Autore: Pierdante Piccioni
Titolo: Meno dodici
Prezzo: 13,30 e-book 7,99
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Da medico che guardava dall’alto in basso, ero il malato che guardava dal basso in alto. Imparare quello sguardo ha cambiato tutto.
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla
Trama
L'ultimo giorno di maggio del 2013, Pierdante Piccioni, primario all'ospedale di Lodi, finisce fuori strada con la macchina sulla tangenziale di Pavia. Lo ricoverano in coma, ma quando si risveglia, poche ore dopo, il suo ultimo ricordo è il momento in cui sta uscendo dalla scuola dove ha appena accompagnato il figlio Tommaso, nel giorno dell'ottavo compleanno. Precisamente il 25 ottobre 2001, dodici anni prima della realtà che sta vivendo. A causa di una lesione alla corteccia cerebrale, dodici anni della sua vita sono stati inghiottiti in un buco nero, riportandolo indietro nel tempo, quando in Italia c'era la lira e la crisi economica pareva lontana, persino impensabile, mentre la rivoluzione digitale che sta cambiando il mondo era appena agli albori e nessuno parlava di post su Facebook o video su YouTube. All'improvviso Pierdante Piccioni è diventato un alieno, incapace di riconoscere le sue cose, le sue abitudini, addirittura se stesso in quel volto invecchiato che gli restituisce lo specchio e in cui a stento ritrova la propria immagine. Attorno a lui tutto è cambiato: i figli non sono più due bambini di otto e undici anni, ma due maschi adulti, con la barba e gli esami all'università, mentre la moglie sembra un'altra donna, con le rughe e i capelli corti che hanno cambiato colore. Come potrà riprendersi la propria vita?
“Il futuro ha questo di strano, che non ti aspetta. Tutto il resto del tempo ti sta accanto, in un modo o nell’altro, anche quando ti sfugge via, perchè sei tu che lo perdi. Il futuro no. Me ne accorsi in quel momento. Tutto è già avvenuto, anche quello che deve ancora succedere. Se uno ci pensa bene è terribile. E’ una sentenza. Ecco cosa mi è successo.”
Recensione
Oggi vi parlo del romanzo da cui è stata tratta l'ormai celebre serie tv "Doc nelle tue mani"; Meno dodici è una storia straordinaria e incredibile, nel vero senso della parola. Il 31 maggio 2013 Pierdante Piccioni, primario all’ospedale di Lodi, ha un incidente d’auto. Rimane incosciente per qualche ora, ma poi si risveglia. Il problema è che si risveglia convinto di essere al 25 ottobre 2001. Dodici anni cancellati interamente in poche ore. Per il dottore il trauma è devastante. Non ricorda assolutamente nulla di tutti questi anni passati e si trova una moglie con molte più rughe, ma soprattutto due universitari (il Serpente e il Gorilla) al posto dei due bambini delle elementari che lui ricorda con immenso amore e affetto. E, ovviamente, non ricorda nemmeno nulla di tutti i progressi fatti sul lavoro. Da medico all’ospedale di Crema, che si ricorda di essere, scopre di essere invece diventato primario del Pronto Soccorso di Lodi, nonché cofondatore di una rivista accademica, medico importante chiamato in tutta Italia con contatti importanti anche negli Stati Uniti. Contatti che gli sono serviti, in questi ultimi dodici anni, anche per salvare la sua amata moglie (Assunta detta Kunta) che si era ammalata di tumore e aveva anche avuto tre recidive.
Piccioni passerà momenti davvero duri in cui non riesce a riconoscersi e soprattutto non riconosce quello che le persone a lui vicine gli raccontano. Teme, spesse volte, che tutti gli stiano mentendo. La pressione dentro di lui per provare a conciliare quello che era e che lui non ricorda, con quello che è ora, sale finché una sera esplode con la sua famiglia, soprattutto con i suoi figli per cui non riesce a provare amore. Questo diventa un po’ il punto di svolta della storia perché in seguito deciderà di aprirsi veramente con il suo psicoterapeuta e inizierà veramente a provare a pensare al presente e non più al passato. Piccioni riprende così a ri-studiare alcune nozioni e ad aggiornarsi e si sorprende della facilità con cui riesce ad apprendere in fretta. Dopodiché si scontra con l’infinita burocrazia italiana (e anche con il suo direttore generale) per tornare al lavoro.
Non è pazzesco perdere anni di ricordi? Non so come mi comporterei se succedesse a me. Deve essere terribile, anche se dall’altro lato si cancellerebbero anche i ricordi più brutti. Come spiega più volte nel libro il cervello e l’area della memoria sono ancora oggi oggetto di studio e non si capisce sempre bene come funziona. Un caso del genere è rarissimo nella letteratura medica e ci fa capire che la mente umana rimane (per ora e fortunatamente) comunque insondabile, nonostante tutti i progressi medici fatti dall’uomo.
In conclusione, tolte giusto le parti un po’ troppo tecniche, scritte un po’ in medichese, il libro mi è piaciuto molto, per cui lo consiglio.
Alla prossima
Luce <3
“Ma cercando la luna in quel golfo di cielo tenebroso che riempiva la finestra per la prima volta pensai che forse, per rinascere, bisognava dimenticare.”


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