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martedì 10 dicembre 2024

Recensione serie "Il Commissario Ricciardi", Maurizio De Giovanni

 

Autore: Maurizio De Giovanni

Titolo: Volver

Serie: Il Commissario Ricciardi

Prezzo: 17,57  e-book 10,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Il Commissario Ricciardi:

0,5)L'omicidio Carosino: le prime indagini del Commissario Ricciardi

0,6)I vivi e i morti

1)Il senso del dolore

2)La condanna del sangue

3)Il posto di ognuno

4)Il giorno dei morti

5)Per mano mia

6)Vipera

6,5)Febbre (racconto presente nella raccolta "Giochi criminali")

7)In fondo al tuo cuore

8)Anime di vetro

8,5)Una domenica con il Commissario Ricciardi

9)Serenata senza nome

10)Rondini d'inverno

11)Il purgatorio dell'angelo

12)Il pianto dell'alba

13)Caminito

14)Soledad

15)Volver


«Tutti quei morti ammazzati, e io ancora senza giustizia»


Trama

«Tutti quei morti ammazzati, e io ancora senza giustizia». Serve coraggio quando si parte, ma a volte ne serve ancora di più quando si torna. È il luglio del 1940, l’Italia è in guerra. Ricciardi – preoccupato per la figlia Marta e per i suoceri, in grave pericolo a causa delle origini ebraiche – ha ormai trasferito la famiglia a Fortino, il paese dove è nato. Lì, nei luoghi dell’infanzia, sperava di avere un po’ di quiete. Invece, mentre in città il fido brigadiere Maione cerca di salvare un comune amico da morte certa, tra le montagne del Cilento il commissario è messo faccia a faccia con un passato che avrebbe voluto scordare. Per lui, e non solo per lui, è arrivato il momento di regolare i conti con la propria storia. Del resto è questo, quasi sempre, il destino di chi torna.


Soltanto adesso gli era chiaro che per l’intera esistenza aveva avuto paura di quel momento.

Gli altri innumerevoli morti che aveva incontrato gli avevano trasmesso malinconia, tristezza, dolore, compassione.

Ma non paura.

Non quella paura.



Recensione

Con "Volver" a quanto pare siamo giunti alla conclusione di questa serie gialla, perché Maurizio De Giovanni ha deciso, apparentemente, che era ora di salutare Luigi Alfredo Ricciardi, e di conseguenza, dovremo farlo anche noi.

Luigi Alfredo si è trasferito nel suo paese d'origine, con figlia e suoceri, a causa della guerra con la famiglia, composta dai suoceri, la figlioletta Marta e, ovviamente, la fida governante Nelide, che come nei libri precedenti, parla con il fantasma della zia Rosa, precedente governante di Ricciardi, che l'aveva cresciuto.

In questo romanzo, che, apparentemente, conclude la serie, il Barone di Malomonte, è proprio nel suo paese d'origine che si troverà a dover fare i conti con il fantasma che ha visto da bambino, in compagnia della madre, e che ha dato quindi inizio a ciò che lui stesso ha sempre definito "Il Fatto"; ed ecco che, con il commissario Ricciardi, anche noi, veniamo a conoscenza di un delitto avvenuto nel 1609 (vi ricordo che il presente è il 1940), quindi andiamo parecchio indietro nel tempo per risolvere questo nuovo caso. Le indagini vengono fatte, ma le persone che siamo abituati a vedere a fianco del Commissario, sono rimaste nella città dove tutto è distrutto  a causa della guerra: il Brigadiere Maione fa comunque il suo lavoro, ma sa perfettamente che senza Ricciardi niente è uguale a prima; il dottor Modo si sta mettendo nei guai, e questa volta sarà Maione, con l'aiuto di Bambinella e della Contessa Bianca, a tirarlo fuori dai suddetti guai, visto che, chi lo fa di solito, ovvero Ricciardi, è da tutt'altra parte.

