giovedì 1 novembre 2018

Recensione "16 ottobre 1943", JD Hurt

Autrice: JD Hurt
Titolo: 16 ottobre 1943
Prezzo: 0,00 (kindle unlimited)
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Un nazista non mente mai. Forse perché mente di continuo a se stesso.

Trama

La mia vita comincia a Roma in un elegante palazzo di fronte al Circo Massimo nel 1926, ma trova compimento il 16 ottobre del 1943 al Portico D’Ottavia, nel ghetto di Roma. Non scordatevi questa data. E’ il giorno in cui l’esistenza così come la conoscevo è terminata per sempre. E’ il giorno in cui l’anima di un’ebrea ha smarrito i confini nel vuoto denso di sangue di un nazista.
Io sono Dalia Algranati. Sono quell’ebrea. Lui è Christian Shlesinger. Ed è quel sangue.
 La mia vita comincia nel 1924 fra i boschi della Baviera, viene spezzata sei anni dopo nello stesso luogo per poi frammentarsi ancora in Italia il sedici ottobre del 1943 al ghetto ebraico di Roma. Vorrei scordare questa data, ma non posso. E’ il giorno in cui la guerra del mondo è divenuta aspra battaglia nel mio corpo. E’ il giorno in cui il sangue di un’ebrea ha colmato di veleno le vene di un nazista.
Io sono quel nazista. Christian Shlesinger. E lei è il veleno. Dalia Algranati.



Per un istante ho vuotato la mente; non ho sentito un cazzo se non la voce
del mio credo che gridava: schiaccialo, schiaccialo, schiaccialo! Tanto è
questione di ore. Lo farai tra pochi giorni. Dopo quella presa per il culo sull’oro
dei giudei.



Recensione


Certe narrazioni e quindi i romanzi in cui ci sono le suddette narrazioni, ti entrano dentro per non uscirne più; alcune sono di quelle che ti lasciano segni indelebili dentro, come è appena successo a me, leggendo 16 ottobre 1943 di JD Hurt.
I fatti descritti sono realmente accaduti, i personaggi Christian e Dalia sono ispirati a personaggi realmente esistiti, così come lo è la migliore amica di Dalia; altri due personaggi sono realmente esistiti e non gli sono stati cambiati i nomi. La storia di Christian e Dalia è una storia tormentata, che diventerà d'amore, ma tutta narrata sullo sfondo della strage del 1943; ho pianto, urlato, mi sono ritrovata a odiare ora più che mai l'ormai belle che morto Hitler; per non parlare di Mussolini e gli altri cretini (scusate il termine) che hanno dato vita a quell'orrore dei campi di sterminio.
Christian è un nazista segnato da tanti segreti (che dovrete scoprire SOLO leggendo il romanzo), è diventato quello che è, proprio a causa di ciò che ha passato; Dalia è un ebrea che si ritrova senza genitori e in balia di Christian; i due stravolgono l'uno la vita all'altra e viceversa.
Elena, di cui JD Hurt è l'alter ego, è andata a studiare e scavare nel passato della storia del nostro paese, per scrivere questo romanzo, quindi, come dice lei stessa, la maggior parte della narrazione riguarda fatti REALI, accaduti negli anni '30 e '40; ciò che viene narrato dalle bocche dei protagonisti è pura e semplice VERITA'. Ve l'ho detto, questo romanzo è talmente ben scritto, narra cose TALMENTE REALI che ti resta dentro, ti lacera l'anima nel profondo, ti fa urlare come poche volte succede. perché non è da tutti gli autori narrare vicende così dolorose; Elena ha trovato la forza di farlo e per questo si merita il successo che sono sicura pian piano riceverà! 

Il rastrellamento del ghetto è un altro fatto reale che, come tutti i fatti reali descritti in questo romanzo, NON POSSIAMO E NON DOBBIAMO DIMENTICARE, NE' ORA NE' MAI!
Fossi in voi leggerei questo romanzo anche solo per dare un'occhiata al nostro passato, per capire fino a che punto il nostro paese è stato plagiato, maltrattato e tanto altro, da due vipere come Hitler e Stalin (che per mia fortuna non leggeranno mai questo mio parere). Bambini innocenti hanno perso la vita e solo perché avevano sangue EBREO nelle vene. 
Non dirò altro perché mi sembra di aver già detto troppo; concludo ribadendo ciò che ho già detto: Elena ha avuto tanto coraggio a studiare tutto questo, ma ne ha avuto altrettanto a riportarlo nero su bianco per farcelo leggere.




La mia valutazione
5





Ed io mi sono domandato: cosa sogna un bambino ebreo? Deve sognare la
vita prima della vita stessa. E’ troppo piccolo per sognare qualcos’altro. Come
me che, nonostante la mia età, sono troppo vecchio per sognare il futuro. In

fondo ci somigliamo: anch’io sogno la vita prima della guerra.

2 commenti:

  1. Sono d'accordo con ogni tua parola scritta!! Anche a me è piaciuto davvero molto, sebbene gli ho assegnato una stellina in meno. Ho un debole per le altre storie dell'autrice, ma anche questo suo progetto a mio avviso è stato alquanto riuscito ☺☺

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  2. Condivido, anche s enon ho letto il libro, le tue parole.
    Mai dimenticare ciò che è stato!

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