sabato 11 febbraio 2023

Black Out - Vite sospese - serie tv (recensione)

 Buongiorno, oggi vi parlo di una serie tv in onda su rai 1 dal 23/1



Titolo: Black Out - Vite sospese

Paese: Italia, Germania

Anno: 2023

Formato: serie tv

Genere: drammatico, giallo, thriller

Stagioni: 1

Episodi: 8

Durata: 50 min (episodio)

Lingua originale: italiano



Informazioni

Black Out - Vite sospese è una serie televisiva italo- tedescadiretta da Riccardo Donna, trasmessa in prima visione e in prima serata su Rai 1 dal 23 gennaio al 6 febbraio 2023.




Trama

Le vicende si svolgono durante le vacanze natalizie nella Valle del Vanoi, in Trentino. Qui, i clienti del lussuoso albergo e i residenti del paesino nel piccolo ed esclusivo polo sciistico rimangono tagliati fuori dal mondo a causa di una valanga che impedisce l’arrivo dei soccorsi tramite l’unico passo che porta alla valle: il paese è isolato, l’elettricità saltata, le comunicazioni interrotte.

In attesa dei soccorsi, quella che avrebbe dovuto essere una piacevole vacanza diventa una trappola che porterà a galla segreti, identità celate, ambigui professionisti pronti a tutto e la presenza di un assassino. La valanga costringe vacanzieri e residenti nel piccolo paese a vivere un’esperienza unica che li obbligherà a fare i conti con sé stessi e con gli altri.





Recensione

I primi episodi della fiction hanno rapito il pubblico grazie ad un sapiente mix di suspense, thriller, family drama, e un pizzico di fantascienza. D’altra parte, il finale di stagione ha lasciato troppo spazio all’immaginazione dello spettatore: poche risposte e molte domande.

Il settimo episodio della prima stagione di Blackout – Il peso della verità – si apre con un flashback. Scopriamo che Irene (Caterina Shulha) è una ex prostituta che Rocco, il fratello di Giovanni (Alessandro Preziosi) aveva ingaggiato per sedurre Marco – al fine di arrivare a Claudia – in cambio della libertà. Un colpo di scena di cui è a conoscenza solo Giovanni, il quale è deciso a non raccontare nulla: “se io affondo, affonderai con me”. Nel frattempo Lidia (Aurora Ruffino) è determinata a scoprire la verità sul piccolo Hamid, sicura di contare sul sostegno di Karim (Mickael Lumiere) che invece le rema contro, temendo di finire in carcere per traffico di migranti.          

Riccardo (Federico Russo) dopo una serie di scoperte sconcertanti, comincia ad avere seri dubbi sull’innocenza di suo padre riguardo il tentato omicidio di Claudia e l’assassinio di Max. Simultaneamente, gli ospiti dell’hotel – alla scoperta che nessun soccorso è pronto a giungere in loro aiuto – non riescono più a gestire la rabbia. Ma c’è una buona notizia: Elena sembra essere sul punto di svegliarsi.

Veniamo, infine, all’ultimo episodio: Rivelazioni che – come suggerisce il nome – avrebbe dovuto chiudere, almeno in parte, il cerchio dei misteri. Sono passati ormai dodici giorni dalla valanga. Giovanni, messo alle strette dal figlio, si decide a raccontagli tutta la verità sul suo passato. Nel frattempo, Lidia sceglie di indossare di nuovo l’uniforme e, grazie ad un disegno fatto da Hamid, scopre che c’è Karim dietro il rapimento del bambino e lo arresta, imputandogli anche l’omicidio di Max. Il giovane, deciso a trovare una via di fuga, ruba l’attrezzatura per il parapendio di Lorenzo, prende in ostaggio Claudia, e raggiunge una vetta. Tuttavia, il suo piano viene ben presto sventato grazie all’intervento del resto del gruppo. Karim, messo alle strette, si punta una pistola alla testa ma il suo gesto viene interrotto da Giovanni, che confessa davanti a tutti di essere lui ad aver cercato di uccidere Claudia. Il protagonista viene così portato in albergo e rinchiuso, mentre Karim approfitta della caotica situazione per fuggire con la motoslitta.


In hotel, arriva una comunicazione via radio alla quale risponde Ruggero che, a sorpresa, viene sgozzato da Umberto prima che possa fornire ai soccorsi indicazioni più precise. L’uomo non si accorge però che la figlia ha assistito al suo gesto disumano; la piccola fugge via ma viene rincorsa dal padre, che le spiega che ha dovuto farlo per proteggerla, perché il mondo come lo conoscono loro non esiste più. L’episodio si conclude con l’apparizione in cielo di una strana aurora boreale, mentre la figlia di Giovanni si risveglia improvvisamente.