Nella proprietà dei Malomonte vive anche la zia di Nelide, donna sordomuta, che però, in qualche modo, riesce comunque a "parlare" con la contessina Martina, ed è quindi anche grazie a loro, che noi lettori, come del resto Ricciardi medesimo, veniamo a conoscenza di un segreto che riguarda proprio la famiglia Malomonte, collegato a quel delitto, che Ricciardi è determinato a risolvere, per il bene suo e della sua bambina; perché il giorno in cui è iniziato "il Fatto", ha creato una specie di vuoto, un'angoscia, che verrà placata, solo con la soluzione del suddetto caso.

Altro non posso dirvi, se no rischio di spoilerarvi tutta la storia, e se come penso, siete come me, è meglio non esagerare, perché certe storie, questa compresa, vanno lette e assaporate, senza sapere troppo della vicenda stessa.

Maurizio De Giovanni è riuscito a dare una degna conclusione a questa saga, ma non è detto, che la porta, sia stata chiusa del tutto; per saperlo, dovremo aspettare, ma temo che dovremo aspettare parecchio.

Nell'attesa, vi ricordo che nella primavera del 2025, inizierà la terza stagione della serie, basata proprio su questa saga, che comprenderà: Il racconto "I vivi e i morti", "Per mano mia", "Il purgatorio dell'angelo" e "Il pianto dell'alba".


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3



Volver

Y aunque no quise el regreso

siempre se vuelve al primer amor

la vieja calle donde el eco dijo

tuya es su vida, tuyo es su querer

bajo el burlón mirar de las estrellas

que con indiferencia hoy me ven volver.

E anche se non volevo tornare

si torna sempre al primo amore

la vecchia strada dove l’eco diceva

tua è la sua vita, tuo è il suo amore

sotto lo sguardo beffardo delle stelle

che con indifferenza oggi mi vedono ritornare.

ALFREDO LE PERA, Volver, 1934.





lunedì 22 luglio 2024

Recensione serie "Il Commissario Ricciardi", Maurizio De Giovanni

 


Autore: Maurizio De Giovanni

Titolo: I vivi e i morti

Serie: Il Commissario Ricciardi

Prezzo: 2,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Il Commissario Ricciardi:

0,5)L'omicidio Carosino: le prime indagini del Commissario Ricciardi

0,6)I vivi e i morti

1)Il senso del dolore

2)La condanna del sangue

3)Il posto di ognuno

4)Il giorno dei morti

5)Per mano mia

6)Vipera

6,5)Febbre (racconto presente nella raccolta "Giochi criminali")

7)In fondo al tuo cuore

8)Anime di vetro

8,5)Una domenica con il Commissario Ricciardi

9)Serenata senza nome

10)Rondini d'inverno

11)Il purgatorio dell'angelo

12)Il pianto dell'alba

13)Caminito

14)Soledad


Trama

Napoli, ottobre 1930.Luigi Alfredo Ricciardi è un Commissario della Regia Questura e vede imorti, quelli periti per cause violente, mentre reiterano e ripetono all’infinitogli ultimi gesti e le ultime parole, prima di morire.In una città dove coesistono mille contraddizioni e dove il fascismo si fasempre più arrogante, si ritroverà a dipanare la matassa di una serie didelitti in cui la vendetta è solo una parte della verità.Il fumetto, scritto da Alessandro Di Virgilio e disegnato da Emanuele Gizzi,è l’adattamento del racconto omonimo, qui trasformato nel prequel de “Ilsenso del dolore”, il primo romanzo della fortunata serie nera del CommissarioRicciardi, scritta da Maurizio de Giovanni e attualmente pubblicata da Einaudi. INCONTRA



Recensione

Il commissario è il protagonista de I vivi e i morti – un’indagine del commissario Ricciardi, racconto facente parte della sua stessa serie, che io ho recuperato adesso e giusto in tempo, prima dell'uscita della terza della stagione della serie tv, di cui "I vivi e i morti" farà parte. Il fumetto è l’adattamento dell’omonimo racconto con il quale Di Giovanni vinse un concorso letterario nel 2005, dando il via alla sua carriera di scrittore, racconto che poi sarebbe stato la base del romanzo Il senso del dolore, primo della serie dedicata al personaggio.

