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martedì 6 gennaio 2026

Recensione "Fumetti", Zerocalcare


 Autore: Zerocalcare

Titolo: Nel nido dei serpenti

,Prezzo: 20,90  e-book 11,99

Link d'acquisto: QUI


Fumetti Zerocalcare:

1)La profezia dell'armadillo

2)Un polpo alla gola

3)Ogni maledetto lunedì su due

4)Dimentica il mio nome

5)L'elenco telefonico degli accolli

6)Macerie prime

6,5)Macerie prime - sei mesi dopo

7)La scuola di pizze in faccia

8)Scheletri

9)Quando muori resta a me

10)Dodici

11)Kobane Calling

12)Kobane Calling Oggi

13)A Babbo Morto. Una storia di Natale

    14)Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia

15)No sleep till shengal

16)Enciclopedia Calcarea: guida ragionata all'universo di Zerocalcare

17)Dopo il botto

18)Animation Art Book

19)Scavare fossati, nutrire coccodrilli

20)Nel nido dei serpenti


Trama

Questo volume, realizzato in collaborazione con Momo Edizioni, raccoglie le storie sul processo ungherese che vede tra gli imputati Ilaria Salis, e una lunga storia inedita sulla vicenda giudiziaria di Maja T., nell’ambito dello stesso processo. Una storia sui rigurgiti di intolleranza con i quali l’Europa non ha mai fatto pienamente i conti, e che stanno portando al ritorno di ideologie odiose, a lungo ritenute sconfitte e in declino. Parte dei proventi derivanti dalla vendita di questo volume sarà devoluta al fondo per le spese legali degli imputati, un gruppo di persone che rischia di essere sepolto in un carcere ungherese per un tempo irragionevolmente, assurdamente lungo


Recensione

Ebbene sì, Zerocalcare è tornato con un nuovo volume! (Lo so, ce ne sono 2 neri nel mio indice, ma non sono romanzi, per cui li ho saltati di botto); con “Nel nido dei serpenti”, pubblicato il 5 dicembre 2025 in copertina rigida, Zerocalcare firma uno dei suoi lavori più apertamente politici, dolorosi e necessari. Un volume che segna un ulteriore passo nella maturazione dell’autore, sempre meno concentrato sull’autobiografia generazionale e sempre più impegnato nel racconto civile e militante, senza rinunciare alla potenza emotiva del linguaggio grafico che lo ha reso unico.

Il libro nasce dalla collaborazione con Momo Edizioni e raccoglie una serie di storie dedicate al processo ungherese che vede tra gli imputati Ilaria Salis, affiancate da una lunga storia inedita sulla vicenda giudiziaria di Maja T., anch’essa coinvolta nello stesso contesto repressivo. Non si tratta di una semplice cronaca illustrata, ma di un vero e proprio atto narrativo di testimonianza.

Zerocalcare entra nel cuore di una vicenda che parla di rigurgiti di intolleranza, di derive autoritarie mai davvero superate, di un’Europa che ha preferito dimenticare invece di elaborare. Il “nido dei serpenti” del titolo non è solo un luogo fisico o giudiziario, ma una metafora potente di un sistema che tollera l’ingiustizia quando colpisce chi è considerato marginale, scomodo o politicamente “altro”.

Dal punto di vista stilistico, il fumetto mantiene la cifra riconoscibile dell’autore: ironia amara, metafore animali, dialoghi interiori corrosivi, ma qui l’umorismo è ridotto all’essenziale, quasi trattenuto. Le tavole sono spesso cupe, cariche di tensione, e il segno grafico accompagna un racconto che vuole colpire più la coscienza che l’intrattenimento.

Particolarmente significativa è la scelta di destinare parte dei proventi del volume al fondo per le spese legali degli imputati. Un gesto che rafforza il senso dell’opera: Nel nido dei serpenti non è solo un libro da leggere, ma una presa di posizione concreta, un tentativo di usare il successo editoriale come strumento di solidarietà reale.

Nel panorama del fumetto italiano contemporaneo, questo lavoro si colloca accanto alle opere più impegnate di Joe Sacco per il giornalismo grafico e, sul piano nazionale, prosegue il filone inaugurato da Zerocalcare con Kobane Calling e No Sleep Till Shengal, ma con una centralità europea ancora più inquietante. Qui il nemico non è lontano: è dentro i confini, nelle istituzioni, nelle omissioni.

“Nel nido dei serpenti” è un libro scomodo, che rifiuta la neutralità e mette il lettore di fronte a una domanda precisa: quanto siamo disposti a tollerare in nome della sicurezza, e chi paga davvero il prezzo di questa scelta?

