleb, gemelli nati dalla misteriosa Cathy Ames, reincarnazione di Eva e di Satana allo stesso tempo, emblema del male nel mondo, con il quale tutti nel corso della lunga vicenda devono misurarsi. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1952 e ora riproposto nella nuova traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, "La valle dell'Eden" è il romanzo in cui Steinbeck ha creato i suoi personaggi più affascinanti e ha esplorato più a fondo i suoi temi ricorrenti: il mistero dell'identità, l'ineffabilità dell'amore e le conseguenze tragiche della mancanza d'affetto. Al tempo stesso saga famigliare e moderna trasposizione del mito, "La valle dell'Eden" è il capolavoro della maturità di Steinbeck, da cui nel 1955 Elia Kazan ha tratto l'omonimo film con James Dean. Introduzione di Luigi Sampietro.


Samuel era impareggiabile nel calmare gli isterismi e rabbonire i bambini spauriti. Era la dolcezza della sua lingua e la tenerezza della sua anima. E come il suo corpo era pulito, allo stesso modo lo ero il suo modo di pensare. gli uomini che venivano nella sua fucina a parlare con lui e ad ascoltarlo smettevano per un po' di bestemmiare, non per una specie di costrizione ma automaticamente, come se quello non fosse il luogo adatto.



Recensione

Steinbeck ne La valle dell’Eden riesce a parlare di argomenti densi e complicati, ma nello stesso tempo non tralascia di creare una storia avvincente, che appassiona il lettore e lo trascina nei suoi avvenimenti. Lo scrittore, attraverso la descrizione della vita di Adam Trask, Sam Hamilton,  Cathy, Caleb e Aron Trask, i personaggi che animano La valle dell’Eden, riesce a parlarci della vita nel suo senso più generale e assoluto.
Il romanzo copre un ampio lasso di tempo, inizia con il periodo della guerra civile americana, quindi dagli anni ’60 dell’ottocento, e termina sul finire della prima guerra mondiale, nel 1918. Al centro del romanzo c’è la valle del fiume Salinas, in California, che metaforicamente sembra assumere le sembianze della valle dell’Eden dove andò a vivere la progenie di Adamo ed Eva, e proprio qui si svolgono le vicende principali dei tanti personaggi che seguiamo lungo la narrazione.
All’inizio seguiamo la storia di due famiglie: quella dei Trask e quella degli Hamilton, che ancora non si conoscono. I Trask abitano nel Connecticut, mentre gli Hamilton si trovano già in California.

Il primo Trask di cui facciamo la conoscenza è Cyrus, il quale prende parte alla guerra civile americana per un brevissimo periodo perché viene subito ferito ad una gamba, una ferita talmente grave che gli causerà l’amputazione. Cyrus però non sarà mai sincero sulla sua esperienza di guerra, infatti si dedica allo studio approfondito di tutti gli eventi bellici della guerra civile e farà sempre credere a tutti che in realtà aveva combattuto valorosamente in tutte le battaglie più importanti. Cyrus Trask si costruisce un mito e decide di trasmettere la sua disciplina militare anche ai suoi figli, nati da due matrimoni diversi, Adam e Charles.

Charles è forte, combattivo, con uno spiccato spirito agonistico e capace di battere il fratello in qualsiasi prova di forza, Adam invece è l’opposto infatti vive con grande sofferenza questa disciplina ferrea impartita dal padre, ma si nutre dei sorrisi con cui si illumina il viso della matrigna (la seconda moglie di Cyrus) quando è da sola.

Adam e Charles però, oltre alla competizione fisica, vivono un’altra competizione, ancora più importante, quella per l’amore del padre: sebbene Charles si adatti di più al modello di disciplina del padre, Adam sembra essere il preferito tra i due e questo fa crescere una rabbia sempre più forte in Charles. Anche se Adam è il più debole tra i due fratelli, Cyrus decide che sarà lui ad arruolarsi nell’esercito, per portare avanti le campagne militari contro i nativi americani.
Scena di grande impatto è quella che vede Charles scagliarsi con tutta la sua violenza contro il fratello, fin quasi ad arrivare ad ucciderlo. Il motivo? Il padre portava sempre con sé il cane che Adam gli aveva regalato, mentre aveva ignorato il regalo di Charles, un coltellino.
Adam Trask viene arruolato nell’esercito contro la sua volontà, ma si dedica comunque con grande impegno e costanza all’attività militare e, anche se si rifiuterà quasi sempre di sparare contro il nemico, ottiene diversi encomi per la sua disciplina. Ritornare a casa però diventa sempre più difficile per Adam, che non vuole incontrare di nuovo suo fratello e per questo per un certo periodo preferisce vagabondare per il paese piuttosto che fare ritorno a casa.
Cyrus nel frattempo è diventato un uomo potente e importante nell’ambito militare e si è trasferito a Washington dove è in contatto con le più alte sfere politiche del paese.
Cyrus ad un certo punto muore e lascia una grandissima fortuna ai suoi due figli che si ritrovano ad essere ricchissimi. Adam, ancora all’oscuro di questa fortuna torna a casa e inizia a vivere con suo fratello, sentendo di aver superato i rancori che nutriva nei suoi confronti. Adam però vuole cambiare e sente sempre più forte l’istinto di iniziare una nuova vita in California, la qual cosa non piace per niente al fratello.