Vivimorti_01

I vivi e i morti è dunque ambientato in una Napoli in pieno regime fascista, nella quale uno spietato assassino, armato di punteruolo, compie una serie di omicidi all’apparenza slegati tra loro, sui quali è chiamato a indagare il commissario della Squadra mobile della Regia Questura, Luigi Alfredo Ricciardi, affiancato dal fido brigadiere Maione.
Ricciardi è un personaggio enigmatico, con un carattere chiuso: vive insieme a tata Rosa, la balia che lo ha allevato da piccolo, e custodisce un segreto che spesso lo aiuta nelle indagini. Fin da bambino, Ricciardi vede i fantasmi dei morti, ma solo di quelli vittima di morte violenta, dei quali riesce a cogliere l’immagine nel momento del trapasso, assieme alle ultime parole da loro pronunciate.

Vivimorti_03Di Virgilio riesce a maneggiare con efficacia i personaggi creati da De Giovanni: il loro modo di parlare, i gesti, le azioni ricalcano e rimandano in maniera molto fedele alle pagine dei romanzi. Tuttavia, pur se la recitazione funziona e la vicenda narrata, tutto sommato, scorre rapidamente grazie a una sceneggiatura fluida e senza lacune, nell’adattamento si percepisce un punto debole. L’autore dà forse troppo per scontato che i lettori del fumetto lo siano anche dei romanzi di De Giovanni, e dunque conoscano già i personaggi della storia e le loro caratteristiche. Questa criticità fa sì che alcuni passaggi narrativi rimangano troppo superficiali, con poche informazioni, sufficienti quel tanto che basta a far andare avanti la vicenda in modo non troppo oscuro: è il caso, per fare un esempio, del dramma familiare che vive il brigadiere Maione. Oppure prendendo in esame lo stesso protagonista, alcuni aspetti peculiari e fondamentali del suo carattere vengono completamente tralasciati, come la sua cronica insofferenza agli ordini superiori.
Anche lo scioglimento della trama appare troppo conciso e concitato, risultando in effetti l’unico parte della storia che pecca di fluidità.

Vivimorti_02Emanuele Gizzi, di contro, realizza tavole di notevole impatto, spaziando da una tradizionale gabbia a tre strisce, a splash page e pagine con composizioni più libere, ma sempre chiare e leggibili. Il largo uso di campiture nere, sia negli ambienti che nelle ombre che spesso si posano sui tratti somatici dei vari personaggi, riflettono tanto l’oscurità della vicenda narrata quanto i segreti, i drammi e i demoni interiori con i quali tutti i protagonisti, nessuno escluso, devono convivere.
Una peculiarità da evidenziare è il modo in cui il disegnatore trasmette l’ambientazione partenopea della vicenda, esclusivamente attraverso grandi vignette o vignette a tutta pagina che mostrano le facciate di alcuni monumenti o scorci riconoscibili della città. Quando la vicenda si sposta negli interni, padroneggia sempre il nero, quando lo spazio non è rubato dai primi piani che catturano gli sguardi dei vari personaggi.