Un’opera che non cerca il consenso facile, ma lascia un segno. E proprio per questo, necessaria.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3

sabato 14 giugno 2025

Recensione "fumetti", Zerocalcare

 

Autore: Zerocalcare

Titolo: La scuola di pizze in faccia

,Prezzo: 20,90  e-book 11,99

Link d'acquisto: QUI


Fumetti Zerocalcare:

1)La profezia dell'armadillo

2)Un polpo alla gola

3)Ogni maledetto lunedì su due

4)Dimentica il mio nome

5)L'elenco telefonico degli accolli

6)Macerie prime

6,5)Macerie prime - sei mesi dopo

7)La scuola di pizze in faccia

8)Scheletri

9)Quando muori resta a me

10)Dodici

11)Kobane Calling

12)Kobane Calling Oggi

13)A Babbo Morto. Una storia di Natale

    14)Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia

15)No sleep till shengal

16)Enciclopedia Calcarea: guida ragionata all'universo di Zerocalcare

17)Dopo il botto

18)Animation Art Book

19)Scavare fossati, nutrire coccodrilli

Trama

Questa nuova raccolta di storie di Zerocalcare, precedentemente apparse sul suo blog, su Wired, su Best Movie, su Repubblica, l'Espresso e altrove, è la più corposa della sua produzione editoriale. Corredata da un preciso sommario cronologico, è impreziosita anche da una nuova storia inedita in tre parti, per un totale di venticinque pagine, in cui l'autore di Rebibbia riflette sul necessario equilibrio tra il suo narrare più impegnato e quello più dégagé.


Recensione

Un fumettista “sotto i riflettori” come Michele Rech,  meglio conosciuto come Zerocalcare, vive circondato da persone che sente il bisogno irrefrenabile di dargli lezioni. Lui la chiama la Sacra Scuola dei Grilli Parlanti Pontificanti (SSGPP), al suo interno ci sono sostanzialmente due scuole di pensiero: quelli che lo accusano di giocare troppo e non avere a cuore l’impegno sociale e la coscienza civica e quelli viceversa che non sopportano la politica ed esigono da lui soltanto disimpegno e comicità. In uno scenario Zerocalcare è “un cojone che parla solo di cazzate ed è arrivato a trentacinqu’anni come un mezzo miracolato”, nell’altro è “una specie di prete laico che deve parlare per forza di qualsiasi sfiga succede nel mondo, tipo un service della disperazione e del disagio”. Se il pubblico deve per forza a quanto pare rinchiuderlo in una gabbia, lui si rifiuta di scegliere sia la gabbia con il cartello “Scemenze” sia quella con il cartello “Pipponi” e si è creato una situazione di compromesso, un corridoio comunicante tra queste due gabbie, per abitare un po’ una un po’ l’altra: “pure se ancora non ha capito come romperle, almeno se ne può cercare una dove riesce a stendere le gambe”… Per esempio raccontando di quella volta che il suo amico Cinghiale – noto erotomane – gli ha chiesto di vedersi “per parlare di una cosa”. La curiosità (e la preoccupazione) iniziale ha ben presto lasciato il passo a una terribile abitudine di Zerocalcare: origliare i discorsi dei tavoli accanto, fino a perdersi in quei discorsi invece di ascoltare quelli del proprio tavolo. Così quando Cinghiale ha finito di dirgli ‘sta famosa cosa, lui non ha ascoltato e non ha idea di cosa sia: se la cava congedandolo con un vaghissimo “Tanto poi ci riaggiorniamo” (traduzione: Non ti sono stato a sentire per un cazzo, quindi tra un mese mi dovrai ripetere le stesse cose pare pare come fosse la prima volta). Il problema è che stavolta Cinghiale non si è limitato come suo solito a raccontare una delle sue avventure sessuali, ma ha rivelato a Zerocalcare qualcosa di molto, molto spaventoso: sta per sposarsi…

L’ennesimo volume (300 pagine scarse) di grande formato sfornato da Zerocalcare è una raccolta di storie tratte dal suo blog o pubblicate su varie testate: “Wired”, “Best Movie”, “Internazionale”, “l’Espresso”, con un filo conduttore – quello del titolo, che sostanzialmente (in romanesco “pizze” sta per “schiaffi”) allude alle lezioni imparate in prima linea, in strada, sacrificando qualcosa, mettendosi in gioco e non sparando giudizi da dietro lo schermo di un laptop o di uno smartphone senza rinunciare nemmeno a un centesimo del proprio quotidiano – garantito da una storia inedita che racconta anche e soprattutto lo scandalo scoppiato in seguito alla partecipazione (poi scongiurata) della casa editrice Altaforte al Salone del Libro di Torino 2019. L’antologia è grossomodo divisa in tre aree: la prima dedicata a storie più o meno della quotidianità (spesso assai divertenti, come nel caso di quelli che si lasciano e si rimettono insieme seicento volte con la stessa persona, Il grande test sui social network o davvero struggenti e geniali come 7 contributi fondamentali dei cavalieri dello Zodiaco alo sviluppo delle nostre personalità), la seconda più virata sul politico in cui si parla di unioni civili, curdi, fascismo, occupazioni e infine la terza dedicata alle recensioni di film e serie tv (con relativi spassosi reportage dal Festival di Venezia).


La mia valutazione

Alla prossima

Luce <3



venerdì 13 giugno 2025

Recensione "fumetti", Zerocalcare

 

Autore: Zerocalcare

Titolo: Scheletri

Prezzo: 17,10  e-book 8,99

Link d'acquisto: QUI


Fumetti Zerocalcare:

1)La profezia dell'armadillo

2)Un polpo alla gola

3)Ogni maledetto lunedì su due

4)Dimentica il mio nome

5)L'elenco telefonico degli accolli

6)Macerie prime

6,5)Macerie prime - sei mesi dopo

7)La scuola di pizze in faccia

8)Scheletri

9)Quando muori resta a me

10)Dodici

11)Kobane Calling

12)Kobane Calling Oggi

13)A Babbo Morto. Una storia di Natale

    14)Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia

15)No sleep till shengal

16)Enciclopedia Calcarea: guida ragionata all'universo di Zerocalcare

17)Dopo il botto

18)Animation Art Book

19)Scavare fossati, nutrire coccodrilli


Trama

"Kobane Calling" torna con un'edizione riveduta e corretta, nuovi risguardi sullo scenario geopolitico in Siria, la storia su Lorenzo "Orso" Orsetti apparsa originariamente su Internazionale e una nuova introduzione dell'autore.


