sabato 30 marzo 2024

Regina Rossa - serie tv - Amazon Prime Video (recensione)

Buongiorno, oggi vi parlo della nuova serie tv amazon prime, Regina Rossa


Titolo originale: Reina Roja
Titolo: Regina Rossa
Paese: Madrid
Anno: 2024 - in corso
Formato: serie tv
Genere: Thriller
 Stagioni: 1
Episodi: 7
Durata: 50 min (episodio)
Lingua originale: spagnolo



Informazioni

In arrivo (un po' in ritardo rispetto ai primi annunci) su Prime Video c'è una nuova serie tv thriller spagnola. Si intitola Regina Rossa (Reina Roja in lingua originale), è tratta dal primo libro della trilogia di romanzi di Juan Gómez-Jurado (Regina RossaLupa NeraRe Bianco) e di seguito potete trovare tutte le informazioni su data di uscita, cast e trama. E in fondo trovate anche il trailer ufficiale in italiano della serie Amazon Original. 

La prima stagione di Regina Rossa, composta da otto episodi, sarà interamente disponibile il 29 febbraio 2024 su Prime Video in tutto il mondo.



L’adattamento televisivo dei romanzi dello scrittore madrileno Juan Gómez-Jurado vede come protagonisti Vicky Luengo (Antidisturbios: Unità AntisommossaHistorias para no Dormir) e Hovik Keuchkerian ("Bogotà" di La casa di cartaAntidisturbios: Unità Antisommossa). Koldo Serra (Nessuna traccia, o quasiLa casa di carta) è il regista, insieme a Julian de Tavira (Hernán) che ha diretto gli episodi 4 e 6.   

Completano il cast Andrea Trepat (Mar de plásticoIl club degli incompresi), Celia Freijeiro (Un amore di mammaVida perfecta), Nacho Fresneda (El Ministerio del TiempoHospital Central), Vicenta N’Dongo (Quando meno te lo aspettiEn la ciudad), Karmele Larrinaga (Go!azen, Ane), Pere Brasó (70Binladens – Le iene di BilbaoThe Last Days), Fernando Guallar (Luis Miguel: La serieTras la pared), Eduardo Noriega (Inés dell’anima miaHache), Alex Brendemühl (The BelieverMal di pietre), Urko Olazábal (Una donna chiamata MaixabelMithyabadi), Emma Suárez (PrivacyThe Rite of Spring - La consagración de la primavera) e Selam Ortega (MadresReinas sin reino). Regina Rossa è una produzione Dopamine e Focus con Amaya Muruzábal nel ruolo di showrunner ed executive producer. La sceneggiatura è di Salvador Perpiñá al fianco di Muruzábal.



Trama

Con un QI di 242, Antonia Scott è ufficialmente la persona più intelligente sulla Terra. La sua intelligenza l’ha resa la "Regina Rossa" di un progetto di polizia segreto e sperimentale, ma quello che sembrava un dono è diventato una maledizione, e Antonia ha finito per perdere tutto. Quando il figlio di un potente magnate viene trovato orribilmente assassinato e la figlia dell’uomo più ricco di Spagna viene rapita, l’organizzazione della ‘Regina Rossa’ si mette in moto. Per riattivare Antonia, il suo ex capo, Mentor, si rivolge a Jon Gutiérrez, un poliziotto basco irascibile al punto da essere a un passo dal farsi espellere dalla Polizia. Giocando al gatto e al topo, Jon e Antonia scoprono di ammirarsi e completarsi quasi quanto si irritano a vicenda. Regina Rossa è un thriller inquietante ambientato a Madrid, una città che gioca un ruolo centrale nella storia e combina l’urgenza e l’azione dell’indagine con la chimica intrigante e brillante tra i due protagonisti. 



Recensione

Regina rossa, tratta dal primo romanzo di Juan Gomez Jurado (recensione del libro QUI se l'avete persa, è disponibile su Prime Video, da spazio all'ironia; protagonista una strana coppia: un genio, una donna con il quoziente intellettivo più alto del mondo, e un ispettore di polizia grande e grosso che i fan de La casa di carta hanno già conosciuto: è interpretato da Hovik Keuchkerian, che interpretava Bogotà nella serie.

Una coppia di investigatori che vedono il mondo in due modi diversi, e con trascorsi molto differenti.