I vivi e i morti è dunque un buon fumetto, ma che si può apprezzare completamente se si antepone alla sua lettura quella di qualche romanzo di Maurizio De Giovanni con protagonista il commissario Ricciardi.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


venerdì 15 dicembre 2023

Recensione serie "Il Commissario Ricciardi", Maurizio De Giovanni

 

Autore: Maurizio De Giovanni

Titolo: Soledad

Serie: Il Commissario Ricciardi #14

Prezzo: 13,30   e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Il Commissario Ricciardi:

0,5)L'omicidio Carosino: le prime indagini del Commissario Ricciardi

1)Il senso del dolore

2)La condanna del sangue

3)Il posto di ognuno

4)Il giorno dei morti

5)Per mano mia

6)Vipera

6,5)Febbre (racconto presente nella raccolta "Giochi criminali")

7)In fondo al tuo cuore

8)Anime di vetro

8,5)Una domenica con il Commissario Ricciardi

9)Serenata senza nome

10)Rondini d'inverno

11)Il purgatorio dell'angelo

12)Il pianto dell'alba

13)Caminito

14)Soledad


«Potessi parlarti, ti parlerei della solitudine del cuore. E della condanna che hai comminato, senza nessuna pietà, e senza avere idea di quello che stavi facendo. Potessi parlarti, ti direi che alla fine la colpa è tua. Ma non posso parlarti, giusto? No, non posso. Perché sei morta».


Trama

1939. L'Italia si prepara a vivere l'ultimo Natale di pace, ma un omicidio squassa il ventre della città.


Quanta solitudine che c'è. In Europa la guerra è cominciata, eppure da noi qualcuno si illude ancora che sia possibile tenerla fuori della porta. E poi sta arrivando la piú bella delle feste, quella dove si mangia, si beve, ci si abbraccia, quella in cui ci si scambiano doni con le persone care; non bisogna avere pensieri tristi. La solitudine, però, la solitudine vera, è difficile da scacciare. Puoi essere solo perfino se stai in mezzo alla gente, se hai una famiglia, degli amici. Soprattutto puoi essere solo se decidono che sei diverso, magari perché non sai parlare, o perché ami persone del tuo stesso sesso. O perché, dicono, sei di un'altra razza. Anche Erminia Cascetta era diversa, a modo suo. Aveva troppa voglia di vivere, perciò l'hanno uccisa. In questo tempo che accelera verso l'abisso, spetta al commissario Ricciardi e al brigadiere Maione scoprire chi è stato. La chiave di tutto, però, è sempre la solitudine. Che, a volte nemmeno lo sappiamo, ci siede accanto.


Di chi dovrebbe tornare non può tornare, se n’è andato per sempre. Scrive l’attesa della morte, della sua morte. Non di un amore perduto. Significa che non c’è speranza se c’è la morte.