Recensione

Un volume fondamentale all’interno dell’opera del fumettista di Rebibbia (recensione "vecchia" versione QUI), uno dei più noti e celebrati autori italiani. Una storia in cui Zerocalcare supera con scioltezza i temi autobiografici e del racconto generazionale, come in Macerie Prime, per portare la testimoniare della lotta del popolo curdo stretto tra il fanatismo musulmano e il nazionalismo turco.

Nell’introduzione alla nuova edizione l’autore riporta la drammaticità della attuale situazione  curda in Siria, dato che dopo la sconfitta delle forze dell’Isis c’è stata l’invasione dell’esercito turco, con il beneplacito delle forze della Nato, Stati Uniti in testa, che mette a dura la resistenza curda. Zerocalcare considerando questa tragica situazione ha deciso di aggiornare il suo volume, aggiungendo tavole su tavole fino a superare le 300 pagine.

Lo stile narrativo è quello consueto di Zerocalcare, ironico e perfino naif a volte, capace però anche di tocchi di disincantata malinconia. Emerge nel racconto la consapevolezza del suo ruolo di fumettista, che ammette la sua limitata capacità di analisi, che non intende realizzare un saggio di geopolitica, ma portare la propria testimonianza, che, grazie ad un lavoro di sintesi e di semplificazione, gli consente di disegnare un vero e proprio diario di viaggio. Il risultato finale è straordinario, la convergenza tra i temi politici trattati e la personale visione dell’esistenza dell’autore romano dona al racconto una notevole profondità, entrando di diritto nel graphic journalism.

Al centro del racconto è l’esperienza del confederalismo democratico nella regione del Kurdistan siriano del Rojava, sistema politico regolato da un contratto sociale basato sulla convivenza etnica e religiosa, sulla redistribuzione delle ricchezze, l’emancipazione femminile e l’ecologia.

Il primo viaggio realizzato dall’autore avviene sul confine  turco-siriano nel 2014, insieme alla Staffetta Romana per Kobane, formata da dei Centri Sociali che si organizzano per motivi umanitari, con la consegna di medicine e il sostegno ad una campagna di informazione. Zerocalcare si sofferma a descrive le  persone che incontra e le loro abitudini, così curiosamente differenti dalle sue.  Fra tutti i combattenti reduci da Kobane, in gran numero considerata la vicinanza dal fronte, emerge la normalità con cui accettano il proprio destino. Ci sono poi i campi profughi organizzati secondo la logica del confederalismo democratico, una vera e propria rivoluzione in Rojava, con la realizzazione, per esempio delle Case delle Donne, realizzate da musulmane, che non accettano lezione di islam da nessuno, che rispettano i propri nemici, per non diventare come loro e che non impongono le proprie leggi ai sostenitori di Assad, scommettendo sulla possibilità di una convivenza futura.

Il secondo viaggio avviene nel luglio del 2015, in Siria, dopo la liberazione di Kobane. Viaggio liberatorio anche perché reso difficile dalle assurdità delle logiche internazionali, delle prepotenze alla dogana turca, con il passaggio in Iraq, a 30 chilometri da Mosul, per raggiungere il Rojava, o le notizie sugli attentati avvenuti in posti dove sono passati anche loro. Nel racconto ci si sofferma sui luoghi comuni sui curdi della civiltà occidentale e  sul ruolo del PKK, ma soprattutto sulla descrizione degli incontri con personaggi straordinari, come Ezel, la psichella curda di Turchia che vive in Italia, guida e traduttrice del drappello, e la comandante Nasrin, il capo dell’unità di protezione delle donne del Rojava, le YPJ, prodiga nello spiegare la posizione politica curda.

Numerosi i momenti nel racconto di forte carica emotiva, tra i cimiteri dei martiri della lotta, alle testimonianze dei combattenti, che narrano di una Kobane riconquistata metro per metro, fino ad arrivare alla base a Qandil del PKK, costruita tra villaggi civili, le case di accoglienza e le basi guerrigliere, una perfetta organizzazione per non compromettere i civili e dove avviene l’addestramento. Una vera e propria rivoluzione è stata compiuta, dove i capitribù imparano a rispettare le donne combattenti, e dove per esempio non sono toccati gli alberi dei contadini, per non comprometterli come fiancheggiatori dei guerriglieri curdi in caso di occupazioni future. Zerocalcare e i suoi compagni hanno l’occasione di conoscere perfino Eval Cuma, uno dei fondatori del PKK, occasione di riflessione sulle differenti tipologie di conflitto di aggressione, di autodifesa di resistenza.

I personaggi sono graficamente trasformati, in pieno Zerocalcare style, con la rappresentazione ironica dei riferimenti della sua cultura personale, come quando si immagina gli integralisti dell’Isis, colpevoli di crimini crudelmente insensati e inimmaginabili, come i cattivi di Ken il guerriero, tutto per accentuare il contrasto tra la realtà di Rebibbia e il resto del mondo, e la diversità dell’esperienze fatte.

