martedì 20 ottobre 2026

Recensione serie "I Bastardi di Pizzofalcone", Maurizio De Giovanni


Autore: Maurizio De Giovanni
Titolo: Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone

Serie: I Bastardi di Pizzofalcone #10

Prezzo: 13,30  e-book 9,99

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Serie I Bastardi di Pizzofalcone:

1)Il metodo del coccodrillo

2)I Bastardi di Pizzofalcone

3)Buio per i Bastardi di Pizzofalcone

4)Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone

5)Cuccioli per I Bastardi di Pizzofalcone

6)Pane per I Bastardi di Pizzofalcone

7)Souvenir per I Bastardi di Pizzofalcone

8)Vuoto per I Bastardi di Pizzofalcone

9)Nozze per I Bastardi di Pizzofalcone

10)Fiori per I Bastardi di Pizzofalcone

11)Angeli per I Bastardi di Pizzofalcone

12)Pioggia per I Bastardi di Pizzofalcone

13)Figli per i Bastardi di Pizzofalcone



Trama

È una splendida mattina di primavera, la città è illuminata da una luce perfetta, nell’aria l’odore del mare si mescola al profumo del glicine, della ginestra, dell’anemone. Della rosa. Come può venire in mente di uccidere qualcuno in un giorno come questo, in un posto come questo? Savio Niola, proprietario di uno storico chiosco di fiori, è stato ammazzato. Un delitto che sconvolge Pizzofalcone, perché l’anziano era amato da tutti nel quartiere. Lo consideravano una specie di «nonno civico», che non avendo una famiglia propria si prodigava per quelle degli altri. Aiutava i giovani spingendoli a studiare, cercando di tenerli lontani da strade senza ritorno; chiunque si rivolgesse a lui poteva contare su una parola gentile, su un po’ di attenzione, se necessario su un sostegno materiale. Eppure è stato letteralmente massacrato. Chi può avere tanto odio, tanta rabbia in corpo da compiere un gesto simile? Poco tempo prima l’uomo si era esposto contro il racket che taglieggia i commercianti della zona, ma la pista della criminalità organizzata non convince i Bastardi, ancora una volta alle prese con un caso difficile da cui, forse, dipendono le sorti del commissariato. Un commissariato che, per loro, è ormai molto più di un luogo di lavoro. Come per Savio era il suo chiosco.


Recensione

Un bellissimo incipit lungo un capitolo, interamente dedicato alla primavera, dove vengono coinvolti tutti i sensi del lettore, portato a volo d’uccello dall’alto fino a planare tra i vicoli, fino alla piazzetta dove c’è il chiosco di un fioraio, per mostrargli il contrasto stridente tra la languida bellezza della nuova stagione e il sangue, la cattiveria, il delitto. Così il lettore è subito incatenato a questo romanzo, uno dei più affascinanti di Maurizio de Giovanni, dalla prima pagina lirica al finale scandito dal ritmo dell’anafora. Fiori e ancora fiori per ricoprire di colori e di profumo le miserie umane, per parlare, col loro linguaggio, dei dolori e soprattutto dell’amore. Un fiore diverso per ciascuno degli otto protagonisti Bastardi e sono sicura, uno offerto a ogni lettore.

“Rinunciate una meta, se siete a Pizzofalcone in primavera. Diventate sensoriali, andate a vela. Affidatevi alla pelle, alle orecchie, al naso”.