Recensione



Sembra esserci una contraddizione in termini nella copertina: da una parte il titolo, Soledad, solitudine, dall’altra dicembre, preludio al Natale, la festa della rinascita, della felicità, della convivialità, della condivisione. Ed è proprio su questi due aspetti che si muove il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni. Perché quale festa più di tutte le altre fa esplodere la solitudine se non quella canonica della famiglia, della riunione, dell’amore celebrato? E in questo libro si parla molto di famiglia.
Come già nel precedente Caminito, si parte da lontano, da un caldissimo dicembre argentino con Livia, ormai diventata Laura nella sua nuova vita di ricordi e rimpianti che si fa carico di spiegarci e impersonare la canzone, Soledad, un altro tango, un ballo e una musica che evocano passione, intimità, seduzione, attrazione, complicità. Ma la solitudine è una malattia subdola che si insinua nel cuore e nella mente delle persone e in questo romanzo. più corale ed empatico degli altri, de Giovanni ce la mostra in tutti i suoi aspetti, dedicando una riflessione a tutti i suoi personaggi. Certo, ci sono un omicidio e un’indagine, ma soprattutto c’è la solitudine. Quella causata da un amore vissuto e perduto, quella di amori non vissuti, quella di un padre che si trova a dover lottare da solo contro il malessere di un figlio che, emarginato dal gruppo, sceglie la strada sbagliata. C’è chi si sente solo e isolato per le proprie idee, chi invece per il proprio essere diverso. Chi vorrebbe vivere un amore ma è troppo legato ai ricordi o al senso del dovere, e chi,sempre per amore, il dovere lo manda a farsi benedire. C’è chi la solitudine la cerca e chi la subisce.  “Mal si adatta il Natale alla solitudine”, soprattutto questo, quello del 1939. L’ultimo fintamente sereno, a un passo dal baratro della guerra. Gli anni del fascismo avevano già portato fame, malattie, denutrizione tra i più deboli, ma ora La Storia sta entrando nelle storie di tutte le persone, di tutte delle famiglie, portando paura e insicurezza. Sono giorni di inquietudine, di sospetto, di delazione, dove l’essere colpevoli non deriva necessariamente dall’avere fatto qualcosa di male. Sono giorni sospesi tra la condizione reale del paese e la favoletta raccontata dal governo. Le leggi razziali, le notizie della guerra sempre più vicina rendono questo Natale una pagliacciata palliativa, noncurante del dolore e della miseria, anche morale, accompagnato da un incongruente e quasi ridicolo suono di zampogne. La strada che si sarà costretti a intraprendere è già lì davanti, un percorso doloroso in cui incanalare l’insofferenza crescente di un popolo che soffre. Anche coloro i quali erano ancora esitanti e fiduciosi non possono che arrendersi di fronte all’evidenza. Ma c’è l’amore che mai come in questo libro fa cambiare le persone. L’amore che non finisce, che va oltre la vita stessa, perché i sentimenti sopravvivono alla morte. E anche la solitudine parla d’amore, perché è l’amore in tutte le sue forme, gioiose o dolorose, quello che ci racconta sempre Maurizio de Giovanni. Nessuno come lui sa insinuarsi nell’animo dei personaggi e quindi dei lettori, perché i sentimenti sono universali, non hanno spazio, tempo o genere .
C’è un’altra canzone che torna nel romanzo:
Dimmi che illusione non è
Dimmi che sei tutta per me!
Qui sul tuo cuor non soffro più
Parlami d’amore, Mariù.



La mia valutazione






Alla prossima

Luce <3



Sussurrava: egoista, egoista, lasciami vivere.

giovedì 14 dicembre 2023

Recensione serie "Il Commissario Ricciardi", Maurizio De Giovanni

 


Autore: Maurizio De Giovanni

Titolo:Carminito

Serie: Il Commissario Ricciardi #13

Prezzo: 13,30   e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Il Commissario Ricciardi:

0,5)L’omicidio Carosino: le prime indagini del Commissario Ricciardi

1)Il senso del dolore

2)La condanna del sangue

3)Il posto di ognuno

4)Il giorno dei morti

5)Per mano mia

6)Vipera

6,5)Febbre (racconto presente nella raccolta "Giochi criminali")

7)In fondo al tuo cuore

8)Anime di vetro

8,5)Una domenica con il Commissario Ricciardi

9)Serenata senza nome

10)Rondini d'inverno

11)Il purgatorio dell'angelo

12)Il pianto dell'alba

13)Caminito

14)Soledad

“Aprile che dà speranze, aprile che ne toglie, aprile che sussurra parole terribili, con il tono della poesia”

Trama

Cinque anni possono cambiare un mondo. Una vita, tante vite. Il grande ritorno del commissario Ricciardi. È il 1939, sono trascorsi cinque anni da quando l’esistenza di Ricciardi è stata improvvisamente sconvolta. E ora il vento d’odio che soffia sull’Europa rischia di spazzare via l’idea stessa di civiltà. Sull’orlo dell’abisso, l’unico punto fermo è il delitto. Fra i cespugli di un boschetto vengono ritrovati i cadaveri di due giovani, stavano facendo l’amore e qualcuno li ha brutalmente uccisi. Le ragioni dell’omicidio appaiono subito oscure; dietro il crimine si affaccia il fantasma della politica. Con l’aiuto del fidato Maione – in ansia per una questione di famiglia – Ricciardi dovrà a un tempo risolvere il caso e proteggere un caro amico che per amore della libertà rischia grosso. Intanto la figlia Marta cresce: ormai, per il commissario, è giunto il momento di scoprire se ha ereditato la sua dannazione, quella di vedere e sentire i morti.


