venerdì 20 febbraio 2026

Recensione "La saga dei Florio", Stefania Auci

 

Autrice: Stefania Auci

Titolo: L'alba dei leoni

Prezzo: 20,90  e-book 12,99

Link d'acquisto: QUI


La saga dei Florio:

0,5)L'Alba dei Leoni

1)I Leoni di Sicilia

2)L'Inverno dei Leoni


Vincenzo dà le spalle al mare.

"Che nome gli vuole dare?" chiede.

"Ha pregato San Francesco di Paola durante il parto e, siccome un figlio che si chiama Francesco lo avete già, questo Paolo lo vuole chiamare", risponde Mimma.

Vincenzo fa cenno di sì.

"Paolo Florio", dice. E' un buon nome.

Un nome da persona onesta.


Trama

1772. Bagnara Calabra è un pugno di terra rubato alla montagna, stretto tra rocce e mare. Scuro, compatto, chiuso. Ma è così, ed è la casa della famiglia Florio. Niente è facile, per loro, ogni cosa deve essere difesa con fatica e determinazione: dalla forgia di Vincenzo, uomo duro come il ferro che lavora, all’amore che Rosa, sua moglie, ha per i tanti figli che ha avuto e per i tanti che ha perso. Una vita fondata sull’orgoglio del proprio nome, sulla certezza che il presente è, insieme, un’eco del passato e la promessa del futuro. Almeno finché non arriva il destino a spezzare quei fili che sembravano così saldamente intrecciati: prima la fuga di un figlio, ribelle e sognatore, e la sua scoperta che la libertà è esaltante, ma si paga a caro prezzo; poi la natura, più matrigna che madre, che in pochi istanti sgretola case, uomini e speranze; e infine un sogno nuovo, lontano da Bagnara, in un’isola dove ci sono soldi e potere…
Perché, nel 1799, quando Paolo e Ignazio Florio arrivano a Palermo, non sanno quale sarà il loro destino, ma sanno cosa sono stati. Hanno lottato contro un padre che li voleva schiavi, contro la disperazione di chi ha perso tutto, contro le ombre delle persone amate e perdute. Una consapevolezza che segna l'intera storia dei Florio, dall'inizio alla fine.
E questo è l'inizio.
Questa è l’alba dei Leoni di Sicilia.


Il buio confonde, disorienta. Perché il buio e` ambiguo, doppio: può

essere complice di ladri, spie e assassini oppure alleato degli amanti,

confidente degli innamorati, difensore della follia dei giovani.


Recensione

L’avventura dei Florio nasce su questa costa calabrese, in un paese di 5000 abitanti, perlopiù contadini e artigiani, appartenente al duca Nicola Ruffo. Qui vivono i capostipiti della famiglia. Vincenzo (sì la famiglia conta diversi Vincenzo che arriveranno dopo) lavora il ferro nella forgia ereditata dal padre. È un uomo forte, dal carattere duro e schivo. Rosa, sua moglie, è invece materna e accudente, il vero perno della famiglia. Tiene molto alla propria indipendenza e, quando può, lavora e ricama tessuti. Ma sono soprattutto i figli – sei, senza contare quelli che ha perduto – a occupare i suoi pensieri e le sue giornate. Tra loro c’è Francesco, il più irrequieto, che a un certo punto scompare. È lui il protagonista della prima parte di questo nuovo romanzo. Fuggito di casa, viene rapito dai briganti.

E qui Stefania Auci costruisce un vero e proprio romanzo nel romanzo: la prigionia, i bivacchi al freddo sulle montagne della Calabria, la paura, la liberazione. Pagine che riecheggiano di grandi letture ottocentesche e restituiscono un mondo aspro, violento, complesso.

Ci sono poi gli altri figli: Domenico, Mattia, Menica, e i più piccoli, Paolo e Ignazio, che ritroveremo ne I Leoni di Sicilia. La scrittrice ne racconta la giovinezza, le ambizioni, gli amori, la fatica quotidiana e i sogni. È particolarmente efficace nel delineare le diverse personalità e nel far scorrere il tempo e la Storia attraverso la vita di ogni giorno. Anche il paesaggio è protagonista: un lembo di terra stretto tra la montagna e il mare, sconvolto nel 1783 da un devastante terremoto seguito da uno tsunami che distrugge il paese. La Auci descrive la catastrofe con un linguaggio fortemente visivo: le macerie, i corpi, il fumo, gli odori. La paura e la disperazione.  Si sentono tutte. Sono pagine dense e potentissime, che restano impresse.

Rispetto agli altri due libri della saga, qui Stefania Auci ha avuto a disposizione meno documentazione (la maggior parte è andata persa), meno materiale su cui costruire la vita minuta degli abitanti di Bagnara Calabra. Eppure in questa maggiore libertà creativa sta il pregio del romanzo. Nell'immaginare la vita e i tormenti di questi uomini e donne di fine Ottocento. Che nella fatica, la povertà e le difficoltà, mostrano la loro forza. Ovvero, la capacità di iniziare ogni volta tutto da capo, la determinazione e la voglia di andare avanti nonostante tutto: la perdita dei figli, del lavoro, della terra. Un Dna che li guiderà nei secoli e li farà diventare i Florio che conosciamo.


La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


Francesco si acquatta dietro un cespuglio e addenta la carne. In bocca gli

esplode il sapore ferroso e sporco della lepre cotta sul fuoco. Mastica in

fretta: è come un animale che ha arraffato il suo brandello di carne da una

carcassa e lo divora. Sputa via gli ossicini, inghiotte bocconi quasi interi, e

infine si lecca le dita.

Nessun commento:

Posta un commento