Un omicidio tanto spettacolare quanto crudele e impressionante colpisce 

una delle famiglie più in vista di Madrid e della Spagna intera. Un brav’uomo inguaiato da un video che lo compromette mentre compie un’azione illegale

a fin di bene, l’ispettore Jon Gutiérrez, viene incaricato da

un uomo molto potente, Mentor, di convincere una persona a lavorare al 

caso. In cambio, il problema che compromette Jon sparirà. Così, Jon si reca all’indirizzo indicato da Mentor.

La persona che ci trova è Antonia Scott, una donna con un quoziente 

intellettivo pari a 242: la persona più intelligente del pianeta. Ma Antonia 

ha subito dei traumi, è stata sfruttata per un esperimento segreto 

della polizia e non ha più voglia di vivere. Con Jon forma un duo improbabile, molto utile alle indagini, che la mette alla prova anche dal punto di vista personale.Regina rossa: l'improbabile coppia di investigatori che vi farà impazzire

Leungo e Keuchkerian sono talmente bravi da farci restare lì, curiosi di vedere come finirà la storia di cui sono il fulcro.

Concentrandosi su due personaggi contrastanti, Regina rossa cattura 

subito l’attenzione. L’inizio è quello che si può definire davvero una bomba. Viviamo l’immaginazione di Antonia, intenta a vedere con la sua mente 

eventi ai quali non avremmo mai voluto assistere. Fin da quell’istante ù

capiamo che non è una persona come tutti gli altri, così come riconosciamo

i pregi di Jon entro pochi secondi dal nostro primo incontro con lui.

La stessa cosa accade ad Antonia, sebbene non se ne renda conto.

Grazie a una tensione crescente, soprattuto nei primi 3 episodi, Regina

rossa ci conquista nello stesso modo in cui tutti i grandi thriller polizieschi

brutali ci hanno conquistati: con le più inusuali o improbabili coppie di menti che danno la caccia al mostro di turno.

Regina rossa viene descritta da molti come un classico thriller poliziesco, 

ma l’alchimia che si crea fra due personaggi apparentemente incompatibili,

che all’inizio proprio non si capiscono, fa la differenza.

Antonia ha un eccezionale quoziente d’intelligenza, che la porta a 

raffinare l’arte di Sherlock Holmes, Le basta un’occhiata e le sue capacità

la portano a dedurre più di quanto lo stesso Sherlock, forse, avrebbe 

saputo fare.

Jon è un omone che vive con la madre, dorme in un letto singolo 

ed è spesso costretto a dissimulare il suo orientamento sessuale 

perché i colleghi non lo insultino. Sembra di essere negli anni ’70, 

invece siamo ai giorni nostri. In una Spagna che, ancorata al passato, 

ritiene che gli uomini “veri” debbano discriminare gli omosessuali per 

non dare segno di debolezza. Nonostante questo, Jon è una persona 

gioviale, nonostante le difficoltà. Altruista e protettivo, ben educato e 

amante della buona tavola, diventa un fondamentale punto di riferimento 

per Antonia, che non può fidarsi di nessuno. Ma di uno come Jon, lo 

intuiamo subito, ci si può fidare.

Regina rossa: l'improbabile coppia di investigatori che vi farà impazzire

Col passare del tempo, il legame fra Antonia e Jon diventa sempre più

stretto e le loro reciproche battute, che strappano anche qualche risata, 

sono un momento fondamentale di tregua da situazioni continuamente 

tese e disturbanti.

Antonia è ferita nel profondo. È stata sfruttata, presa di mira, messa al 

centro di un disegno spaventoso. Jon, compassionevole ed empatico - 

dote che ha ereditato dalla madre - fa tutto ciò che è in suo potere per 

tenerla al sicuro.

Il contorno dei personaggi, invece, fa capo più che altro ai 

cliché del genere. Alcune delle figure, in particolare quelle negative, 

sembrano prelevati direttamente da un b-movie su un serial killer

sanguinario e malato di mente.

Quella di Regina rossa è una storia molto intrigante fin dal principio. Però, 

con il passare del tempo, esagera. Troppo. Davvero troppo. 

Tutto diventa troppo.

Un assassino troppo psicopatico per risultare credibile. Un individuo 

misterioso troppo perfetto per essere reale. Una serie di segreti troppo… 

Segreti. La verosimiglianza si perde per strada, così come la credibilità dell’intera storia, dopo un inizio-bomba che lascia sperare in una storia

originale. Ma qui è un po’ tutto già visto: i conti non tornano. Scadere così 

tanto, in così poco tempo, non è normale.

