giovedì 26 settembre 2019

Segnalazione serie "Origini", Daniela Tess

Buongiorno e bentornati sul blog con la segnalazione del secondo volume della serie "Origini" di Daniela Tess

Titolo: Un Amore Proibito – Orgoglio
Autore: Daniela Tess
Serie: Un Amore Proibito
1° Origini
2° Orgoglio
3° Oltre

Genere: Romance, storico
Data di uscita: 14 febbraio 2019




Trama

Sono passati due anni da quando Alyce ha vissuto il suo amore proibito. Ora lei
è una donna profondamente cambiata: ha rinunciato ai suoi sogni,
accontentandosi di sopravvivere e di fare da chaperon a sua sorella. Fino al
giorno in cui, ad un ballo, uno sguardo scuro la turba. La scruta, la segue
dappertutto, la scuote nel profondo dell’animo. Sembra conoscerla, sapere
tutto di lei. Ma è impossibile, lei non ha mai visto quell’uomo. Chi è quel duca
misterioso? Perché le suscita quelle sensazioni? Può un cuore che si è piegato
al gelo dell’inverno risvegliarsi e tornare a vivere? E se proprio nel profondo

dell’inverno si celasse un’ineludibile primavera?

Colpi di scena, passione, intrighi e sconcertanti segreti sono pronti a dipanarsi
dalle pagine di “Orgoglio”, secondo capitolo della trilogia “Un Amore proibito”.
Nato come racconto a puntate in una community, “Un amore proibito” è diventato ben presto un
appuntamento fisso di migliaia di lettrici e lettori con circa 5565 commenti e oltre 119500 visite
solo per il primo capitolo. Se ancora non l’hai fatto leggi la prima parte della saga “ Un amore
proibito- Origini.”
Romanzo non autoconclusivo, la storia terminerà con il terzo libro “Un amore proibito- Oltre” di
prossima pubblicazione.

Link Amazon:https://amzn.to/2ZZ5Oge

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Ig: @danielawritess
Fb: @danielawritess
Mail: info@danielatess.com





Estratto:

Un amore proibito “Orgoglio”
Capitolo 1

Inghilterra 1812
Rochford Manor
Toc, toc, toc.
Bussavano alla porta. Chi diavolo era? Non voleva essere disturbato da nessuno. Si era chiuso nello studio,
con un brandy in mano. Da uno erano diventati due, tre…ora era ubriaco. Come gli capitava spesso, da
alcuni mesi a quella parte.
"Avanti"; biascicò.
Un profumo di rose annunciò chi fosse prima che il suo cervello mettesse a fuoco: Jane, sua moglie.
" Philip, volevo solo avvisarti che sto uscendo".
La guardò…il suo topolino, la sua sposa. Una familiare stretta a quel muscolo chiamato cuore gli fece
digrignare i denti. Tutto rombava, la testa, il petto. Era davvero molto ubriaco, per sentire qualcosa lì dove
non c’era nulla.
" Dove vai?"
Non erano affari suoi, lo sapeva. C’era un tacito accordo tra di loro. Lei lo aveva sposato, pagando i suoi
debiti con la dote. Gli aveva dato due figli; James ed Anne. Aveva fatto il suo dovere di moglie, ora voleva
solo dedicarsi ai bambini e alle sue opere pie. Sorrise, amaramente. Un angelo come quello sposato con un
diavolo come lui.
La vide tentennare, poi rispondere flebilmente : "C’è una riunione al vicariato".
Doveva lasciarla stare. Ma era un diavolo, o forse il figlio di Satana. Non lo sapeva, non lo avrebbe mai
saputo. Quello che sapeva era di non essere chi dicevano fosse. Non certo il figlio del conte. Neanche lei lo
sapeva. Neanche lei poteva immaginarlo. Non doveva importargli dove andasse, ma qualcosa dentro di lui,
qualcosa che faticava sempre di più a tenere a bada lo spinse a stuzzicarla: "A quest’ora? Non è un po’
tardi per una riunione al vicariato?"
Lei sussultò come se l’avesse schiaffeggiata. Si fece ancora più piccola, curvandosi quasi come se volesse
scomparire. "Non è molto tardi. I bambini sono già a letto. Non devi preoccuparti di essere disturbato
da noi. Io devo vedermi con lady Emilie e Lady Blanche. Dobbiamo decidere come organizzare la raccolta
fondi per i poveri della contea".
"Scommetto che ci sarà anche il caro vicario…com’è che si chiama? Alban? Abel?"
Rise, sprezzante.
Jane si irrigidì. "Sai benissimo che si chiama Abel".
"Abel, il pio Abel. Un nome, un destino.

Suo padre sarà sicuramente soddisfatto di lui" Concluse amaramente.
"Un uomo buono come lui non merita di essere preso in giro e disprezzato da uno come…".

All’improvviso, come resasi conto di ciò che stava per dire, si fermò di colpo, avvampando e mordendosi le
labbra. Il movimento dei suoi denti bianchi che tormentavano quelle labbra rosse e turgide attirò la sua
attenzione. Si sentì d’un tratto sobrio, o almeno abbastanza lucido da abbandonare il bicchiere sul tavolo e
alzarsi per andare verso di lei, una fiamma azzurrina, ancora sfocata.
Si ritrasse come se fosse spaventata, da lui. Bene, doveva esserlo, doveva temerlo, stargli lontano. Lui non
doveva contaminarla, non più di quanto non avesse già fatto.