“Aprile piovoso, aprile freddo. Aprile che sembra l’autunno. Aprile dall’altra parte del mondo”.
Un’altra storia, laggiù, dov’è nata un secolo fa una struggente melodia, “Caminito”.

Recensione

Il titolo di questo 13° volume, originale e simbolico, rimanda al celebre tango struggente di Gabino Coria Penaloza  e  Juan de Dios Filiberto e al nuovo cammino intrapreso dal Commissario Ricciardi dopo la morte dell’adorata moglie Enrica e la nascita della piccola Marta che forse ha ereditato la dannazione di vedere e sentire i morti. 

Il sottotitolo vede protagonista aprile, il mese della primavera, delle ciliegie, dei fiori e della frutta nuova, il mese che rimescola il sangue agli amanti, il mese con la faccia da schiaffi di uno scugnizzo  bello e sporco.

È il 1939 e il vento dell’odio si sta facendo strada in tutta Europa. In Italia le campagne in Albania ed in Africa orientale si consolidano, si stringe con la Germania il Patto d’acciaio dopo aver promulgato l’anno precedente le leggi razziali.  

Fra i cespugli di un boschetto il maestro elementare Girolamo Caputo scopre i corpi senza vita di due giovani, sorpresi mentre facevano l’amore.

Da subito le ragioni del duplice omicidio appaiono oscure e legate al mondo della politica perché il giovane assassinato, l’ufficiale di marina Paolo Parodi , raccoglieva i messaggi dei confinati quando la sua nave faceva scalo alle isole Pontine e li recapitava alle famiglie.

L’ombra della polizia segreta del regime sovrasta l’intera vicenda e coinvolge numerosi personaggi dal dottor Bruno Modo al vicequestore Angelo Garzo senza contare quello che avviene in un locale di Buenos Aires, dall’altra parte del mondo, dove una bellissima donna di nome Laura che ha abbandonato l’Italia, si sforza di cantare Caminito con tutto il dolore che ha nel cuore.

Con l’aiuto del fedele Brigadiere Maione, in affanno per una questione familiare alla quale soltanto l’abilità di Bambinella potrà porre rimedio ,il Commissario Ricciardi risolve il caso.  

Maurizio de Giovanni ci ha abituati ad una prosa intensa e scorrevole dove le descrizioni dei personaggi emergono nei dialoghi serrati, pronti per una sceneggiatura. 

Il lettore si sorprende ad intuire i pensieri e le azioni dei protagonisti perché come non mai Caminito è un romanzo corale ben orchestrato.

Le vicende del tenebroso e malinconico Commissario Ricciardi si sposano alla perfezione con le altre narrate in una trama affascinante e dalle conseguenze imprevedibili.

Ciascun personaggio entra in scena al momento opportuno con una precisione temporale da orologio svizzero e la soluzione della vicenda iniziale e quelle falsamente ritenute di contorno ammaliano il lettore che vorrebbe tuffarsi da subito in altre avventure.

I libri di de Giovanni infatti  non sono fatti per stare in bella mostra nelle librerie  né a rimanere tanti giorni sui comodini o sulle poltrone dei nostri salotti. Il Brigadiere Maione e sua moglie Lucia, Bambinella, Nelide, il Commissario,  la piccola Marta ,il signor Colombo, sono orami vecchi e cari amici di famiglia che entrano nelle nostre case senza chiedere permesso e se lo chiedono lo fanno per una questione di rispetto e mai di confidenza.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


"Ogni uomo è in potere dei suoi fantasmi fino al rintoccare dell’ora in cui la sua umanità si desta." William Blake

sabato 9 dicembre 2023

Recensione serie "Il Commissario Ricciardi", Maurizio De Giovanni

 