E infatti c'è il trucco. Per fortuna, grazie a un cast eccellente e a una 

messa in scena suggestiva, con un’ottima fotografia e una regia non convenzionale, Regina rossa affascina tanto da costringerti a vedere tutta la storia.

Il personaggio di Jon, il suo rapporto con la madre, i suoi valori, il suo modo di comportarsi con tutti, forse ancora più del suo rapporto con Antonia, è il 

vero punto di forza di questa serie.

Una serie che ci ricorda esattamente di cosa stiamo parlando. 

Non vi spiegherò cos’è una regina rossa, se volete capirlo, leggete i libri

e guardatevi la serie. Una volta che l’avrete scoperto, non potrete più dimenticarlo. Il rosso è il colore-tormentone degli episodi. Il vestito, le tende, 

il sangue, le auto, i fiori, le pillole… Tutto rimanda al rosso. Sempre.

Non a caso, viene messo in contrasto con il bianco, quando viene citato un 

uomo noto come Mister White. Ma questa è un’altra storia. Forse, un’altra stagione (e se lo è, sarà l'ultima)

regina rossa posterjpg

La messa in scena è efficace, il personaggio di Jon è irresistibile e anche Antonia,

man mano che la conosciamo, si rivela una donna diversa da quella della prima 

impressione. La storia cede ai cliché di genere col passare del tempo, ma le citazioni importanti e una regia non convenzionale, affiancata da una fotografia suggestiva, 

ci fanno restare. Desiderosi di scoprire cosa succederà a Jon e Antonia. E quando lo 

scopriamo, non crediamo più ai cliché, in un finale per nulla scontato.

La mia valutazione

Alla prossima

Luce <3




venerdì 29 marzo 2024

One Piece - serie tv - Netflix (recensione)

Buongiorno, oggi vi parlo della nuova serie tv live-action "One Piece"

Titolo: One Piece

Paese: Stati Uniti d'America, Giappone

Anno: 2023-in produzione 

Formato: serie tv

Genere: avventura, azione, commedia, fantastico

Stagioni: 1

Episodi: 8

Lingua originale: inglese




Informazioni

One Piece è una serie televisiva giapponese - statunitense del 2023 creata da Matt Owens e Steven Maeda.

Distribuita da Netflix, la serie è l'adattamento televisivo dell'omonimo manga di Eiichirō Oda.




Trama

Monkey D. Rufy, un ragazzo il cui corpo ha assunto le proprietà della gomma dopo aver inavvertitamente ingerito un frutto del diavolo, vuole diventare il re dei Pirati e soprattutto trovare Il Tesoro One Piece, alla fine della Rotta Maggiore su un Isola, nascosto dal precedente Re Dei Pirati, quindi mette insieme una ciurma, e si avventura con loro sulla Rotta Maggiore per trovare il tesoro.



Recensione

Premetto che non ho mai visto il cartone, che prima o poi vedrò di recuperare; ma la versione live action di One Piece, la prima stagione della saga piratesca elaborata e realizzata da Matt Owens (Luke Cage) e dal veterano del piccolo schermo Steven Maeda (Lost, Csi Miami, Lie to Me, Helix) è soddisfacente, ricca di azione quanto di sentimenti. 



Monkey D Luffy è un ragazzino con grandi sogni che si avventura in mare con lo scopo di diventare il re dei pirati e trovare il "One Piece" del titolo, il tesoro del più grande corsaro mai vissuto; questo nonostante non possa nuotare, perché dopo aver mangiato il frutto del diavolo il suo corpo è diventato di gomma ed è in grado di allungarsi quasi all'infinito ma perde forza e poteri a contatto con l'acqua marina.
Luffy è esile, solare, infantile, ingenuo e riconoscibilissimo grazie a un sorriso enorme e al cappello di paglia che indossa sempre; il cappello è il suo tesoro.
All'inizio di questa avventura è alla ricerca di una nave, una ciurma e della mappa per la rotta maggiore, luogo pericoloso e pieno di avventure: intorno a queste tre conquiste, e ai vari flash-back relativi a ogni protagonista, ci viene narrata questa prima stagione.