Ma il diavolo che albergava in lui, che gli succhiava anima e sangue, non lo fece fermare né riflettere. 
"Bada, Jane. Sei mia moglie. Non ammetterò sbagli né colpi di testa da parte tua".
 "Cosa vorresti insinuare? Ti ho già detto che vado lì per una riunione… "
Non la lasciò finire: "Una riunione? Credi che non abbia occhi o orecchie? Ho visto come ti guarda il caro
vicario quando pensa che nessuno lo veda. Ti spoglia con gli occhi, sembra voler baciare la terra su cui
cammini. Io mi diverto a vederlo scodinzolarti attorno come un cucciolo adorante. Non potrà mai averti, sei
mia moglie".
Lei era prima impallidita, poi arrossita per la furia repressa: "Non osare infangare il nome di un uomo
retto ed onesto. Sei un diavolo che si diverte a tormentare le sue vittime. Maledetto quel giorno che mio
padre ha accettato la proposta del vostro. Sono tua moglie, tua di nome. Hai comprato il mio corpo, il mio
nome ma non il mio cuore. Quello è e sarà sempre e solo mio, da regalare a chi vorrò"
Lo colse all’improvviso una furia cieca, un dolore sordo al petto…maledetto muscolo che si ripresentava
vivo quando credeva ormai di averlo ucciso.
"Non mi sfidare Jane, o devo ricordarti di come mi dichiarasti il tuo amore dopo la nostra prima volta? Di
come ti facevi baciare, toccare…di come mugolavi nella mia bocca, di come ti piaceva….".
Lei gli si gettò addosso come una gatta furiosa:"Sei un maledetto! Ti odio, ti odio Philip! Cosa vuoi da
me? Cosa? Mi tormenti da anni. Ti ho dato la mia innocenza, il mio cuore e tu lo hai calpestato. Hai riso di
me, mi hai buttato addosso il tuo disprezzo. Ti ho dato due figli e l’erede che volevi. Lasciami in pace.
Lasciami vivere tranquilla. Lasciami qui, da sola, con i nostri figli e tornatene a Londra dalle tue putt…ah!".
L’aveva afferrata per un braccio. Sapeva di stringerla forte ma non riusciva a farne a meno. Doveva
stringerla, rivendicarla, marchiarla di nuovo come sua.
"Senti, senti…il mio topolino di campagna; tutto fuoco sotto l’apparenza algida e tranquilla . Mi dispiace
cara ma non posso. Lo hai detto, sono un depravato, un diavolo e tu sei la mia vittima . Se te ne andrai, non
porterai via i miei figli. Ricordati che sono io tuo marito e non accetterò mai che un altro uomo assaggi le
tue grazie"
Uno schiaffo deciso infiammò la sua guancia. Lo aveva colpito. La timida, ritrosa Jane lo aveva
schiaffeggiato. Non ci credeva neanche lei. Si mise una mano sulla bocca. Scioccata da quello che aveva
fatto, pallida come una morta.

Il dolore del colpo improvviso, misto a quello dell’anima, lo spinse verso di lei. Le afferrò le ciocche bionde
dello chignon severo, le tirò il nodo, fino a quando non sentì le forcine cadere, una ad una…lei aveva
sbarrato gli occhi e lo guardava come fosse un mostro a tre teste e forse lo era. Non si fermò, non poteva.
Quei capelli biondissimi, quasi lunari, scesero a coprirgli le braccia. Lo facevano impazzire, lo avevano
sempre fatto impazzire quei fili di luna, pallidi, belli, perfetti come Jane, la sua Jane. Jane che sembrava una
suora, che vestiva castigata, capelli legati, vestiti accollati. Jane che sbocciava sotto le sue mani, che da
topolino diveniva una bellezza lunare. Una contraddizione che lo aveva sempre eccitato e spaventato. Jane.
Troppo perfetta per lui. Prima che potesse protestare le chiuse la bocca morbida con la sua. Lei
ovviamente all’inizio oppose resistenza, spingendogli le braccia contro il petto e cercando di respingerlo.
Ma era troppo esperto, per lei e anche troppo ubriaco per fermarsi. Le forzò la dolce cavità, suggendole
prima il labbro inferiore, turgido e pieno, poi quello superiore. Lei singhiozzò. Avrebbe dovuto accertarsi
che fosse un singhiozzo di passione e non di dolore ma quella bestia che albergava in lui aveva ormai
distrutto ogni barlume di coscienza. Si impossessò della sua bocca come aveva fatto del suo corpo e della
sua vita. La penetrò crudelmente, saggiandola, leccandola, succhiandola, respirando attraverso di lei. “Sei
un bastardo” gli diceva la bestia interiore; era così ma non riusciva a fermarsi. “Non potrai mai suggerle la
cosa più importante, l’anima”. Era maledettamente vero. Niente e nessuno lo aveva mai cambiato, neanche
Jane. Lui era una bestia e così sarebbe morto, probabilmente giovane, scontando uno dei suoi innumerevoli
peccati. Baciarla fino a sfinirla e a sfinirsi non avrebbe cambiato le cose. Lei non poteva cambiarlo, né
redimerlo. Lei non poteva cambiare il passato, quello che era. Baciarla non gli avrebbe fatto assorbire
neanche una briciola della sua bontà. Lei era pura, innocente e generosa. Lei dava senza mai chiedere.
Smise di baciarla quando sentì che i singhiozzi erano aumentati, anche se, insieme ad essi, era aumentato
l’ardore. Di lui certamente, ma anche di lei. Lei che ora gli si era stretta, poggiandogli il seno sodo sul petto.
Sentiva tutto nonostante strati di vestiti. Lo voleva . Il corpo di lei lo voleva. Ma la bestia desiderava tutto,
corpo e anima. Si staccò lasciandola confusa e infelice. Non era una novità. Lo guardò con odio ma Philip
sapeva che odiava di più se stessa per aver risposto al suo bacio, per essere così arrendevole. Jane si passò
una mano sulla bocca, sfregandola forte, arrossandola, come per togliere il sapore di lui, per pulirsi dal
veleno che le aveva iniettato, da qualcosa di sporco. Lui la guardò fingendo indifferenza: "Ora puoi anche
andare dal tuo caro vicario, Jane. Inutile che provi a pulirti. Ti ho già infettato, dato la mia essenza. I tuoi
figli sono anche figli miei. Ti ho solo ricordato chi è che ti possiede. Sei mia. Sono stato dentro la tua bocca.
E ora per quanto tu sfreghi, non riuscirai a levarti il mio odore di dosso, il mio sapore dalla lingua. Rischi
solo di accentuare il rossore e lo spessore di quelle labbra. Tutti sapranno quello che hai fatto, chi ti ha
baciato. E ora vai";
Si girò, dandole le spalle. Sentì la porta sbattere con violenza insieme alla minaccia di lei: "Ti odio e un
giorno te lo dimostrerò"