Zerocalcare non è virtuoso del pennino, ma sa narrare con i disegni come pochi altri, riuscendo a mixare nel suo racconto le caratteristiche geopolitiche dei paesi che visita con le sue riflessioni personali, sempre mantenendo un tono di narrazione elevato e incisivo.

Particolarmente dolente il racconto Macelli, con le storie dei volontari  internazionali che in Siria sono andati a combattere come il romano Cipolla ed Orso, ossia Lorenzo Orsetti, anarchico toscano morto a Afrin in Siria a marzo del 2019, nei combattimenti contro le milizie islamiste supportate dall’esercito turco. Zerocalcare non può fare a meno di interrogarsi sul proprio ruolo di narratore e sulla coerenza di antifascista che si limita a raccontare quanto accade senza avere parte attiva nell’eroica lotta curda.

Come si è già scritto questa rappresenta sicuramente l’opera più matura del fumettista romano, con cui approda pienamente al graphic journalism, genere fumettistico storicamente sottovalutato dagli autori italiani, che adesso con Zerocalcare ha un suo esponente di pregi.



La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


sabato 24 maggio 2025

Recensione "fumetti", Zerocalcare

 

Autore: Zerocalcare

Titolo: Scheletri

,Prezzo: 17,10  e-book 8,99

Link d'acquisto: QUI


Fumetti Zerocalcare:

1)La profezia dell'armadillo

2)Un polpo alla gola

3)Ogni maledetto lunedì su due

4)Dimentica il mio nome

5)L'elenco telefonico degli accolli

6)Macerie prime

6,5)Macerie prime - sei mesi dopo

7)La scuola di pizze in faccia

8)Scheletri

9)Quando muori resta a me

10)Dodici

11)Kobane Calling

12)Kobane Calling Oggi

13)A Babbo Morto. Una storia di Natale

    14)Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia

15)No sleep till shengal

16)Enciclopedia Calcarea: guida ragionata all'universo di Zerocalcare

17)Dopo il botto

18)Animation Art Book

19)Scavare fossati, nutrire coccodrilli



Trama

Diciotto anni, e una bugia ingombrante: Zero ogni mattina dice alla madre che va all’università, ma in realtà passa cinque ore seduto in metropolitana, da capolinea a capolinea. È così che fa la conoscenza di Arloc, un ragazzo un poco più piccolo di lui che ha altri motivi per voler perdere le sue giornate in un vagone della metro B di Roma. Man mano che la loro amicizia si fa più profonda, le ombre nella vita e nella psiche di Arloc si fondono con le tenebre del mondo dello spaccio di droga della periferia romana. Un romanzo grafico che l’autore definisce “più efferato del solito” a cavallo tra realtà e invenzione, tra oggi e vent’anni fa, tra la paura del futuro e quella del presente.


Recensione

In Macerie Prime Zerocalcare puntava lo sguardo sulla crescita dei personaggi che popolano i suoi libri da sempre. Nei due volumi dell’opera, separati da sei mesi, l’autore di Rebibbia partiva dall’idea di imporre una crescita grafica che riallineasse al presente Cinghiale, Secco e gli altri personaggi-amici per poi raccontare il disagio di una generazione costretta a crescere senza certezze e per questo esposta a una fragilità che coinvolge anche i rapporti personali. In quel volume il protagonista restava quasi a margine, come a voler raccontare di un mondo che cambia mentre lui si illude di essere immutato, congelato come Ian Solo nella grafite.

Dopo aver imposto un upload ai suoi amici, in Scheletri si fa un passo indietro, offrendo al lettore protagonisti ritornati ragazzi per quella che, nei fatti, è una lunga rincorsa per raccontare nuovi aspetti del processo di crescita che evidentemente il fumettista aveva la necessità di approfondire e che lo riguarda più da vicino. Il volume si apre con il ritrovamento di un dito da parte dello Zerocalcare diciottenne davanti alla porta di casa e del quale si sente il destinatario, un evento capace di turbarlo e riportare lui, e i lettori, a una storia iniziata sei mesi prima.

Siamo nell’inverno del 2002, periodo nel quale uno Zerocalcare dotato di improbabile cresta rossa si trova a fare i conti con la vita di studente universitario e un senso di inadeguatezza che matura, un giorno dopo l’altro, e che il fumettista immagina come mostri che lo abitano come fossero metastasi. Insicurezza, fallimento, paura di deludere, frustrazione sono mostri rappresentati come parte di un sottomondo che alberga nel suo stomaco.

Questo disagio, sintetizzato rappresentandosi al volante di un canotto mentre ha attorno piloti di Formula 1, il protagonista lo metabolizza nascondendosi nella metropolitana di Roma, un treno che diventa una comfort zone nel quale fuggire e fare crescere indisturbati i propri scheletri; tutto fatto pur di non palesare il proprio malessere a una madre salutata ogni mattina per andare a un’università mai raggiunta.

