Autore: Gerald Durrell
Titolo: Io e altri animali
Prezzo: 26,60 e-book 14,99
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Trama
Oltre che uno dei naturalisti più originali del Novecento, Gerald Durrell è stato uno scrittore unico per grazia e sapienza stilistica – qualità che hanno decretato il successo di un capolavoro come «La mia famiglia e altri animali» e che ritroviamo intatte nei suoi scritti postumi, di recente riemersi come un dono inaspettato. Un mosaico di materiali eterogenei, dove si intrecciano le molte identità (e i molti talenti) di Durrell e le decine di luoghi da lui abitati e studiati: un abbozzo di «memoir», in cui risaltano gli anni trascorsi nella nativa India coloniale; una serie di «reportages» che spaziano dall’Africa subsahariana all’intera Oceania, restituita nella lettera alla madre sulla Nuova Zelanda e nel taccuino del lungo viaggio australiano, incentrato sulla Grande barriera corallina; e una successione di carrellate etologiche, come quella sull’abominevole uomo delle nevi himalayano, che gli offre il destro per passare in rassegna altri animali leggendari. Pagine appassionanti, percorse da un incessante memento – ora implicito, ora dichiarato – sulla crisi della biodiversità e le relative responsabilità antropiche: perché per Durrell lasciare che una specie animale cada nell’oblio è qualcosa di semplicemente impensabile, «come bruciare un Rembrandt, trasformare la Cappella Sistina in una discoteca o demolire l’Acropoli di Atene per costruirci un Hilton».
Recensione
Oggi torno a parlarvi del mondo di Gerald Durrell (La mia famiglia e altri animali), recensendo un libro postumo, uscito l'anno scorso per il centenario della nascita di Gerry.
A metà tra reportage e racconto, questa novità editoriale propone pagine dense che sanno essere vivaci. Appunti di viaggio, lettere, resoconti. Peregrinazioni in tutto il mondo per una lettura nutriente e brillante, arricchita da trentanove tavole fuori testo a colori, una prefazione della signora Lee Durrell (seconda moglie di Gerry, attualmente vivente, come la prima) e un prologo di Sua Altezza Reale la Principessa Anna. «Quando ci si mette a scrivere la propria autobiografia,» osservava Gerald Durrell «si scopre - come ho scoperto io - che ha un effetto molto salutare: ridimensiona l’autostima […] all’improvviso ti assalgono dubbi terribili. Il più pressante: ai tuoi occhi sei senz’altro la persona più interessante del mondo, ma gli altri la penseranno allo stesso modo?». Consapevole che il «lavoro di scrittura è quello di «un’anima solitaria, come un albatro», Gerald trovava saldo appoggio nel «dono di una memoria molto tenace». Se le esperienze potevano affollarsi, si svelavano poi una a una compiutamente richiamandosi vicendevolmente: «Si sceglie un ricordo e lo si lustra sino a trasformarlo in un capoverso, ma non appena lo si “semina”, per così dire, ecco che produce altri cento germogli, altre cento radici che fanno affiorare una miriade di esperienze dimenticate».
Le considerazioni della Principessa Anna hanno il tono di una meritata celebrazione: «Venticinque anni fa scrissi la prefazione a una raccolta dei migliori testi di Gerald Durrell, ed è con la stessa gioia che oggi mi accingo a farlo nuovamente». La dimestichezza della Principessa con il mondo di Durrell, infatti, non nasce certo oggi. Fu lei che, già madrina dell’iniziativa per ben dodici anni, nel 1984 inaugurò in via ufficiale la Durrell Conservation Academy. «Gerald Durrell fu un uomo straordinario», annota ora la Principessa, riconoscendo a questo scrittore speciale «l’inimitabile talento narrativo capace di portare i lettori dal riso alle lacrime o dalla disperazione alla gioia, parlando di natura» e il concreto, durevole impegno «per rendere il mondo migliore per tutte le creature viventi e per i luoghi selvaggi che abitano». Un’impresa titanica che abbraccia la tutela delle specie in via d’estinzione e la salvaguardia dei loro habitat. Progetto coerente che continua con la «Durrell Wildlife Conservation Trust» perché, conclude la Principessa, «l’opera di Gerry non è ancora finita. Come disse Sir David Attenborough: “Il mondo ha bisogno di Durrell”. Aggiungerei che il mondo continuerà ad avere bisogno di Durrell per i decenni a venire, e spero che i vostri figli e nipoti diventino parte di questo lavoro vitale».
«Come scrittore,» afferma sorridendo Lee Durrell, «Gerry sarà ricordato per la prosa lirica, il senso dell’umorismo e l’empatia straordinaria con il mondo naturale». In quanto al ruolo rivestito dallo zoologo Durrell come conservazionista, la stessa Lee precisa: «difese tutti gli animali, non solo quelli più affascinanti, grandi, feroci o graziosi, ma anche quelli sconosciuti, piccoli, anonimi – quelli che battezzò “affarini marroni”». Difatti, tra le pagine di Durrell si incontrano ragni, rane pelose, gattini, giaguari, tartarughe, cani, panda... Le sue sono «Avventure zoologiche ai quattro angoli della Terra» e del libro di avventura hanno il passo e il piglio, offrendo però un di più di poesia che sa di sortilegio e si condensa in parole perfette, tanto musicalmente assortite quanto scientificamente scrupolose. L’analisi di Lee Durrell riporta al presente, rilanciando il monito sulla galoppante perdita di biodiversità che ci minaccia: «Se la decina di milioni di altre specie con cui condividiamo il pianeta dovesse avere un punto di vista, sarebbe con ogni probabilità improntato al pessimismo […] Gerry lanciò l’allarme più di mezzo secolo fa, scrivendo: “Il mondo è delicato e complesso come una ragnatela e, come una ragnatela, quando si tocca un filo si fanno vibrare tutti. Ma noi non ci limitiamo a toccare la ragnatela: la stiamo strappando a brandelli...”».
La mia valutazione
Alla prossima


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