Capitolo 2
Londra, 1812
Salone delle feste di Almack’s

Nel salone da ballo una raggiante Arianne tornava a sedersi, accaldata, dopo l’ennesima danza con uno dei
suoi numerosi corteggiatori.
"Zia" disse a Lady Marge "Dov’è finita Alyce? Non l’ho più vista"
 "E’ uscita in terrazza con il duca di Tresham" le rispose sua zia con un luccichio malizioso negli occhi.
"Capisco" replicò altrettanto divertita la nipote. Sua zia era incredibile: spiritosa, divertente, allergica
alle stupide convenzioni ma desiderosa solamente di vedere le persone care felici e di cercare di esserlo lei
stessa, per quanto possibile. Si rimise seduta, quella quadriglia l’aveva davvero stancata. Intanto il suo
cavaliere, il conte di Felton, era andato a prenderle una bevanda al tavolo dei rinfreschi.
Era davvero un tipo interessante: biondo, occhi azzurri, affascinante e spiritoso, forse leggermente viziato,
non avendo praticamente mai fatto nulla nella vita a parte aspettare di entrare in possesso della sua
eredità; era comunque una compagnia piacevole. Non le faceva battere il cuore ma aveva accantonato da
tempo quelle sciocchezze. Lei e Alyce in questo erano molto simili.
Alyce non aveva accettato compromessi, aveva preferito un’esistenza solitaria ad un misero palliativo. Lei
sarebbe stata capace di fare lo stesso? Certo non c’era paragone tra la sua sciocca infatuazione di due anni
prima e la tragedia, devastante, vissuta da sua sorella. Le si strinse il cuore: magari, chissà… questo duca di
Tresham sembrava un tipo davvero interessante e da come aveva guardato Alyce era già totalmente
affascinato da lei. Si avvide che stava tornando il conte, accantonò quei pensieri e gli sorrise.
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Intanto dall’altra parte della sala un uomo era appena arrivato. Si era messo anche lui quella stupida
maschera, fortunatamente era quasi mezzanotte. Era in ritardo ma non aveva molta voglia di essere a
quella festa. Dopo l’ultima, sanguinosa guerra, temeva di essere cambiato, di non essere più lo stesso.
Sorrise, salutò alcuni ospiti. Era lì proprio per scuotersi da quell’apatia che lo aveva afferrato dal suo
ritorno tra i “civili”. Voleva tornare a essere l’uomo spensierato e allegro di un tempo, la canaglia
superficiale e divertente, amante delle donne e della bella vita. Non gli piaceva quel nuovo se stesso
riflessivo e cupo, pensieroso. Quella era l’occasione giusta per rituffarsi nei piaceri di una volta e recuperare
quella “leggerezza”. Salutò il conte di Wyngate "Vecchio mio, come stai?"
"Finalmente sei tornato dai campi di battaglia caro Adrian…allora? Pronto per mettere la testa a posto? Si
dice che tuo padre sia stufo delle tue follie e voglia un erede prima di morire. Vuole essere certo di lasciare
il marchesato in buone mani, tu cosa ne pensi al riguardo?"
E rise fragorosamente. Adrian lanciò un’occhiataccia all’amico: "Smettila, mi stai mettendo di cattivo
umore. Stasera sono qui per divertirmi, intendo ballare e voglio farlo con la dama più bella della serata anzi,
con la debuttante più affascinante. Mi divertirò a scandalizzare la madre prendendo la figlia e trascinandola
in un valzer pericoloso"; rise . "Il titolo di marchese, che presto sarà mio, mi dà una certa rispettabilità" aggiunse con un velo di amarezza che l’amico non colse. "Guarda, guarda quella fata laggiù! Uhm, non
sembra neanche una debuttante, non è scialba e infantile come le altre, sembra più donna…ma chi è?
Penso di non averla mai vista".

L’amico scoppiò in un’altra fragorosa risata. "Chi, quella? Non te la consiglio amico mio! Anche se stasera
è affascinante e soave ha una lingua tagliente che non ti piacerebbe. Non fa per te credimi".
"Invece voglio conoscerla. Ora chiederò a qualcuno di presentarmi: è la donna più bella della festa e sarà
con lei che danzerò".
 "Fermati Adrian, prima di renderti ridicolo. E’ assurdo che tu non riesca a riconoscerla, pur portando una
maschera; per caso in guerra hai perso la memoria? Possibile che non ricordi la contessina Arianne
Rochford?"
Adrian si fermò, attonito. Per un lungo momento la osservò: e così quella era Arianne. Il familiare senso di
disagio che sempre aveva provato nei suoi confronti riemerse ma lo scacciò, infastidito. Certo che lei era
davvero cambiata. Non era più l’adolescente acerba e insignificante ma era diventata una vera bellezza.
Diversa dalla sorella ma comunque una bellezza: i capelli castano chiaro, con riflessi dorati, erano raccolti in
un’acconciatura elaborata con boccoli leggeri che le ricadevano sulle spalle. Gli occhi erano nascosti ma
quello che poteva intuire del viso lo lasciò a bocca aperta: la bocca era più piena, sensuale, carnosa;
indossava un vestito bianco ma su di lei aveva un effetto tutt’altro che innocente, era scollato e lasciava
intravvedere la pienezza del seno. Le scivolava addosso sottolineando un corpo snello , perfetto. Era
attorniata da decine di ammiratori. Una traccia di buon senso gli disse di voltarsi ed andarsene ma come al
solito scelse la strada più difficile. Nulla era cambiato, disse a se stesso. Non voleva una moglie e non era
certo il caso di corteggiare una debuttante, eppure…quando si trattava di lei, non aveva mai fatto la scelta
giusta o saggia. Semplicemente gli faceva perdere il controllo della situazione, era irritante ma anche
maledettamente eccitante. Aveva proprio bisogno di una sfida per tornare a sentirsi vivo e a distrarsi. Non
ascoltò l’amico che gli diceva di fermarsi, seguì un impulso folle e il suo istinto.
Arrivò davanti a lei che stava per alzarsi e ballare il valzer con un idiota biondo. Lui interruppe gli sguardi
complici che si lanciavano: "Scusatemi Lady Arianne, credo che questo sia il mio ballo"
Lei lo guardò stupita, l’incantevole bocca aperta a formare un cerchio perfetto. Era meravigliata e
incredula, forse non si aspettava di vederlo. Prima che l’altro cavaliere protestasse, approfittando della
confusione di lei, la trascinò sulla pista per ballare, finalmente insieme, per la prima volta.
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Lucas si guardò intorno. Alyce era svenuta ma aveva fatto in tempo ad afferrarla e a tirarsela in braccio. Era
così leggera, fragile, lì stretta a lui. Fortunatamente nessuno li stava guardando, erano rientrati tutti per il
ballo prima della rivelazione delle identità. Si permise di stringersela addosso con fare possessivo. Non
indagò sulle sue motivazioni, non voleva. Sapeva solo che lei era esattamente come l’aveva lasciata. Ancora
bellissima e con quel viso d’angelo che lo aveva fatto impazzire, sembrava così dolce, indifesa…pura. Non
c’era traccia di malizia o inganno in lei eppure….
Rimandò a dopo i pensieri cupi ed oscuri che lo avevano tormentato per quei lunghi due anni. Con lei in
braccio si avviò ad una panchina di marmo, seminascosta da una siepe. Ve la posò delicatamente, poi si
sedette e se la mise in grembo, come una bambina. La chiamò per farla rinvenire. Sul suo bel volto
cominciò ad esserci una lieve preoccupazione, perché non tornava in sé?
" Alyce, Alyce…mi senti?"
Intanto le accarezzava il viso dicendo a se stesso che lo faceva solo per scuoterla, per trasmetterle un po’ di
calore e non perché moriva dalla voglia di toccarla, di accarezzarla. Ad un certo punto lei si mosse, prima
impercettibilmente poi in maniera più evidente. Piano aprì gli occhi…Dio! Erano splendidi proprio come
ricordava. Un uomo poteva morire contento solo di essere fissato da quei due cristalli turchesi e
trasparenti. Lo guardò fissò, lo mise a fuoco e cominciò a piangere. Grosse lacrime uscirono dai suoi occhi e