A rompere il suo castello fatto di incertezze arriva Arloc, un writer che fa un uso analogo della metropolitana, ma con altri scopi. Entrambi fuggono, ma mentre Zerocalcare i suoi mostri li tiene dentro, per Arloc si tratta di demoni che improvvisamente escono come avessero fame. Tra i due nasce un’amicizia fondata sulla condivisione dei reciproci segreti e sulla necessità di affrontare assieme analoghe fragilità; anche Arloc è infatti affetto dalla stessa sindrome dell’impostore.

scheletri zc- 2Il racconto non è un affresco malinconico sulla gioventù.
Nei vari passaggi temporali, che alla fine costringono i protagonisti a ritrovarsi a distanza di vent’anni, non c’è la nostalgia da “gli anni d’oro del grande Real” cantati dagli 883, quanto la necessità di raccontare un malessere generazionale, la difficoltà di trovare qualcuno con cui condividere il proprio disagio facendosi allo stesso modo carico di quello altrui.
Arloc in questo contesto è il soggetto che ha il coraggio, o la sfrontatezza, di fare saltare il tavolo e svelare come certi mostri sono tali finché non si decide di affrontarli; per Zerocalcare diventa quasi il deus ex machina capace di liberarlo dai propri fantasmi, ma che a sua volta si trova nella incapacità di affrontare i propri.

Scheletri non è un racconto incentrato sul cambiamento e sui rapporti che si adattano al tempo che passa quanto sulla solitudine con cui certi cambiamenti si affrontano. L’alter ego dell’autore è talmente preso dalla necessità di misurare tutto su sé stesso da trovarsi a non perdonare agli altri alcun cambiamento inatteso, sia esso un trasferimento o l’aver messo al mondo un figlio; l’esasperazione dell’egocentrismo che diventa egoismo.

Zerocalcare, gettando lo sguardo su vent’anni decisivi tanto per lui quanto per i suoi amici, non si arrocca in un racconto generazionale, ma fa della crescita il veicolo per racconta un disagio che è personale. Rapporti non risolti e la paura di esporre agli altri le proprie fragilità, magari leggere ma comunque spaventose come gli scheletri di cui tratta, con il costo che comporta.
L’analisi è cruda, non cerca attenuanti ma neppure pretende di trovare una via di uscita. Zerocalcare e Arloc affrontano la vita in modo complementare, il primo coltivando un’introversia che diventa insicurezza, il ragazzo invece affronta tutto a muso duro, impulsivo con il rischio di autodistruggersi.

Il racconto dilatato su tre tempi, due a cavallo del 2002 e l’epilogo nel presente, consente di osservare azioni e conseguenze, ma anche le difficoltà che vengono affrontate che, come i muri di un videogioco, crescono andando avanti. Università, famiglia, prepotenti, le scelte adulte e rapporti che cambiano – “nessuno cambia, tutt’al più marcisce” dice a un certo punto Zero con un velo di amarezza -, sono punti di svolta analizzati senza l’occhio malinconico dell’adulto non fermandosi sull’impatto di ciascuna.Non è un caso che anche il Covid e le macerie che si sta lasciando alle spalle non siano un elemento inserito solo per amor di contemporaneità ma per raccontare di un ulteriore carico.
Il lavoro fatto porta a un finale amaro, affatto risolutivo, che però lascia aperta la speranza che i protagonisti possano finalmente imparare a fare i conti con i propri mostri.

Il proprio malessere, ma anche i comportamenti di cui non essere fiero, diventano metafora, racconto che non è solo generazionale ma tocca lettori più maturi per diventare spaccato sociale; una capacità che per i cinefili potrebbe riportare al Nanni Moretti dei primi film, nei quali le proprie fragilità diventavano occasione per mostrare le fragilità e le contraddizioni di una società nella quale, come recitava in Caro Diario, sentirsi a disagio in ogni contesto.

scheletri zc- 3

Il racconto su diversi piani temporali costringe l’autore a fare una ricerca sulle fattezze dei protagonisti che risulta coerente; lo stile resta plastico e riconoscibile, anche se si intravede l’estrema cura con cui i vari passaggi sono visualizzati, come a voler cercare la massima chiarezza possibile. Questo tipo di approccio, che migliora la narrazione quanto la recitazione dei personaggi, allo stesso tempo offre la possibilità di imporre un cambio di passo repentino, di passare dalla riflessione all’azione in modo rapido e credibile.
Diversamente dai lavori precedenti, il racconto viene quasi completamente asciugato dai riferimenti pop, una scelta che conferma la volontà di dialogare con un pubblico anagraficamente più ampio che così non avverte nessun tipo di esclusione o di incomprensione dovute a metafore pescate da una cultura generazione non necessariamente condivisa.

Sotto molti aspetti il modo in cui si racconta di sentimenti trattenuti fa di Scheletri il libro più violento nella produzione decennale del fumettista. Un racconto che riesce a toccare temi delicati, come le tossicodipendenze, ma anche la misoginia. In più di un’occasione Arloc, anche a causa di una situazione familiare critica, trasforma il senso di inadeguatezza in rapporto tossico, che porta un uomo a considerare una donna un possesso. Lella, l’amica amante dei film di Truffeau che trova in un primo momento il complice ideale in Arloc, diventa così la figura più nobile, il personaggio che rivendica con forza la necessità di essere rispettata e che brilla nel momento in cui i protagonisti mostrano il proprio peggio.