Per fortuna Il produttore della fiction, Luca Barbareschi, ha confermato che la seconda stagione dello show è attualmente in lavorazione“è una serie fuori dal comune, irrinunciabile se hai la fortuna che ti venga offerta.” A questo punto possiamo ipotizzare che i nuovi episodi arriveranno sul piccolo schermo intorno al 2025, in quanto la produzione ancora non è partita ufficialmente. 


Veniamo ora all’analisi del finale di stagione di Blackout – Vite sospese partendo da quello che è il grande colpo di scena della serie: un finale apocalittico. Come scritto sopra, negli ultimissimi minuti, scopriamo che, lontano dalle alture, sta succedendo qualcosa di oscuro e terribile, che porrà fine al mondo come lo conosciamo. In realtà, un piccolo indizio in tal senso ce lo aveva fornito il pilota dell’elicottero russo che, pochi istanti prima di morire, continuava a ripetere konets-veta, traducibile in italiano come la fine del mondo. Potrebbe essere questa la ragione per cui i soccorsi non siano mai giunti nella Valle del Vanoi: che siano proprio gli ospiti dell’hotel gli unici sopravvissuti ad un disastro apocalittico? O magari gli unici in grado di salvare l’umanità prima che sia troppo tardi?

Cinematographe.it

Nonostante il grande colpo di scena di Blackout – Vite sospese sia davvero interessante, non possiamo non notare un difetto di scrittura simile ad un altro mystery-drama di casa Rai: Sopravvissuti, fiction con protagonista Lino Guanciale. Anche in questo caso, la sceneggiatura intrigante non ha saputo rispondere al più grande interrogativo della serie, lasciando lo spettatore “a bocca asciutta”. È lecito dunque chiedersi se gli sceneggiatori abbiano una visione d’insieme dei progetti proposti o se, al contrario, ragionino per piccoli passi, “improvvisando” plot twist privi di logica. Infatti, nonostante alcuni indizi suggerissero sin dal principio che in Blackout – Vite sospese ci saremmo trovati di fronte a qualcosa di simile ad una apocalisse, i tempi non sono stati gestiti nel migliore dei modi. Sarebbe stato più opportuno inserire alcune scene che amplificassero una sensazione paranormale, piuttosto che concentrarsi eccessivamente su storyline poco funzionali alla trama. Ad esempio, la vicenda di Karim e Hamid, presa singolarmente, non è ben amalgamata con il resto del racconto. Se la serie si fosse dedicata seriamente alla denuncia delle situazioni disumane che molti immigrati clandestini sono costretti ad affrontare – dedicando, magari, a questo caso specifico un intero episodio – probabilmente sarebbe stata molto più incisiva, potendo contare, soprattutto, sul personaggio di Lidia.


A tal proposito, in un primo momento la fiction sembrava potesse anche rappresentare un punto di svolta nelle narrazioni tipiche delle fiction Rai. Lidia e Claudia, infatti, sono due donne in posizioni di potere forti che, tuttavia, non sono sostenute da una scrittura efficace. L’eroina interpretata da Aurora Ruffino – unica rappresentante delle forze dell’ordine nella valle in seguito alla morte del maresciallo, nonché suo amante e padre del bambino che porta in grembo – è fin troppo insicura riguardo le sue capacità – toglie e mette l’uniforme, spesso indirizzata da commenti e suggerimenti degli altri personaggi – e il suo fiuto investigativo è discutibile. Inoltre, molte delle azioni di cui lei è protagonista non vanno a buon fine. Un esempio? Si fa imprigionare da Karim nella stessa cella dove lo aveva rinchiuso.           
Claudia (Rike Schmidt) ha invece il problema opposto: è troppo perfetta, ha un’etica incrollabile, nonché delle capacità disumane, dimostrando di essere specializzata in tutti gli ambiti della medicina, perfino quella legale! Insomma, davvero poco sviluppata psicologicamente.

Restando sul tema di sbandate che potevano essere tranquillamente evitate, perché seppellire i morti sotto la neve, senza un’autopsia o senza dare la possibilità ai familiari delle vittime di fare un funerale? E soprattutto, come fa l’albergo a possedere lapidi già pronte con nome e cognome? Sono piccolezze evitabili ma che, lasciate lì, fanno sembrare l’opera poco attenta ai dettagli, sciatta.  



Per concludere, è giusto mettere in luce i punti forti dello show: la fotografia – che valorizza i panorami mozzafiato del Trentino – e la colonna di Mattia Donna & La Femme Piège, davvero coinvolgente e riconoscibile.    
Adesso, non ci resta che attendere la seconda stagione di Blackout – Vite sospese per scoprire se tutti gli interrogativi rimasti aperti avranno una risposta.



La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3








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