le caddero sui capelli biondi: "Lucas…sei tu…sei proprio tu. Credevo di averti sognato. Credevo fossi frutto
della mia immaginazione e del mio dolore, invece sei qui, vicino a me. Sei vivo. Dio mio..."
Poi improvvisamente gli buttò le braccia al collo continuando a piangere sommessamente e bagnandogli la
camicia candida. Lui rimase con le mani lungo i fianchi, si controllò e impedì a se stesso di ricambiare il suo
abbraccio. Lei si scosse, cercò di parlare: aveva la voce rotta e si vedeva che era in preda alla confusione e a
una fortissima emozione. Lo guardò di nuovo, negli occhi mille domande: "Pensavo fossi morto, mi
avevano detto che eri morto! Ho creduto di impazzire per il dolore ma tu…eri vivo e io per tutto questo
tempo non ne ho saputo nulla. Dove sei stato? Perché sei tornato solo ora? Perché mi hai lasciato sola per
tutto questo tempo?"
Si irrigidì. Le scostò le braccia dal suo collo mettendo tra loro una certa distanza. Indurì il suo cuore e le
rispose fermo e deciso  "Perché? Semplice…Lucas Smith è morto davvero. Non c’è più, come puoi vedere
tu stessa ed io… cosa dovevo tornare a fare da una donna che ha scelto di sposare un altro ma che non ha
mai avuto il coraggio di dirmelo?"
Lo guardò sorpresa. I suoi occhi limpidi mostrarono il suo turbamento e un lieve senso di colpa. Lui ebbe la
conferma ai suoi sospetti: allora era tutto maledettamente vero! Bene, era il momento della verità e delle
spiegazioni. Lei ora era lì con lui. Non poteva scappare, non l’avrebbe lasciata andare fino a quando non gli
avesse dato tutte le risposte che pretendeva.




Il dolore del colpo improvviso, misto a quello dell'anima, lo spinse verso di lei. Le afferrò le ciocche bionde dello chignon severo, le tirò il nodo, fino a quando non sentì le forcine cadere, una a una... lei aveva sbarrato gli occhi e lo guardava come fosse un mostro a tre teste e forse lo era. Non si fermò, non poteva. Quei capelli biondissimi, quasi lunari, scesero a coprirgli le braccia. Lo facevano impazzire, lo avevano sempre fatto impazzire quei fili di luna, pallidi, belli, perfetti come Jane, la sua Jane. Jane che sembrava una suora, che vestiva castigata, capelli legati, vestiti accollati. Jane che sbocciava sotto le sue mani, che da topolino diventava una bellezza lunare. Una contraddizione che lo aveva sempre eccitato e spaventato. Jane. Troppo perfetta per lui. Prima che potesse protestare le chiuse la bocca morbida con la sua. Lei ovviamente all'inizio oppose resistenza, spingendogli le braccia contro il petto e cercando di respingerlo. Ma era troppo esperto, per lei e anche troppo ubriaco per fermarsi. Le forzò la dolce cavità, suggendole prima il labbro inferiore, turgido e pieno, poi quello superiore. Lei singhiozzò.


Sappiate che non è finita qui, arriverà anche l'ultima segnalazione, a cui seguiranno le recensioni


Alla prossima

Luce <3



mercoledì 25 settembre 2019

Segnalazione "The First Boy", Cristiano Pedrini

Buon pomeriggio e bentornati con una nuova segnalazione


Autore: Cristiano Pedrini
Genere: Narrativa
Formato cartaceo 13x20
Formato ebook: epub/mobi e pdf
Pagine 340
Pubblicato con Youcanprint
IN USCITA A OTTOBRE 2019









Sono lieto di vedere che siamo diversi. Che insieme si possa diventare più grandi della somma di entrambi. Leonard Nimoy



Trama:
Christopher Lowen è stato accettato per uno stage negli uffici della Casa Bianca. Mai avrebbe immaginato che, per un suo progetto, potesse ottenere il permesso di entrare nel famoso Studio Ovale. È talmente meravigliato ed euforico che neanche si rende conto della presenza del Presidente degli Stati Uniti d’America, Lawrence Layton. Il Presidente è subito colpito dall’intelligenza e dalla spontaneità di Christopher, tanto da ascoltarne i consigli. Da quel momento il ragazzo inizia ad attirare sempre di più le attenzioni di Lawrence e allo stesso tempo il risentimento del suo staff. Come è riuscito infatti, da appena arrivato, a manipolare il Presidente tanto da renderlo giorno dopo giorno più debole agli occhi del popolo americano? Amareggiato e spaventato, Christopher vorrebbe andarsene. Ma riuscirà ad abbandonare Lawrence, proprio quando ha iniziato a capire di ricambiare i suoi sentimenti? Christopher dovrà imparare ad affrontare le proprie paure, anche se questo dovesse significare di scontrarsi con il mondo intero. Ma se l’amore è in grado di piegare l’uomo più forte del mondo, ben presto Christopher e Lawrence comprenderanno come questa debolezza possa diventare l’arma più potente e miracolosa che possono mostrare al mondo.