Non solo, la fedeltà delle inquadrature che ricalcano il paneling di Oda e alcune battute riprese precisamente non fanno risuonare l'adattamento come una scopiazzatura pedissequa ma portano piuttosto con sé il dono di far riemergere con un'inequivocabile nostalgia i ricordi perduti di quando ci siamo avvicinati per la prima volta a One Piece, ormai più di vent'anni fa. Mentre una scelta via l’altra riportano alla memoria scene e momenti chiave che alcuni di noi avevano dimenticato, non si può fare a meno di notare che anche le modifiche sono soddisfacenti e oculate. Molto, molto merito della riuscita di One Piece è la scelta del cast, per lo più azzeccata. Iñaki Godoy, nei panni di Luffy; Morgan Davies in quelli dell’idealista Coby, Vincent Regan in quelli dell’inarrestabile Garp, Emily Rudd in quelli dell'intrigante Nami, Taz Skylar in quelli del romantico Sanji, Jacob Romero Gibson in quelli del fantasioso Usopp, e il veterano degli adattamenti di manga e anime in live action Mackenyu nelle vesti di Zoro costituiscono tutti valide scelte.


Mancano – nel manga compaiono più avanti – come confermato in precedenza da Netflix – Nico Robin e Chopper, ma 
One Piece regala immense soddisfazioni inserendo tutte le figure cardine della prima parte della saga in tutto il loro eccentrico splendore, osannandone e onorandone l'individualità: dal superbo Mihawk al mellifluo Kuro, dal folle Baggy al vendicativo Arlong. 
Questo live action doveva trasportare in realtà un mondo fantastico con un’iconografia riconoscibilissima, iconica e piuttosto dispendiosa da riprodurre. Il risultato è grandioso, sia per la disponibilità economica che ha permesso alla produzione di ricreare scenografie e accessori nei più minuti dettagli sia per la scelta – tutto sommato non così ovvia – di rimanere fedelissimi all’estetica della fonte, specialmente nella rappresentazione dei personaggi più pittoreschi, con un paio di eccezioni minori davvero azzeccate. Ciascuno è perfettamente riconoscibile al primo sguardo per chi conosce l’opera di riferimento, ognuno è strano, unico e bizzarro come nei manga nonché deliziosamente provvisto degli stessi manierismi che ne contraddistinguono la personalità, come Luffy che si tiene la spalla quando allunga un pugno.
Pensiamo anche a Kuro, con il bavero arricciato, le “cacchine” ricamate sulla giacca e la tipica gestualità con cui si aggiusta gli occhiali con il palmo della mano, abitudine che è sia un vezzo che una necessità. Come è una scelta saggia e felice non aver tentato di replicare le forme esplosive della scaltra Nami, dotandola di più corpo più proporzionato e adatto a un'agile ladra. È quindi su una sinergia felice di tanti elementi indovinati che si basa la riuscita di questa trasposizione; sopra tutti è uno l’ingrediente di questo successo: One Piece riesce a restituire il rassicurante ottimismo, l’innocenza purissima e l'incrollabile fiducia nel prossimo di Luffy.


La mia valutazione


Alla prossima
Luce <3



giovedì 28 marzo 2024

Mameli - il ragazzo che sognò l'Italia - mini serie tv (recensione)

Buongiorno, oggi vi parlo della nuova serie tv Rai su Mameli, colui che ha dato vita al nostro inno.


Titolo: Mameli - il ragazzo che sognò l'Italia

Paese: Italia

Anno: 2024

Formato: mini serie tv

Genere: drammatico, biografico, in costume

Stagioni: 1

Episodi: 8

Durata: 50 minuti

Lingua originale: Italiano



Informazioni

Mameli - Il ragazzo che sognò l'Italia è una mini serie televisiva biografica che narra la vita di Goffredo Mameli, poeta, patriota e autore del testo de Il Canto degli Italiani, inno nazionale della Repubblica italiana.

La miniserie è stata trasmessa in prima visione e in prima serata su Rai 1 il 12 e 13 febbraio 2024.



Trama

La miniserie Rai racconta la storia di Goffredo Mameli, in particolare nell'arco di tempo dal 1847 al 1849. Considerato poeta ed eroe del Risorgimento, Goffredo nel 1847 è un 20enne che riuscirà a smuovere gli animi con le sue parole. Al suo fianco ci saranno trecento volontari in viaggio da Genova a Milano per le cinque giornate del '48. Con lui salperanno anche cinquecento volontari in difesa di Roma nel '49. Tra Storia e storie di vita che si intrecciano, nella serie c'è spazio sia per l'amore patriottico che per quello sentimentale. Goffredo Mameli è protagonista anche di una storia d'amore finita con un matrimonio imposto e una felice, nonostante i pericoli e la morte incombente.




