sabato 6 giugno 2026

Recensione "Gustav: i riflessi di una vita", Kodawari Nami


Autrice: Kodawari Nami

Titolo: Gustav I riflessi di una vita

Prezzo: e-book 3,43

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Ciao, io sono Gustav e sto per raccontarti la mia storia. Proverò a essere più
sintetico di quanto vorrei, poiché raccontare più di cento anni di esistenza richiede
un dispendio di energie che dubito gli esseri umani sarebbero disposti a investire
per un semplice oggetto d’arredamento come me, anche se, modestamente, credo
di essere molto più interessante di parecchie persone che ho avuto modo di
osservare.
A dire il vero non so con precisione quanti anni abbia, so soltanto di aver superato
abbondantemente il secolo, cosa che trovo molto elegante; le cose molto vecchie
raramente conoscono la propria età, ma vengono considerate affascinanti quasi
automaticamente.


Trama

Gustav è uno specchio che da oltre cent'anni osserva la vita scorrere davanti al suo vetro. Ironico, curioso e convinto per anni di essere parte della famiglia dell'antiquario che lo custodisce, Gustav scoprirà presto di essere soltanto un complemento d'arredo. O forse no.
Quando viene acquistato da una giovane coppia, entrerà silenziosamente nelle loro vite assistendo a tutto: amori, tradimenti, risate, litigi, nascite e addii. Immobile, nella sula posizione dignitosamente autoritaria, Gustav diventa il custode di un'intera famiglia e delle sue fragilità, raccontando con ironia e malinconia quanto gli esseri umani siano complicati e meravigliosi.


L’antiquario parlava spesso di me, lo capivo dal movimento delle sue labbra

sottili, dalla piega che gli si formava sulle guance e da quel modo tutto suo di

indicarmi con due dita ossute mentre qualche cliente si avvicinava, ma all’epoca

ignoravo ancora una cosa fondamentale: io esisto soltanto quando qualcuno mi

guarda.


Recensione

Oggi vi recensisco il racconto, breve ma particolare di uno specchio di nome Gustav, che regala parecchie emozioni.

Gustav è uno specchio antico, ma inizialmente lui non sa di esserlo. Non sa cosa sia e non sa perché le persone si comportino come se lui non esistesse, come se non sentissero cosa ha da dire, anche se lui cerca in tutti i modi di parlare con chi si trova davanti.

Gustav scopre anni dopo, nel 1988 cosa è davvero: uno specchio in un negozio di antiquariato gestito da Arturo e Renato.

Poi nel 1995 viene finalmente acquistato da una giovane coppia e la ragazza, Serena, sembra essere un po' più empatica nei confronti dello Specchio, mentre il fidanzato, Luca, invece non lo vuole proprio vedere. E poi c'è Bartolobau, il cagnolino della coppia che sembra in un primo momento studiare Gustav.

Gustav diventa parte integrante della loro casa e delle loro vite; assiste a lanci di piatti, discussioni, risate e chiacchiere... Fino alla nascita di Aurora, la bimba della coppia.

Saranno loro a dare allo specchio il nome Gustav, come se fosse un membro della famiglia.

Il racconto è scorrevole, piacevole come lettura e si legge velocemente, infatti l'ho iniziato e finito in una mattina. Gustav è il narratore, ironico ed emotivo. Non è un oggetto freddo e distaccato, ma diventa il custode e confidente di quella piccola e incasinata famiglia, fragile e reale come tante altre.

Non vi dico le vicende della famiglia, perché dovrete scoprirle da soli, o meglio con Gustav a farvi compagnia.

Mi sono resa conto, leggendo questo racconto, che forse, dovremmo dare più importanza alle cose "antiche", perché in fondo, anche se non parlano, hanno comunque anche loro una certa importanza, non vi pare?


La mia valutazione



Alla prossima

Luce <3


La verità mi fu rivelata durante un lunedì piovoso del 1988.

Renato entrò trasportando qualcosa di grande, avvolto in una coperta lanosa, lo

appoggiò proprio davanti a me e, dopo uno sbuffo rumoroso accompagnato da una

serie di imprecazioni, tolse il telo.

Per la prima volta vidi me stesso.

Cornice di noce scura, un angolo inferiore scheggiato, bordi tondeggianti e una

piccola macchia nera sul vetro, in basso a destra.

Dietro quella superficie identica a me… c’ero io.

Rimasi in silenzio per ore.

Uno specchio. Ero uno specchio, non un cugino indesiderato, non una suocera che

compare senza avvisare, non una presenza tollerata per educazione. Uno specchio.

Il che, devo ammetterlo, spiegava parecchie cose. Soprattutto il motivo per cui

nessuno mi avesse mai preparato un piatto a tavola.

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