Nel volume non mancano i momenti leggeri, alcuni siparietti confermano la vena comica di Zerocalcare, ma a conti fatti resta un fumetto che lascia segni profondi e nel quale l’autore sta bene attento a non trasformare nessuno dei protagonisti in macchiette comiche; un lavoro nel quale, sebbene non manchino i commenti con cui Cinghiale strappa una risata, chiude con la consapevolezza che anche sapere che tutti i pezzi trovano il loro posto non libera dal disagio, anzi proprio quella consapevolezza se possibile lo amplifica offrendo al lettore il lavoro più maturo, più personale e più amaro che l’autore di Rebibbia abbia scritto.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3

venerdì 23 maggio 2025

Recensione "fumetti", Zerocalcare

 

Autore: Zerocalcare

Titolo: Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia

,Prezzo: 17,10  e-book 8,99

Link d'acquisto: QUI


Fumetti Zerocalcare:

1)La profezia dell'armadillo

2)Un polpo alla gola

3)Ogni maledetto lunedì su due

4)Dimentica il mio nome

5)L'elenco telefonico degli accolli

6)Macerie prime

6,5)Macerie prime - sei mesi dopo

7)La scuola di pizze in faccia

8)Scheletri

9)Quando muori resta a me

10)Dodici

11)Kobane Calling

12)Kobane Calling Oggi

13)A Babbo Morto. Una storia di Natale

    14)Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia

15)No sleep till shengal

16)Enciclopedia Calcarea: guida ragionata all'universo di Zerocalcare

17)Dopo il botto

18)Animation Art Book

19)Scavare fossati, nutrire coccodrilli


Trama

Dalla condizione dei carcerati di Rebibbia durante la prima ondata della pandemia all'importanza della sanità territoriale, da una disamina approfondita sul fenomeno della cancel culture alla condizione degli ezidi in Iraq, questa raccolta di storie di Zerocalcare è tra le più "serie" della sua carriera, ed è impreziosita da una storia inedita di quasi cento pagine, sull'ultimo anno della sua vita, quando si stava occupando della sua prima serie animata, "Strappare lungo i bordi" (disponibile dal 17 novembre su Netflix in tutto il mondo). Un libro importante, solo apparentemente fatto di storie disgiunte, che raccontano mirabilmente gli ultimi due anni dal punto di vista del fumettista di Rebibbia.


Recensione

In Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia, vengono ripubblicati quattro fumetti già visti nel corso del 2021 su Internazionale e su L’Espresso, che toccano temi particolarmente cari all’autore e legati all’attualità.

In più viene presentata una lunga storia inedita dedicata alla realizzazione del cartone animato Strappare lungo i bordi, disponibile su Netflix.

Il tomo si propone quindi come un condensato della recente produzione zerocalcaresca, utile per analizzare la direzione dell’attuale vena artistica del fumettista romano.

Il primo racconto si presenta come una sorta di reportage, volto a illustrare secondo un diverso punto di vista la rivolta delle carceri avvenuta a marzo 2020, in piena pandemia da Covid 19, per protestare contro la sospensione delle visite esterne.
Il protagonista si ritrae infatti mentre intervista un ex detenuto della prigione di Rebibbia e la compagna di un carcerato, per provare a mostrare una realtà di cui le persone comuni conoscono molto poco e spesso con diversi sostrati di pregiudizi.

Zerocalcare_Rebibbia_10Come sempre quando la narrazione di Zerocalcare si fa più “politica”, è evidente e in qualche modo dichiarato l’orientamento dell’autore, atteggiamento che aiuta la trasparenza di quanto va ad esprimere con parole e disegni. Ma è nel contraddittorio immaginario che si ritrova il principale valore espositivo dell’opera: esplicitando, nei passaggi più critici, possibili obiezioni e dandovi già una contro-risposta, dimostra di aver preso in considerazione anche opinioni diverse dalla propria e di aver soppesato le proprie tesi, mettendole alla prova con confutazioni concrete.
In questo modo le argomentazioni sul tema vengono mediate da legittime osservazioni che permettono all’insieme di apparire meno monolitico, elemento che sta sempre a cuore a Zerocalcare.

Il meccanismo dell’intervista corredata da commenti – talvolta seri, talvolta leggeri – non funziona però benissimo a livello narrativo: la storia non scorre liscia perché l’alternanza di voci si fa caotica e così, in parte, anche la lettura.
I concetti non mancano, sono chiari e ben argomentati, ma in un format che ha i suoi limiti all’interno del linguaggio fumettistico.

Zerocalcare_Rebibbia_6La seconda storia è particolarmente radicata sul territorio, partendo da una tematica specifica e allargando poi il campo a una riflessione generale sulla percezione della provincia italiana da parte dei media nazionali. Come suggerisce il titolo, è stata nuovamente la pandemia a mostrare come determinate situazioni malsane, lasciate a macerare nell’indifferenza generale, fossero pronte ad esplodere al primo cambio di paradigma: in questo caso la rarefazione dei presidi di sanità territoriale, che tanto avrebbero potuto essere utili con il proliferare di un nuovo virus.Argomento importante e ampiamente dibattuto su vari editoriali e servizi, qui viene arricchito dall’interessamento personale di Zerocalcare verso le manifestazioni nel suo quartiere, che chiedevano non venisse chiusa Villa Tiburtina, ASL e centro diagnostico di zona.In questo caso le “interviste” ai diretti interessati – dichiarazioni che riportano in maniera chiara e priva di filtri le istanze dei comitati – non frastagliano la narrazione, per come sono presentate, ma a ricreare questo inconveniente c’è il “controcanto” del giornalista con cui si rapporta il protagonista-narratore.