Recensione

Tra biopic e prodotto storico, Mameli riesce ad essere un prodotto contemporaneo. Una storia  in chiave popolare e teen, che mostra l’entusiasmo giovanile di un 19enne del 17º secolo, morto giovanissimo, e nella sua breve esistenza alle prese con i primi dolori d’amore, la strenua violenza del difendere la propria patria e il sogno trascinante di un’Italia unita. Quando l’inno spopola per le strade ci sono intere generazioni che cantano e intonano quelle parole e quel motivo che ancora oggi tutti conoscono e identificano come l’inno italiano e che allora veniva chiamato, con fierezza e vena poetica, il Canto degli Italiani. È purtroppo però l’inizio di Mameli a non convincere, una storia d’amore adolescenziale di per sé dal gusto sentimentale, appassionante e carica di dolcezza, ma che risulta, per evidenti problemi di sceneggiatura, poco verosimile e slegata dal resto del racconto. Non focalizza l’attenzione sul personaggio di Mameli e considerando che la miniserie è un prodotto del piccolo schermo, la primissima parte dovrebbe essere la più coinvolgente.

Un vero peccato, perché non appena queste prime sequenze, che nulla hanno a che vedere con gli ottimi attori che le interpretano, lasciano spazio al vero plot del racconto, la serie alza il proprio livello. Un’escamotage, quello di partire con il romanticismo e l’idea di figure femminili forti e combattive che ha delle conseguenze sull’animo del personaggio protagonista, ma che forse avrebbe avuto maggior impatto attraverso una struttura a flashback. Farne l’incipit, dopo un flashforward sul momento della battaglia anni dopo, non risulta essere una scelta vincente e rende l’inizio poco coerente con l’intera miniserie. Tutto cambia poi dall’incontro con il personaggio di Bixio e Mameli si rivela un insieme di più generi ben amalgamati tra loroL’atmosfera più teen, che salta subito all’occhio è quella di una gioventù celebrativa in prima linea, ricca di idee, passioni, sogni e, forse, anche un po’ di ingenuità. Un’ingenuità dettata da un qualcosa che sembrava impossibile, ma che era più forte di quella brutalità e aura di morte che circondava le persone prima di raggiungerle.

Mameli

Come i ragazzi di Mameli, di appena 18 anni, si buttano nella mischia di che vuole un’Italia unita, e sfidano , cantando, chi quell’obiettivo collettivo è pronto a distruggerlo, allo stesso modo quegli stessi ragazzi si buttano nella battaglia: vogliono combattere, devono combattere, non c’è alternativa. La loro è l’età dei grandi sogni, delle sofferenti illusioni, degli ispirati ideali e delle più nobili utopie. Perché ci sono passaggi e momenti della vita, che non scompariranno mai: anche se la vita adulta nell’800 arrivava, a livello anagrafico, prima di oggi, è e sarà sempre contrassegnata da una ventata di cruda  consapevolezza  che sognare non basta. E Mameli ha proprio quell’energia, quella perseveranza, quel coraggio e quell’intelligenza che lo portano a crescere, a capire e a combattere. Mameli è una serie carica d’orgoglio, senza retorica, e che di nazionalista ha solo la testimonianza di quanto sia stato difficile il percorso che ha portato a un’Italia unita. Mameli è quindi, nella serie, un piccolo grande giovane eroe che lascia intendere volontà che anticipano i tempi: l’idea del voto alle donne.

Una proposta che viene fatta attraverso taglienti riferimenti al concetto di “cittadini”, e che rendono evidente anche l’importanza della cultura e dell’istruzione, nella connessione con un testo che solo un grande poeta poteva realizzare. Capace di trascrivere su un foglio bianco tutto ciò che attanagliava gli animi sopraffatti del popolo italiano. La miniserie ha infatti al suo interno delle scene particolarmente emozionanti: Mameli che studia, si documenta, scrive e riscrive, trovando in sé e negli altri, i reali motivi per cui tutti volevano un’Italia unita. Uomini, donne, anziani e bambini che intonano quelle parole appena imparate, sentite e memorizzate, anche da chi non sapeva leggere. Un canto che non nasce per essere un inno, ma per essere testimonianza e inizio di un Paese che ancora non c’è. È una sfida ai poteri forti, una processione che si trasforma in una manifestazione, una sequenza estremamente partecipativa. Capace di trasformare la solitudine privata e personale di Mameli e Bixio nel sogno collettivo di tutti.