Autore: Maurizio De Giovanni

Titolo: Serenata senza nome

Serie: Il Commissario Ricciardi #9

Prezzo: 13,30   e-book 9,99

Link d'acquisto: QUI


Serie Il Commissario Ricciardi:

0,5)L'omicidio Carosino: le prime indagini del Commissario Ricciardi

1)Il senso del dolore

2)La condanna del sangue

3)Il posto di ognuno

4)Il giorno dei morti

5)Per mano mia

6)Vipera

6,5)Febbre (racconto presente nella raccolta "Giochi criminali)

7)In fondo al tuo cuore

8)Anime di vetro

8,5)Una domenica con il Commissario Ricciardi

9)Serenata senza nome

10)Rondini d'inverno

11)Il purgatorio dell'angelo

12)Il pianto dell'alba

13)Caminito

14)Soledad


“Di notte, lo sai, o si dorme e si sogna o si è svegli e si sogna ugualmente. È di notte che ci mettiamo di fronte a noi stessi, è di notte che non ci sono scuse. Se ti mando un messaggio di notte, non puoi scegliere se ascoltarlo o no. Devi accogliere le mie parole e lasciarle entrare. Per questo una serenata ha bisogno della notte"


Trama

Sono passati più di quindici anni da quando Vinnie Sannino è emigrato in America, imbarcandosi di nascosto su una nave. Là ha avuto successo, è diventato campione mondiale di pugilato nella categoria dei mediomassimi. Ma il suo ultimo avversario, un pugile di colore, è morto, e lui non se l'è più sentita di continuare. Adesso è tornato per inseguire l'amore mai dimenticato, Cettina, la ragazza che alla sua partenza aveva pianto disperata. La vita, però, è andata avanti anche per lei, che ora è donna e moglie. Vedova, anzi: perché il marito, un ricco commerciante, viene trovato morto. Qualcuno lo ha assassinato finendolo con un pugno alla tempia, simile a quello che, in una sera maledetta, Vinnie ha vibrato sul ring dall'altra parte del mondo. Per Ricciardi e Maione, e per i loro cuori, sarà davvero una brutta settimana di pioggia.


“Chi è all'inizio della vita spera in una risposta. Chi è alla fine sa che, forse, la risposta non arriverà mai. Ecco la differenza.

Recensione

La serenata senza nome è quella che apparentemente non ha un destinatario. O, almeno, non un destinatario certo. Un canto d’amore e disperazione che tiene celato il nome e il volto dell’amata. Solo lei capirà a chi sono rivolte quelle parole, nessun altro deve comprendere.

Una serenata verso la persona amata che per le vicissitudini della vita si è perduta. Amore e disperazione. Tormento e speranza.

Questo di Maurizio De Giovanni, della serie con protagonista il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, è il secondo romanzo della Trilogia della Canzone, dopo Anime di vetro.

Anche in questo racconto la trama affida un ruolo da protagonista alla canzone tradizionale napoletana: si tratta del brano “Voce ‘e notte”. Gli interludi tra i capitoli dell’indagine vedono ancora in primo piano la figura del vecchio maestro di musica che impartisce le sue lezioni a un giovane anonimo.  Lezioni di musica che si trasformano in lezioni di vita, pensieri sparsi che ruotano attorno all’amore.


Le serenate sono dediche notturne: è durante la notte, come spiega molto bene De Giovanni attraverso le parole dei suoi personaggi, che il messaggio arriva diretto alla persona. Perché durante la notte non può essere ignorata, non esiste la scusa del “sono troppo impegnato ora per darti ascolto” come succede durante il giorno. Il destinatario, nella calma e il silenzio della notte, è un obiettivo più facile. Non può sfuggire alla morsa del sentimento che permea l’atmosfera.

E alla notte si somma la stagione autunnale, la stagione che più di tutte simboleggia la perdita: l’autunno ha la perdita dentro di sé.

La vicenda si svolge nel mese di ottobre del 1932. Un mese piovoso, piogge torrenziali per tutta la durata delle indagini. Una condizione climatica che l’autore rimarca a più riprese, volendo imprimere nel lettore l’atmosfera grigia e triste che si ripercuote sulle anime dei protagonisti principali.