Il cronista vorrebbe infatti ricavare da Zerocalcare aneddoti che rispecchino i due codici narrativi della provincia: i mostri o le vittime. È il modo per l’autore di mettere in scena quella complessità umana a cui tiene particolarmente per sfuggire alla polarizzazione che sembra ormai riguardare qualunque tipo di dibattito pubblico e di discussione online.
Si tratta di uno spunto molto buono, solido e condivisibile, che amplia il punto di partenza per arrivare ad arricchire il racconto della provincia sfuggendo dagli stereotipi; viene però smorzato nell’esposizione da una “linea comica” troppo insistente, a tratti fastidiosa e a sua volta un po’ vuota: lo scontro netto tra l’equilibrato Zero e il redattore cinico può funzionare come sintesi, ma da un lato ricade nella dicotomia di cui sopra e dall’altro interrompe troppo il flusso narrativo.

Zerocalcare_Rebibbia_8Il terzo fumetto alleggerisce un po’ i toni, pur trattando un argomento di scottante attualità: la cosiddetta cancel culture.
In quest’occasione il fumettista riprende la struttura “a punti” a cui è già ricorso in alcuni casi
: è un buon escamotage per esporre in maniera ordinata le proprie opinioni su un dato argomento, probabilmente più pulito delle casistiche analizzate in precedenza.

Di contro, però, non si può dire di essere di fronte a un racconto a fumetti strettamente detto e nemmeno a un reportage disegnato. È una sorta di ibrido tra questi due mondi, quasi presentazione per diapositive in sequenza con una spruzzata dello stile proprio delle storielle del suo blog: i micro-episodi che compongono l’opera vivono infatti in bilico tra l’enunciazione di tesi/argomentazioni e le battute di Zerocalcare, che mantengono la freschezza e l’efficacia di sempre in questo contesto.

Come suggerisce il titolo stesso, l’autore prova a spiegare perché la cancel culture sia un falso mito, tutt’altro che un bavaglio coercitivo verso la liberà di espressione dal momento che chiunque resta libero di esporre idee di qualunque tipo: nuove, vecchie, conservatrici, d’avanguardia, eccessive, estreme ecc.
L’analisi di Zerocalcare risulta piuttosto equilibrata e attenta, mostrando una lucidità più acuta di quella di tanti altri osservatori mediatici che hanno spazio in televisione e sulle pagine dei giornali, viziati dal confronto con il passato. Il suo essere perfettamente integrato nella contemporaneità e nei luoghi virtuali in cui la contemporaneità si consuma prevalentemente offre quel quid in più alla propria visione, sempre senza prendersi troppo sul serio.
Una delicata via di mezzo tra una disamina leggera e una discussione approfondita, che regge per tutta la durata del fumetto e che riesce a intrattenere, dribblando il rischio di avere soltanto un personaggio disegnato che guarda dritto in camera in un soliloquio.

Zerocalcare_Rebibbia_11Con etichette si torna nei territori del Kurdistan e in quelli del graphic journalism. I viaggi di Zerocalcare in quelle zone hanno costituito un bagaglio di esperienze che il fumettista ha poi riversato in storie più o meno lunghe, con il tentativo di raccontare con un taglio personale vicende che ci arrivano filtrate da notiziari non sempre in grado di spiegarne la complessità.Non è forse corretto ritenere queste opere dei veri e propri esempi di graphic journalism, ma il valore di testimonianza e di partecipazione dirette che assumono è sicuramente inestimabile, anche grazie alla sensibilità con cui l’autore mette in scena quello che vede e che non viene minata dalla comicità a cui sempre attinge, intelligentemente mirata soprattutto su di sé, sui propri limiti e sulle proprie manie.La personalità del disegnatore rimane al centro ma senza per questo sottrarre spazio al racconto di ciò che ha sperimentato dal vivo: il campo profughi d Markhmour ci è di fronte vivido e ben delineato, proprio perché narratoci da Zerocalcare nel suo modo peculiare, dentro alla storia, per poterla inquadrare secondo la sua ottica, fino alle amare considerazioni delle ultime due tavole.

Zerocalcare_Rebibbia_4La storia inedita è senz’altro il momento più felice dell’intero volume, se vogliamo parlare di narrazione in senso stretto.
È vero che la nona arte può assumere mille e più forme al suo interno, ma è anche vero che – come già provato ad esporre – i quattro esempi precedenti possiedono degli elementi che li rendono più trasversali, nel bene e nel male che questo comporta.
Quello che invece nasceva come presunto backstage della realizzazione della serie animata per Netflix è fumetto allo stato puro, quintessenza di stilemi e cliché adoperati però con consapevolezza da Zerocalcare e contaminati dall’approccio narrativo e dall’umorismo che hanno fatto la fortuna dell’autore.
A tratti sembra di leggere una storia di quelle che apparivano anni fa periodicamente sul blog dell’autore romano, trattata però con la maggiore consapevolezza di sé e dei propri mezzi acquisita nel frattempo.

La considerazione non è così peregrina o soggettiva: in fondo lo stesso Strappare lungo i bordi ha segnato un deciso ritorno a quell’approccio alla scrittura, scelta lungimirante da parte di Zerocalcare per ripresentarsi a quella che poteva considerarsi in buona parte una nuova platea: quale modo migliore di farlo se non ricorrendo alle atmosfere che ne avevano segnato la fortuna agli esordi?

