Titolo: Mare Fuori. Io sono Rosa Ricci
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"L’aria fresca dell’autunno mi pizzicava il naso. Il sale si mescolava all’odore di ruggine e ferro mentre il cancello dell’ipm si stava aprendo piano piano: il lamento di metallo che ha spaccato il silenzio del tramonto era un grido che qualcuno aveva tenuto in gola troppo a lungo. Il sole, lento e menefreghista, è scivolato verso il mare, facendo bruciare l’orizzonte proprio dietro alla massa enorme e grigia dell’istituto: era un mostro fermo lì, bello appaciato, che si godeva lo spettacolo. E io in effetti lo guardavo proprio come si può guardare un mostro da lontano: senza sfidarlo, ma senza distogliere gli occhi.
Sono una Ricci e lo so che non mi devo mai fidare di nessuno là dentro. E neppure qua fuori. Solo di mio padre."
Trama
Rosa Ricci ha diciassette anni ed è abituata ai suoi privilegi come figlia di Don Salvatore, uno dei boss più temuti di Napoli. La sua vita scorre nella tranquillità e nel lusso, nonostante i pericoli che incombono sulla famiglia e il dolore per la separazione dal fratello Ciro, rinchiuso nel carcere minorile. Ma tutto cambia per lei quando accetta l’invito a una cena con suo padre, sullo sfarzoso yacht del narcotrafficante boliviano Agustìn Torres.
Quello che doveva essere un incontro d’affari è in realtà una trappola di Torres, che vuole impossessarsi delle piazze napoletane. Don Salvatore viene gettato in mare e Rosa si ritrova prigioniera su un’isola sperduta, sorvegliata da Victor e Gabriel, due giovani sicari al servizio del boss sudamericano. Strappata dalla sua vita dorata e rinchiusa in una cella all’interno di un faro, la ragazza deve fare i conti con una realtà brutale che non conosce.
Tra tentativi di fuga, alleanze pericolose e un’incombente sensazione di minaccia, scoprirà di possedere una forza insospettabile.
Ma quando la linea tra nemico e alleato inizia a sfumare, Rosa dovrà scegliere: mantenere la sua identità di principessa dei Quartieri Spagnoli o trasformarsi in qualcosa di diverso, di più pericoloso?
Un romanzo potente che racconta la perdita dell’innocenza attraverso gli occhi di una giovane donna costretta a crescere troppo in fretta, in un mondo dove la lealtà può rivelarsi un’arma a doppio taglio e c’è sempre un prezzo da pagare per la sopravvivenza.
"Quando ho guardato quel pezzetto di cielo dalla cabina dello yatch ancora non lo sapevo. Non potevo saperlo: ma quello che stavo vedendo era l'ultimo tramonto della mia vita da bambina."
Recensione
Da fan di Mare Fuori, ho sempre pensato che Carmine fosse il primo e unico amore di Rosa, peccato che questo romanzo, sceneggiatura del film, riporti tutt'altra cosa, parlando di una Rosa PRIMA dell'entrata in IPM, una Rosa che fa shopping con Carmela, due ragazze normali, pur avendo il cognome che hanno.
Poi, quando suo padre la porta a una gita in barca, cambia tutto, perché la figlia dell'amico di Don Salvatore, non c'è sulla barca, non c'è mai stata; era tutta una trappola per mettere fuori gioco il padre di Rosa e prendersi le piazze di Napoli; e infatti, mentre Don Salvatore viene buttato fuori dalla barca, Rosa viene rapita e si ritrova su un'isola sperduta, dove viene rinchiusa.
Ma è su quell'isola che le cose, sembrano destinate a cambiare; perché mentre uno dei suoi carcerieri fa finta che lei non esista, l'al
tro la tratta con i guanti. E lei, con questo carceriere, che alla fine rimane da solo, si lega parecchio.
Victor e Rosa, due anime alla deriva, due ragazzi disperati a cui è stata strappata l'infanzia, l'adolescenza, ecco chi sono; non è un caso se legano; ma come Rosa fa notare, lei è una Ricci e i Ricci non hanno amici, non hanno amanti, non si fidano di nessuno, per cui questo amore è destinato ad andare alla deriva.
La conclusione del romanzo è quella legata alla serie tv: Ciro viene ucciso in carcere e Rosa, venuto a sapere il nome del colpevole, vuole vendetta: poi sappiamo come va a finire (se avete visto la serie, altrimenti, mi sa che dovrete recuperarla, io sto zitta).
La mia valutazione
«Nun ce pozz’ penza’ che deve stare ’cca ancora così tanto!» così ho detto a papà, e
la voce mi è uscita in uno spiffero, rotta, piena di Ciro. Mio fratello era l’altra metà
del mio respiro, l’unico che mi capisce pure quando sto zitta, quello che m’ha
sempre saputo leggere, anche quando tenevo il cuore chiuso a chiave.
“Fratemo sta là dentro e io qua… com’è possibile?” L’ho pensato, ma non l’avrei
mai detto ad alta voce. Avevo paura che, detta davvero, la verità facesse ancora più
male.






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