Autrice: Bonnie Garmus
Titolo: Lezioni di chimica
Prezzo: 14,25 e-book 8,99
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Trama
1952: Elizabeth Zott è una giovane chimica che lavora come ricercatrice in California, in un ambiente ferocemente maschilista che mina il suo talento sabotandola, mettendola a tacere o approfittandone per il prestigio altrui. C'è solo un uomo che ammira la sua determinazione: Calvin Evans, genio della chimica in odore di Nobel, con il quale nasce un sentimento puro di stima e comprensione, tra condivisione di formule e attrazione fisica. Ma la vita, come la scienza, è soggetta a grandi e piccole trasformazioni, e qualche anno dopo ritroviamo Elizabeth, madre single, conduttrice di enorme successo di "Cena alle sei", un programma di cucina innovativo che unisce ricette a digressioni scientifiche. Ma soprattutto scopriamo che Elizabeth ha trovato uno spazio suo, un posto per far risuonare la propria voce e aprire gli occhi all'universo femminile delle sue ascoltatrici: perché la sua è la storia di una donna che cade e si rialza, che ribalta gli schemi e costruisce per sé un nuovo percorso, nonostante tutto.
Recensione
La protagonista di questa storia è Elizabeth Zott, una chimica che lavora all’Hastings Research Institute negli anni ’50 e che ogni giorno si scontra con un ambiente fortemente maschilista che denigra e sminuisce tutto quello che lei fa.
Elizabeth però è una donna che crede nelle proprie capacità e non si arrende, sa quanto vale e cerca di non dimenticarlo mai, neanche quando si ritrova ad affrontare giorni davvero difficili. Elizabeth è una persona preparata, una persona che ha studiato e che vuole fare ricerca.
La sua esistenza è continuamente messa alla prova e Bonnie Garmus ce lo ricorda pagina dopo pagina, perché nella quotidianità sembra che a Elizabeth non sia mai permesso un sospiro di sollievo.
Con una scrittura accattivante e una protagonista magnetica, Lezioni di Chimica si rivela un libro eccellente che affronta tantissimi temi, dal maschilismo dirompente all’avarizia della Chiesa, dall’essere una madre single all’affermazione e il riconoscimento in ambito lavorativo.
Elizabeth è una donna che non cede e anche di fronte all’amore non perde la sua identità e afferma le sue idee; il rapporto con Calvin nasce e si evolve nel rispetto reciproco, nonostante Calvin stesso a volte si ritrova a superare il limite, nel tentativo di farla accettare sul posto di lavoro.
Eppure è proprio sul posto di lavoro che viene ostacolata in tutti i modi, soprattutto in seguito all’evento che sconvolgerà la sua vita.
L’autrice però sa che vuole parlare al lettore di una protagonista in grado di rialzarsi e di parlare alle donne, così vediamo Elizabeth in Cena alle sei, un programma di cucina che, grazie alle nozioni di chimica, ribalta ogni convinzione e riesce a far capire a molte donne che non valgono meno degli uomini.
Cena alle sei è quel programma che sovverte la teoria secondo la quale le donne debbano essere considerate solo all’interno dell’ambiente domestico, come se quello spazio non possa essere riempito dalla conoscenza.
Con Cena alle sei, Elizabeth invita le donne a ribellarsi, a far valere le proprie idee, le proprie aspirazioni e diritti, a dar voce ai propri talenti.
Ovviamente negli anni diverse figure si affiancano ad Elizabeth, lasciando un segno importante nella sua vita.
Calvin è l’amore di Elizabeth e allo stesso tempo l’elefante nella stanza. La sua fama, la sua bravura e il suo essere uomo rischiano di oscurare Elizabeth, che invece lotta per affermarsi, nonostante le terribili esperienze da lei vissute.
Il legame che si crea poi con Harriet è veramente bello, un vero rapporto di amicizia, solidarietà tra persone dello stesso sesso.
Mad poi è un vero personaggio; una bambina che afferma le sue convinzioni e che non si lascia spaventare da nulla quando sa di avere ragione.
È anche un libro pieno di personaggi spregevoli come Donatti o Lebensmal e poi c’è la Signorina Frask, una donna parte dell’ingranaggio maschilista sul lavoro, che è riuscita a farmi notevolmente innervosire e che dimostra che in quegli anni è difficile ci sia solidarietà tra donne sul posto di lavoro, anzi l’invidia la fa da padrona e quando si vuole conoscere qualcuno lo si fa solo per sfruttare poi le sue debolezze. C’è però da dire che la Signorina Frask ci riserverà grandi sorprese.
Anche Elizabeth Zott era una che se le legava al dito, solo che le capitava soprattutto con una società patriarcale fondata sull’idea che le donne valessero meno degli uomini. Che fossero meno capaci. Meno intelligenti. Meno creative. Una società convinta che gli uomini dovessero andare a lavorare e fare cose importanti come scoprire pianeti, sviluppare nuovi prodotti, promulgare leggi, mentre le donne dovevano restare a casa ad allevare i figli.
Questo libro mi è piaciuto tanto perché con una scrittura brillante quanto la sua protagonista è riuscito a raccontare non solo della condizione delle donne negli anni ’50 e ’60, ma anche della convinzione degli uomini di essere al di sopra delle donne, tanto da poter dare loro la responsabilità e la colpa di eventi che invece sono imputabili solo all’ego maschile.
E infine due parole sulla Chiesa, un’istituzione fatta a pezzi dall’autrice, che ci racconta del sistema di accoglienza degli orfani, degli abusi, dello sfruttamento per avere dei fondi. Una Chiesa meschina che non s’interessa dei bambini, che guarda al proprio portafogli e che non si fa scrupoli a negare una famiglia ai bambini, soprattutto quando c’è un ritorno economico.
Erano trent’anni che in confessione raccontava che il marito beveva e bestemmiava, e che oltre al fatto che non metteva mai piede in chiesa la trattava come la sua schiava personale e la insultava. E da trent’anni il prete annuiva e le spiegava che, pur essendo fuori questione il divorzio, comunque poteva fare molte cose. Per esempio, chiedere nelle sue preghiere di riuscire a diventare una moglie migliore, oppure farsi un bell’esame di coscienza per capire come mai turbava così tanto il marito scatenando le sue reazioni o, ancora, prendersi più cura del suo aspetto.
L’autrice però decide di regalare un finale eccellente al lettore, in grado di farlo esultare. Io avrei voluto battere il cinque a Elizabeth, commossa dalla piega che prendono poi gli eventi. La menzione d’onore va poi a Seiemezza, un cane fantastico, un membro della famiglia a tutti gli effetti, che vi conquisterà con il suo acume, la sua dolcezza e la sua resilienza, soprattutto nei momenti più difficili.
Insomma, non potete non leggere Lezioni di Chimica, un libro che vi conquisterà dalle primissime pagine, con un ritmo narrativo incalzante, che non cede mai alla noia.
Un libro che non vorrete abbandonare.
Amerete Elizabeth Zott e la sua matita 2B.
Alla prossima
Luce <3


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