E se il cartoon si è mosso su due binari paralleli – il viaggio del presente e i flashback del passato – Il castello di cartone ricorre a una struttura simile, raccontando contemporaneamente le varie fasi che hanno portato a rendere il progetto con Netflix una realtà e una discesa nella propria anima, attraverso timori e sensazioni che solo in parte afferiscono ai patemi legati alla serie.
L’autore mostra di aver affinato ulteriormente la propria capacità di colpire il lettore, per esempio attraverso didascalie di pensiero particolarmente incisive ed ispirate, pur all’interno di un impianto ormai abituale fatto di dialoghi molto colloquiali e sporcati dal romanesco, di battute e gag estemporanee e del ricorso a uno stratagemma che ancora una volta facilita la narrazione per capitoli: i ben poco originali livelli da videogioco.
Peccatucci veniali che si possono perdonare alla luce del risultato finale, un fumetto per niente autoreferenziale ma un’ennesima occasione per psicanalizzarsi con riflessioni in cui possono rispecchiarsi molti suoi coetanei. L’equilibrio e l’onestà con cui vengono messe in scena paturnie, difficoltà e paranoie quotidiane sono il punto forte de Il castello di cartone, nel quale Michele Rech non manca di fare anche autoironia senza sconti.

Zerocalcare_Rebibbia_2

Parlando dei disegni, le osservazioni differenti dal passato sono ben poche. Dopo una certa maturazione del tratto più o meno a metà di questa prima decade di carriera – lo Zerocalcare personaggio delle primissime opere è piuttosto differente da quello attuale, molto più curato nell’aspetto – il segno del disegnatore sembra essersi assestato su uno stile ormai consolidato, che presenta alti e bassi.
In Lontano dagli occhi, lontano dal cuore per esempio i due comprimari rappresentano due esiti opposti: mentre l’ex detenuto gallinaceo appare un po’ grezzo nei tratti, la compagna dell’ospite di Rebibbia dall’aspetto di porcospino è più armoniosa. Sempre riferendoci ai personaggi, ne La dittatura immaginaria le tante vignette, spesso di piccole dimensioni, hanno portato a sacrificare la cura nell’illustrare le varie figure che compaiono, tratteggiate in maniera più che sintetica (tanto per gli umani quanto per gli avatar animali, come il dispotico unicorno).
Per quanto riguarda gli sfondi, invece, sono quasi sempre assenti o appena accennati, giusto per creare un minimo di contesto per i personaggi, costantemente in primo piano. Un peccato, perché quando guadagnano il privilegio della ribalta dimostrano le capacità dell’artista: si guardi all’ultima tavola di Romanzo sanitario, particolarmente immaginifica e d’effetto, sempre rimanendo nell’ambito di un tratto umoristico e cartoonesco.

Queste analisi vengono però confutate in Etichette: sentendo forse il peso della responsabilità, dovuto alla delicatezza degli argomenti e delle situazioni che sarebbe andato ad illustrare, il fumettista si prodiga in particolari per ritrarre i luoghi in cui si trovava, offrendo alcune vedute piuttosto suggestive, e le persone che ha incontrato, cercando di restituire sui loro volti tutta la dignità e il dolore di cui erano portatori. Donne fiere, soldati, persone comuni, tutti hanno vari elementi che li contraddistinguono e li caratterizzano immediatamente, dal vestiario ai lineamenti. Un lavoro artisticamente interessante anche nella regia, molto più varia rispetto alle storie precedenti.

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Ma è nella storia conclusiva del volume che Zerocalcare si sbizzarrisce particolarmente a livello grafico, a partire da alcune trovate come il castello a forma di armadillo, un certo uso delle ombre e dei neri e una costruzione della griglia più movimentata che permette una gestione del ritmo più dinamica.
Altri pregi che si riscontrano sono nel character design scelto per i “mostri” che il protagonista incontra durante la propria quest e alcune sequenze di grande impatto.
Nel primo caso il demone della protervia si distingue per una sintesi decisamente riuscita, quello del lavoro collettivo è interessante per la metafora comunicata dal suo aspetto e quello della purezza politica spicca per l’elaborazione dell’armatura che gli viene fatta indossare, scelta basica ma efficace per restituire la sensazione delle granitiche convinzioni di cui è portatore.
Nel secondo caso si possono ammirare diverse tavole con un’impostazione della gabbia che accompagna il tono del racconto, alternando pagine con quattro strisce orizzontali ad altre con delle quadruple e a splash page, presentando anche vignette con bordi obliqui e tagli strani, fino ad arrivare alle ultime tavole nelle quali a scene action dotate di una regia piuttosto scatenata fanno da contraltare passaggi in cui l’artista ha lavorato di sottrazione per comunicare lo smarrimento provato, nelle quali il personaggio precipita metaforicamente nel nero dello sfondo.

Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia rappresenta quindi un ottimo sunto dell’universo narrativo di Zerocalcare, buon punto di partenza per nuovi lettori arrivati sull’onda di Strappare lungo i bordi e occasione privilegiata per osservare i temi nei quali la scrittura del fumettista romano si è concentrata recentemente.


La mia valutazione


Alla prossima
Luce <3