 Estratto … 
Capitolo Secondo 
La seconda occasione di Lincoln Christopher aveva perso la cognizione del tempo. Poteva essere seduto su quella sedia da cinque minuti, oppure da cinquanta, ecco uno dei suoi peggiori difetti che si presentava ogni volta che si sentiva a disagio, la perdita della cognizione del tempo! Ed essere in attesa senza sapere il perché non era certo un buon inizio. Continuava a guardarsi attorno osservando la frenesia che lo circondava… funzionari che lavoravano ai loro laptop, che rispondevano a telefoni che squillavano incessantemente e correvano da tutte le parti e lui, in mezzo a tutta quell’agitazione sembrava un’isola felice, almeno in apparenza. «Mi sembra di essere tornato ai tempi della scuola, quando aspettavo il preside fuori dal suo ufficio, quel vecchio satrapo» sorrise Christopher fissando le proprie mani che continuava a fregarsi. Anche quello era un tic che doveva gestire nei momenti di eccessiva ansia. «E quante volte lo aspettavi?» si sentì chiedere. “Oh merda… ora che faccio?” pensò il giovane deglutendo forzatamente prima di decidersi ad alzare lo sguardo verso l’alto. «Salve…» salutò con un cenno della mano Paul che lo osservava. «Non hai risposto ragazzo, quante volte aspettavi il tuo preside?» chiese entrando nel suo ufficio. Christopher si rialzò di scatto seguendolo. «Solo qualche volta… glielo assicuro» disse mettendosi sull’attenti suscitando lo sguardo divertito dell’uomo. «Guarda che non sono un generale, rilassati.» «No, signore. E’ solo il Direttore delle Comunicazioni della Casa Bianca» annuì Christopher. Paul, prendendo un fascicolo dalla scrivania, lo aprì rileggendo il nome. «Esatto e tu sei Christopher Lowen» osservò guardandolo, cercando di capire cosa avesse di speciale quel ragazzo da aver smosso l’interesse di Bethany. «Signore… – si schiarì la voce Christopher – oggi avrei dovuto prendere servizio all’ufficio stampa come collaboratore ma mi hanno detto di presentarmi qui.» Paul si appoggiò alla scrivania allargando le braccia. «Sei stato riassegnato. Lavorerai in un nuovo ufficio. Ed ora devo accompagnarti dal tuo superiore» concluse incamminandosi verso l’uscita, invitandolo con un eloquente gesto a seguirlo. Christopher iniziava a sentirsi un pacco postale che veniva spedito da un posto all’altro tuttavia non poté fare altro che rincorrerlo. Aveva accettato quella proposta nonostante le resistenze di suo padre che aveva bollato la sua scelta come un gioco. “Andare fino a Washington per fare da schiavetto a quegli idioti del governo…” Christopher si ricordava perfettamente quelle parole nonostante le avesse sepolte sotto quella coltre di entusiasmo dal quale si lasciava trascinare per ogni novità; per uno nato e vissuto nel Montana non erano molte le occasioni per varcare i suoi confini, lui era il primo della famiglia a vedere la capitale, ed il primo ad essere andato all’Università, ed ora a quella breve lista poteva scrivere di essere stato il primo Lowen ad essere entrato alla Casa Bianca. Si sentì di nuovo al settimo cielo ma quando, oltrepassando alcune scrivanie, notò il cartellino affisso alla porta che Paul aveva appena oltrepassato, si fermò rileggendo più di una volta quel nome. «Bethany MacKay… non sarà certo…». Tutta la sua baldanza scomparve come neve al primo sole. Si affacciò allo stipite della porta osservando all’interno. «Allora, com’è andato il pranzo ieri?» domandò Paul prendendo un cioccolatino dal capace vaso in bella vista. Bethany, intenta a firmare alcuni documenti che il suo assistente le porgeva a raffica non sollevò neppure lo sguardo dalle carte. «Una meraviglia. Il Presidente non ha fatto altro che inveire contro il rappresentante della minoranza al Congresso e tra una pausa e l’altra si divertiva a raccontare i suoi aneddoti sulla storia americana. Un vero spasso!» «Non doveva essere un pranzo di riconciliazione?» «Lo credevo anche io… comunque che vuoi? Sono già in ritardo di un’ora sul programma della giornata» rispose la donna porgendo l’ultimo documento all’assistente. «Quel tipo, Lowen, è qui, mi avevi detto che volevi parlargli» L’espressione torva di Bethany si addolcì quel tanto da invitare Paul a presentare il ragazzo che era rimasto sulla soglia. «Avanti, entra!» lo esortò «Beh, il mio dovere l’ho fatto. Ora vado ad occuparmi di cose serie» concluse l’uomo uscendo dalla stanza. Bethany posò le braccia sul piano della scrivania osservando il ragazzo che aveva appena oltrepassato la soglia rimanendo rinchiuso in un imbarazzato silenzio. «Lo so, Paul sa essere insopportabile ed anche scorbutico ma sa il fatto suo. Ti chiedo scusa per quella battuta» sorrise la donna esortandolo ad avvicinarsi. «Lei è… » tentennò Christopher indicando la porta. «Esatto hai letto bene. Bethany MacKay, Capo dello Staff della Casa Bianca e il tuo nome è Christopher Lowen» proseguì rialzandosi. «Sì, signora. Ora posso sapere perché mi trovo nel suo ufficio? Non credevo che prendere servizio come assistente all’ufficio stampa richiedesse un colloquio addirittura con lei.» Bethany scosse il capo rialzandosi. «Infatti, normalmente non rientra nelle mie mansioni ma mi hanno passato per puro caso il tuo curriculum e ho deciso di assegnarti un altro compito.»



Quanto vi ispira?? Io l'ho già letto, a ottobre uscirà la mia recensione

Luce <3

WWW...wednesday #81

Salve a tutti ragazzi e ben arrivati a metà settimana; come di consueto, essendo oggi mercoledì, vi illustro le mie attuali letture, quelle finite e quelle da iniziare.
Il WWW Wednesday, è una rubrica settimanale ideata da MizB (Should be Reading . nata per far sapere a voi lettori le mie letture appena concluse, quelle attuali e le prossime!!



1. What are you currently reading? Che cosa stai leggendo?


Ebbene sì, sono alle prese con l'ultimo capitolo della serie della Troisi, vi farò sapere appena lo concludo


Anche questo è in lettura e non è niente male! Vi farò sapere

2.What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?