Il commerciante di stoffe Costantino Irace viene trovato senza vita, vicino alla zona portuale, ucciso a furia di calci e pugni. Il colpo fatale è stato inflitto alla tempia. Un colpo da pugile navigato e violento. Le accuse muovono subito contro Vincenzo Sannino, detto Vinnie, un emigrato americano ritornato dopo sedici anni a Napoli. Alle spalle una carriera nella categoria dei mediomassimi che lo ha portato a diventare famoso oltreoceano e non solo. Vincenzo era partito anni prima, nascosto su una nave, alla ricerca di un futuro migliore nel Nuovo Mondo, ma con la promessa di tornare e sposare Cettina, l’amore di una vita.

Un pensiero fisso e ricorrente per Sannino durante la permanenza negli Stati Uniti d’America. Passato da un lavoro all’altro per sbarcare il lunario e ritrovare la strada di casa una volta sistematosi economicamente. La carriera da pugile, intrapresa quasi per caso, lo consegna alle luci della ribalta. Fino a quando, in un maledetto incontro, il suo avversario perde la vita, qualcosa si spezza dentro di lui. Vinnie non vuole più combattere, si chiude in sé stesso, non vuole più avere a che fare con quella vita. Torna così a Napoli per riprendere in mano quell’amore abbandonato.

Ma Cettina non ha aspettato. Si è sposata, ha continuato la propria vita, proprio con Costantino Irace. Il colpo per Vincenzo Sannino è di quelli da K.O.

Nulla può frapporsi tra lui e Cettina.

La soluzione del caso sembra a portata di mano, anche troppo facile, un gioco da ragazzi per Ricciardi accompagnato dal fido Brigadiere Raffaele Maione. Eppure, il commissario sa che non sempre la strada più facile è anche quella corretta. Irace aveva altri nemici? Chi poteva volerlo morto?

Fame e amore: sono questi i due motivi imperanti che guidano le mani degli assassini. Ricciardi ne è convinto da sempre. Tutto si riconduce alla fame e all’amore, nelle loro più varie declinazioni.


La trama del giallo è accompagnata dalle storie di sentimento tra i personaggi. La lenta evoluzione del rapporto tra Ricciardi ed Enrica Colombo, la passione di Livia, la donna conosciuta nel corso della prima indagine. E ancora, la conoscenza di Bianca Borgati dei Marchesi di Zisa, nuovo personaggio introdotto nel precedente romanzo “Anime di vetro”. Un rapporto, quest’ultimo, di facciata per sfuggire alle malelingue nei confronti di Ricciardi stesso, accusato dai “nemici” nel romanzo precedente.

Il cuore di Ricciardi, però, ha già il posto occupato. La maestra Enrica è l’unica che gli fa battere il cuore più delle altre. Il loro inseguirsi procede tra le pagine del romanzo, ancora una volta tra uno sguardo fuggevole dalle finestre della propria abitazione e un incontro-scontro nelle vie cittadine.

Sullo sfondo la Napoli del ventennio fascista, con i gerarchi del regime, le spie al soldo del duce come l’onnipresente Falco e i burocrati tedeschi tra cui il solito Manfred Von Brauchitsch. Tutto intorno una città di Napoli vessata dalla pioggia ma sempre unica e meravigliosa.

De Giovanni ancora una volta si dimostra un maestro nel descrivere il sentimento umano, nell’indagare tra le sfaccettature dell’animo, mettendo a nudo i pensieri e le angosce dell’uomo. E dove l’amore entra prepotente, si insinua anche il tormento, pronto a esplodere alla prima incrinatura del cuore da affidare alle parole di una nuova serenata.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3

“Io sono partito, commissa’, ma non me ne sono andato mai. Partire e andarsene sono due cose distinte e separate, due idee diverse.”