È possibile scrivere una crime story usando toni lirici e contemporaneamente rimanere aderenti alla realtà dei fatti, all’argomento cruento, al genere letterario. È possibile cambiare tonalità e colore da un romanzo all’altro e a seconda del personaggio, andare dal dramma, al melodramma, alla lirica, alla poesia e anzi, all’interno di un solo libro cambiare tonalità nei vari capitoli a seconda del personaggio che sale in scena.
C’è un legame forte tra lo scrittore e i suoi personaggi, da cui si fa condurre nella storia, in cui si immedesima a tal punto da soffrire e gioire con loro, cambiando la sua voce a seconda di quello che accade loro, tante volte quante sono le loro personalità. Credo che l’autenticità dei sentimenti che rappresenta sia una delle ragioni per cui ogni scritto di Maurizio de Giovanni attrae e avviluppa il lettore in una sorta di fascinazione per la sua opera.
Nella serie dei Bastardi assistiamo a un’evoluzione degli otto protagonisti: il lavoro di squadra si sta consolidando, non sono più gli individui sbagliati capitati per caso in un commissariato in fase di chiusura, con ferite profonde difficili da sanare: anche se non sono amici e ognuno continua la sua strada personale, indipendentemente dagli altri, ora nel lavoro formano un’unità, si fidano l’uno dell’altro, ragionano in collettivo, in un brainstorming che risulta molto efficace per risolvere i casi. 
Del resto si sa, il tutto è maggiore della somma delle parti.
La serie dei Bastardi è quindi corale, polifonica, otto voci formano un’orchestra affiatata, accompagnati dal coro e dai suoni di un quartiere che sta nel cuore di una città polifonica: ne risulta un bel  concertato, caratteristico del melodramma che tanta parte ha avuto nella cultura cittadina.
Nell’incontro precedente con Maurizio de Giovanni, in occasione dell’uscita di “Troppo freddo per Settembre” gli avevo chiesto cosa vede sente prova e pensa quando gira per le strade di Napoli , sempre protagonista, non secondaria, dei libri dello scrittore, davvero innamorato della sua città. In “Fiori” ci fa assaporare assieme a lui, come e forse più di sempre, l’atmosfera dei vicoli di quella città dai mille volti, dai mille suoni, dalle mille emozioni: così multiforme da sfuggire a ogni classificazione rigida. 
Un altro tema caro a de Giovanni si sviluppa ampiamente in questo romanzo: l’amore in tante manifestazioni, perché tutti i personaggi di questo romanzo corale sono alle prese con i problemi del cuore, ognuno diverso, sempre doloroso. Si intuisce, da tutti gli scritti, che l’autore conosce bene quello che descrive, sa entrare empaticamente nell’anima di donne e uomini travolti dalle emozioni più forti, perché ha provato sulla sua pelle il dolore e la passione.
La narrazione della storia personale dei protagonisti sembra a volte prendere il sopravvento rispetto alla trama gialla. Si parla di un omicidio perché Eros e Thanatos non sono disgiunti, perché i Bastardi sono una squadra di poliziotti, ma l’indagine va di pari passo col romanzo dei Bastardi e con la storia del quartiere di Pizzofalcone, un villaggio nella città. 
Un fioraio, molto amato in tutto il quartiere, viene massacrato. Un gesto inspiegabile: era un uomo dolce, gentile, una specie di “sindaco morale” e nel suo chiosco, una specie di biblioteca vegetale, non c’erano libri ma tante storie sue e della gente che gliele raccontava. La sua natura è in netto contrasto con la sua morte violenta e ben presto viene accusato un ragazzo albanese, che l’uomo proteggeva, a cui pagava gli studi. 
Il tema del pregiudizio emerge subito: gli dà corpo un personaggio macchietta come Aragona che, come tanti altri, incolpa subito lo straniero. 
Un pregiudizio contro cui combatte anche Alex, per altri motivi: lei che “vive una vita e in corpo ne ha un’altra”.
C’è anche il pregiudizio che emargina gli anziani, considerati inutili, improduttivi, incapaci di amare.
Pregiudizi contro cui combatte la squadra intera: nonostante i loro successi l’idea di chiudere il commissariato pesa ancora, come una spada di Damocle. La poca fiducia dei capi nei loro riguardi spinge la squadra a unirsi sempre più, a fare scudo contro chi vuole distruggerli, sempre nei limiti della legge, perché loro la rappresentano. 
C’è un pregiudizio anche contro il genere giallo, considerato minore: ed è davvero assurdo, perché ci sono scrittori talmente bravi che è ridicolo che la critica abbia difficoltà a perdonarne il successo, e a riconoscerne il valore come narratori completi, come se non fosse sempre il pubblico dei lettori a determinarlo. Quando un romanzo ha visioni ampie e significati profondi non è certo la pastoia di un genere a determinare la qualità. 
Chissà se de Giovanni ci regalerà anche romanzi d’amore senza storie nere? Lui stesso ha annunciato che ha in cantiere un romanzo senza delitti per il 2021. Ma vedranno la luce anche altre storie, di Sara, di Mina e dei Bastardi…tanti libri da non perdere!

La mia valutazione


Alla prossima

Luce <3


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