Storia d'amore leggera, tra un uomo e una donna, lui migliore amico del fratello di lei (se avete perso la recensione la trovate QUI)


Storia in parte vera, in parte fittizia, se la volete leggere non dimenticate i fazzoletti (recensione QUI)



Apparentemente i due si odiano, ma poi.. recensione QUI se l'avete persa 


Una batterista e un graffitaro, cosa porterà loro il destino? Recensione QUI


Due migliori amici separati da una maledetta distanza; una ragazza cambiata nel profondo, un ragazzo determinato più che mai a far tornare indietro la ragazza di un tempo (recensione QUI)


Storie di una malattia che fa riflettere (recensione QUI)



Capitolo conclusivo della storia di Daniel e Luce; riusciranno a battere Lucifero in tempo? (recensione QUI)



Sette racconti della serie Fallen che risponderanno (spero) alle vostre domande che risposte non ne hanno avute (recensione QUI)


Primo di una tretralogia, che sinceramente poteva anche essere evitata.. recensione QUI


Quinto (ma apparentemente NON ultimo) capitolo della serie L'accademia del Bene e del Male; volete sapere che ne penso? (recensione QUI


Secondo capitolo della serie del Dominio (troverete la recensione la prossima settimana)


A casa avevo questo libro (diversa copertina, ma sempre stessa storia) e l'ho ripassato.. avrete la recensione la prossima settimana



Stessa situazione del Giardino Segreto.. :D


Per questa serie avrete le segnalazioni nei prossimi giorni, mentre le recensioni di questo e del secondo, di cui troverete la foto sotto, avrete le recensioni in ottobre, come anche dell'ultimo, che però devo ancora leggere :D


Come detto la recensione sarà online in ottobre, una settimana dopo il suo predecessore


Di questo invece la recensione uscirà o sabato o domenica

3. What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?



Questo in realtà sarà più un ripasso visto che l'avevo già letto e la recensione è online da un po'.. il ripasso lo considero obbligatorio, visto che dopo leggerò la novella


L'avevo detto.. dopo aver ripassato Omega leggerò la sua novella, sperando nel contempo, di non dover aspettare troppo per il secondo volume!

Nei prossimi giorni lo leggerò, così da concludere la trilogia e farvi avere le recensioni in ottobre a distanza di una settimana uno dall'altro!


Ed eccoci alla fine dell'81esimo WWW! E voi cosa state leggendo? Cosa avete finito e cosa leggerete?


Alla prossima

Luce <3

martedì 24 settembre 2019

Royal Books Edizioni, una nuova Casa Editrice nel mondo italiano


Da ottobre, arriverà in Italia una nuova Casa Editrice: La Royal Nooks Edizioni; pronti a scoprire di cosa si tratta e come funziona??


COMUNICATO STAMPA
Royal Books Edizioni è una casa editrice digitale che nasce dall’idea e dalla voglia di proporre al pubblico letture romantiche ma curate. È un progetto editoriale nuovo e che sta partendo in piccolo, ma che – senza presunzione alcuna – si pone l’obiettivo di diventare una piccola grande realtà del panorama romance italiano.
Il nome racchiude un po’ l’emblema moderno delle storie d’amore che oltre a riempire pagine su pagine nei tabloid, fanno sognare le ragazze normali. Sì, la Royal Books s’ispira, nel nome ma anche un po’ nei contenuti che pubblicherà, alle storie delle ragazze normali che sposano i loro principi azzurri, ma Royal Books è anche il senso che ha il romance: “L’amore, le storie d’amore, sono reali e regali. In tutti i sensi possibili dei termini.”
Con queste parole l’editore ha raccontato il significato che ha il romance in casa Royal Books, ma anche cosa sono le storie d’amore. Un chiaro messaggio a non sottovalutare né i sentimenti, né il genere che talvolta viene bistrattato o infangato da pregiudizi banali e il più delle volte infondati. Nella primavera del 2020 ci sarà la prima uscita del catalogo e si partirà con un romanzo brioso, nato dalla penna di una giovane autrice che già il pubblico delle lettrici romantiche ha potuto conoscere. Una storia dal sapore italo-francese grazie a due protagonisti che vi conquisteranno con la loro simpatia e il loro talento culinario. Una storia che sarà un dolce e gustoso accompagnamento verso la stagione del buon umore. Ancora pochi giorni e poi vi diremo di chi si tratta. Le notizie non finiscono qui.



Sei un autore o autrice in cerca di editore? Le valutazioni dei manoscritti sono aperte e stiamo cercando, oltre le firme già inserite nel nostro calendario, ulteriori titoli da pubblicare. Valutazione ed eventuale pubblicazione non comportano nessuna spesa per l’autore dato che Royal Books Edizioni è una casa editrice free!
Per inviare la propria opera scrivere a manoscritti@royalbooksedizioni.com
Cosa serve?
• Formato digitale del dattiloscritto (in formato .doc) presentato nella sua forma migliore.
• Nome e cognome dell'autore (oltre eventuale pseudonimo)
• Recapito cellulare
• Scheda libro (titolo, trama o sinossi, genere, indicare se standalone o se fa parte di una serie - nel caso indicare il titolo della stessa, tipo di finale (cliffhanger o autoconclusivo) e numero di volumi previsti -, numero di battute spazi inclusi)
In caso di valutazione positiva verrete contattati entro 3 mesi circa. Se la valutazione non sarà positiva il file del manoscritto verrà cestinato.
Generi che si valutano attualmente? Quasi tutti i tipi di romance: chick lit, angst, contemporanei, new adult, young adult, sportivi, musicali ecc. NO QLGBT



Hai un blog, una pagina Instagram o un canale YouTube e vuoi collaborare con Royal Books per segnalazioni, recensioni, interviste? Scrivi a ufficiostampa@royalbooksedizioni.com affinché il tuo/vostro spazio venga inserito nella mailing list.
Dove trovarci: SITO WEB: www.royalbooksedizioni.com FACEBOOK: www.facebook.com/royalbooksedizioni INSTAGRAM: www.instagram.com/royalbooksedizioni info@royalbooksedizioni.com (per richiesta generica di informazioni) ufficiostampa@royalbooksedizioni.com (per blog e stampa) collaborazioni@royalbooksedizioni.com (per i vostri CV) manoscritti@royalbooksedizioni.com (per inviare i dattiloscritti)
Royal Books, reali e regali



Per oggi è tutto, a presto

Luce <3

Segnalazione serie "Origini", Daniela Tess

Buongiorno e bentornati sul blog con la prima delle tre segnalazioni della serie "Origini"



Titolo: Un Amore Proibito – Origini
Autore: Daniela Tess
Serie: Un Amore Proibito
1° Origini
2° Orgoglio
3° Oltre
Genere: Romance, storico
Data di uscita: 1 agosto 2018












Trama

 Alyce,secondogenita del conte di Rochford, è una giovane donna di una bellezza assoluta e perfetta, molto dolce, generosa ed attenta alle esigenze degli altri. Benché sia stata educata secondo i rigidi dettami della nobiltà inglese, è molto determinata e nasconde un’indole ribelle capace di non assecondare i desideri paterni, ma di combattere per realizzare il suo sogno d’amore.