Mameli

Mameli è uno spaccato delle Storia italiana che si pone il coraggioso intento di non raccontare solo il Risorgimento e l’immagine documentata di Goffredo Mameli, ma di inserire personaggi tridimensionali, forse in parte diversi dai giovani di oggi, ma sempre mossi dall’idea di un futuro migliore. Ragazzi dai valori universali che riguardavano un intero Paese, ma che lottavano anche per un’ideale più privato e personale che era comune a tutti. Mameli è la storia di persone, di individui, non solo di personalità realmente esistite, ma portatrici di un’altra verità. I temi espressi nella nuova miniserie Rai sono tanto quelli dell’amicizia e della passione, quanto quelli più politici e culturali, permeati dal differente timbro del Risorgimento. Nella lontana inconsapevole idea di una democrazia che non c’eraMameli ha un intento di grande pubblico al quale si rivolge che è ben visibile, ma che è riuscito solo in parte: di stampo patriottico e, considerando la primissima parte dello show, quasi forzato nel suo essere attuale.  A funzionare maggiormente è invece proprio la matrice storica, perfetta in ogni sua forma: dai costumi alla scenografia, dal trucco alla sceneggiatura, scrittura propria di un linguaggio di un tempo lontano.

Una scelta che nella tecnica ha dato il risultato sperato e che ha invece trovato delle difficoltà sia di tempistiche che di coinvolgimento all’inizio del primo episodio. Si tratta di un progetto ambizioso e che apre la strada a prodotti sempre più diversificati e meno timorosi, come poteva apparire, di trattare epoche lontane, nel pensiero e nella Storia. Mameli è così estremamente accurata e precisa nei luoghi e nella ricostruzione di ambienti, interni ed esterni, che poteva lasciar da parte altri intenti. Maggiormente funzionale nel riuscire a raccontare anche l’oggi, è l’immagine di Mameli come quella di una rockstar, che firma autografi, che la gente riconosce e ammira con sguardo languido da lontano, che diventa amato da chiunque lo incontri e lo riconosca come lo scrittore del Canto degli Italiani. Al tempo stesso il personaggio di Mameli si distingue anche per le sue gesta eroiche e per le imprese folli che lo portano all’attenzione di Mazzini e Garibaldi, per una tenacia mossa da quel sogno. Un sogno che in lui e nel personaggio di Bixio, non conosce altri limiti che la morte.

Mameli

La maggior parte delle serie si tiene viva attraverso gli ottimi attori che la compongono, primo fra tutti Riccardo De Rinaldis Santorelli, convincente ed empatico anche nelle relazioni con gli altri personaggi. L’altro elemento forte della miniserie è appunto la tecnica, ottima ricostruzione storica: un’epoca lontana che viene invasa dall’entusiasmo giovanile, da un’ideale cittadino e popolare che diventa colonna portante della serie. Ben equilibrata la sfera più privata e personale di Mameli, non sempre credibile nelle sue incursioni nel plot, ma che viene ben rappresentata, e descrive la crescita, come italiano e come uomo, di un giovane Mameli che diventa uno dei nomi più conosciuti del proprio tempo. I personaggi più riusciti risultano essere infatti quelli di Mameli e Bixio. Due interpretazioni che si rivelano dalla prima all’ultima inquadratura complementari tra loro, uniti dal non fermarsi di fronte a nulla: Bixio sarà un rivoluzionario fino alla fine e la sua determinazione è frutto di quello stesso sconfinato amore che anche Mameli aveva per il proprio Paese. Un sogno che troverà la sua completa realizzazione solo nel 1946, quasi un secolo dopo.

La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3



mercoledì 27 marzo 2024

WWW... Wednesday #240

 Il WWW Wednesday, è una rubrica settimanale ideata da MizB (Should be Reading) nata per far sapere a voi lettori le mie letture appena concluse, quelle attuali e le prossime!!


 1. What are you currently reading? Che cosa stai leggendo?



Esatto, su audible ho iniziato la quarta indagine di Teresa Battaglia

Causa disguido, ho iniziato solo ora il 5 volume della Winchester serie; recensione online in aprile

Ho sospeso La ruota del tempo che riprenderò più avanti, perché voglio leggere altri libri che mi premono di più prima :D

 2.What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?


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3. What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?




Madre d'ossa su audible non c'è, ma per fortuna ho l'e-book, per cui avrò sicuramente modo di concludere la serie di Teresa


Ed eccoci alla fine del 240esimo www! Voi cosa state leggendo? Cosa leggerete?


Luce <3