Veniamo a conoscenza anche di un altro personaggio fondamentale per la vicenda, Cathy Ames, donna che sembra incarnare a tutti gli effetti il male assoluto, quello che non ha delle ragioni vere e proprie per agire, ma con cui tutti devono avere a che fare e sarà proprio questo il suo ruolo in tutta la storia. Cathy già nel corso della sua infanzia dimostra la sua insensata malvagità, ma raggiungerà il culmine una volta entrata nella vita dei Trask, e non solo.
Adam e Charles trovano questa giovane donna quasi in fin di vita per la strada a causa delle percosse subite e decidono di curarla a casa loro. Adam si dedica con tutto se stesso a Cathy e se ne innamora perdutamente. La donna, che è sempre una mossa davanti agli altri, decide come sempre di agire per il suo bene e capisce che fare la parte della povera indifesa le sarà di aiuto per coprire il suo passato fatto di delitti. Adam e Cathy si sposano e si trasferiscono in California, dove acquistano un ampio e fertile terreno dove Adam pensa di poter vivere in serenità, godendosi i soldi ereditati e i frutti della terra.
Qui si incontrano i destini dei Trask e degli Hamilton: capostipite della famiglia Hamilton è Samuel, un sognatore, un uomo dalla grande inventiva, sempre alla ricerca di nuovi stimoli che riesce a trovare anche grazie alla letteratura, un uomo tutto d’un pezzo e dalla saggezza infinita. Samuel è sempre intento a inventare qualcosa, a sperimentare nuove soluzioni per migliorare la coltivazione dei campi e sua moglie, Liza, gli rimprovera spesso il tempo che spende dietro a qualche brevetto che invece dovrebbe utilizzare per far rendere di più le sue terre.
Liza è una donna concreta, la pietra portante della famiglia Hamilton, che riesce a bilanciare lo spirito sognatore del marito. Sam e Liza hanno numerosi figli di cui il narratore ci descrive il carattere: alcuni hanno ereditato l’aspetto ideale del padre (come Tom), altri ancora hanno ereditato lo spirito concreto della madre (Will ad esempio).
Samuel sarà una presenza davvero preziosa per Adam quando le cose si faranno difficili e riuscirà a fargli recuperare la voglia di vivere e a farlo uscire dal suo rifugio costituito dal torpore dei sensi e dei sentimenti, rifugio che si rende necessario dopo alcuni tristi e inaspettati eventi che coinvolgono il suo matrimonio.

Quella riassunta fino qui è solo una minima parte della vicenda che Steinbeck descrive all’interno di questo libro meraviglioso, una storia che appassiona chi la legge, che lo fa immergere negli eventi. Di sicuro quindi la storia in sé è uno dei punti forti di questo romanzo, ma i pregi non si esauriscono qui. Il modo di scrivere di Steinbeck è davvero incredibile, di una scorrevolezza impareggiabile, anche quando i personaggi si dedicano a riflessioni filosofiche o ad aspetti linguistici delle diverse versioni della Bibbia (giusto per fare un esempio), è di una scorrevolezza assoluta, tantè che a volte, ci si dimentica il numero effettivo delle pagine.

I personaggi sono un altro punto di forza de La valle dell’Eden, tutti i ritratti che troverete in questo romanzo sono indimenticabili e non solo quelli dei personaggi a cui è dedicato più spazio ma anche quelli dei personaggi minori: ad esempio Lee, il giovane cinese che diventa il domestico dei Trask, è un personaggio davvero riuscito, ricco di sfaccettature e portatore di una saggezza infinita che lo farà diventare uno degli amici più vicini ad Adam; ma anche il breve ritratto di Olive Hamilton è destinato a rimanere impresso per la sua originalità e per i suoi tratti di ironia.
I protagonisti della vicenda poi sembrano davvero risplendere all’interno della narrazione: sono dei personaggi che hanno diverse pulsioni al loro interno, proprio come tutti gli esseri umani, e questa lotta tra bene e male è proprio ciò che più interessa allo scrittore americano:

Gli uomini sono avvolti – nelle loro vite, nei loro pensieri, nei loro appetiti e ambizioni, avarizie e crudeltà, e persino nei loro impulsi di bontà e generosità – da una rete di bene e male. Io credo sia questa la sola storia che abbiamo e che si ripete a tutti i livelli del sentimento e dell’intelligenza.
Vizio e virtù sono stati trama e ordito della nostra prima presa di coscienza, e saranno il tessuto dell’ultima, e questo malgrado tutti i cambiamenti che potremo imporre a campi, fiumi e montagne, all’economia e a usi e costumi. Non esiste un’altra storia.
L’uomo, dopo che si è spazzolato via la polvere e la segatura della vita, resta solo con questa dura, cristallina domanda: era bene o male? Mi sono comportato nel modo giusto – o in quello sbagliato?
Nell’incertezza sono certo che sotto gli strati superficiali della loro fragilità gli uomini desiderano essere buoni e vogliono essere amati. Anzi, quasi tutti i loro vizi sono tentativi di trovare una scorciatoia per l’amore.
Abbiamo solo una storia. Tutti i romanzi, tutta la poesia, si reggono sull’infinita lotta, in noi, tra bene e male. E penso che il male debba essere continuamente ritessuto, mentre il bene, la virtù, sono immortali.

Centro de La valle dell’Eden, ma direi di tutta la letteratura di Steinbeck, è dunque la lotta tra bene e male, o meglio la compresenza di queste due forze. Questa tematica che viene approfondita all’interno del romanzo è estremamente affascinante e continua ad essere attuale proprio perché ancora oggi l’uomo, almeno colui che ancora interroga la propria coscienza, spesso, si chiede se ciò che ha fatto nella sua vita sia giusto o sbagliato. Nel libro ci sono anche molti riferimenti biblici, come appunto quello svelato proprio dal titolo con la valle del paradiso terrestre, oppure i nomi dei personaggi stessi (Adam, Caleb, Aron) e proprio su una particolare parola riportata nel testo sacro riflettono Adam Trask, Sam Hamilton e Lee:

“La traduzione dell’American Standard ordina agli uomini di trionfare sul peccato e il peccato lo si può chiamare ignoranza. Quella di King James fa una promessa, con il suo ‘lo dominerai’, nel senso che l’uomo sicuramente trionferà sul peccato. Ma la parola ebraica timshel – ‘Tu puoi’ – quella dà una possibilità. È forse la parola più importante del mondo. Quella che dice che la strada è aperta. Quella che ributta la cosa sull’uomo. Perché, se ‘tu puoi…’ è vero anche che ‘tu puoi non…’ Capisce?”

Per Steinbeck quindi ognuno si trova davanti a una scelta, sicuramente difficile, ma l’uomo ha la possibilità di scegliere tra bene e male, nessun altro può farlo al suo posto. Nel romanzo ci sono personaggi che hanno scelto il bene, che lo rappresentano in un modo quasi totale, come Sam Hamilton, personaggi in cui convivono bene e male in una lotta continua per prevalere e personaggi che quasi incarnano il male, come Cathy.
Cathy è un personaggio spaventoso perché rappresenta la crudeltà che non ha motivazioni, una malvagità inspiegabile: viene descritta come una persona a cui manca la capacità di vedere la parte positiva delle persone, riesce solo a vedere i lati più cupi della natura umana e così anche in sé stessa riesce a sviluppare solo il suo lato oscuro. Cathy agisce in modo sconsiderato senza che i lettori riescano a trovare una ragione per le sue azioni e proprio questo fa venire i brividi.
Steinbeck mette in evidenza quello che è il più grande desiderio dell’uomo, qualsiasi sia l’epoca in cui vive e qualsiasi sia la sua storia, ovvero il desiderio di essere amati, di essere apprezzati. L’affetto e l’approvazione sono ciò di cui l’uomo ha più profondamente bisogno e Steinbeck mette in scena anche i problemi che possono nascere quando si è sulla strada della ricerca di questo amore.

La valle dell’Eden è stato per me un viaggio bellissimo, è un libro davvero ricco di riflessioni interessanti e di saggezza, mi sono affezionata a questi personaggi pieni di umanità e trovo particolarmente bello il messaggio che Steinbeck vuole dare: ogni donna e ogni uomo ha davanti a sé una scelta importantissima da compiere, non c’è una predestinazione o un cammino già stabilito, ognuno deve costruire il suo destino.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3



"...la parola era Timshel."
"Timshel. E tu hai detto..."
"Ho detto che quella parola conteneva la grandezza di un uomo, se quello voleva approfittarne."
"Mi ricordo che a Sam Hamilton era piaciuto."
"Lo aveva liberato" disse Lee. "Gli aveva dato il diritto di essere un uomo, distinto da ogni altro uomo."
"Ci si sente soli."
"Tutte le cose grandi e preziose sono solitarie."
"Com'era quella parola?"
"Timshel - tu puoi"