Lucas, moro ed attraente, è uno stalliere che ha vissuto una vita di stenti e privazioni tanto da diventare duro e cinico.
Di poche parole, non crede nell’amore, ha un’aria tenebrosa ed è circondato da un’aura di pericolo.

Giorno e notte, luce e ombra… potranno mai incontrarsi ed amarsi?


- link di contatto
Ig: @danielawritess
Fb: @danielawritess
Mail: info@danielatess.com



"Luce e ombra...potranno mai incontrarsi e amarsi?"


Estratto

Capitolo 1 





Inghilterra 1810 

La carrozza camminava veloce nelle strade di campagna dell’Hampshire. Presto avrebbe fatto buio, ma la giovane donna che guardava il paesaggio dal finestrino non vedeva l’ora di tornare nell’avita dimora paterna. 
Era stata lontana tre anni… tre lunghissimi anni, prima a curarsi e poi a ritrovare se stessa. Tre anni in giro per l’Europa, impegnata in un tour che di solito facevano i suoi coetanei maschi, i rampolli delle famiglie più blasonate d’Inghilterra. 
Era stata fortunata, di solito le giovani come lei non avevano la possibilità di viaggiare così a lungo e vedere le meraviglie che lei aveva visto: Roma, Firenze, Venezia, Parigi, Atene… città meravigliose, piene di cultura, di arte, di bellezza… di vita! Ma anche se aveva adorato ogni istante passato alla scoperta di tali meraviglie, una sottile ma sempre presente nostalgia di casa l’aveva accompagnata. 
Ora finalmente avrebbe rivisto i suoi cari. Chissà Arianne quanto era cresciuta! E suo padre? Sperava che i suoi impegni nel Parlamento non lo avessero stancato troppo. Sua madre sicuramente l’avrebbe abbracciata e inondata di parole fin dal primo istante! E suo fratello? Ci sarebbe stato anche lui? Molte, troppe domande le affollavano la mente. 
Un leggero sorriso le increspò le labbra man mano che pensava a ciò che l’attendeva a casa. Certo anche una sottile inquietudine si mescolava all’eccitazione del rientro. Ormai aveva compiuto ventuno anni; sarebbe dovuta essere già sposata e con un bambino. 
Una ruga le corrugò la bella fronte: chissà se suo padre aveva deciso qualcosa in tal senso. Sperava di no, non era pronta a “fare il suo dovere”. Non era pronta a sposare uno sconosciuto e dargli un erede. Forse nel suo piccolo, ingenuo animo di bambina, ancora credeva in un sogno. Anche dopo tutto quello che era successo ancora pensava, sperava, di poter incontrare qualcuno… qualcuno che fosse adatto a lei, che la apprezzasse, che la stimasse, che la amasse. Che stupida che era! Che povera sciocca stupida! Possibile che il passato non le avesse insegnato nulla? Irritata con se stessa tirò la tenda del finestrino; meglio riposare. 
Non mancava molto ormai. Guardò la sua cameriera e sua zia, che aveva condiviso quel viaggio con lei e le aveva fatto da “chaperon”: come dormivano beate! Sorrise. Si sentiva felice e carica di attese anche se di fronte aveva un futuro più incerto che mai. 


Mellington House, dimora del conte di Rochford 

Era arrivato finalmente! Fissò lo stemma della residenza del conte. Un ciuffo ribelle dei suoi lunghi capelli neri gli scivolò sulla fronte. Irritato se lo tolse dagli occhi. Doveva entrare e cercare John Woods. 
Varcò il cancello e si incamminò a piedi attraverso il parco enorme, lungo il sentiero di alberi secolari. Sentiva le gambe rigide e indolenzite. Per risparmiare dei soldi non aveva potuto noleggiare che un vecchio ronzino e neanche per tutto il viaggio! Un sorriso amaro gli si formò sulle labbra. Era la storia di sempre, la storia della sua vita, la vita di un figlio di nessuno, di “un bastardo”. Ma perché continuava a prendersela? Non aveva forse passato gli ultimi due anni tra umiliazioni, risse e privazioni di ogni tipo? Forse qualcosa presto sarebbe cambiato o almeno lo sperava. Forte di quel proposito accelerò l’andatura. 
A un certo punto, mentre si trovava vicino una siepe di bosso vide arrivare una carrozza. Accidenti! Proprio ora che doveva recarsi nelle scuderie per parlare con John! Si nascose e attese. Non voleva testimoni al suo incontro con il vecchio amico del padre. Era importante che nessuno lo vedesse o sapesse che si era recato lì. 
Intanto la carrozza si fermò davanti all’ingresso principale della ricca dimora ottocentesca. «Alyce, Alyce… finalmente!» esclamò una ragazza scendendo le scale di corsa. Non diede quasi tempo al valletto di aprire lo sportello che si gettò tra le braccia di una giovane donna. 
«Tesoro, sono qui! Sono tornata! Ari… come stai? Ma guardati! Quanto sei cresciuta! mi sei mancata». Alyce sentì che la gioia del momento la ripagava del faticoso viaggio. 
«Anche tu mi sei mancata moltissimo!». 
Mentre le due ragazze ridevano e piangevano insieme, il giovane uomo bruno sorrise amaramente. Che scena patetica! Non avrebbe mai sopportato gente come quella. Gente nobile, ricca, viziata, senza un problema al mondo. Gente il cui massimo problema era quale vestito indossare alla festa o scegliere l’accompagnatore della serata. Una fitta alle gambe gli ricordò la sua stanchezza e con essa aumentò la rabbia. I suoi occhi scuri divennero ancora più freddi ed enigmatici. 
Mentre cercava un modo per sgattaiolare nelle scuderie, la giovane donna appena arrivata si voltò e per la frazione di un secondo lui rimase senza fiato. 

Capitolo 2 





Mentre parlava con la sorella (almeno lui presumeva fosse tale, vista la straordinaria somiglianza), la giovane donna bionda, con un gesto meccanico, si tolse il cappello. 
Improvvisamente per Lucas fu come ricevere un pugno nello stomaco: un ovale perfetto, con un incarnato di porcellana, si rivelò a lui. Un viso a cuore, incorniciato da lunghi capelli biondi che scendevano in morbidi boccoli sulle spalle. Aveva gli occhi più azzurri che lui avesse mai visto… sembrava un angelo. 
Lucas non credeva in sciocchezze come il Paradiso; era troppo cinico e troppo vecchio per cullare ancora illusioni del genere ma in quel momento pensò che se gli angeli avessero avuto un volto, sarebbe stato quello. Era bellissima, la donna più bella su cui avesse mai posato gli occhi. Si riscosse, improvvisamente infastidito da se stesso e dalla piega che stavano prendendo i suoi pensieri. Cosa diavolo stava farneticando? Era venuto fin lì con uno scopo ben preciso. Doveva solamente parlare con John e poi se ne sarebbe andato, pronto a tornare nella fogna dalla quale era venuto. Non c’era posto nella sua vita per sogni e sciocchezze simili. Aveva una missione da compiere e, fosse stata l’ultima cosa della sua miserabile vita, l’avrebbe portata fino in fondo. 
Alyce rabbrividì e si guardò intorno. Una strana sensazione si era impadronita di lei. Perché aveva tremato? E perché sentiva di essere osservata? Si guardò intorno ma non vide nessuno, tuttavia quel brivido di consapevolezza non l’abbandonò. 
«Aly, che c’è? Hai freddo?» 
«Non è nulla Ari, davvero. Forse l’aria sta rinfrescando. Andiamo a salutare nostra madre, va bene? Non vedo l’ora di riabbracciare lei e nostro padre… stanno bene? Devi raccontarmi tutto, in fondo sono tre anni che non ci vediamo». Le due sorelle salirono l’ampia scalinata e si recarono in casa, le teste vicine, complici. Sembravano molto felici. 
Lucas le guardò fin quando non sparirono in casa. Riscuotendosi da quella pazzia, uscì dal suo nascondiglio e si avviò verso le scuderie. Avrebbe trovato John e presto sarebbe tornato a Londra, ripeteva a se stesso. Aveva guardato il sole e ne era rimasto abbagliato. Un’esperienza inusuale per lui… e straordinaria per certi versi. Ora poteva pure tornare nel buio. 


Tenuta di Mellington House 

«Ragazzo mio, che piacere vederti!!!» John lo accolse con calore ed affetto. «Lasciati guardare! Quanto sei cresciuto! Ricordo quando eri un frugoletto così…» e dicendolo, indicò con il braccio. 
«Anch’io ti trovo bene» rispose Lucas. 
Era vero, sembrava che per John il tempo si fosse fermato. Aveva ancora un fisico asciutto, era abbronzato, forse a causa delle molte ore di lavoro all’aria aperta e i suoi capelli castani erano solo leggermente più radi. 
«Qual buon vento ti porta a Rochford House?» chiese intanto l’uomo. 
«Mi serve un lavoro» rispose «Mi serve subito e volevo sapere se tu fossi a conoscenza di un posto libero, in qualche ricca tenuta nei dintorni di Londra. So fare di tutto: stalliere, fabbro, maniscalco. Mi arrangio e non ho paura della fatica». 
Mentre parlava con John, Lucas gli volse le spalle, timoroso che il vecchio stalliere carpisse più di quanto lui fosse disposto a rivelare. 
L’uomo si grattò il mento, pensieroso. «Figliolo, sei fortunato! Proprio oggi il ragazzo che accudiva i cavalli se n’è andato. Potresti restare qui, come mio aiutante. Sai che ti tratterei come un figlio e la paga è buona. Cosa ne dici?» 
Nel sentire quella proposta, Lucas si irrigidì. «Qui? Non lo so…» 
Mentre rispondeva, il pensiero corse, con suo sommo fastidio, a lei. Non sapeva perché lavorare a casa di quel “raggio di sole” lo infastidisse così tanto. In fondo, lei era “nulla”, una donna, una delle tante, solo più inavvicinabile di altre… se anche lui avesse voluto averci a che fare, cosa che davvero non desiderava. 
«Fa’ come credi ma nessun padrone è così generoso come il conte di Rochford, te l’assicuro» continuò John «E poi, come mai non vorresti lavorare qui? Se è solo un lavoro che cerchi, dove troveresti di meglio? A meno che tu non mi stia nascondendo qualcosa». 
L’uomo lo guardò con sospetto, cercando di decifrare la maschera impenetrabile che era il volto di quel ragazzo che conosceva fin da bambino. Lucas si passò una mano tra i capelli, gesto che faceva sempre quando era nervoso o quando prefigurava l’arrivo di una catastrofe, come in quel momento. 
«Ma no John, cosa ti salta in mente? Che motivi dovrebbero esserci? Volevo solo trovare un posto a Londra, mentre qui siamo in campagna. Comunque so che durante “La Stagione” questi ricconi si trasferiranno nella loro dimora londinese… non devono forse “vendere” le loro figliole al miglior offerente? Comunque mi hai convinto, resterò qui». 
Cercava di nascondere, con il sarcasmo, la crescente sensazione di disagio che lo stava irritando e non poco. Lucas Smith non era un codardo, non era mai scappato in vita sua di fronte a nulla, figuriamoci se avesse cominciato a farlo ora. Per chi poi? Per una donna? Non doveva preoccuparsi. Era lei, casomai, che avrebbe fatto meglio a non incrociare mai la sua strada. 





"Qualsiasi fosse stato il suo destino lei sarebbe stata sempre la moglie di Lucas nel suo cuore... nessuno avrebbe potuto cancellare quei ricordi..  lui era l'unico uomo della sua vita.. l'unico amore.. l'unico a cui aveva voluto concedersi spontaneamente..."

Allora?? Quanto vi intriga?? Sappiate che ho già letto questo libro e che presto avrete la mia recensione

A presto

Luce <3